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Domenico Monteforte

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CINEMORFISMI LE MASCHERE DELLA FOLLIA

n315125194105_5331CINEMORFISMI LE MASCHERE DELLA FOLLIA SUL GRANDE SCHERMO A VENEZIA Artista: Antonello Morsillo
Inizio: sabato 20 marzo 2010 alle ore 17.00 Fine: domenica 9 maggio 2010 alle ore 20.00 Luogo: Venezia DescrizionePalazzo Abadessa, residenza d’epoca, nel cuore di Venezia, inaugura la personale di Antonello Morsillo CINEMORFISMI LE MASCHERE DELLA FOLLIA SUL GRANDE SCHERMO, una mostra presentata dall’Associazione Espressioni d’arte e da Technolayout group. Cinemorfismi nasce dall’esplorazione artistica di quei luoghi sconosciuti non semplici da controllare, per indagare nella perdita di controllo di se stessi. Antonello Morsillo, nel suo percorso di mutazione dei corpi, ha reinventato le ossessioni di numerosi personaggi cinematografici. Il suo è un viaggio nei meandri folli ed oscuri che abitano le vite spezzate di Tiresia, in I Cannibali di Liliana Cavani, scelto per l’occasione quale locandina della mostra, o Sofia Stolz, in Anima persa di Dino Risi. Un’interpretazione nuova, com’è nuovo anche il nome della mostra, nato dalla fusione morfologica di forma e immagine. Questa decima esposizione, della fortunata mostra, si avvale di una cornice magica e arcana propria di Palazzo Abadessa residenza cinquecentesca. Nato a Foggia, ma romano d’adozione, si immerge nell’arte grazie ad una duttilità espressiva che lo spinge a misurarsi fra canto e scrittura, giungendo all’espressione a lui più congeniale: l’illustrazione. Un mondo artistico denso di rimandi alla mitologia, al simbolismo creato con una tecnica mista di fotografia, grafica digitale, e illustrazione a mano libera. Ne scaturiscono immagini dai contenuti decisi, ma con un’anima sfumata. Morsillo alterna la sua attività di bibliotecario a quella di illustratore. Tra le sue pubblicazioni si distinguono le copertine per i dischi di Rettore, Milva, Patty Pravo, Luigi Tenco, grazie ad uno stile che ben si presta a rappresentazioni iconiche che tratteggiano e fondono il contenuto al soggetto. In occasione del vernissage sabato 20 marzo, alle ore 17, l’autore, presentato da Berardo Bruno, sarà presente in una performance che lo vedrà introdurre i personaggi rappresentati squarciandoli dal loro supporto! Allestimento: Berardo Bruno, Antonello Morsillo. Orari di visita della mostra: tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00 ingresso libero

feb

10

Recensione film: “This is it”

“This is it”


Deriso e incompreso in vita, divinizzato alla morte, non c’è da meravigliarsi che Michael Jackson appaia nella forma di un crocifisso su manifesti e locandine del suo ultimo film, “This Is Itâ€, un lungo documentario sulle prove di quello che avrebbe dovuto essere il suo ultimo, grande tour.
Piaccia o no, qualunque cosa si possa pensare di Michael Jackson, questo film è qualcosa di abbastanza unico, e la cosa va riconosciuta. Il mjfilmato è stato girato da metà aprile del 2009 a pochi giorni prima della morte dell’autoproclamatosi “Re del popâ€, e mostra quanto zelo, lavoro, dedizione (circa 4 mesi serrati) MJ ed il suo staff avessero dedicato a questa rentrée che, per quel che si può intuire, avrebbe dovuto essere il più straordinario evento di tutti i tempi. Nonostante il ridondante manierismo di alcune ricostruzioni video e scenografiche (ad esempio in “Thriller†e “Smooth criminalâ€), tipico di certa tradizione hollywoodiana, nonostante nella maggior parte delle esibizioni sia fin troppo percepibile l’ingombrante presenza di uno spettacolo che mai sarà visto, quasi una promessa non mantenuta, non si può non apprezzare il perfezionismo e l’abnegazione di Jacko, del regista Kenny Ortega, che opera un montaggio accurato legando pezzi di prove nei passaggi da una canzone all’altra (nonostante sia forte, a tratti, la sensazione di assistere al making-of di un banalissimo video-clip), dei ballerini, dei musicisti e dei tecnici, nel provare e riprovare coreografie e musiche, nel sound-check, nel controllo luci, tutte competenze e abilità che sarebbero state profuse nei 50 live-show previsti a partire dalla metà di luglio 2009.
E al centro c’è lui, MJ, protagonista indiscusso di questo omaggio-operazione finanziaria tributatogli dalla Sony che ha sborsato ben 50 milioni di dollari per acquistare i diritti d’autore della pellicola interamente girata allo Staples Centre di Los Angeles. Un’esplosione multimediale, i migliori ballerini del mondo selezionati dopo rigorosi provini alla “Chorus lineâ€, il fior fiore dei musicisti, un enorme e mutevole palcoscenico, gli effetti visivi dei filmati originali che dal proscenio avrebbero dovuto introdurre ogni esibizione sul palco, sono alcuni punti di forza dai quali il regista trae parecchio materiale per il documentario. E i ballerini meritano una menzione particolare per la bravura, la plasticità e l’energia che trasudano arricchendo le performances di Michael Jackson. Chiaramente è lui la forza trainante ma appare smagrito e sofferente anche se non ci sono segni evidenti di problemi di salute, risparmia la voce, non si muove con la stessa elasticità fisica – per carità, normale a 50 anni!- dei tempi del moonwalker di Billie Jean che entusiasmava le folle, ma è anche lucido, attento, meticoloso e ha quella grazia infantile che in lui sembra sempre genuina. Screditato negli ultimi anni da vicende tutt’altro che musicali, con “This is it†MJ si riappropria di quella sua innocenza quasi irreale e la sua immagine ne esce ripulita, l’artista è nel pieno delle sue cognizioni, capace di destreggiarsi nelle sperimentazioni della tecnologia in 3D. Nonostante il battage pubblicitario avesse fatto prevedere affollamenti al botteghino e prevendite alle stelle, le sale cinematografiche sono quasi vuote, anche se sembra che il film stia riscuotendo incassi record. Il tributo è rivolto soprattutto agli appassionati del “re del pop†che sembrano non sottilizzare troppo su certi momenti non troppo convincenti della pellicola e che soli arriveranno alla fine della proiezione con lo stesso entusiasmo della fervente attesa.
E “This is it†(Ci siamo), come testimonianza di un brillante ritorno alla ribalta con una serie di concerti mai realizzati, è inevitabilmente carente. Come sbirciata nei retroscena della preparazione di una delle più grandi star della musica, è una testimonianza e un’eredità straordinaria.
Il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=cyrkcz7msfY&feature=related

