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Domenico Monteforte

Archivio di novembre 2009

 


Recensione: UP - Disney-Pixar

Up


Migliaia di palloncini colorati per realizzare il sogno di una vita, volando via dal grigiore cittadino sulle ali della fantasia piĂą sfrenata, in un giro mozzafiato nel regno della pura immaginazione. E’ “Up” l’ultima avventura in 3D realizzata da quei ragazzacci della Disney-Pixar che, giunti nel pieno della maturitĂ  di scrittori-sceneggiatori, hanno saputo arricchire questa pellicola con tutto lo spettro di emozioni, con l’azione e il brivido up-nuova-locandina1miscelati a comicitĂ  e suspense, oltre ad aver condotto a livelli eccelsi la loro indiscussa capacitĂ  di disegnatori-animatori.

“Up” è narrazione cinematografica in una delle sue migliori espressioni. Né cartone animato, né film per bambini.

E’ un film tout-court che attraverso colori e disegni esplora temi come la perdita e il differimento dei sogni, la solitudine e l’amicizia – anche la più improbabile –, con quel tocco lieve e universale che piace a un pubblico estremamente vasto.

I registi, Pete Docter (”Monsters, Inc.”) e Bob Peterson sorprendono gli appassionati, ancora una volta, superando la qualitĂ  e la bellezza dei film Pixar precedenti che – va sottolineato –, sono giĂ  uno standard difficile da eguagliare.

L’animazione diventa capolavoro soprattutto per una toccante e delicatissima sequenza all’inizio della proiezione, il passaggio piĂą sublime di “Up”, che delinea con soavitĂ  la vita coniugale di Carl con l’amore d’infanzia, Ellie: quattro minuti di silenzio accompagnati dallo scorrere di una squisita serie di scene che catturano i primi magici istanti dell’innamoramento della giovane coppia, il matrimonio, le speranze, i sogni e i dispiaceri, in un avvicendarsi di immagini che ricorda “Luci della città” di Chaplin, in tutta la sua intensitĂ  e grazia, o “Quarto potere” di Welles, e che produrranno un nodo in gola difficile da districare.

Ardua impresa trattenere lacrime di commozione, ma per fortuna gli occhiali 3D aiutano gli adulti a nascondere occhi rossi e umidi alla vista di bambini visibilmente perplessi dalla piega presa dalla storia in quel punto. E come in ogni film di successo, dove nessun ingrediente deve mancare, si può contare su tantissimi momenti divertenti e scene d’azione, su un esilarante combattimento con la spada tra i due vecchietti e bizzarri inseguimenti che delizieranno i bambini, anche se punteggiati da momenti di struggente nostalgia.

I disegnatori non deludono, anche perché non hanno mai sacrificato la cura dei personaggi per trucchi animati ammaliatori da grandi incassi al botteghino. Il “galleggiante” cartone animato della Pixar, è così strabiliante - i colori e le immagini sono così vividi - che questo è forse l’unico 3D-movie che può essere visto in 2D senza che la pregnanza espressiva venga perduta.

Ma sarebbe un peccato rinunciare ad apprezzare quella paziente e accurata sovrapposizione di strati su strati di disegni che regala profondità e struttura all’animazione.

Gli artisti della Pixar sono ampiamente noti per essere fan di Hiyao Miyazaki, il visionario giapponese che ha ideato “Laputa: castello nel cielo” (1986) e “Il castello errante di Howl” (2004), ma nessuno, prima d’ora, era arrivato così vicino all’unione perfetta di allegrie visive e atmosfere malinconiche brevettata dal grande regista.
UProvato!

Barbara Cardella

nov

15

La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson

“La ragazza che giocava con il fuoco”


Autore: Stieg Larsson.

Genere: thriller, drammatico.


Il ritorno di Lisbeth Salander, l’anticonformista hacker dal passato drammatico, segnato dal dolore e da una tragedia che viene oggi svelata.

Il ritorno di Michael Blomqvist, amante delle donne e della verità, che non accetta compromessi e si batte per un idea del “bene” fragile quanto resistente.

