Archivio di agosto 2009
“Rivelazioni con figure†Villa Beatrice (BO)
Mostra d’Arte
“Rivelazioni con figureâ€
Villa Beatrice (Comune di Funo di Argelato – Prov. Di Bologna).
Il tema di questa mostra è emblematica delle opere in esposizione.
L’ arte è rivelazione: della
bellezza, dell’emozione, della libertà , dell’impegno svincolato dai manierismi, della forma e del sentire di chi crea e rivela la sua visione della realtà .
Scrivere di arte contemporanea, cercarne il senso e l’eventuale storicità , oggi non ci porta da nessuna parte , sarà il futuro a decretare quali
scelte artistiche resisteranno al trascorrere del tempo e rappresenteranno la nostra realtà .
Oggi l’arte è essenzialmente banco di prova per nuove combinazioni e schemi, gli artisti sanno che riprodurre ciò che vedono è una 
contraddizione, ciò che vediamo è plasmato dalla nostra conoscenza, dalle nostre opinioni spesso costrette da un continuo riflettersi di immagini , provenienti da una moltitudine di informazioni.
Gli artisti sono inventori, viaggiano attraverso un marasma di sollecitudini, hanno a portata di mano migliaia di scelte diverse, passate e presenti, tra cui fare le loro scelte.
Adulti che giocano, che hanno intatto il senso della meraviglia che segue ogni scoperta, e di stupore si tratta quando si percorre l’ itinerario di questa mostra che in ogni sala ospita un artista riuscendo a coniugare il fascino del passato con il messaggio dell’arte contemporanea.
Nella Sala dell’Astronomo è la sensualità delle opere di Gil David.
Nella Sala del messaggero degli dei, il dio alato Mercurio, troviamo le sculture di Halloumi Abdessamad, linee curve che generano un equilibrio mai scontato e simmetrico. Sculture Raku, ricordo di antichi idoli della fertilità che non soggiace ad alcun vincolo. Halloumi crea figure con materiali da riciclare, Veneri contemporanee che delle antiche statue hanno le menomazioni, legami forti per sottolineare il trascorrere del tempo: l’uomo del passato e quello del presente uniti nel messaggio universale dell’ arte, che in questo artista è particolarmente vivo, tanto da far credere in un suo brillante avvenire, già attestato da numerosi riconoscimenti in campo internazionale.
Il Salone della Musica ospita le sculture di Elio Talon e i dipinti di Luigi Favali. Paesaggi dell’anima quelli di Luigi Favali, accenni sospesi nella
loro incorporeità , forme che da un principio figurativo sfumano nella leggerezza dell’informale. Orizzonti realizzati in dissolvenza che suggeriscono un’atmosfera onirica, la dimensione del sogno ottenuta con pennellate morbide e libere in una felice chiarità ed efficacia illuministica. Nel silenzio suggerito da questi dipinti possiamo udire i suoni di una natura idealizzata restituita a noi nella sua intatta bellezza.
Toni di silenziose presenze nelle sculture di Elio Talon che esprime con le sue opere un senso poetico dello spazio e attraverso esso ricerca di equilibri animati dalla leggerezza dell’essere.
Sculture in terracotta refrattaria spesso arricchite dall’inserimento di piume bianche ad esprimere il desiderio di staccarsi dalla terra da cui son nate in una sorta di ressurrezione mistica . Religiosità nella sua espressione più arcana è quanto suggeriscono le opere di Talon e in un immaginario deja vu ci rimandano le note musicali che aleggiavano, nel passato, in questa sala.
Nella Sala Dei Lottatori i tessuti dipinti di Lara Farnè hanno la ricercatezza di certi manufatti antichi , colori e disegni che raccontano la ricerca della bellezza attraverso lo studio e la composizione di diversi tessuti e disegni, l’artista definisce la sua arte “ cellulare†perchè come cellula nasce e si arricchisce di elementi e figure, antichi simboli, geometrie razionali e improvvisi raggi luminosi nell’universo fantastico di Lara.
