Social Benefit Blog get adobe flash player
Cerca:

Social benefit su Facebook

Social benefit su YouTube

Social benefit su eBay

Social benefit

Domenico Monteforte

Archivio di maggio 2009

 


Raccolta Poesie: ” Solitudini d’Amore”

La raccolta di poesie: ” Solitudini d’Amore”  raccoglie 20 poesie scritte in adolescenza da Juan De Kuriakè ,1f68_1un autore che scrive solo per la Social Benefit e che devolve tutti i ricavati alla nostra associazione.

Questa raccolta in particolare ha incontrato il  favore dei nostri utenti ed è stato molto richiesto come potrete vedere dai commenti di chi lo ha richiesto attraverso le aste di beneficenza ebay.

Operazioni come questa, insieme alla formula dell’offerta in alimenti per coprire le spese della stampa, ci hanno permesso di fare avvicinare al mondo del volontariato numerose persone che con questo pretesto  si sono ritrovate a donare concretamente alimenti ai meno abbienti all’interno delle nostre associazioni partner.

Seguono un paio di liriche e vi ricordiamo che potete richeidercene copia attraverso il modulo contatti


logo-aste-di-benficenza-ebay V’inviatiamo a visitare il nostro store Ebay

NON TI AMO

Scivola  e scompare,

una lacrima…

tra le tue labbra amare.

Quanta rabbia,

nel cor in petto…

che par vergogna guardarsi in faccia.

Quanto peso nelle tue disdette

che in tre parole,

tutto il mondo tacque…

ALCUNE ALTRE POESIE

Albe-come-tante

Un-nuovo-sogno

Ti-amo-da-letto

mag

15

Rally Sprint Terre di Bacco

Rally Sprint Terre di Bacco.

Navigatore l’Avv. Giuseppe Salvato, che quando non si dedica alle cause dei suoi clienti o alle richieste di aiuto degli utenti della Social Benefit (aiaiai….) gironzola tra curve e tornanti a velocità folle:-)

Piazzamenti: 2° posto nella classifica assolati del rally, il 1° classificato nella classe A6 ed il 1° classificato nel Gruppo A.

Niente male ………….



mag

15

Singolare femminile (Sveva Casati Modignani)

“Singolare femminileâ€

copertina-singolare-femminileRomanzo rosa

Autore  Sveva Casati Modignani

Editore Sperling

“Singolare femminile†è una vibrante affermazione della maternità.

Le donne di questo romanzo, pur appartenendo a tre generazioni diverse,  vivono le passioni in modo spregiudicato e spontaneo, assecondando più l’istinto che la ragione. La figura predominante è Martina, che  come la mamma Vienna e la nonna Ines, rifiuta il conformismo e nutre la profonda consapevolezza della più autentica vocazione della donna: quella di generare la vita. Mette al mondo tre figlie, Giuliana, Maria e Osvalda, con tre uomini diversi ma, per scelta o per destino, non ne sposa nemmeno uno.

Le cresce da sola, sfidando le convenzioni e i pregiudizi nei confronti di una ragazza-madre.

Soltanto al momento della prematura morte di Martina, si verrà a conoscenza che la protagonista ha sposato segretamente il suo primo amore e questa notizia instaurerà una discussione, che porterà le donne della famiglia a riconoscere e rivalutare finalmente il ruolo maschile e paterno dei propri compagni.

Solitamente, questi romanzi vengono etichettati come “rosa†o “al femminileâ€, a significare  un non so che di riduttivo e nascondono una sorta di snobismo intellettuale. Tuttavia, proprio perché sono libri  poco impegnati, si possono leggere tranquillamente di sera, dopo una faticosa giornata di lavoro; in essi si riconoscono luoghi familiari, personaggi già incontrati nella vita reale, sentimenti e vicende capitati magari alla migliore amica.

Chicca Franca

mag

15

Raccolta Poesie ” Semplicemente A “

Raccolta di poesie dal nome: ” Semplicemente A” , prodotta dalla nostra associazione A.S.SO. libro-silvia

ed apprezzata dai nostri utenti per la legiadriae semplicità dei versi.

Grazie anche all’autrice che collabora attivamente con le nostre associazioni da diversi anni e grazie ad i nostri utenti che hanno richiesto questa raccolta, siamo riusciti a finanziare diversi piccoli progetti benefici.