Barbara Cardella


nov

3

Mostre di Giuseppe Nubila e Claudia Rachele Giordano

Titolo dell’evento: Personale di Giuseppe Nubiladscn1474-wince1

Artista: Giuseppe Nubila

Spazio espositivo : Caffè emporio

Data di vernissage: 3 novembre Data di chiusura: 29 novembre

Inaugurazione 3 novembre ore 19, Piazza dell’Emporio, 2    00153 Roma

dscn1513-winceA cura di Tiziana Di Bartolomeo e Francesca Romana Afflitto

critica a cura di Gianluca Tedaldi


VISIONA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO


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Titolo dell’evento: La seduzione dell’immagineimg_0274mm-wince

Artista: Claudia Rachele Giordano

Spazio espositivo : Palazzo Abadessa

italiane_al_sole-winceData di vernissage: 7 novembre 2009 Data di chiusura: 6 dicembre 2009


VISIONA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO


nov

3

Wagner a Neuschwanstein

NEUSCHWANSTEIN: TRA MUSICA E FOLLIA

Eretto su una roccia, sopra la gola di Pollat, dal 1869 il Castello Neuschwanstein domina e controlla tutto ciò che è intorno, sospeso e sorretto dalle nuvole che ne incrichard_wagner_by_caesar_willich_ca_1862orniciano la figura così da farlo apparire solo come una visione.

È qui che il re di Baviera Ludwig II creò il suo rifugio, lontano dai pettegolezzi di corte e da quel mondo che tanto disprezzava.

Neuschwanstein fu il primo castello che il Re fece edificare.

Il sovrano curò personalmente la scelta del luogo dove erigere la costruzione del castello, alla ricerca di un angolo nel quale ogni stagione evidenziasse la bellezza della fortezza e, il frequente fenomeno delle nuvole basse potesse ricreare un’atmosfera fiabesca ed impalpabile.

Ludwig concepì Neuschwanstein come un paradiso ultraterreno dove far rivivere i suoi sogni e rifugiarsi da una realtà che lo avrebbe voluto partecipe degli eventi politici del Paese.

Progettato dallo scenografo Cristian Jank, lo fece costruire nello stile dei castelli cavallereschi medievali, forte della sua ossessione di usare l’architettura come una scenografia di quelle saghe nordiche che lo appassionavano e che, il suo amico Richard Wagner, trasponeva superbamente in musica.

Una forte ammirazione legava il sovrano al musicista delle saghe nordiche e, infatti, quando nel 1864 Maximilian II re di Baviera si spense, lasciando in eredità al figlio Ludwig II la corona, questo dichiarò che l’unico provvedimento urgente da prendere era quello di condurre Richard Wagner a Monaco.

Il “Divino mio unico Tuttoâ€, così era solito riferirsi al compositore, fu spesso ospite a Neuneuschwanstein_castleschwanstein e fu proprio il sovrano a garantirgli la serenità necessaria per comporre, data la pensione di ben 8000 fiorini che gli corrispondeva, fino a quando però fu costretto ad allontanarlo a causa delle lagnanze del Governo: Wagner era troppo costoso per le casse dello Stato.