Nella Sala Degli Uccellatori le sculture di Giusy Marchesini sembrano voler racchiudere dentro di sè il senso del racconto di questa artista che esprime con la scultura la sua energia creativa, le sue figure si presentano morbide e sensuali, seduttive e si mostrano per il desiderio di piacere .
I simboli della femminilità , scarpe plasmate per rivelare il passo di chi le indossa, colori opalescenti che catturano la luce e danno vita alla materia inerte. Ballerine formose e leggiadre nella cui realizzazione Giusy Marchesini ha enfatizzato la dinamicità della figura.La liricità del classico ben si sposa con l’uso dell’ antica lavorazione di origine giapponese detta “ Raku†che significa gioire il giorno, in queste sculture vive il mondo interiore e l’intima religiosità del quotidiano raggiunti attraverso una rigorosa ricerca dell’essere artista.
La dinamicità delle tele di Sauro Benassi ci accoglie nella Sala Degli Uccelli Palustri, pittura esistenziale quella di Benassi, con un percorso che ha
le sue radici nella sintesi della materia, come un moto perpetuo attraverso la definizione dello spazio. La superficie pittorica viene trattata matericamente, senza concessioni ad un facile lirismo l’artista evidenzia la vivacità cromatica e il carattere delle sue raffigurazioni attraverso la contrapposizione di tecniche. Gli accenni figurativi scomparsi sono la rivelazione di un mondo artisticoin continua tensione.
Nella Sala Dei Pesci pittura e scultura per Brunella Ranzetti: colori prorompenti in paesaggi immaginari, da una tela all’altra la Ranzetti ci conduce in luoghi incantati tanto improbabili quanto reali. Soggetti in movimento emergono da sfondi fantastici raccontano l’emozione suscitata dal rapimento dell’immagine poetica. Un paradiso terrestre cercato e creato attraverso l’amore per il colore che l’artista mette anche nelle sculture etniche.
Nella medesima sala la plasticità e la forza della scultura di Daniela Rinaldi, la forza primordiale della terra da cui sembra nascere una potente figura femminile, tema caro a quest’artista che testimonia la matrice biologica dell’istinto creativo evocando dal passato al presente il mito della dea terra. Nell’immagine scolpita c’è il senso di appartenenza ad una tradizione scultorea che dalla matrice antica sprigiona la forza stessa della scultura.
La scultura raffigurante una dolcissima sirena è l’opera di Silvia Pasquali, figlia di Brunella Ranzetti, allora dodicenne.
Nella Sala Del Fanciullo l’incontro con la fantasia e l’arte di Claudia Marchi, innumerevoli metamorfosi di colori in una composizione pittorica astratta, un ben riuscito connubio tra colorismo e astrattismo, in una capacità narrativa emozionale che è il substrato di una pittura tutta tesa ad una rappresentazione della realtà concettuale fatta di elementi narrativi, di impulsi inconsci che danno vita ad immagini latenti che si risvegliano alla nostra lettura nel momento in cui attraverso l’automatismo pittorico vengono trasferiti sulla
tela.
Nella Sala Dell’ Eremita la simbologia e la maestria delle opere di Alessandra Stivani e di Evans Vivarelli aggiungono fascino alla magia di questo luogo.
Il percorso di questa mostra termina con le opere di Evans Vivarelli ceramista e ceramologo.
Struttura lineare e tecnica magistrale sono gli elementi che caratterizzano i lavori di questo maestro, gli oggetti da lui realizzati hanno la bellezza della essenzialità , il semplice manufatto diventa una superiore espressione artistica grazie all’abilita e alla passione messe al servizio di questa arte.
Le forme pure ed antiche di Evans Vivarelli chiudono idealmente la nostra visita, il senso e il ritmo dei nostri passi alla ricerca della rivelazione dell’ arte “ una quotidiana creatura, da assaporare per conoscere di cosa sanno tutti i possibili mondi creati dagli artisti†.
Fiorella Sales
(Critico D’arte)
In Collaborazione con Marco Solferini
2 Commenti »31
Papi ( Gomez - Travaglio )
Autore: Peter Gomez; Marco Travaglio
Genere: attualitÃ
“Papi†è l’ultimo testo di una linea editoriale proposta dalla casa editrice Chiare Lettere.