Di seguito una delle poesie che  troverete nella raccolta che potete richiederci.


Pioggia in città

Grigia la città

sotto la coltre pesante di nuvole,

violata a tratti da una tagliente lama di luce

che brilla in una pozzanghera sull’asfalto

per poi sparire,come miraggio.

E poi la pioggia,ancora,

fra i pensieri spazzati dal vento,

che scivolano sull’arcobaleno nascente.

Ed è di nuovo il sole.

mag

15

Controvento (Donna Morrissey)

Controvento

Genere          Saga letteraria

Autore           Donna Morrissey

Editore          Cairo

Controvento è uncontrovento-copertina emozionante romanzo della scrittrice canadese Donna Morrissey, che colpisce profondamente il cuore del lettore.

Ambientata ai margini di un povero villaggio sulla costa canadese di Terranova degli anni Cinquanta, la storia si incentra su tre ineguagliabili protagoniste: la quattordicenne Kit, narratrice della vicenda; sua madre Josie, una donna che ha la mente di una bambina,  rimasta incinta di Kit senza sapere chi sia il padre; Lizzy, la nonna, che riesce a tenere insieme la famiglia con coraggio e determinazione, impedendo che Josie finisca in manicomio e Kit in orfanotrofio.

Questa famiglia così diversa, è guardata con ostilità dal villaggio, in modo particolare dal reverendo Ropson. Poi, un giorno, arriva dal mare una nuova minaccia per le donne: un assassino misterioso di nome Shine. Ma Kit, Josie e Lizzy riescono a farcela, potendo fare affidamento su pochi amici che vigilano su di loro come angeli custodi.

E uno di loro è a conoscenza del segreto della misteriosa nascita di Kit…

Chicca Franca

mag

15

Quattrocento (Susana Fortes)

nord-quattrocento“Quattrocentoâ€


Autore: Susana Fortes

Genere: storico, drammatico, thriller.


Gli antichi segreti che si nascondono nel passato, possono uccidere.

“Quattrocento†libera l’indagine dello studioso e dell’appassionato di storia, dell’arte.

L’indagine scientifica, fedele solo alla verità.

Ma è una verità scomoda, imbarazzante.

Una verità che un organizzazione, abbastanza potente da avere tempi e mezzi per ottenere che certe risposte rimangano dei quesiti, ha deciso di occultare.

Il romanzo è ambientato in parallelo nella grande e affascinante Firenze.

Da una parte il passato, il Quattrocento, fatto di intrighi politici, giochi di potere nella città della Famiglia Pazzi e, sopratutto, dell’uomo forte per eccellenza, Lorenzo de Medici. E’ la narrazione di un epoca in cui il Vaticano esprimeva interessi ben oltre il potere spirituale e cercava di controllare i Comuni più importanti. Ma è anche la storia dell’artista di strada, del giovane che arriva in questa grande città, dove tutto sembra più avanti rispetto al resto del Mondo. Attraverso gli occhi del fanciullo il lettore è spettatore di una delle più grandi mattanze: la congiura dei Pazzi, consumata davanti a Dio.

Specularmente, a distanza di 600 anni, si muove una studentessa che porta avanti il suo dottorato, con passione e spirito critico.

La sua ricerca riguarda un pittore che ha nascosto, nella sua arte, una rivelazione.

I suoi dubbi, le ansie, ma anche la passione e sensualità di una giovane che dai libri di storia verrà trascinata in un vortice di sospetti, insinuazioni, all’ombra dei poteri forti.

Una sfida millenaria che si rinnova.

Testi che devono rimanere segreti, studi che non dovrebbero essere fatti, ipotesi troppo azzardate per non essere inquisite.

Capitolo dopo capitolo il romanzo, avvincente, appassiona il lettore e alimenta il fuoco della sua curiosità.

Il mistero finale sembra vicino, fra personaggi intriganti e ambientazioni suggestive. Una descrizione ben fatta, accurata, precisa, ma mai appesantita.

Uno stile di scrittura generoso, audace e ambizioso, contraddistinguono questa bravissima Autrice spagnola che ci regala un testo prezioso, ricchissimo di contenuti, anche didattici, riscontri approfonditi e teorie verosimili.

