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Domenico Monteforte

I Maman di Louise Bourgeois

LA PAZIENZA TESSISTRICE DI QUEI RAGNI CHE SI CHIAMANO “MAMAN”

Maman, è questo il nome degli enormi ragni di bronzo creati da Louise Bourgeois, artista enigmatica e tormentata considerata un’icona della modernità, una delle più importanti scultrici contemporanee. Nata a Parigi nel 1911, si stabilisce nel 1938 a New York.

Nella Grande Mela inizia la carriera artistica, spaziando nell’uso di tecniche diverse, ma sempre rivolta alla creazione di forme scultoree che coniugano la riflessione poetica e le convinzioni persoragnonali con le tendenze delle avanguardie artistiche. La sua ricerca è tesa a scandagliare i traumi, le paure, le sofferenze.

L’artista porterĂ  sempre con se un senso di solitudine, di abbandono e di ricerca del ricordo che dominerĂ  la sua arte. “A farmi lavorare è la rabbia”, dice oggi l’artista. “E la memoria mi aiuta a capire perchĂ© mi sento come mi sento e faccio quello che faccio”.

Gli anni infantili nella Francia rurale sono caratterizzati dal complicato rapporto col padre che abbandona la famiglia per arruolarsi nella Prima guerra mondiale e, negli anni successivi, tradisce la moglie con la tutrice inglese della giovane Bourgeois, colpendo fortemente la sensibilitĂ  di Louise stessa.

Le emozioni della sua infanzia si trasferiscono nell’oggettività di piccole e grandi sculture. L’artista non accetterà mai il suo passato ed oserà un viaggio pericoloso e folle nella propria psiche, esumando immagini che nessun altro artista è mai riuscito a disseppellire.

Visioni in continuo cambiamento, emozioni sempre nuove, nel tentativo di comunicare con il mondo. Ed è attraverso il recupero del passato e dei ricordi che emerge la figura della madre, forse unica presenza rassicurante nell’orizzonte dell’artista.

Un’amica che come un ragno, dopo aver dato la vita, protegge dai pericoli in una visione a volte oppressiva e a volte estremamente delicata. Si ergono allora negli spazi espositivi del Guggenheim di Bilbao e New York, della Tate Modern di Londra, del Centre Pompidou di Parigi enormi ragni di bronzo, sottili e dispotici, dominatori delle scene. “Maman” s’impadronisce degli spazi, prepotente e bellissima. Al primo incontro con questa strana creatura lo spettatore rimane intimorito, difficilmente si avvicina.

Ma basta sapere che il ragno, per l’artista francese rappresenta la madre e repentinamente l’approccio cambia. Si è disposti ad esplorare da vicino la “Maman”, finanche a camminare sotto le sue  sottili e lunghe zampe ed osservare  da questa diversa prospettiva gli spazi circostanti. Alzando lo sguardo si possono scorgere le numerose uova di marmo di Carrara bianche: appaiono dentro la sacca che l’artista ha forgiato con delicatezza, una rete robusta e nera che protegge quelle uova candide e fragili.

La “Maman” dell’artista era una tessitrice ed in quel ragno, Louise Bourgeois vede la sua mamma, paziente, delicata, un’amica in cui cercare protezione. “Il ragno è un’ode a mia madre. Lei era la mia migliore amica.

Come un ragno mia madre era una tessitrice. Come i ragni, mia madre era molto brava. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Così i ragni sono al contempo protettivi e pazienti ma anche predatori implacabili. Una sintesi di delicatezza e forza, di pericolo e di protezione, proprio come mia madre”.

“La forza di un artista è il risultato più profondo delle sue fragilità” .

Avv.Elisa Lucarelli

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