Il contenuto, esattamente come i predecessori della serie, è di stretta attualità e segue una narrazione dai toni, evidentemente, giornalistici-espositivi.
In effetti, data la natura delle informazioni riportate, gli Autori dovranno poter affermare, in replica a quanti potrebbero criticarle che: “si sono limitati a riportare fatti già notiâ€. Almeno, fino ad oggi, questa è stata la condotta difensiva adottata, con riferimento ai precedenti verificatisi.
Pertanto, sarebbe quantomeno superfluo, allo stato attuale, commentare i fatti proposti nel testo.
Va tuttavia sottolineato che, a discapito del titolo che lascerebbe intendere al lettore la presenza di un indagine sull’episodio di più recente cronaca rosa, il testo si presenta a partire dalla metà degli anni 80.
E’ bene aggiungere anche che, gran parte di quello che c’è scritto potrebbe interessare al limite i lettori dei giornali di gossip, ma non rappresenta un metro valutativo né dell’imprenditore né del politico, del resto gli stessi Autori non accostano mai ,palesemente, le vicende, ad una valutazione etica della persona
Infine, si può perlomeno pensare ad un celebre frase del noto personaggio televisivo Funari relativa alla televisione c.d. pubblica: “mamma Rai è una gran*****, perché ad ogni elezioni cambia marito..â€
Infatti, gli Autori non scoprono niente di nuovo di quanto già non si sapesse ed anzi, di scandali al sole per quanto riguarda le carriere televisive del gentil sesso ce ne sono di molto più interessanti. Per esempio, un po’ di tempo fa scoppiò il teorema degli yacht fra Dubai e dintorni (e in un colpo solo spuntarono una lista di cognomi davvero molto nutrita), ma fu messo tutto a tecere, guarda caso, forse perché a giudicare delle signorine ospitate si sarebbero rotti i cocci bi- o forse tri-partisan, anzi, direi a tutto tondo.
Posto pertanto che le notizie sono a senso unico, in questo testo, riveste maggiore attenzione soffermarci sullo svolgimento, in sé, delle medesime.
Orbene, premessa l’evidenza del contenuto politico, il metodo seguito dagli Autori, è in buona sostanza quello di riassumere, nella vesta romanza, ma senza romanzare, fatti noti.
In buona sostanza è un opera di collage giornalistico che riprende, da fonti terze, argomenti di strettissima attualità .
La rilevanza, dal punto di vista sociopolitico ha creato due fronti, quello del “si†e quello del “noâ€.
Di fatto la curiosità , sembra il filo conduttore dei capitoli che si snodano sinuosi, quasi ruffiani, per un lettore certamente da gossip.
La scomodità dei fatti narrati, è frutto dell’illazione, subliminale, che accompagna come un Virgilio, il lettore, pagina dopo pagina.
In effetti, ciò che viene trasmesso, è una sorta di morale nazional cittadina, un sentimento critico e sospettoso, che sembra insinuarsi, con sibillina quanto camaleontica veste, nell’ambito del vasto arcipelago del c.d. scandalo.
La ricerca del quale, sembra ossessiva e tralascia che, in realtà , i fatti di cui trattasi sono tutt’altro che atipici, anzi statisticamente parlando, dall’epoca del senato romano ad oggi, hanno riguardato la più gran parte dei personaggi noti, della politica, non solo Italiana, ma anche straniera e contemporanea.
Del resto, il potere, suscita un attrazione e l’amministrazione del medesimo, certamente ne riesce a captare alcuni aspetti che trovano poi sfogo in una realtà dove valori e ideali, sono sempre più contorti.
Questo filone narrativo, ha già visto illustri antecedenti proprio da parte della casa editrice Chiare Lettere, che, recentemente, hanno affrontato argomenti quali le “Raccomandazioni†e la Massoneria, sotto la denominazione di Baronato.
Anche in questi casi, non si visto niente di nuovo sotto il sole e la sensazione è che, a beneficiarne, siano più che altro le entrate dovute alle vendite o lo scalpore pubblicitario, ma certamente non la verità .
