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Domenico Monteforte

Recensione: UP - Disney-Pixar

Up


Migliaia di palloncini colorati per realizzare il sogno di una vita, volando via dal grigiore cittadino sulle ali della fantasia piĂą sfrenata, in un giro mozzafiato nel regno della pura immaginazione. E’ “Up” l’ultima avventura in 3D realizzata da quei ragazzacci della Disney-Pixar che, giunti nel pieno della maturitĂ  di scrittori-sceneggiatori, hanno saputo arricchire questa pellicola con tutto lo spettro di emozioni, con l’azione e il brivido up-nuova-locandina1miscelati a comicitĂ  e suspense, oltre ad aver condotto a livelli eccelsi la loro indiscussa capacitĂ  di disegnatori-animatori.

“Up” è narrazione cinematografica in una delle sue migliori espressioni. Né cartone animato, né film per bambini.

E’ un film tout-court che attraverso colori e disegni esplora temi come la perdita e il differimento dei sogni, la solitudine e l’amicizia – anche la più improbabile –, con quel tocco lieve e universale che piace a un pubblico estremamente vasto.

I registi, Pete Docter (”Monsters, Inc.”) e Bob Peterson sorprendono gli appassionati, ancora una volta, superando la qualitĂ  e la bellezza dei film Pixar precedenti che – va sottolineato –, sono giĂ  uno standard difficile da eguagliare.

L’animazione diventa capolavoro soprattutto per una toccante e delicatissima sequenza all’inizio della proiezione, il passaggio piĂą sublime di “Up”, che delinea con soavitĂ  la vita coniugale di Carl con l’amore d’infanzia, Ellie: quattro minuti di silenzio accompagnati dallo scorrere di una squisita serie di scene che catturano i primi magici istanti dell’innamoramento della giovane coppia, il matrimonio, le speranze, i sogni e i dispiaceri, in un avvicendarsi di immagini che ricorda “Luci della città” di Chaplin, in tutta la sua intensitĂ  e grazia, o “Quarto potere” di Welles, e che produrranno un nodo in gola difficile da districare.

Ardua impresa trattenere lacrime di commozione, ma per fortuna gli occhiali 3D aiutano gli adulti a nascondere occhi rossi e umidi alla vista di bambini visibilmente perplessi dalla piega presa dalla storia in quel punto. E come in ogni film di successo, dove nessun ingrediente deve mancare, si può contare su tantissimi momenti divertenti e scene d’azione, su un esilarante combattimento con la spada tra i due vecchietti e bizzarri inseguimenti che delizieranno i bambini, anche se punteggiati da momenti di struggente nostalgia.

I disegnatori non deludono, anche perché non hanno mai sacrificato la cura dei personaggi per trucchi animati ammaliatori da grandi incassi al botteghino. Il “galleggiante” cartone animato della Pixar, è così strabiliante - i colori e le immagini sono così vividi - che questo è forse l’unico 3D-movie che può essere visto in 2D senza che la pregnanza espressiva venga perduta.

Ma sarebbe un peccato rinunciare ad apprezzare quella paziente e accurata sovrapposizione di strati su strati di disegni che regala profondità e struttura all’animazione.

Gli artisti della Pixar sono ampiamente noti per essere fan di Hiyao Miyazaki, il visionario giapponese che ha ideato “Laputa: castello nel cielo” (1986) e “Il castello errante di Howl” (2004), ma nessuno, prima d’ora, era arrivato così vicino all’unione perfetta di allegrie visive e atmosfere malinconiche brevettata dal grande regista.
UProvato!

Barbara Cardella

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nov

15

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