Il ritorno della redazione di Millennium, dove si cerca di fare quello che oggi viene chiamato buon giornalismo e qualche volta, quando è troppo buono per i cattivi in circolazione, allora può anche uccidere.

copj131Ecco gli ingredienti del secondo capitolo, firmato da Stieg Larsson.

Tutti pronti ai nastri di partenza, per leggere un thriller dalle tonalitĂ  noir, a tratti sociopatico per la sua irriverenza caratteriale.

In questa realtĂ , sembra che l’uomo agisca spinto solo da istinti primordiali e che il futuro sia l’accettazione di una dramma che scriviamo, passo dopo passio, ogni giorno.

Lisbeth è cattiva perchè vuole sopravvivere, perchè è sfiduciata.

O è diventata così a causa del suo passato, che l’ha colpita così forte da renderla pronta alle sfide del presente?

Quante persone esistono che, non reagendo, come lei, appassiscono, schiacciate sotto il martello delle ingiustizie?

E’ il terrificante enigma che non prelude ad un lieto fine, perchè sconfiggere il male non è nell’ottica dell’Autore, combatterlo invece si.

Affrontarlo, con le armi della ragionevolezza matematica “azione uguale reazione”, in una narrazione contemporanea, lenta, che si snoda con una sorta di meticolosa calma.

Potremmo paragonare il susseguirsi dei capitoli, sotto forma di giorni, ad una danzatrice del ventre che si spoglia lentamente, rivelando le sue forme.

Il desiderio cresce con con lo scorrere della lettura, fino all’ultimo velo, quando tutto sarĂ  risolto e rivelato: la realtĂ  ci lascerĂ  con l’amaro in bocca o un pugno diritto nello stomaco.

Perchè nelle pagine di Larsson lo scontro decisivo è un grande campo aperto: dove in gioco c’è sempre la sopravvivenza.

Ma è il contorto animo umano, la sua negligente accettazione dell’oscuritĂ  interiore che l’Autore coltiva: dove c’è vendetta e rancore proliferano esseri spietati e ancor piĂą convinti che la morale sia una menzogna per la buonanotte.

Per questa ragione, in questo secondo capitolo della Trilogia, la centralitĂ  è tutta per Lisbeth. E’ lei, adesso, il vero conduttore della storia, il filo d’Arianna attorno al quale si svolgono trame contemporanee, seppure sganciate l’una dall’altra.

La sua indole diventa geniale e perfida, si scopre fragile, ma viene salvata da un istinto dal suo istinto di sopravvivenza.

Per questo i c.d. “cattivi” nel romanzo di Larsson, sono veramente spietati e posseggono una dimensione proprio del loro essere.

E’ verso questi soggetti, privi di scrupoli, che sfruttano il sesso, usano la violenza e si fanno vanto del ricatto, che l’Autore compie un “j’accuse”, rivolto alla societĂ , a questo strano affamato bisonte che stancamente si muove, rumina il suo avido coraggio, fingendo, al solo scopo di dimenticare la paura che annida nelle scelte.

Una realtà fatta di spettri, uomini e donne che camminano accanto, senza ricordare, privi di consistenza, chiusi in una gabbia su misura, chiamata “vita”.

Questo condizionamento rende possibile il male, questa scelta tacita, fatta di compromessi silenziosi lo rende potente e quel che resta è la vita devastata di Lisbeth che ha solo imparato a non aver paura di se stessa.

La ragazza che gioca con il fuoco” è l’eccellente seguito de “Uomini che odiano le donne” e rappresenta il train d’union fra l’universo di Larsson e la veritĂ  che accompagna la vita di chiunque: esiste una consapevolezza in tutto ciò che circonda l’agire e questa spinge noi tutti alla disperata ricerca della giustizia.

Marco Solferini

nov

7

Come una tempesta - Patterson - Roughan

“Come una tempesta”


Autore: James Patterson; Howard Roughan

Genere: thriller

James Patterson: il ré del thriller.

Con lui, azione e colpi di scena si fondono in mix senza precedenti.

La sua eleganza è una lama affilata, pronta a colpire da un momento all’altro.

copj14Inchiostro elettrico, su carta che scorre come le onde di una tempesta, la stessa che scarica la sua forza e prepotenza sulla Family Dunn, la nave dei protagonisti di questo romanzo.