Infatti, il grave limite annida a livello concettuale, laddove lo scrivente il romanzo, fa si che il lettore presupponga chissà quali rivelazioni, mentre, in definitiva, lo lascia più che altro lavorare di fantasia, o meglio, ne alimenta quella parte irrazionale che passa sotto il comune denominatore della presupposizione.
La nostra società , ha bisogno di ridurre sensibilmente le leggende metropolitane e per farlo, nella tempesta del malvezzo all’Italiana, certo assai presente in molteplici ambiti, necessita di aggrapparsi al salvagente del realismo.
Quest’ultimo, ci spinge a partire da una frase, assai celebre, oseri dire, biblica: “chi è senza peccato, scagli la prima pietraâ€.
Ebbene, viene da pensare che siamo un Paese di santi, perchè di pietrate ne volano, e parecchie!
Tuttavia, noi sappiamo, perchè abbiamo una coscienza del nostro Io, che i sette peccati capitali, appartengono a tutti. Ne siamo portatori. Io stesso, che scrivo queste righe, non posso e non oserei definirmi né buonissimo né cattivissimo, come credo accada per chiunque mi legga.
Semmai abbiamo, noi tutti, molto da migliorare nei rapporti umani e magari potremmo arrivare ad un lascito di insegnamento che mantenga inalterato il decoro e la dignità della persona, intesa come centro di interessi, ma essere troppo giudicati, onestamente credo sia la strada per un totalitarimo, mascherato da un paternalismo indagatore.
Che cosa ci piace di noi stessi? E che cosa ci spaventa? Sicuramente possiamo autogestirci nel vasto Pantheon della tendenza, razionale, a migliorare, specie se in condizioni di “tentazioneâ€, ma questo, in definitiva, ci rende molto e semplicemente, umani.
Che interesse abbiamo, in concreto, a conoscere delle altrui attivittà sessuali o della sfera di attenzioni che riserva al prossimo? Ciascuno darà una risposta, a questo interrogativo, ma sarà sempre e soltanto la propria.
Nessun testo o libro potrà mai davvero convincerci su un argomento che è personalissimo perchè, si tratta di dare un giudizio, molto sensibile alle proprie debolezze.
Probabilmente una parte dell’opinione pubblica sente il bisogno di confrontarsi con questi fatti, ma è anche certo che i medesimi lettori, potrebbero sviluppare una tendenza al timore riverenziale nei confronti di una società troppo pubblicizzata, nel rendere note le vicende personali o, se vogliamo, il “gossip†dei personaggi noti.
Quand’è che sarà il nostro turno? Quando verremo additati come lascivi o perversi o peggio ancora? Quando entreremo a far parte della sfera dei colpevoli, ammesso che non lo siamo forse tutti?
Perchè il passo è bre e la storia insegna che ogni caccia alle streghe nasce dall’egoismo, falsità e meschina debolezza dell’incomprensione.
Che cos’è che rende un individuo un moralista? Ne esistono per certo, ma ci sono coloro che seguono una vocazione e chi invece, dopo avere tentato tutti gli escamotage, avendo trovato le porte sempre chiuse, decide di ripare dietro l’alea, o se vogliamo oltre l’apparenza della disfatta personale.
Per questa ragione si autoproclama un idealista.
In sintesi: chi non è riuscito a tagliare il traguardo, non si assume la responsabilità e preferisce sparlare o colpevolizzare quanti ce l’hanno fatta. “Non è colpa mia: è che purtroppo non avevo le spalle coperteâ€. Quante volte dobbiamo ascoltare questo ritornello?
Queste stesse persone hanno un affidabilità limitata nel commentare i fatti dell’attualità .. se mentono a se stessi, come possono inseguire una verità sociologica e civica?
E’ chiaro che “Papi†si inserisce nell’ambito di un agorà cittadina mediatica, che giudica senza appello i fatti, perchè sente la necessità di autoeleggersi a giudice e giuria. Il che potrebbe allontanare quello stesso sentimento di coesione popolare che la lettura populista notoriamente alimenta.
