La potente donna dal colore del rame
La potente donna dal colore del rame
Lei è lì da più di un secolo e guarda verso l’infinito. È grande, di dimensioni impressionanti ed è un simbolo. Secondo l’immaginario collettivo la libertà è legata alla levità , al volo, al respiro eppure nulla potrebbe rappresentare la stessa libertà meglio di questa statua di 225 tonnellate, alta 93 metri, dal volto sicuro ed altero, imperturbabile nei suoi pensieri. La Statua della Libertà , leggera e fiera.
È ospitata da un isolotto e sembra stia affrontando il vento in pop
pa. Appare come in procinto di levare l’ancora e salpare per allontanarsi così dalla città che si agita sullo sfondo, eppure nulla si muove.
Le sue vesti sono irrigidite nel rame che avvolge tutto. Questo è quello che si presenta oggi ai nostri occhi e questo è quello che gli occhi di milioni e milioni di immigranti sognavano e solo dopo mesi di navigazione, di blu e spazi infiniti si trovavano dinanzi. Una statua con le braccia aperte ed un raggio di sole che andando a colpire la fiamma d’oro abbagliava la vista e che stava ad indicare, per chissà quale intrinseca ragione proprio la loro libertà . Arrivavano con una valigia praticamente vuota,  ma piena di sogni di pace ed eguaglianza, di speranze.
Quelle speranze di chi dal vecchio mondo si dirigeva verso il “nuovoâ€, verso una vita che aveva solo immaginato e sognato la sera prima di addormentarsi. Ora le braccia della “madre degli esuli†erano pronte ad accoglierli con una fiaccola accesa, la fiamma della vita. A
vrebbe caricato sulle proprie spalle la povertà , il malessere, la stanchezza e la fame, forse il sogno di una vita migliore si sarebbe realizzato. Quella statua tanto sconosciuta nella realtà quanto familiare nella mente di ognuno degli emigranti, stava lì ad indicare l’inizio di qualcosa di nuovo. Tutto iniziò nel 1865 quando Laboulaye e Bartholdi ispirandosi ad una delle sette meraviglie del mondo, il Colosso di Rodi, iniziarono a discutere l’idea di un monumento alla libertà e decisero che l’icona che meglio l’avrebbe rappresentata avrebbe dovuto avere le sembianze di una donna. Una donna con la lunga toga, una corona a sette punte per indicare i sette mari ed i sette continenti, nella mano destra una fiamma d’oro che mai si sarebbe spenta e nell’altra la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.
Ai suoi piedi avrebbero trovato posto delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal potere del sovrano dispotico, l’Impero Britannico. Qualche anno più tardi Bartholdi partì per un viaggio negli Stati Uniti e scelse il porto di New York per la collocazione dell’omaggio alla libertà . Gustave Eiffel progettò la struttura interna della statua e tra il 1881 ed il 1884 la stessa venne assemblata a Parigi.
Dal giorno dell’inaugurazione, il 28 ottobre 1886, “Lady Liberty†svetta all’entrata del porto del fiume Hudson, sulla rocciosa Liberty Island, un tempo Bedloe’s Island e continua da anni a dare il benvenuto a coloro che arrivano in America dal mare. Ora, a distanza di anni e solo dopo aver visto anche con i miei occhi quello che è stato un simbolo ed un sogno per milioni di poveri immigranti, mi chiedo se la libertà era davvero quella. Sognare un’altra vita, lontani dalla propria terra per fuggire da una realtà troppo difficile da accettare e da comprendere.
Se essere liberi significa avere la possibilità di compiere delle “libere†scelte allora i viaggi degli immigranti verso un futuro migliore furono e sono tuttora solo una via obbligata, allegoria di una schiavitù che veste i panni della potente donna dal colore del rame.
Non ci sono limiti allo sviluppo ed al progresso umano quando uomini e donne sono liberi di seguire i loro sogni.- Ronald Regan -
Elisa Lucarelli
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