Seppur lontano, Ludwig poteva continuare a rivivere le meraviglie del genio wagneriano solo passeggiando tra le stanze del suo incantevole castello.

Gli interni sono infatti sfarzosi omaggi alle opere ed al mondo ideale di Richard Wagner, dalla Sala dei Cantori ornata da raffigurazioni del Parsifal, alla stanza da letto dove primeggiano le scene del Tristano e Isotta.

Ed è tra queste mura, anche se solo per pochi mesi, che il sovrano alimentò il suo amore per la solitudine e nutrì gli stessi ideali che ispirarono il compositore di Lipsia: la libera individualità contrapposta alla società ed alle leggi del “dover essereâ€, l’umanità lancianormal_fairytalefantasyneuschwansteincastlebavariagermanyta in una sfida di morte, il mito inteso non più come chiave per interpretare la realtà, bensì come mondo fuori dal tempo e dalla volontà in cui per agire è necessario essere sapienti, puri e soprattutto folli, quella follia che porterà, così come Sigfrido, anche Ludwig alla morte.

Il cadavere del Re verrà trovato nelle acque del lago di Stanberg, forse tradito, come Sigfrido da Brunilde, dai suoi stessi ministri che lo credevano pazzo.

O forse che l’imperatrice Elisabetta di Baviera aveva ragione nel considerarlo non un folle, ma solo eccentrico amante dei sogni e dell’ideale romantico, di quello Sturm und Drang tanto caro ai tedeschi che è stato capace di consumare l’ultimo vero sovrano di Baviera, il Re che da Neuschwanstein poteva, con un solo sguardo dominare, illudendosi, l’indominabile: la Natura.


Avv. Elisa Lucarelli

ott

22

Mostra di Jessica Pintaldi

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PERSONALE DI JESSICA PINTALDI
Caffè Emporio 6 > 31 OTTOBRE 2009
Inaugurazione 6 ottobre ore 19
Piazza dell’Emporio, 2 00153 Roma

A cura di Tiziana Di Bartolomeo
e Francesca Romana Afflitto

Organizzazione: Seven Pm 3471828458
www.sevenpmeventi.it info@sevenpmeventi.it
Espressioni D’Arte
www.espressionidarte.it info@espressionidarte.it

“Pittura come naturaâ€, potrebbe essere la frase chiave per interpretare il lavoro di Jessica Pintaldi. Il pregiudizio moderno verso la mimesi, intesa come rincorsa un po’ frustrante dell’apparenza naturale va superata intendendo questo rapporto fra artista e mondo circostante come uno sposalizio, un reciproco dono di coscienza e realtà.

In parole più semplici, non si tratta di “imitare la natura†nella sua scorza esteriore ma di essere creativi “allo stesso modo della naturaâ€.

Jessica sembra maneggiare il pennello con la leggerezza, anzi,  l’arrendevolezza che hanno le creature marine verso l’acqua (o ciò che vola rispetto al vento): accoglienza di quella forza “altra†da noi ma, allo stesso tempo, l’appropriazione della sua segreta regola e, quindi, fare di ciò che è estraneo il nostro elemento.

set

25

Da Roma all’Antica Bisanzio

locandinack-wince

“Da Roma all’antica Bisanzioâ€


La neo scuola romana in mostra ad  Istanbul.

paesaggiocosmedin-05-winceArtisti : Cristina Annino , Mauro Baldino, Massimo Fiocco, Antonio Laglia, Germana   Ponti, Gianluca Tedaldi
Inaugurazione: 17 ottobre 2009 alle h.18,30
Spazio espositivo : Cemal ReÅŸit Rey Konser Salonu
Darülbedai Caddesi 9, Harbiye - Istanbul

Data di vernissage:  17 ottobre 2009

Data di chiusura:  31 ottobre 2009

Abstract :Inaugurerà a Istanbul nella prestigiosa sala dell’auditorio“Cemal ReÅŸit Rey Konser Salonu†la mostra di sei pittori italiani , il titolo della mostra è “Da Roma all’antica Bisanzioâ€. L’evento è un momento di significativa importanza nell’ambito degli scambi culturali tra Italia e Turchia .

Orari di apertura: tutti giorni dalle 9.00 alle 18.00

Ingresso libero

Infoline  0212 232 9830 2008-100-x-70-riflessi-di-piazza-di-spagna-gra-wince

Testo critico di presentazione : Gehum Tabak

Ufficio stampa: a cura di Tiziana Di Bartolomeo

e-mail: ufficiostampa@espressionidarte.it ;

www.espressionidarte.it;

Catalogo in sede

Inaugurerà a Istanbul nella prestigiosa sala dell’auditorio“Cemal ReÅŸit Rey Konser Salonu†la mostra di sei pittori italiani , il titolo della mostra è “Da Roma all’antica Bisanzioâ€.