E’ giusto difendere, sempre e comunque, la libertà di espressione e conseguentemente della stampa, ma altresì occorre tutelare le tendenze della cronaca, specie in ragione degli strumenti comunicativi che, potrebbero nascondere una microfrattura dei diritti inviolabili della persona, inizialmente impercettibile, ma successivamente letale.
Torniamo quindi al concetto di potere.
Molti lo desidarno e nel contempo lo temono. Ma è l’utilizzo che alcuni ne fanno a poter spaventare e la debolezza congestionante che l’animo umano non è in grado di somatizzare. La distorsione, in realtà appartiene, al singolo che la veicola attraverso la collettività .
La stessa che non si fa problemi, indivuato e convinta del merito di un salvatore a eleggerlo, sostenerlo e a “tifare†per quest’ultimo. Poi che lo si chiami Presidente, Rè o altro è solo un dato storico ed esistenziale.
Per questo, occorre cercare di essere, sempre, ragionevoli.
“Papi†è un testo da leggere mantenendo saldamente i piedi per terra, riflettendo e cercando di evitare pregiudizi.
Dott. Marco Solferini
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Concorso Nazionale “Calicanthus”
Concorso Nazionale “Calicanthus” (scadenza 20/09/09)
Gratuito
Art. 1 Il Centro Studi Tindari-Patti indice la quinta edizione del Concorso Nazionale di poesia e
narrativa “Calicanthusâ€. Il concorso è aperto a tutti gli autori italiani e si articola in 4 sezioni:
a) poesia in lingua massimo 3 poesie ognuna va inviata in un file
b) silloge di 20 poesie (da inviare in un solo file in word)
c) libro edito di poesia dopo il 2000 in 5 copie
d) poesia Haiku 3 massimo 3 poesie ognuna va inviata in un file.
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Poesie di Vincenzo Russo
Vincenzo Russo è nato il 7 novembre 1965, tra gli storici vicoli della Napoli dei Borboni, i “Quartieri Spagnoli”. Ora risiede nel paese che fu di Massimo Troisi, S. Giorgio a Cremano.
È impegnato nel campo sociale, offrendo il suo contributo nell’assistenza ai portatori di Handicap, lasciando immutato lo “scugnizzo” che è in lui.
Una delle ragioni di vita è la solidarietà espressa nei confronti di chi vive uno stato di inferiorità .
- Socio Benemerito dell’Arma dei Carabinieri Sezione di San Giorgio a Cremano (NA)
“Carlo Alberto Dalla Chiesa”
- Presidente Associazione Artistico Culturale “Talenti Vesuviani†di San Giorgio a Cremano (Na)
- Socio A.N.PO.S.DI. (Associazione Nazionale Poeti Scrittori Dialettali)
- Socio SNS (Sindacato Nazionale Scrittori)
- Barelliere Associazione A.M.A.M.I. per il trasporto degli ammalati a Lourdes
- Socio Onorario “AISW Sez. Campania”
SITO INTERNER: http://www.vincenzo-russo.com
Per il curriculum letterario CLICCA QUI’
Leggi le sue poesie:
Per leggere: ” la culla” CLICCA QUI’
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III^ Edizione Concorso Nazionale di Poesia
III^ Edizione Concorso Nazionale di Poesia
Città di San Giorgio a Cremano ( Na )
Organizzato dall’Associazione Artistico Culturale “Talenti Vesuviani†www.talentivesuviani.it
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PREMIO LETTERARIO “GIORNALISTIX1GIORNOâ€
Il forum del paroliere Antonello De Sanctis, in collaborazione con il settimanale DI TUTTO, indice la prima edizione del Premio Letterario “Giornalistix1giornoâ€.
Il Premio si articola in tre sezioni:
-Sezione A: POESIA _ Si partecipa inviando una sola poesia a tema libero, in lingua italiana, massimo 36 versi.
-Sezione B: RACCONTO _ Si partecipa inviando un solo racconto a tema libero, in lingua italiana, massimo 4000 caratteri.
