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Domenico Monteforte

Recensione: La battaglia dei tre regni

La battaglia dei tre regni


Pellicola laboriosa, molto sofisticata e cerebrale, l’ultima fatica di John Woo, il regista cinese piĂą famoso ad Hollywood, è la trasposizione cinematografica di un episodio leggendario della storia cinese piĂą antica accaduto alla fine della dinastia Han e considerato all’origine stessa della formazione del Celeste Impero. Un compito non facile per Woo che ha moltiplicato i suoi sforzi per realizzare la sua ambizione piĂą ardita: riuscire nello stesso film a convincere il
la_battaglia_dei_tre_regnipubblico asiatico, che di quella storia conosce ogni dettaglio, e conquistare gli occidentali per i quali la Cina antica resta avvolta in un mistero. E il film è in effetti un superbo debutto al cinema d’autore da parte di un regista piĂą celebre per film d’azione e thriller di successo, da Face/Off (1997) a Mission: Impossible 2 (2000). La “battaglia dei tre regni” (Red Cliff) è una celebrazione della strategia militare piĂą sottile, quando le armi erano frecce, fuoco, lance e spade, nelle avvincenti, sanguinarie e tuttavia poetiche, rappresentazioni delle battaglie terrestri e navali.
Nessun particolare è trascurato, i combattimenti magistralmente orchestrati – con immancabili richiami allo “spaghetti-western” di Sergio Leone –, lasciano supporre il diligente allenamento degli attori ripetuto fino al raggiungimento della perfezione, le scenografie sono ricostruite con estrema meticolositĂ  così come accuratissima è la scelta dei costumi per i quali Woo si è documentato per mesi, il tratteggio e la delineazione dei personaggi variano dalla soavitĂ  delicata del rito del tè preparato da Xiao Qiao alla virilitĂ  e all’“heroic bloodsheed” dei combattenti, l’utilizzo generoso del ralenti sottolinea il valore e la prodezza dei personaggi e conferisce epicitĂ  all’azione, così come grandiose sono le musiche di Taro Iwashiro e i suoni evocativi del koto, uno strumento a corda della famiglia delle cetre, le cui note, al posto delle parole, serviranno ai due protagonisti, in una scena raffinatissima e indimenticabile, per “discutere” l’entrata in guerra di Zhou Yu. I paesaggi acquerellati come in certe stampe antiche orientali, il selezionatissimo cast, tra cui spicca Takeshi Kaneshiro, e lo sterminato numero di comparse, contribuiscono a rendere colossale e imponente un’opera che coniuga al meglio la spettacolaritĂ  della narrazione storica con l’estetica efferata e prodigiosa dei precedenti lavori di Woo.
Splendida la panoramica del volo della colomba bianca, simbolo di innocenza e di pace, che accompagna lo spettatore nel sorvolare l’accampamento nemico alla ricerca di un punto debole che serva a sferzare il colpo mortale a Cao Cao. E non ci sono vincitori, il leitmotiv del film aleggia costantemente in ogni scena, il regista non indugia mai nel compiacimento per la sconfitta dell’avversario: la guerra è un male necessario e doloroso che ha come unico obiettivo la perpetuazione della pace.
Liberamente tratto dal classico della letteratura cinese “ The Records of Three Kingdoms” di Chen Shou (III sec. d.C.), “La battaglia dei tre regni” è il più costoso film asiatico mai realizzato (80 milioni di dollari).
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“Veloce come il vento, spietato come il fuoco
generoso come la foresta, forte come la montagna”
(Xiao Qiao durante la preparazione di Zhou Yu)

Dott.ssa Barbara Cardella

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ott

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  1. L’ho visto! =) Bellissimo come film, un po’ complicato per riconoscere i personaggi…tuttavia, non è assolutamente un film da dopo la mezzanotte!

    Commento di Kuzja — 3 gennaio 2010 il 18:26

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