L’evento è un momento di significativa importanza nell’ambito degli scambi culturali tra Italia e Turchia . I sei artisti, Cristina Annino, Mauro Baldino, Massimo Fiocco, Antonio Laglia, Germana Ponti, Gianluca Tedaldi, presentano una serie di lavori sostanzialmente degli ultimi dieci anni della loro produzione. Le opere eseguite con varie tecniche pittoriche, si 2009-60-x-90-scena-teatrale-gra-wincearticolano dal figurativo alla pura essenza cromatica su tematiche della tradizione di Scuola Romana quali paesaggi, figure, riprese delle vestigia dell’antica Roma, con alcuni omaggi alla città di Istanbul. La peculiarità di questa rassegna non vuole essere la mera rappresentazione di immagini fine a se stessa, ma un momento di riflessione sulla situazione dell’arte contemporanea italiana, confrontandola con la produzione di altre realtà artistiche. In un momento in cui i processi di globalizzazione e integrazione si sviluppano in maniera esponenziale in alcune aree del tessuto sociale che si affacciano sul Mediterraneo, gli eventi artistici diventano riferimento prezioso purchè questi processi evolutivi si sviluppino in un contesto armonico e nel rispetto delle proprie tradizioni culturali. Gehum Tabak.


set

16

Audio Poesia: Non t’amo se non perché t’amo

Non t’amo se non perché t’amo

( Pablo Neruda - Recitata da Paola Gassman)

Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.


PER ASCOLTARE LA POESIA CLICCA QUI’


set

4

“Rivelazioni con figure†Villa Beatrice (BO)

Mostra d’Arte

“Rivelazioni con figureâ€

Villa Beatrice (Comune di Funo di Argelato – Prov. Di Bologna).


dipinto-di-luigi-favalli-wince

Il tema di questa mostra è emblematica delle opere in esposizione.

L’ arte è rivelazione: della

bellezza, dell’emozione, della libertà, dell’impegno svincolato dai manierismi, della forma e del sentire di chi crea e rivela la sua visione della realtà.

Scrivere di arte contemporanea, cercarne il senso e l’eventuale storicità, oggi non ci porta da nessuna parte , sarà il futuro a decretare quali

scelte artistiche resisteranno al trascorrere del tempo e rappresenteranno la nostra realtà.

Oggi l’arte è essenzialmente banco di prova per nuove combinazioni e schemi, gli artisti sanno che riprodurre ciò che vedono è una dipinto-di-sauro-benassi-wince

contraddizione, ciò che vediamo è plasmato dalla nostra conoscenza, dalle nostre opinioni spesso costrette da un continuo riflettersi di immagini , provenienti da una moltitudine di informazioni.

Gli artisti sono inventori, viaggiano attraverso un marasma di sollecitudini, hanno a portata di mano migliaia di scelte diverse, passate e presenti, tra cui fare le loro scelte.

Adulti che giocano, che hanno intatto il senso della meraviglia che segue ogni scoperta, e di stupore si tratta quando si percorre l’ itinerario di questa mostra che in ogni sala ospita un artista riuscendo a coniugare il fascino del passato con il messaggio dell’arte contemporanea.

Nella Sala dell’Astronomo è la sensualità delle opere di Gil David.

scultura-di-daniela-rinaldi-winceNella Sala del messaggero degli dei, il dio alato Mercurio, troviamo le sculture di Halloumi Abdessamad, linee curve che generano un equilibrio mai scontato e simmetrico. Sculture Raku, ricordo di antichi idoli della fertilità che non soggiace ad alcun vincolo. Halloumi crea figure con materiali da riciclare, Veneri contemporanee che delle antiche statue hanno le menomazioni, legami forti per sottolineare il trascorrere del tempo: l’uomo del passato e quello del presente uniti nel messaggio universale dell’ arte, che in questo artista è particolarmente vivo, tanto da far credere in un suo brillante avvenire, già attestato da numerosi riconoscimenti in campo internazionale.

Il Salone della Musica ospita le sculture di Elio Talon e i dipinti di Luigi Favali. Paesaggi dell’anima quelli di Luigi Favali, accenni sospesi nellascultura-di-elio-talon-wince loro incorporeità, forme che da un principio figurativo sfumano nella leggerezza dell’informale. Orizzonti realizzati in dissolvenza che suggeriscono un’atmosfera onirica, la dimensione del sogno ottenuta con pennellate morbide e libere in una felice chiarità ed efficacia illuministica. Nel silenzio suggerito da questi dipinti possiamo udire i suoni di una natura idealizzata restituita a noi nella sua intatta bellezza.

Toni di silenziose presenze nelle sculture di Elio Talon che esprime con le sue opere un senso poetico dello spazio e attraverso esso ricerca di equilibri animati dalla leggerezza dell’essere.

Sculture in terracotta refrattaria spesso arricchite dall’inserimento di piume bianche ad esprimere il desiderio di staccarsi dalla terra da cui son nate in una sorta di ressurrezione mistica . Religiosità nella sua espressione più arcana è quanto suggeriscono le opere di Talon e in un immaginario deja vu ci rimandano le note musicali che aleggiavano, nel passato, in questa sala.