Non è “un romanzo da spiaggia†bensì un romanzo “per chi ama leggereâ€, per quanti prendono la copia dai bordi perfettamente intatti, si sincerano che non vi siano inaccettabili violazioni al contenuto cartaceo e decidono di trascorrere qualche ora immersi in un thriller, dallo stile impeccabile. E’ un romanzo da prestare ogni mese dell’anno e magari da consultare visto che ci sono dei veri e propri “cammei†di letteratura, che molti certo ignorano.

“Quattrocento†è l’enigma che nasconde la verità, ma è anche la testimonianza evidente di come la conoscenza rappresenta, ancora oggi, un bene prezioso.


Marco Solferini

mag

15

Chapelle de Notre Dame du Haut

UNA COLLINA PER ASCOLTARE L’INFINITO

Avrò avuto all’incirca quindici anni quando, in vacanza nel nord est della Francia, decisi di chiedere ai miei genitori di recarci a Ronchamp, vicino Belfort, per visitare la chiesa di Notre Dame du Haut. La richiesta non nasceva da uno studio sui libri di storia dell’arte o dai racconti di qualcuno ronchamp1ma, come spesso accade, da semplice curiosità.

Attraversando in macchina la regione dell’Alsazia, infatti, mi era capitato davanti agli occhi il cartello pubblicitario di questa “Chapelle†dalla forma piuttosto singolare. Di quelle ore trascorse a Ronchamp ricordo in particolare l’aria pungente, il verde intenso del prato ed il silenzio…

La visione mi colpì particolarmente e ricordo che, pur non conoscendo nulla dell’architetto, azzardai delle ipotesi circa il motivo che aveva potuto spingere lo stesso a creare un’opera dalle fattezze così “diverseâ€. L’idea era andata agli orrori della guerra ed ora, a distanza di anni, posso dire che non sbagliai affatto.

Da quel momento, nella mia mente decisi di catalogare Charles Edouard Jeanneret in arte Le Corbusier, come un architetto particolare nel suo genere.Promisi a me stessa che prima o poi avrei approfondito la sua poetica e visto più da vicino anche altre opere che sicuramente sarebbero state “strane†come quella chiesa.

Niente di più sbagliato. Ho scoperto che Le Corbusier, prima della costruzione di Notre Dame du Haut, era stato considerato il padre del Razionalismo architettonico. Se si guarda infatti alla poetica di quest’artista, si comprende come lo stesso fece del ragionamento la sua prassi creativa, dell’ordine il tema delle sue opere perché “…costruire non è altro che l’atto di mera trascrizione di un’idea premeditata…â€, l’idea, la regola, il principio che Le Corbusier traduce nei suoi celebri “cinque punti di una nuova architettura†da lui fissati come solide basi per i suoi progetti, i comandamenti del Razionalismo: pilotis, pianta libera, finestra nastro, facciata libera, tetto giardino.

1146847_224786eb04Troviamo allora case sollevate dal suolo e giardini che crescono sia al di sotto della costruzione come anche al di sopra per sfruttare al meglio il tetto, finestre che si sviluppano in lunghezza, illuminando al massimo gli spazi abitati e lasciando filtrare con fiducia lo spazio all’interno.

Sembra dunque che l’architetto svizzero abbia sempre tentato, in linea con gli ideali illuministici, di costruire il migliore dei mondi possibili fatto di case e città ideali. Ciò è vero però se si guarda alle opere progettate e costruite prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo l’orrore, infatti, nulla poteva rimanere immutato, la guerra penetra necessariamente nella natura umana. Così l’architetto svizzero non avrebbe potuto bendarsi gli occhi e, dell’inconcepibile tragedia prese coscienza nell’urlo della sua opera.

È il 1950 quando Le Corbusier liquida i cinque principi, gli immacolati volumi e le superfici terse, e da voce alla disperazione, al risveglio dall’illusione realizzando la Chapelle de Notre Dame du Haut. Tutto diviene incomprensibilmente irrazionale, più nulla può essere ricondotto alla ragione illuminata che sempre aveva accompagnato l’uomo di le Corbusier, oramai schiacciato dal peso della guerra. ronchampnorth

E così nasce quel rifugio bianco e puro che è il corpo centrale ed unico della costruzione. Sembra chiamato ad accogliere il pensiero, il silenzio e le voci dello smarrimento. Le forme ascoltano perché questo luogo di culto è come un grande orecchio (il disegno planimetrico della Cappella, infatti, sembra riprodurre la forma di un timpano) progettato per captare la voce dell’infinito e la sacralità che aleggia nel cielo e sopra la Natura.

