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Domenico Monteforte

Esperienza Sensoriale (F.Giuffrè)

Talvolta un suono può evocarci molteplici emozioni , anche le più stranianti ,sino ad indurci ad entrare proprio dentro dsc_0679 quella precisa vibrazione.

Ed e’ così che “suono” può diventare tutto, dalla carta strappata a qualche corda pizzicata al ripetitivo motivetto emesso da un giocattolo , di cui solo i bambini potrebbero rimanerne esterefatti. E invece c’e’ chi, oltre al semplice uso  ludico di questo piccolo oggetto, ne “ fa un’arte” , ne esercita una pratica.

Questo e’ il lavoro di Filippo Giuffré , che insieme al Laboratorio Saccardi , deciderà di regalare al pubblico dell’EXPA un’esperienza multi-sensoriale , raramente indagata nella città di Palermo. La collaborazione con il Laboratorio Saccardi nasce innanzitutto da una forte amicizia che li unisce da anni ma anche da una non indifferente stima nei confronti dei reciproci progetti portati avanti da entrambi.

Se il Laboratorio Saccardi nasce come un gruppo di artisti palermitani , i quali pongono alla base della loro ricerca artistica il tema dell’ironia e della ludicità, Filippo Giuffrè si colloca paradossalmente molto vicino ad una simile ricerca, proprio per il suo modo di creare e di mettere in scena perfomance musicali , o più precisamente “improvvisazioni musicali”, generalmente mirate ad un pubblico d’elite , ma che lui magistralmente riesce a “smontare” e “rimontare” in qualsiasi contesto, di fronte a qualsiasi pubblico. Consiste proprio in questa schematizzazione del lavoro , la voglia di non prendersi sul serio e quindi la necessità di utilizzare l’ironia.

La “Libera improvvisazione musicale”,definita tale dallo stesso Giuffrè, diventa così colonna sonora delle Immagini/Simbolo  montate dal Laboratorio Saccardi, le quali vengono precedentemente prelevate perlopiù da Internet e che hanno probabilmente come fine quello di schierarsi contro  L’appiattimento mentale causato dall’incessante litania ostentata dai mass-media, e come mira a precisare il Laboratorio Saccardi, si collocano ideologicamente a favore del simbolo come elemento capace di possedere un “valore sempre più esoterico e religioso oltre che commerciale”.

Dunque e’ così che Musica e Immagini, entrambi unite inesorabilmente da sempre , sembrano ora influenzarsi e ,quasi per un volere al di sopra di ogni tipo di intervento umano, comunicare tra di loro.

Ed e’ proprio di fronte a questo spettacolo di “stranezze” o di come potrebbero definire in molti di “assurdità” , che si genera questo progetto, che non ha niente da invidiare alle sperimentazioni già messe in atto dai Futuristi o dallo stesso John Cage , il quale aveva reagito volutamente al “tradizionalismo musicale” immettendo nelle sue composizioni “rumori di cose e atti di persone” , facendole diventare in un secondo momento esperienza nevralgica , dal 1950 in poi , della scuola americana “ Black Mountain College”.

Ed e’ proprio da quelle prime sperimentazioni praticate da artisti di matrice americana e non , che il performer Giuffrèdsc_0719 prende ispirazione e ne reputa fondamentali gli insegnamenti , insegnamenti che lo inducono a divenire un versatile “cultore del suono” che giunge nei luoghi più disparati , con una chitarra alle spalle ed una modesta valigia al cui interno sono contenuti una serie di oggetti soprannominati “extra musicali”, i quali vengono privati della loro originaria funzione per lasciare campo alla loro vera anima , quella del suono che possono essere in grado di generare.

Da questa singolare genesi , emerge un altro elemento essenziale , il pubblico , unico in grado di poter accogliere questa Esperienza , proclamando così una totale adesione che lo porterà a compiere un’entrata trionfale verso Quel mondo immaginario, nel quale non occorrerà  accedervi attraverso nulla fuorchè una buona dose di sensiblità/sensitività percettiva.

E’ partendo proprio da quest’ultima ,che lo spettatore ne diventa il protagonista indiscusso , l’elemento capace di determinare il fine stesso di questo progetto in quanto , proprio perchè attento e perspicace , e’indotto durante la performance , ad osservare delle immagini proiettate su una parete e nel mentre invitato ad ascoltare molteplici suoni, emessi dallo stesso Filippo Giuffrè , con una maestria e soprattutto con un personale coinvolgimento, senza in quale nessuna melodia potrebbe essere generata.

Questo ultimo passo risulta essere fondamentale per la ricerca di questo eclettico performer , il quale trova ispirazione dall’ “ambiente acustico” o dal  “paesaggio sonoro” da lui citati per l’appunto, come luoghi della conoscenza sonora che non tutti si preoccupano più di esplorare accuratamente.

Esplorazione che ora diventa coinvolgimento visivo , ora coinvolgimento auditivo , i quali risultano essere presupposti base per una ottimale comprensione globale di questa opera , attua a far vibrare le ormai troppo arrugginite corde del nostro inconscio.

Daniela Colajanni

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