Nella Sala Dei Lottatori i tessuti dipinti di Lara Farnè hanno la ricercatezza di certi manufatti antichi , colori e disegni che raccontano la ricerca della bellezza attraverso lo studio e la composizione di diversi tessuti e disegni, l’artista definisce la sua arte “ cellulare†perchè come cellula nasce e si arricchisce di elementi e figure, antichi simboli, geometrie razionali e improvvisi raggi luminosi nell’universo fantastico di Lara.

scultura-di-giusy-marchesini-winceNella Sala Degli Uccellatori le sculture di Giusy Marchesini sembrano voler racchiudere dentro di sè il senso del racconto di questa artista che esprime con la scultura la sua energia creativa, le sue figure si presentano morbide e sensuali, seduttive e si mostrano per il desiderio di piacere .

I simboli della femminilità, scarpe plasmate per rivelare il passo di chi le indossa, colori opalescenti che catturano la luce e danno vita alla materia inerte. Ballerine formose e leggiadre nella cui realizzazione Giusy Marchesini ha enfatizzato la dinamicità della figura.La liricità del classico ben si sposa con l’uso dell’ antica lavorazione di origine giapponese detta “ Raku†che significa gioire il giorno, in queste sculture vive il mondo interiore e l’intima religiosità del quotidiano raggiunti attraverso una rigorosa ricerca dell’essere artista.

La dinamicità delle tele di Sauro Benassi ci accoglie nella Sala Degli Uccelli Palustri, pittura esistenziale quella di Benassi, con un percorso che hascultura-di-halloumi-abdessamad-wince le sue radici nella sintesi della materia, come un moto perpetuo attraverso la definizione dello spazio. La superficie pittorica viene trattata matericamente, senza concessioni ad un facile lirismo l’artista evidenzia la vivacità cromatica e il carattere delle sue raffigurazioni attraverso la contrapposizione di tecniche. Gli accenni figurativi scomparsi sono la rivelazione di un mondo artisticoin continua tensione.

Nella Sala Dei Pesci pittura e scultura per Brunella Ranzetti: colori prorompenti in paesaggi immaginari, da una tela all’altra la Ranzetti ci conduce in luoghi incantati tanto improbabili quanto reali. Soggetti in movimento emergono da sfondi fantastici raccontano l’emozione suscitata dal rapimento dell’immagine poetica. Un paradiso terrestre cercato e creato attraverso l’amore per il colore che l’artista mette anche nelle sculture etniche.

Nella medesima sala la plasticità e la forza della scultura di Daniela Rinaldi, la forza primordiale della terra da cui sembra nascere una potente figura femminile, tema caro a quest’artista che testimonia la matrice biologica dell’istinto creativo evocando dal passato al presente il mito della dea terra. Nell’immagine scolpita c’è il senso di appartenenza ad una tradizione scultorea che dalla matrice antica sprigiona la forza stessa della scultura.

dipinto-di-brunella-ranzetti-winceLa scultura raffigurante una dolcissima sirena è l’opera di Silvia Pasquali, figlia di Brunella Ranzetti, allora dodicenne.

Nella Sala Del Fanciullo l’incontro con la fantasia e l’arte di Claudia Marchi, innumerevoli metamorfosi di colori in una composizione pittorica astratta, un ben riuscito connubio tra colorismo e astrattismo, in una capacità narrativa emozionale che è il substrato di una pittura tutta tesa ad una rappresentazione della realtà concettuale fatta di elementi narrativi, di impulsi inconsci che danno vita ad immagini latenti che si risvegliano alla nostra lettura nel momento in cui attraverso l’automatismo pittorico vengono trasferiti sulla dipinto-di-claudia-marchi-wincetela.

Nella Sala Dell’ Eremita la simbologia e la maestria delle opere di Alessandra Stivani e di Evans Vivarelli aggiungono fascino alla magia di questo luogo.

Il percorso di questa mostra termina con le opere di Evans Vivarelli ceramista e ceramologo.

Struttura lineare e tecnica magistrale sono gli elementi che caratterizzano i lavori di questo maestro, gli oggetti da lui realizzati hanno la bellezza della essenzialità, il semplice manufatto diventa una superiore espressione artistica grazie all’abilita e alla passione messe al servizio di questa arte.

Le forme pure ed antiche di Evans Vivarelli chiudono idealmente la nostra visita, il senso e il ritmo dei nostri passi alla ricerca della rivelazione dell’ arte “ una quotidiana creatura, da assaporare per conoscere di cosa sanno tutti i possibili mondi creati dagli artisti†.