Un orecchio, però, schiacciato dal pesante tetto scuro, non più verde come i tetti – giardino ma grigio come gli inspiegabili orrori della guerra che soffocano l’umanità. Copertura però non eterna ma solo poggiata come una vela che può essere portata via da una leggera folata di vento e che non aderisce completamente al corpus ma lascia penetrare all’interno una lama tagliente di luce, un ideale di speranza per la rinascita perché anche di fronte alla sconfitta rimane la poesia, la libertà creativa e la meraviglia della Natura. Nulla ha più una matrice razionale e così l’arte prende forma dal labirinto dell’incoscio. Non più una pianta ben strutturata e progettata ma un rincorrersi incompiuto ed indefinito di mura che sembrano incontrarsi casualmente per la necessaria chiusura.

E l’interno attende l’uomo avvolgendolo in un ambiente irregolare illuminato da luce naturale ma fioca. Lo spirito, infatti, comunica all’esterno con finestre piccole e dalle mille e più illogiche forme, feritoie pur sempre colorate ma che consentono a malapena l’ingresso della luce perché ormai la disillusione e l’incertezza dominano vincendo sulla ragione.

Ronchamp chiude la partita con l’Illuminismo, con le idee universali assoldabili per qualsiasi finalità, anche per il razzismo hitleriano. Dopo ronchampAuschwitz, Dachau e Mauthausen, dopo le camere a gas e le fosse dei milioni di trucidati, Ronchamp comunica il delirio di tali contraddizioni in cui ogni suono diviene eco di se stesso, già memoria.

Così dopo quasi sessant’anni l’opera di “Corbu†considerata da molti come un gesto eversivo, ma che in realtà potrebbe più giustamente essere vista come una presa di coscienza dinanzi al mondo ormai mutato, ci accoglie con il candore delle sue mura/fortificazioni serpeggianti ed il verde intenso della collina che si apre sui quattro orizzonti e sulla quale questo enorme masso caduto dal cielo si poggia. Ci avvolge nel silenzio di uno spazio interno unico e colorato dove il cuore rimane in attesa che il vento cambi e trascini con sé quella grigia e pesante vela.

“Solo la natura è ispiratrice, è vera, e può essere il supporto dell’opera umanaâ€.

Le Corbusier

Elisa Lucarelli

mag

15

I colori di un’agorà siciliana

I colori di un’agorà siciliana

Le ore più calde del primo pomeriggio erano finalmente trascorse (Palermo non è affatto facile da vivere in agosto) ed approfittavo per una passeggiata nelle strade della città. Non avevo un programma ben definito anzi, se ricordo bene avevo deciso di muovermi con la voglia di perdermi un po’…forse è quvucciriaesto il modo più affascinante per conoscere una città sconosciuta.

Mi attirarono delle scale, non erano belle dal punto di vista estetico ma ciò che più mi incuriosiva era il non riuscire a scorgere il punto a cui quelle scale in discesa potevano condurre. Mi avventurai e mi ritrovai in una piazza con al centro una fontana, tutt’intorno palazzi che conservavano ancora il fasto di antichi splendori nobiliari, portici silenziosi e soprattutto tendoni rossi a copertura delle strade circostanti con lampadine appese. Un po’ per la mia abitudine di camminare con il naso all’insù sempre alla ricerca di qualcosa ed un po’ per distrazione, mi ritrovai con i piedi leggermente bagnati ed in sottofondo una voce un po’ roca che in lontananza accennava un “…e balati ra Vucciria ‘un s’asciucanu mai…†forse in risposta alla mia seppur silenziosa ma esplicita reazione.

Afferrai solo una parola: Vucciria. Senza volerlo ero finita nello storico mercato palermitano, in quell’agorà siciliana che proprio per la vicinanza al porto cittadino stimolò l’insediamento di mercanti e commercianti genovesi, pisani, veneziani, sin dal XII secolo ed a farmi compagnia non potevo sperare di meglio: un anziano signore del luogo, osservatore non visto del mio ingresso in quel mondo; sicuramente sarebbe intervenuto ancora.