Così si trasforma la gita di una Famiglia che vuole ritrovarsi, per ricominciare, in un odissea di intrighi e doppie verità.

Lo scenario non è mai consueto, perchè con Patterson tutto cambia, ogni cosa trasmuta e dal prevedibile scaturisce un altra realtà, quella che trascina il lettore attraverso un costante insieme di enigmi, alla velocità della luce.

Capitoli che corrono come fulmini dopo il rombo del tuono: due o tre pagine, al massimo, per scandire il ritmo di una lettura che non lascia molto spazio al respiro.

Personaggi caratterizzati e rapiti dalle emozioni: agiscono in una ragnatela straordinaria che si riassume in una sequenza aperta ad ogni possibile soluzione.

L’intrigo è la tavola degli scacchi da cui prende le mosse l’Autore e le mezze veritĂ  sono i pezzi che muovono verso un gran disegno: la cospirazione finalizzata all’omicidio.

Il movente è tutto nella mente dell’assassino, di colui che cerca il delitto perfetto, ma che dovrĂ  confrontarsi con la tenacia e l’ostinazione di una donna e del destino che non è mai così scontato.

La veritĂ  è che solo l’ultima pagina potrĂ  mettere la parola fine e permettere al cuore, di ricominciare il suo battito regolare.

“Come una tempesta” è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che lo si faccia su di una spiaggia, sorseggiando un Mojito o alla sera, in compagnia di una tazza di thĂ© caldo, in una notte d’inverno, non ha importanza, quel che è fondamentale è non perdersi quest’avventura.


Marco Solferini

nov

7

Recensione film: “This is it”

“This is it”


Deriso e incompreso in vita, divinizzato alla morte, non c’è da meravigliarsi che Michael Jackson appaia nella forma di un crocifisso su manifesti e locandine del suo ultimo film, “This Is It”, un lungo documentario sulle prove di quello che avrebbe dovuto essere il suo ultimo, grande tour.
Piaccia o no, qualunque cosa si possa pensare di Michael Jackson, questo film è qualcosa di abbastanza unico, e la cosa va riconosciuta. Il mjfilmato è stato girato da metà aprile del 2009 a pochi giorni prima della morte dell’autoproclamatosi “Re del pop”, e mostra quanto zelo, lavoro, dedizione (circa 4 mesi serrati) MJ ed il suo staff avessero dedicato a questa rentrée che, per quel che si può intuire, avrebbe dovuto essere il più straordinario evento di tutti i tempi. Nonostante il ridondante manierismo di alcune ricostruzioni video e scenografiche (ad esempio in “Thriller” e “Smooth criminal”), tipico di certa tradizione hollywoodiana, nonostante nella maggior parte delle esibizioni sia fin troppo percepibile l’ingombrante presenza di uno spettacolo che mai sarà visto, quasi una promessa non mantenuta, non si può non apprezzare il perfezionismo e l’abnegazione di Jacko, del regista Kenny Ortega, che opera un montaggio accurato legando pezzi di prove nei passaggi da una canzone all’altra (nonostante sia forte, a tratti, la sensazione di assistere al making-of di un banalissimo video-clip), dei ballerini, dei musicisti e dei tecnici, nel provare e riprovare coreografie e musiche, nel sound-check, nel controllo luci, tutte competenze e abilità che sarebbero state profuse nei 50 live-show previsti a partire dalla metà di luglio 2009.
E al centro c’è lui, MJ, protagonista indiscusso di questo omaggio-operazione finanziaria tributatogli dalla Sony che ha sborsato ben 50 milioni di dollari per acquistare i diritti d’autore della pellicola interamente girata allo Staples Centre di Los Angeles. Un’esplosione multimediale, i migliori ballerini del mondo selezionati dopo rigorosi provini alla “Chorus line”, il fior fiore dei musicisti, un enorme e mutevole palcoscenico, gli effetti visivi dei filmati originali che dal proscenio avrebbero dovuto introdurre ogni esibizione sul palco, sono alcuni punti di forza dai quali il regista trae parecchio materiale per il documentario. E i ballerini meritano una menzione particolare per la bravura, la plasticità e l’energia che trasudano arricchendo le performances di Michael Jackson. Chiaramente è lui la forza trainante ma appare smagrito e sofferente anche se non ci sono segni evidenti di problemi di salute, risparmia la voce, non si muove con la stessa elasticità fisica – per carità, normale a 50 anni!- dei tempi del moonwalker di Billie Jean che entusiasmava le folle, ma è anche lucido, attento, meticoloso e ha quella grazia infantile che in lui sembra sempre genuina. Screditato negli ultimi anni da vicende tutt’altro che musicali, con “This is it” MJ si riappropria di quella sua innocenza quasi irreale e la sua immagine ne esce ripulita, l’artista è nel pieno delle sue cognizioni, capace di destreggiarsi nelle sperimentazioni della tecnologia in 3D. Nonostante il battage pubblicitario avesse fatto prevedere affollamenti al botteghino e prevendite alle stelle, le sale cinematografiche sono quasi vuote, anche se sembra che il film stia riscuotendo incassi record. Il tributo è rivolto soprattutto agli appassionati del “re del pop” che sembrano non sottilizzare troppo su certi momenti non troppo convincenti della pellicola e che soli arriveranno alla fine della proiezione con lo stesso entusiasmo della fervente attesa.
E “This is it” (Ci siamo), come testimonianza di un brillante ritorno alla ribalta con una serie di concerti mai realizzati, è inevitabilmente carente. Come sbirciata nei retroscena della preparazione di una delle più grandi star della musica, è una testimonianza e un’eredità straordinaria.
Il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=cyrkcz7msfY&feature=related