Fiorella Sales

(Critico D’arte)

In Collaborazione con Marco Solferini


ago

31

Ilaria Meli

ILARIA MELI


La sua pittura è legata a una intenzione fortemente coloristica,  usa soprattutto i colori ad olio, applicando il colore sul supporto (tela o legno) in maniera molto corposa, come se  fosse il colore stesso a comporre l’immaginario dell’artista, attraverso lo spesso strato pigmentato.
La forma che crea è un immagine dettata e riprodotta dalla mente e dai suoi ricordi, dotata di un movimento tremulo, frammentato e deformato, è prodotto da ciò che si ricorda, quindi appare composta per lo più da toni di colore e contorni indefiniti, ma supportata dalle linee compositive importanti.
Per quanto riguarda la punta secca è una passione in via di sviluppo, ma per l’artista è una tecnica dotata grandi porprietà espessive e di una forza tale che proviene dal graffio inciso con forza e foga sulla lastra, per poi essere stampato con grande curiosità di scoperta.
Sarebbe molto interessata ad affrontare la professione di illustratrice in quanto ha una fervida immaginazione ed è affascinata dalla libertà espressiva che può offrire.

lug

16

Rec. cong.di “Angeli e Demoni e Gli Illuminati di Bavieraâ€

Recensione di: “Angeli e Demoni†e “Gli Illuminati di Bavieraâ€



Genere: Avventura / romanzo storico

Autore: Dan Brown / Augustin Barruel


Angeli e Demoni è un romanzo d’avventura.

Gran parte di quello che è possibile scrivere, sull’opera letteraria, si mischia inevitabilmente con il nome dell’Autore, Dan Brown, a causa delle vicissitudini legate al Codice da Vinci.

angeli-e-demoniIn verità, Angeli e Demoni è stato scritto prima (nell’anno 2000) ed è certamente una narrazione dallo stile avvincente, e coinvolgente, ma in nessun caso archeologicamente blasfema.

Anzi, i rilievi storici ed artistici sono precisi ed entrano a far parte di quella che è o meglio vuole essere, la figura del protagonista: il Prof. Robert Langdon

Questo personaggio è una sorta di testamento vivente e biologico dell’Autore.

Infatti, il nome è anzitutto ispirato da una persona vivente, John Langdon: professore di tipografia alla Drexel University.

Costui crea degli “ambigrammi†e cioè delle scritte che possono essere lette sia da destra che da sinistra oppure sia da sopra che da sotto.

Il che li distingue dai c.d. palindromi, che invece possono essere letti solo, tanto da destra quanto da sinistra.

Il più famoso di quest’ultimi risale al Medioevo ed è un “semplice†indovinello latino: “In girum imus nocte, ecce, et consumimur igni†La frase può essere letta anche a ritroso ed il significato non cambia.

Nell’epoca passata si ipotizzava che le frasi c.d. palindrome avessero una valenza magica o meglio esoterica, e che fossero formule da pronunciare per poi bruciare il foglio sul quale erano scritte.

L’origine invece, si fonde con la leggende e si presume che l’inventore sarebbe stato il poeta greco Sotade, vissuto nel III secolo, in Alessandria d’Egitto.

Anche gli ambigrammi sono stati tacciati avere significati esoterici, ma più spesso per scopi commerciali, data la loro natura curiosa e accattivante.

Il Professore del romanzo, insegna presso l’Università di Harvard ed è un esperto di simbologia religiosa.

Portatore di un bagaglio di conoscenza, il Professore si scontra con una realtà da thriller all’americana, fatta di mistero, inseguimenti, uccisioni e personaggi ambigui, sullo sfondo della Città del Vaticano.

Ovviamente, lo stile è quello avventuroso, con rapidi cambi di scena ed un evoluzione vorticosa che punta al momento più drammatico: la rivelazione, metaforica, dell’ambivalenza del potere.

Da un lato infatti, la centralità del credo religioso sembra in conflitto con la natura umana della credenza intima e terrena dell’equilibrio.

La Chiesa, viene rappresentata non come un Istituzione che genera persone, bensì individui che ne entrano a far parte e certamente sviluppano un ego che non necessariamente è una simbiosi di natura teologica con le sacre scritture.

In altri termini, la natura umana prende il sopravvento, anche se si tratta di religiosi, ma l’Autore insinua il dubbio che questo accada solo nel gli-illuminati-di-bavieramomento di “vacanza†dall’ordine e dalla gerarchia cui la Chiesa è votata, infatti, la vicissitudine si svolge durante un Conclave, per l’elezione di un nuovo pontefice.

La c.d. setta degli Illuminati è un argomento assai più complesso e ci introduce al secondo testo di questa recensione.

Va detto che, è esistita veramente, e chiunque voglia leggerne in proposito può cercare in libreria il testo di Johann Adam Weishaupt che si intitola: “Gli illuminati di Baviera†(è tradotto anche in Italiano) oppure documentarsi tramite l’onnipresente wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Illuminati

L’origine risale al 1776, ma secondo alcuni studiosi la si potrebbe retrodatare di qualche anno per via del fatto che in precedenza era un semplice “progettoâ€.

La natura dell’organizzazione era di stampo Massonico, non a caso in quel periodo storico sorgevano innumerevoli Logge Massoniche in tutta Europa. Va rammentato che è del 1717 la costituzione della Gran Loggia D’Inghilterra.