Lessi l’insegna per capire dove mi trovavo, ero in piazza Caracciolo, ovvero nel cuore di quello che per l’isola non è solo un mercato ma una dimensione dove relazionarsi con il mondo, del luogo di cui avevo così tanto sentito parlare. Dal balcone ecco nuovamente la voce che attendevo e che ormai era divenuta familiare. Iniziò ad elencare nomi di strade e vicoli: via dei chiavettieri, più in là quella dei mateil-mercato-della-vucciria-a-palermo2rassai ed ancora via dei tintori. Erano gli artigiani che un tempo popolavano il mercato e che avevano così dato il nome alle strade. Osservai ed ascoltai quel silenzio che poco si addiceva ad un luogo simile, salutai la mia “guidaâ€Â  e decisi di tornare la mattina seguente.

Quella stessa sera, per caso, mi capitò di vedere la riproduzione di un quadro di Renato Guttuso. Quello che catturò la mia attenzione furono delle lampadine accese, erano le stesse che avevo notato nel mercato quel pomeriggio.

Il quadro riportava un titolo: la Vucciria. Il caso mi riportava proprio in quel luogo scoperto in maniera imprevedibile. Il pittore lo aveva ritratto così: una grande natura morta con in mezzo un cunicolo dove la gente scorre e si incontra. Un tripudio di colori e la corposa fisicità della folla che si mescola a banconi brulicanti di odori e aromi. Non mi restava che andare a cercare quelle atmosfere nel momento di maggior vita del mercato per vivere un’esperienza che avrebbe coinvolto tutti i miei sensi.

La mattina seguente in piazza Caracciolo tutto appariva diverso, quasi irriconoscibile, i vicoli che sembravano stranamente larghi e vuoti non esistevano più, il passaggio era reso quasi impossibile e difficoltoso dalle bancarelle che occupavano la via e dalle persone che lo attraversavano affaccendate a contrattare, i colori si mescolavano agli odori del pesce, delle spezie e della carne sanguinolenta in esposizione, il vocio dei venditori si diffondeva come una cantilena araba nei souk. Tutto era come nel quadro di Guttuso, così affollato, stretto e colorato, il vociare intenso (da qui il termine Vucciria, ovvero confusione), uno stordimento di odori e di suoni reso dall’espressionismo esuberante del pittore siciliano. Per Guttuso “chi conosce la Vucciria, questo straordinario avvallamento urbano nel quale si incastrano e si accavallano le mille botteghe del mercato di Palermo, sa in quale intrigo di vicoli, di piazzette, di crocicchi, di scalinate esso si articoli; sa l’ importanza che hanno il vocio, il frastuono, gli odori il brulichio della genteâ€.

I miei piedi erano nuovamente bagnati, alzai lo sguardo e ritrovai la mia “guida†dietro un bancone del pesce impegnato ad irrorare abbondantemente la sua merce e capii perché “il pavimento della Vucciria non si asciuga maiâ€.

Elisa Lucarelli

mag

15

Esperienza Sensoriale (F.Giuffrè)

Talvolta un suono può evocarci molteplici emozioni , anche le più stranianti ,sino ad indurci ad entrare proprio dentro dsc_0679 quella precisa vibrazione.

Ed e’ così che “suono†può diventare tutto, dalla carta strappata a qualche corda pizzicata al ripetitivo motivetto emesso da un giocattolo , di cui solo i bambini potrebbero rimanerne esterefatti. E invece c’e’ chi, oltre al semplice uso  ludico di questo piccolo oggetto, ne “ fa un’arte†, ne esercita una pratica.

Questo e’ il lavoro di Filippo Giuffré , che insieme al Laboratorio Saccardi , deciderà di regalare al pubblico dell’EXPA un’esperienza multi-sensoriale , raramente indagata nella città di Palermo. La collaborazione con il Laboratorio Saccardi nasce innanzitutto da una forte amicizia che li unisce da anni ma anche da una non indifferente stima nei confronti dei reciproci progetti portati avanti da entrambi.

Se il Laboratorio Saccardi nasce come un gruppo di artisti palermitani , i quali pongono alla base della loro ricerca artistica il tema dell’ironia e della ludicità, Filippo Giuffrè si colloca paradossalmente molto vicino ad una simile ricerca, proprio per il suo modo di creare e di mettere in scena perfomance musicali , o più precisamente “improvvisazioni musicaliâ€, generalmente mirate ad un pubblico d’elite , ma che lui magistralmente riesce a “smontare†e “rimontare†in qualsiasi contesto, di fronte a qualsiasi pubblico. Consiste proprio in questa schematizzazione del lavoro , la voglia di non prendersi sul serio e quindi la necessità di utilizzare l’ironia.

