Archivio di luglio 2009
l’Infinito di Leopardi recitato da Gasman
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L’INFINITO
( Giacomo Leopardi)
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo escude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di lĂ quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
ImmensitĂ s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
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Non tamo come se fossi rosa di sale (Pablo-Neruda)
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Non t’amo come se fossi rosa di sale
Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno
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Ilaria Meli
ILARIA MELI
La sua pittura è legata a una intenzione fortemente coloristica, usa soprattutto i colori ad olio, applicando il colore sul supporto (tela o legno) in maniera molto corposa, come se fosse il colore stesso a comporre l’immaginario dell’artista, attraverso lo spesso strato pigmentato.
La forma che crea è un immagine dettata e riprodotta dalla mente e dai suoi ricordi, dotata di un movimento tremulo, frammentato e deformato, è prodotto da ciò che si ricorda, quindi appare composta per lo più da toni di colore e contorni indefiniti, ma supportata dalle linee compositive importanti.
Per quanto riguarda la punta secca è una passione in via di sviluppo, ma per l’artista è una tecnica dotata grandi porprietĂ espessive e di una forza tale che proviene dal graffio inciso con forza e foga sulla lastra, per poi essere stampato con grande curiositĂ di scoperta.
Sarebbe molto interessata ad affrontare la professione di illustratrice in quanto ha una fervida immaginazione ed è affascinata dalla libertà espressiva che può offrire.
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Il paese dei bambini che sorridono (Pam Cope )
Il paese dei bambini che sorridono
AUTORE: Pam Cope
GENERE: Letteratura internazionale
EDITORE: Piemme
Pam vive felicemente fino al giorno in cui Jantsen, suo figlio quindicenne, muore
improvvisamente, in un giorno d’estate. Da quel momento, l’esistenza serena della famiglia viene sconvolta e Pam, annichilita dal dolore, precipita in uno sconforto così grande che sembra volerla annientare. Le opportunità sono due: lasciarsi andare o reagire. Così, decide di farsi forza ed accetta di unirsi ad alcuni amici che partono per il Vietnam. Una volta arrivata, la realtà con la quale viene a trovarsi la sconvolge: dietro le accattivanti immagini turistiche di quella terra, si nasconde un mondo in cui migliaia di bambini vivono in strada, in balìa di se stessi, costretti a mendicare o a fare lavori pesantissimi per procurarsi da vivere. A questo punto, Pam sente riaccendersi in lei la luce della speranza: ora comprende che il dono di Jantsen è quello di essere approdata lì per occuparsi di quei bimbi e strapparli alle malattie e alla schiavitù. Sarà lei a fare in modo di riportare sui loro volti la luce del sorriso. Sa perfettamente che non sarà facile, ma ora è sicura che niente e nessuno potrà più fermarla…
“ Questa è una storia emozionante ed avvincente, che sa arrivare direttamente al cuore: la protagonista, piegata da tanto dolore, riesce a rialzarsi e scopre che l’amore profondo e caparbio che è in lei, la porterà a superare tutti i confini. ”
Franca Chicca
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“ Gomorra ” di Roberto Saviano
“Gomorra”
Autore: Roberto Saviano
Genere: Drammatico
“Gomorra” si è legittimato sul campo come un caso editoriale.
E’ una storia di casa nostra, un testo autobiografico ed esperienziale, che trae spunto dalla realtĂ di una malavita organizzata sinonimo di un espressione popolare, ma non populista.
L’Autore, comincia narrando eventi che si svolgono al porto di Napoli, esperienze vissute in prima linea e poi carica il Kalashnikov dell’informazione, come i camorristi, nel suo resoconto, caricano quelli veri, a mano armata.
E’ una raffica di nomi: luoghi associati a Famiglie malavitose.
E’ una storia che fa del dettaglio una sorta di spiegazione maniacale, come se, una volta aperto il Vaso di Pandora, niente deve rimanere al suo interno.
Nomi e cognomi, tecniche di spaccio, circostanze, situazioni.
Ogni cosa forma un grande puzzle che da Napoli, si propaga ai comuni limitrofi, alle realtĂ meno conosciute. Un Mondo dove solo le forze dell’ordine resistono all’assuefazione, alla consapevolezza reale di una nuova vita.
Un disagio accettabile? Secondo l’Autore, no di certo. Saviano è giornalistico, ma non tralascia una critica di fondo, che attraversa la morale come la stoccata di un fioretto: questo è quello che è, ma non ciò che potrebbe essere. Il messaggio è chiaro.
Gomorra è un pedissequo ripetersi degli incubi conosciuti, perché in Italia la parola mafia la si impara sempre troppo presto. Alcuni poi, ci convivono fino al giorno in cui, diventano una cosa sola.
Eppure, quand’è che finalmente noi, la gente ci sveglieremo, quelli che pensano sempre “queste cose abitano lontano dai nostri problemi, perchè in fondo noi siamo diversi, non finiremo mai in un telegiornale alla voce :cronaca”. Quand’è che la misura è colma?
A questo interrogativo non c’è risposta, nemmeno quando leggi di omicidi così brutali, ingiusti e freddi, gelidi di violenza meccanica, nemmeno allora puoi avere la sensazione che qualcosa stia finendo perchè dietro ogni porta si nasconda un altro inganno.
E’ un romanzo di violenza, ma non sulla violenza, forse cita uno spaccato dell’animo umano, dove i ragazzini diventano grandi, quando si fanno scaricare colpi di pistola sul giubbotto antiproiettile.
Dove un mafioso pesta un tossico per cercare rianimarlo, dopo avergli dato una dose tagliata male.
E una ragazza, ha la sola colpa di essere fidanzata con la persona sbagliata, perciò deve morire di una morte orrenda, brutale, come la punizione per chi si oppone al potere.
Ed è un romanzo di soldi. Tanti. Partono dal cemento, finiscono ovunque: una marea oltre la diga dell’omertĂ e della paura.
Infine, una domanda aleggia perpetua, ma lo Stato dov’è? Quando tutto tace e all’alba un nuovo giorno comincia, a Gomorra, uno come tanti che la maggior parte della gente si augura di non dover vivere mai.
“Gomorra” è un romanzo sui principi, etica e valori, il problema è che racconta di un mondo dove non esistono.
Marco Solferini
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