Le società segrete, si potrebbe affermare, come fossero all’ordine del giorno o meglio, della notte, visto che buona parte dei riti erano officiati al calare del sole.

Il punto è che, a differenza di molte altre Istituzioni (termine comune, nel dialogo, per identificare la Massoneria, senza citarla), quella degli Illuminati, funzionò.

In che modo? Beh.. diciamo che riuscì a creare un forte corporativismo introducendo un concetto che successivamente le valse la nomea sinistra ed occultista: il sacrificio.

Non una banalità ritualistica o fisica, bensì una devozione che sfociava nell’apertura incondizionata dei cancelli del proprio “Ioâ€: l’ego dell’uomo intimamente legato alla sua intrinseca ed interiore evoluzione.

Si potrebbe affermare che gli Illuminati sacrificano la ragione all’altare dell’evoluzione, la cui rinascita comporta la creazione di un individuo macchinoso e contorto che fa dell’incompletezza interiore una arma per il controllo di sé e della società, intesa come sistemi interagenti a matrice complessa.

In un certo senso gli Illuminati ebbero a considerare non tanto l’Obbedienza alle regole e allo stile, oltre che la segretezza finalizzata al concetto di Fratellanza, bensì la rottura di ognuno di questi elementi. In estrema sintesi, la principale debolezza umana: l’errore.

Cerco adesso di fare un breve excursus basandomi su innumerevoli letture e senza assumere il tono saccente della didattica.

Anzitutto, la Loggia degli Illuminati è esistita e, secondo fonti, non ufficiali, si è anche più volte ricostituita.

Recentemente, non pochi sono stati gli ex. aderenti al Grande Oriente Italiano (c.d. GOI, la prima Obbedienza d’Italia) al centro di una presunta ricostituzione degli Illuminati, secondo una stampa “undergroundâ€, peraltro con sede, niente di meno che, a P.zza di Spagna, in Roma!

Di fatto, pare che gran parte della documentazione relativa alle ricostruzioni dei tentativi di rifondazione della Loggia siano segreti.

Soprattutto, per quanto concerne un potentato bancario internazionale che ebbe a coalizzarsi nei confronti del comune nemico socialista/comunista, del passato, e che avrebbe visto come partecipi i vertici di alcune delle più importanti e note case d’affari o c.d. marchant banks.

In effetti, la notizia che si fonde con la diceria, e che non ha fondamento di prova alcuna, vorrebbe le liste degli aderenti al sicuro, in una cassetta di sicurezza di una Banca Svizzera (Banque Piquet) o perlomeno, si sostiene, che ci siano stati.

Certo che, se il c.d. Vangelo secondo Giuda era custodito in una cassetta di sicurezza della Long Island (USA), non vedo perché, i Confratelli Illuminati, non possano starsene tranquillamente in Svizzera!

Tali liste sarebbero rigorosamente cartacee per il timore ossessivo di essere oggetto di atti di pirateria informatica, che potrebbero sottrarre tali nominativi.

Del resto questo tema è lungamente sostenuto da una copiosa bibliografia degli eventi legati alle Logge Massoniche, che prendono sempre come depositari delle liste o Professionisti, con i loro armadi chiusi a chiave, oppure altri soggetti con cassette di sicurezza oppure casseforti, stile film americano.

Ma ovviamente questa verità diventa un romanzo: è assai facile divagare su argomenti come questi e gli spunti per una narrazione non sono certo pochi.

Di veritiero c’è che praticamente tutte le Istituzioni Massoniche hanno, nel corso dei secoli, cercato di applicare i precetti di Johann Adam Weishaupt.

Addirittura, non molti sanno che, persino il celebre occultista inglese Aleister Crowley fu iniziato ad una Loggia Massonica, pesantemente ispirata ai contenuti degli Illiminati e non solo.

Sganciatosi dalla Fratellanza, l’occultista seguì altre pratiche, ma nel mentre della sua permanenza ebbe modo di conoscere un altro personaggio che non poco trasse dagli insegnamenti massonici illuminati, la sua ispirazione per creare un movimento: si trattava di Ron Hubbard, che creò Scientology.

Hubbard infatti nel 1945 conobbe e frequentò (le ragioni sono oggetto di una lunga serie di opinioni divergenti) uno dei protetti di Crowley, tale Parsons.

Il meccanismo di apertura praticato da quest’ultima associazione, la c.d. confessione per scalare i gradi o, come sono definiti in questo caso gli “O.T.†è esattamente uno dei precetti applicati da Weishaupt.

Come sopra ho spiegato, infatti, il timore di Weishaupt era quello che, il legame iniziale cioè l’adesione attraverso l’iniziazione, si potesse, con il tempo, affievolire.

Questo sarebbe potuto accadere per molteplici ragioni: forse per scarsa adesione, ma anche per altri fattori, come per esempio una debolezza dovuta a un ricatto o magari il timore della morte che avrebbe avvicinato ad altre credenze, non ultima quella religiosa.