La “Libera improvvisazione musicaleâ€,definita tale dallo stesso Giuffrè, diventa così colonna sonora delle Immagini/Simbolo  montate dal Laboratorio Saccardi, le quali vengono precedentemente prelevate perlopiù da Internet e che hanno probabilmente come fine quello di schierarsi contro  L’appiattimento mentale causato dall’incessante litania ostentata dai mass-media, e come mira a precisare il Laboratorio Saccardi, si collocano ideologicamente a favore del simbolo come elemento capace di possedere un “valore sempre più esoterico e religioso oltre che commercialeâ€.

Dunque e’ così che Musica e Immagini, entrambi unite inesorabilmente da sempre , sembrano ora influenzarsi e ,quasi per un volere al di sopra di ogni tipo di intervento umano, comunicare tra di loro.

Ed e’ proprio di fronte a questo spettacolo di “stranezze†o di come potrebbero definire in molti di “assurdità†, che si genera questo progetto, che non ha niente da invidiare alle sperimentazioni già messe in atto dai Futuristi o dallo stesso John Cage , il quale aveva reagito volutamente al “tradizionalismo musicale†immettendo nelle sue composizioni “rumori di cose e atti di persone†, facendole diventare in un secondo momento esperienza nevralgica , dal 1950 in poi , della scuola americana “ Black Mountain Collegeâ€.

Ed e’ proprio da quelle prime sperimentazioni praticate da artisti di matrice americana e non , che il performer Giuffrèdsc_0719 prende ispirazione e ne reputa fondamentali gli insegnamenti , insegnamenti che lo inducono a divenire un versatile “cultore del suono†che giunge nei luoghi più disparati , con una chitarra alle spalle ed una modesta valigia al cui interno sono contenuti una serie di oggetti soprannominati “extra musicaliâ€, i quali vengono privati della loro originaria funzione per lasciare campo alla loro vera anima , quella del suono che possono essere in grado di generare.

Da questa singolare genesi , emerge un altro elemento essenziale , il pubblico , unico in grado di poter accogliere questa Esperienza , proclamando così una totale adesione che lo porterà a compiere un’entrata trionfale verso Quel mondo immaginario, nel quale non occorrerà  accedervi attraverso nulla fuorchè una buona dose di sensiblità/sensitività percettiva.

E’ partendo proprio da quest’ultima ,che lo spettatore ne diventa il protagonista indiscusso , l’elemento capace di determinare il fine stesso di questo progetto in quanto , proprio perchè attento e perspicace , e’indotto durante la performance , ad osservare delle immagini proiettate su una parete e nel mentre invitato ad ascoltare molteplici suoni, emessi dallo stesso Filippo Giuffrè , con una maestria e soprattutto con un personale coinvolgimento, senza in quale nessuna melodia potrebbe essere generata.

Questo ultimo passo risulta essere fondamentale per la ricerca di questo eclettico performer , il quale trova ispirazione dall’ “ambiente acustico†o dal  “paesaggio sonoro†da lui citati per l’appunto, come luoghi della conoscenza sonora che non tutti si preoccupano più di esplorare accuratamente.

Esplorazione che ora diventa coinvolgimento visivo , ora coinvolgimento auditivo , i quali risultano essere presupposti base per una ottimale comprensione globale di questa opera , attua a far vibrare le ormai troppo arrugginite corde del nostro inconscio.

Daniela Colajanni

mag

14

Mostra:”Lo Spirito del Tempo”

SICILIA

1968/2008

“LO SPIRITO DEL TEMPOâ€

“Lo Spirito del Temdsc_0558po†e’ il titolo della mostra di apertura della sede del nuovo Museo d’Arte Contemporanea di Palermo , il quale ci propone di evidenziare i 40 anni di storia della nostra Sicilia ma anche di presentarci un’ampia selezione di opere acquisite dal 1968 al 2008 nelle collezioni pubbliche e private siciliane.

I numeri non ingannano e anzi al contrario , ci fanno captare l’importanza del passare del tempo in relazione al numero delle opere presenti, per la precisione 43 , che spaziano enormemente all’interno della Storia dell’Arte Contemporanea.