Barbara Cardella


nov

3

Concorso Letterario “Il Racconto nel Cassetto”

Il concorso è a tema libero e si articola in due sezioni:
Sezione Racconti e Romanzi Brevi
Sezione Fiabe e Storie per Bambini
I Lavori non dovranno superare la lunghezza massima di 20 cartelle.Per cartella dattiloscritta si intende una pagina di 30 righe di circa 60 battute ciascuna (pari a 1800 caratteri). Si consiglia di utilizzare i font piĂą diffusi (es. Times New Roman, Arial, ecc) dimensione carattere 12 e interlinea singola. Le suddette indicazioni sono da interpretare come orientative. Ogni foglio A4 va riempito da un solo lato.

VISIONA IL BANDO DEL CONCORSO

nov

3

Premio Letterario Poesia Religiosa “Fra Umile da Petralia”

TERZO PREMIO LETTERARIO NAZIONALE  DI POESIA RELIGIOSA  « FRA UMILE DA PETRALIA »

EDIZIONE 2009

COLLESANO (PA)
GRATUITO

in collaborazione con la ONLUS “Frate Gabriele Allegra” dei Frati Minori Francescani di Sicilia


VISIONA IL BANDO DI CONCORSO

nov

3

Mostre di Giuseppe Nubila e Claudia Rachele Giordano

Titolo dell’evento: Personale di Giuseppe Nubiladscn1474-wince1

Artista: Giuseppe Nubila

Spazio espositivo : Caffè emporio

Data di vernissage: 3 novembre Data di chiusura: 29 novembre

Inaugurazione 3 novembre ore 19, Piazza dell’Emporio, 2    00153 Roma

dscn1513-winceA cura di Tiziana Di Bartolomeo e Francesca Romana Afflitto

critica a cura di Gianluca Tedaldi


VISIONA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO


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Titolo dell’evento: La seduzione dell’immagineimg_0274mm-wince

Artista: Claudia Rachele Giordano

Spazio espositivo : Palazzo Abadessa

italiane_al_sole-winceData di vernissage: 7 novembre 2009 Data di chiusura: 6 dicembre 2009


VISIONA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO


nov

3

Un Libro è sempre un ottimo regalo:-)

Anche quest’anno il Gruppo Editoriale Kalós, presente sul mercato da oltre vent’anni con la produzione di eleganti pubblicazioni d’arte e turismo sulla Sicilia, offre la possibilità di acquistare i propri libri per le strenne aziendali a condizioni particolarmente vantaggiose.

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Per maggiori informazioni:

Marina Sajeva
Ufficio Marketing e Comunicazione
Gruppo Editoriale Kalòs
Via Siracusa 19 90141 Palermo
tel e fax 0916262894
3475280525

nov

3

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