-Sezione C: FOTOGRAFIA _ Si partecipa inviando un solo scatto, a tema libero, al quale deve essere dato un titolo
Sono ammesse al concorso tutte le persone di età superiore ai 14 anni, che presentino opere inedite di propria creazione.
E’ ammessa la partecipazione di ogni concorrente a tutte le sezioni del concorso.
Le opere dovranno essere inviate al seguente indirizzo di posta elettronica giornalistix1giorno@hotmail.it nel periodo che va dal 18 giugno 2009 al 28 agosto 2009
Ogni opera dovrà recare nome, cognome e data di nascita dell’autore.
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Cani da guardia - David Baldacci
“Cani da guardiaâ€
Autore: David Baldacci
Genere: drammatico, spionaggio, avventura.
“Cani da Guardia†è un romanzo d’azione: un cardiopalma trasferito su carta stampata che segna anche il ritorno, in grande stile, di David Baldacci, già Autore di “Potere Assolutoâ€.
Protagonista della storia è la Cia, o meglio i soldati che ne fanno parte: le loro missioni, l’azione cui sono determinati ed addestrati e gli sbagli del passato.
Un eroe tormentato per la morte del genitore, diviso fra l’essere padre di Famiglia e il dovere di vendicare un’infanzia ingiusta, patita all’ombra della madre che, continuamente, chiedeva ristoro: il solo che possa giacere oltre la vendetta.
Una squadra di persone che, un tempo, erano eroi americani, oggi dormienti, aspettano la fine dei giorni: quel che resta dei vecchi guerrieri.
Uno dopo l’altro devono cadere, siano essi già diventati l’ombra di quel che furono, o pluridecorati politici della sicurezza nazionale.
Uno soltanto ha cambiato veramente il proprio destino, il fondatore di un club, il Camel Club, particolare come i suoi aderenti.
Sullo sfondo di questa vendetta un’altra storia intreccia il presente, rubandogli spazio, come se volesse scherzare con il destino: è la storia di un membro del Club che ha rubato a un boss della malavita una somma impensabile.
E il potente “malvagio†di turno, mobilita le sue forze, spostandosi dal lusso del casino di cui è proprietario, al solo scopo di riprendere quel che gli appartiene, oltre alla dignità che potrà ritrovare solo punendo il responsabile del furto che a sua volta ha agito per vendicare un omicidio del passato.
Ancora vendetta, ancora commistione con un sentimento distorto della giustizia.
Baldacci non è nuovo a questo genere di intrecci, perchè sa bene quanto sottile sia il filo d’Arianna che lega l’agire umano alle proprie convinzioni. Spesso le buone intenzioni nascono da propositi tutt’altro che onorevoli.
Il ritmo è denso di un letale scorrimento: parole e verbi vorticano nel proseguo di una narrazione che si snoda con veloce come la lama di un coltello e altrettanto affilata.
L’avvincente trama di una caccia senza tregua: due vendette che bramano di essere consumante, come la brace ormai destinata a consumarsi nelle fiamme.
E poi c’è un eroe, solitario, ormai placato nel corpo dal tempo trascorso, ma indomito nello spirito. Lui, che sintetizza l’animo e quel che resta del Camel Club, il decisionista che non vuole arrendersi ne indietreggiare.
Laddove c’è virtù nella saggezza, allora questi ne sintetizza la capacità di mettersi in gioco.
Un nemico temibile perchè “giusto†è possibile in uno scenario dove il concetto di giustizia è a misura d’uomo.
Sono questi i personaggi di Baldacci: temerari, umani, incoerenti
“Cani da guardia†è la storia di uomini, cacciatori di esperienze, in un mondo dove morire è facile, ma vivere può essere molto difficile, un mondo ricco di colpi di scena, dove il sospetto non è mai fine a se stesso e quel che appare, non resta.
Dott. Marco Solferini.
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Premio Nazionale di Poesia e Narrativa: Alberoandronico
Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Alberoandronico”
(scadenza 30/09/09)
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Premio Letterario: Città di San Leucio del Sannio
Premio Letterario Nazionale “Città di San Leucio del Sannio”
(scadenza 15/09/09)
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Più scuro di mezzanotte- Una storia di mafia
“Più scuro di mezzanotte- Una storia di mafiaâ€
Autore: Salvo Sottile
Genere: Drammatico.