Ed e’ alla luce di ciò che troviamo la presenza di numerosi e svariati movimenti artistici  quali Espressionismo-astratto , Arte Concettuale ,New Dada , Minimal Art e ancora Arte Povera , Informale e quante sono le tendenze artistiche , tanti sono gli artisti che le hanno rappresentate .

Numerosi sondsc_0599o anche gli avvenimenti storici che vengono accennati in modo ben poco silenzioso nell’ambito de “Lo Spirito del Tempo†, quali i Movimenti Pacifisti  a Comiso , la Sentenza dei maxi processi contro la Mafia e ancora la Giunta Orlando a Palermo , la Gara d’appalto per il ponte sullo stretto di Messina sino ad arrivare all’Operazione antimafia “Old Bridgeâ€, ma andiamo in ordine.

L’opera d’apertura e’ quella di Fernando De Filippi intitolata “Le ambiguità apparenti†3 acquisita nel 1968 ,per l’appunto , nella quale si intravede perfettamente la sua volontà di evidenziare, nel corso degli anni ’60 , proprio la realtà quotidiana . Ma il 1968 risulta essere storicamente , una data rilevante  in quanto rappresenta il dramma di Avola e dal tumulto dei suoi braccianti agricoli .

Sempre al primo piano del Museo di Palazzo Riso emerge la vasta opera in raso dell’artista Alighiero Boetti , artista che esordisce alla fine degli anni ’60 all’interno del movimento Arte Povera e il quale lavoro viene  acquisito nel 1985 e coincidente con i fatti che hanno interessato i contrasti italo-americani a Sigonella.

Ma oltre a queste opere sopra citate , i nostri sensi possono godere di lavori altrettanto considerevoli da quelli di Stefano Arienti, Renato Guttuso, Gianni Colombo a quelli  di Joseph Beuys e Mario Schifano.

dsc_0476Avanzando fra le trame di questo ricco corollario composto da significativi elementi creativi , ci si può addentrare in un affascinante spazio all’interno del quale alloggia un allestimento delle opere studiato in contrasto al materiale povero di cui le pareti sono realizzate .

Mi riferisco in questo caso all’installazione di Luca Vitone intitolata “Memorabiliaâ€, la quale e’ composta da 15 fotografie a colori posizionate al di sopra di una parete , che grazie al suo stato grezzo , fa emergere i punti più salienti dell’esperienza palermitana dello stesso Vitone ,all’interno del Gruppo ’63, attorno al quale ruotavano intellettuali e scrittori come Gillo Dorfles e Renato Barilli.

Opera più mastodontica ed evocativa proprio per le sue dimensioni , e’ l’installazione senza titolo dell’artista Concettuale Jannis Kounellis , acquisita proprio nel 2008 , la quale si estende all’interno di un vasto spazio e servendosi di massicci armadi di legno permette al visitatore di poter ammirare dal basso quello scenario “decorativoâ€.

Ma Kounellis e Vitone sono solo due degli artisti che hanno caratterizzato questo lungo viaggio volto a terminare nell’ultimo piano di questa vasta collezione. Uguale attenzione meritano i “Turisti†di Maurizio Cattelan , le sculture di Tony Cragg  e  la “ridente†opera di Lara Favaretto.

Un capitolo a parte va dedicato alla scelta mirata e molto accurata dell’allestimento dei pannelli esplicativi grazie ai quali il pubblico può, oltre che usufruire della lettura delle chiare didascalie , attingere circa le relative notizie di ogni opera e il momento storico al momento dell’acquisizione , attraverso delle colonne di carta a strappo ,dalle quali lo spettatore può prelevare i fogli.

Un’esposizione di tutto rispetto che attraversa le più significative tappe delle nostra Terra  , molto spesso denigrata dagli avvenimenti storici , ma altrettanto valorizzata dalle autorità che hanno creduto in Essa , il tutto avvolto da una luminosa aurea che delinea egregiamente l’avvicendarsi del tempo, all’interno delle più differenziate ed emblematiche ricerche artistiche.

Martina Colajanni

mag

14

Copyright © 2009 Socialbenefit. Tutti i diritti riservati - Tutte le immagini e i testi sono dei relativi proprietari - Blog by Os2 Creazione siti internet