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Domenico Monteforte

Racconto di Dora Milleci: ” Una Nuova Vita “

Una nuova vita


Le cose capitano per caso, oppure accadono per un motivo ben preciso a noi sconosciuto, ma stabilito dal destino?

Ricordo la musica e la gente, tanta gente. Era una festa e poi……..

gabbianiLa casa della zia era come la ricordavo. Grande, accogliente, tranquilla e soprattutto isolata. Era proprio quello che cercavo. Quello di cui avevo bisogno dopo la tragedia. Era primavera inoltrata. La natura era nel pieno del suo risveglio ed io, mi ritrovai catapultata in quel mondo, per riscoprire me stessa. Non è facile accettare la morte, tanto più quella della tua migliore amica. Per uno stupido incidente in macchina, una ragazza vitale e solare di venticinque anni, era scomparsa.
“Cerca di uscire, ragazza mia” mi incitava la zia “Devi muoverti e superare la cosa”. Queste frasi ripetute più volte, rimbombavano nella mia testa.
Mi ero chiusa, come in un guscio. In una strana dimensione, nella quale non facevo entrare nessuno.
Un giorno, in tarda mattinata, come spinta da una forza invisibile, uscii a fare una passeggiata. Camminavo lentamente lungo il vialetto che costeggiava la casa, inspirando a pieni polmoni quell’aria fresca ed un vento caldo mi accarezzava dolcemente la pelle. Come dal nulla apparve lui, con la sua radiolina che suonava vecchie canzoni country.
Mi fermai ad osservarlo.
“Qualcosa non va?” domandò fissandomi a sua volta.
“No. Certo che no” risposi imbarazzata.
“Mi chiamo Anthony” continuò allungando la mano.
“Piacere, sono Lisa” contraccambiai con un sorriso.
Era un bell’uomo. Affascinante, con capelli scuri ed occhi verdi come smeraldi, sui quarant’anni circa e… sulla sedia a rotelle.
“Si chiederà da dove arrivo?” riprese abbassando la radio.albero
“Sì, pensavo non abitasse nessuno in zona”.
“Sono qui da poco. Vivo in una casetta non molto lontana da quella di sua zia. Mi piace uscire tutti i giorni per fare una passeggiata”.
Scambiammo ancora qualche parola, poi con una scusa tornai a casa.
Domandai incuriosita a mia zia di quell’uomo, ma rispose di non averlo mai notato.
L’indomani mattina, mi preparai come una scolaretta ed andai fuori nella bizzarra speranza d’incontrarlo ancora. C’era qualcosa in lui che mi attirava e che mi faceva star bene. Lo vidi e gli corsi incontro. Iniziammo a parlare. Più conversavamo e più mi sembrava di conoscerlo.
Mi raccontò del suo incidente in moto e di come la sua vita di colpo, era cambiata. Io gli confidai del dolore che provavo per la perdita della mia amica. Anthony cercava di confortarmi ed io facevo lo stesso con lui.
Oramai avevamo un appuntamento fisso giornaliero.
Era una persona dolce, sensibile e l’incidente lo aveva segnato, non solo nel fisico. Era stata molto dura per lui, accettare questa nuova realtà. Anthony stava attraversando un periodo molto brutto, nel quale era arrabbiato con il mondo intero che, a suo dire, lo aveva tradito.
“Che cosa potrò fare adesso?”
alassio_lalba“Non devi pensare che sia la fine” mi sentii di suggerirgli “Ma l’inizio di una nuova vita. Diversa certo, ma comunque una vita”.
I giorni passavano velocemente e mi sembrava che i discorsi fatti con quell’estraneo, facessero molto bene anche a me. No, non mi stavo innamorando di lui, per quanto non mi dispiacesse. Provavo però molto affetto.
Arrivò l’estate e con Anthony avevo instaurato un gran bel rapporto.
Una mattina, mi disse “Grazie per avermi aiutato, senza di te non sarei riuscito a venir fuori da questo brutto momento. Sei una donna forte, altruista e piena di vita”.
“Grazie a te” risposi “Sai, penso sia giunto il tempo per me, di tornare a casa”. Volli lasciargli prima di partire un ricordo. Una medaglietta a forma di quadrifoglio “Portala sempre con te, ti porterà fortuna”.

“Buongiorno ragazza mia” mi salutò la zia con le lacrime agli occhi.
“Perché piangi?”
“Perché sei tornata a casa”.
Non capivo che cosa volesse dire. Poi mi guardai attorno e una terribile sensazione mi assalì. Ero in un letto d’ospedale.
Una voce a me nota mi salutò con enfasi. Mi voltai riconoscendola: Anthony.
Spalancai gli occhi nel vederlo. Non era sulla sedia a rotelle ma lì, di fronte a me in piedi e con un camice da dottore.
In quell’istante mi riaffiorò tutto. Nell’incidente assieme alla mia amica c’ero anch’io, che fortunatamente mi ero salvata. Dopo mesi di coma, adesso mi aspettava una vita sulla sedia a rotelle.
“Non è la fine” pensai “E’ l’inizio di una nuova vita”.
Prima di uscire dalla stanza quell’uomo a me noto, mi prese la mano e me la strinse forte. Sentii qualcosa ed aprii il pugno. Era una medaglietta a forma di quadrifoglio.

Racconto di Dora Milleci
Vincitore del premio:”Giornalisti per 1 giorno” della testata Di Tutto.


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