E’ un romanzo d’Autore.
Scritto con semplice dimestichezza, Salvo Sottile, conia uno stile narrativo intenso e nel contempo scorrevole: di facile comprensione.
Emozionante e affilato, cordiale, ma nel contempo abilmente ricamato su di una realtà introversa.
L’Autore riporta la realtà di una vita concepita nel mallo della mafia, a stretto contatto con il mondo che circonda la realtà mafiosa.
La legittimità anarchica, autoritaria, di un sistema fatto di regole, codificate, prima e dopo la loro accettazione mortale: piccole determinanti per un vortice di situazioni, quasi predestinate.
I sentimenti, che noi, come lettori, ma anche in qualità di persone qualunque, conosciamo, per via della passione, vengono deturpati, quasi sfregiati nel loro profondo significato poetico, riducendoli ad un amalgama di secondo piano, rispetto alla realtà di un “appartenenzaâ€.
La devozione meschina e a tratti iraconda di un Risiko spettrale, dove la vita è sempre in bilico fra la morte e l’oblio. Dove le rinunce sembrano traguardi fatti per poi essere dimenticati e questi soldati di “cosa nostra†appartengono a stereotipi di un Italia che vorremmo dimenticare, ma che inconsciamente non possiamo ignorare, quanto ci appartenga.
L’Autore non tralascia alcuna contrapposizione e sciorina, una dopo l’altra le ambiguità rituali della malavita organizzata, l’assurda connivenza con una morale che sembra spalmata su di una cognizione mentale, del tutto estemporanea rispetto alla realtà .
Questo è l’altro “quandoâ€, dove cresce e matura la vita del malavitoso.
Poi c’è la giustizia, presente, ossessiva, mai rinunciataria, seppure invasa da una serie di incongruenze sue proprie, straordinariamente umane e verosimili.
Ma anche meticolosa, fatta di persone che hanno consacrato le loro abitudini e stili di vita ad una lotta, forse senza fine, nel miraggio di arrivare al boss, al capo dei capi. Ma sullo sfondo c’è una terra la cui memoria partorisce sempre nuovi figli.
E’ una lotta prematura?
La risposta albeggia nella disumanità del comportamento mafioso, come descritto dall’Autore, frutto di scelte meccaniche, orchestrate senza il rispetto per la vita, ma sopratutto con un senso della dignità corrotto.
C’è una risposta, nelle pagine che scorrono, senza lasciare fiato al lettore, appassionandolo e nel contempo istruendolo, ed è rivolta ad un quesito silenzioso, ma assai comune: “la mafia non è mai onestaâ€.
Perchè in una terra abbandonata, a volte la sensazione che, sopratutto i più giovani coltivano, è che tutto sommato questo male, può anche essere giusto, può persino arrivare ad essere un sinonimo di giustizia. Per le regole. Per l’onore.
Ma non è così. La mafia non punisce per sentito dire, colpisce i più deboli e avvantaggia i forti. E’ una lotta elitaria, fatta di violenza e soprusi. Un campo di battaglia dove la guerra può avere un solo vincitore.
Tutto il resto non conta: le persone sono pedine sacrificabili.
E’ un romanzo ben organizzato, gestito in modo superbo, nella didascalia degli eventi, attraverso la spiegazione dei sentimenti che i protagonisti rilasciano, quasi fossero fiori sbocciati in primavera, pronti per il raccolto.
Con una maturità espositiva di elevata caratura, uno scrittore giovane possiede la destrezza tipica dell’anziana saggezza letteraria, con la quale riesce a sterzare su ogni rima, disegnando un originale opera d’arte.
“Più scuro di mezzanotte†è un romanzo avvincente, ricchissimo di contenuti, una meravigliosa e intensa finestra di verità , spalancata sulla contemporanea realtà della malavita, come intima essenza di un Italia che non dimentica.
Marco Solferini
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