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Domenico Monteforte

Archivio di gennaio 2010

 


A single man - L’opera prima di Tom Ford

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L’opera prima di Tom Ford, stilista di Gucci e Yves Saint-Laurent, è  la storia di George Falconer un uomo alla ricerca di una ragione per continuare ad ordire il filo dell’esistenza dopo l’ incidente costato la vita al suo grande amore, un viaggio interiore intessuto di sommessa amarezza, un ricamo di ricordi pungenti nell’intreccio dei dettagli di un’intera lunga giornata.

Il film ha una lieve intensità sensuale ed un’eleganza formale che non lasciano alcun dubbio che Ford abbia stoffa non solo per la haute couture e le borse prêt-à-porter, ma anche per drappeggi significativi nel regno della celluloide. “A single man”, come si poteva supporre, è bello da vedere, troppo bello, in effetti. La devozione del regista allo stile può forviare l’attenzione dello spettatore, spesso distratto dai differenti livelli di saturazione delle immagini degli attori che permettono a Ford di evidenziarne, talvolta in modo banale e insistito, i diversi stati d’animo e umori, da esplosioni di coloratissime tavolozze nei fiori di cui è disseminata la pellicola o dal vestito turchese della bambina dei vicini, prezioso come un vaso in biscuit, dal bianco e nero dei flashback che avviluppa e riscalda i ricordi, da alcuni dettagli patinati da pubblicità Calvin Klein ad orlare le fattezze degli attori, dalle volute di fumo che ammiccano a capolavori di maestri del cinema come Hitchcock e Wong Kar-wai.

La superficie lucida di “A single man” può andar contro la prosa fresca ed essenziale di Christofer Isherwood, autore del romanzo da cui il film è liberamente tratto, ma la trama colpisce e pone importanti interrogativi sull’amore, la morte e la necessità di vivere nel presente, racconta una storia semplice e del tutto universale sul sapere apprezzare le piccole cose della vita. Inquadrature, colori, fotografia e scenografia stabiliscono un immediato senso di estraniamento nello spettatore, ma lo stilista-regista riesce proprio grazie alla sua pulizia e sobrietà a confezionare un pezzo di ottima fattura, come nelle migliori sartorie. Così come sta a pennello l’abito cucito addosso all’attore principale, Colin Firth, magistrale nella sua interpretazione di George, dolente e silenzioso professore universitario che insegna Huxley a studenti annoiati che lo guardano con curiosità quando la lezione si sposta sulle minoranze invisibili e sulla paura. Il gran peso che il regista attribuisce a Firth suggerisce che Mr. Ford sappia quanto prezioso sia un ottimo attore per il suo debutto.

Anche il montaggio di Joan Sobel obbedisce al paradigma Ford: fluido e scorrevole, senza strappi, smagliature o grossolani colpi di forbice.

Tuttavia lo stilista non è a suo agio con gli attori in movimento, ha qualche difficoltà ad essere convincente quando persone e oggetti sono impegnati in modo dinamico piuttosto che graziosamente disposti, e a volte si intuisce troppo chiaramente, e con un certo fastidio, che il suo gusto impeccabile è diretto al massimo della vendita e dell’incasso.

“A single man” è sicuramente un po’ troppo squisitamente vestito ma, grazie all’interpretazione di Firth, un personaggio che resta impresso, un uomo diverso, tormentato dal dolore ordinario e ossessionato dalla gioia, un uomo a pezzi e tuttavia come tutti gli altri.

Barbara Cardella

gen

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Bandi concorsi letterari

Di seguito alcuni bandi di concorsi letterari.


Concorso “RealityOpera” (scadenza 10/05/10)

Premio Nazionale di Narrativa “Valerio Gentile” (scadenza 14/03/10)

Concorso “150strade” (scadenza 30/06/10)

Dora Millaci

gen

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AVATAR

AVATAR

Quindici anni e questa è la storia?


il-manifesto-del-film-avatar-84784E’ impossibile valutare appieno “Avatar”, l’eco-opera dalla lunga e complessa gestazione di James Cameron, se si esaminano separatamente le meraviglie tecnologiche del film e le facilonerie della narrazione. Le accuratissime immagini che il regista di Titanic ci propone sul grande schermo in 3D sono un vero successo sul piano visivo, ma la storia è una totale rielaborazione che manca di qualsiasi guizzo di originalità e di autenticità emotiva.

Anno 2154. La Terra è in pericolo e gli Stati Uniti (chissĂ  poi perchĂ© soltanto loro), inviano soldati e scienziati sul pianeta Pandora, distante milioni di anni luce, alla ricerca di un minerale prezioso, che aiuterĂ  a salvare il pianeta dal disastro ecologico. Sin dalla prima incursione sul suolo alieno arrivano inevitabili i richiami alla guerra in Vietnam suggeriti dalle scene di elicotteri futuristici che calano impietosi su giungle verdi e montagne fluttuanti, una terra piena di insetti esotici, rettili volanti giganteschi e uccelli, bestie temibili come dinosauri, e ferocissimi cani glabri. I Na’vi, gli abitanti del pianeta alieno, sono realistici come ci si può aspettare da gatti bipedi blu alti tre metri e coperti di macchie bioluminescenti. Eppure seducono il pubblico con le loro sembianze feline e l’innegabile destrezza e sensualitĂ  delle movenze. L’immagine è un trionfo, l’animazione in 3D nella sua strabiliante magnificenza diventa un incoraggiamento per lo spettatore a scrollarsi di dosso un modo obsoleto di interpretare l’esperienza cinematografica e a reinterpretarla come se fosse parte integrante della proiezione. Come ha scritto Enrico Ghezzi, nel film “la terza dimensione siamo noi spettatori, sollecitati a correre oltre la velocitĂ  della luce sulle nostre gambe-occhio intorpidite”. Tuttavia, anche se visivamente perfetto, Avatar soffre di una narrazione che è poco originale e spesso estremamente noiosa e prevedibile, e di uno script che manca di connessione emotiva. E’ un peccato che Mr. Cameron, the King of the World, non sia stato capace di pensare ad una sceneggiatura degna del suo spettacolo. La pellicola è inutilmente stiracchiata – 161 minuti apparentemente interminabili –, drammaticamente auto-compiaciuta e semplicistica.

Tematicamente, il film gioca anche troppo superficialmente con il clichè stereotipato dell’invasore malvagio contrapposto all’indigeno virtuoso  e il messaggio globale anti-imperialista e di ritorno alla natura è sicuramente una facile retorica che cattura le simpatie dello spettatore, tuttavia è piuttosto ironico se si considera che il monito proviene da un’industria cinematografica radicata sul business della tecnologia.

Avatar è sicuramente un fenomeno che non si può ignorare, monumentale, imponente e realizzato con una minuziosità e professionalità straordinarie - ma lo stesso si potrebbe dire dello skyline di Dubai, grandioso e incantevole fuori ma vuoto e senza appeal dentro.


Barbara Cardella

gen

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Bandi letterrai

Ecco a voi alcuni nuovi bandi di concorsi letterari


2° BANDO DEL CONCORSO PER L’IDEAZIONE E L’ELABORAZIONE
DI UNA FIABA PER BAMBINI

Premio Internazionale di Poesia “Tropea: Onde Mediterranee” (scadenza
28/02/10)

Premio “Vigonza” (scadenza 31/03/10)

Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Voci” (scadenza 27/02/10)

Dora Millaci

gen

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