Di fatto Weishaupt aveva compreso quanto poteva essere inaffidabile l’animo umano e, in particolare ebbe a preoccuparsi di come le stesse società segrete si sarebbero potute spaccare per insidie del tutto interne.

Quindi, la confessione dei peccati, se pubblica, fungeva da arma di liberazione interiore, ma anche di potenziale ricatto.

Basti pensare, per esempio, cosa avrebbe potuto significare il rendere noti, magari anche producendo prove, certuni interessi sessuali o prassi di carriera.

Una considerevole applicazione di questi precetti degli Illuminati, fu fatta, poi, dalle giovani confraternite americane che ebbero a funzionare particolarmente meglio di quelle più vecchie europee.

Infatti, mentre nel vecchio continente si affermava il flagello delle lotte intestine, spesso determinate da Logge che si trasformavano in veri e propri alveari di raccomandazioni e favoritismi per gli aderenti e la relativa prole, in America certune applicazioni dei precetti Illuminati, fondavano potenti e assai influenti confraternite.

In particolare, di provenienza universitaria che successivamente ebbero anche un riflesso notevole in alcuni ambiti della società americana.

In effetti, alcune organizzazioni relative ai servizi segreti, quali ad es. l’OSS, antecedente della più nota CIA, ebbero una fortissima infiltrazione massonica al loro interno, proprio da quelle Logge che applicavano i criteri degli Illuminati.

La crisi Massonica del vecchio continente, del resto, è stata ben sintetizzata nella lettera che Lord Northampton ha pubblicato nel 2008 e dalla cui lettura ci si può fare un idea interessante di come si lo stesso Lord a dichiarare che la Gran Loggia Unita d’Inghilterra sta attraversando una profonda crisi.

E’ veramente interessante, per lo studioso, comparare quello che è scritto nella lettera con i timori di Weishaupt: c’è coincidenza.

Per esempio, Lord Northampton critica apertamente il meccanismo di ingresso nella Massoneria e il poco tempo con cui si accede ai gradi superiori che non consente di acquisire un adeguata padronanza della ritualistica, la quale sembrerebbe decaduta a prassi giudicate noiose da molti Confratelli.

C’è una prevalenza del materialismo ad usufrutto carriera che inevitabilmente sfocia nel personalismo e come tale rende difficile la c.d. Obbedienza, portando alla creazione di vere e proprie correnti di pensiero, a volte talmente distanti da dequalificare il concetto stesso di fratellanza.

Weishaupt fu certo in anticipo sui tempi.

Tuttavia, va infine aggiunto che, a differenza del dato storico e dei riferimenti esoterici oltre che archeologici, la loggia degli Illuminati era particolarmente pratica e scarsamente interessata all’esattezza della ritualistica, che in effetti semplificava brutalmente.

Questo era dovuto al fatto che, secondo Weishaupt il miglior modo era sfruttare, o meglio controllare, i c.d. stolti, cioè persone facili da controllare perché amanti dei piaceri terreni e non abituati a coltivare l’intelligenza.

A quest’ultimi era il si il caso di insegnare, ma cose semplici e non troppo complesse.

Non a caso, le Logge più giovani, che ne hanno adottato i precetti, oltreoceano, sono lontane dalla correttezza ritualistiche più antica, che rappresenta un enorme bagaglio culturale massonico (troppo lungo per essere, anche solo sinteticamente espresso in questo ambito).

Si può pertanto concludere affermando che, gli Illuminati sono morti, sepolti e poi, proprio come vuole la tradizione Massonica, rinati! Ma ciò è accaduto attraverso gli scritti e l’interpretazione degli stessi.

Ovviamente, non tutto ciò che è stato, può considerarsi veritiero, nella ricostruzione, perlomeno non al 100%, peraltro, buona parte di questi argomenti sono stati spesso oggetto di teorie del complotto globale o altre fantasiose affermazioni.

Certamente il lettore potrà, se lo desidera, andare in biblioteca e libreria per leggere il libro su Weishaupt, scritto da Augustin Barruel: “Gli Illuminati di Baviera†e dopo, magari, “Angeli e Demoniâ€. Il primo per conoscere una parte della storia, il secondo per appassionarsi ad una trama avvincente.

Dott. Marco Solferini

lug

9

Antonio Laglia

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Antonio Laglia

Frequenta il liceo Artistico a Roma dove incontra il Maestro Enrico Gaudenzi .

Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma al Corso di pittura del Maestro Alberto Ziveri, ed incisione con il maestro Arnaldo Ciarrocchi.

Per visionare il suo curriculum artistico CLICCA QUI’

CRITICA

La frequentazione dei maestri del Realismo del passato e del presente ha confermato Antonio Laglia nel suo percorso di fedele aderenza al mistero e alla ricchezza che deriva dal rapporto con il vero.

Come disse Caravaggio, per lui la pittura consiste nel mettere lo stesso impegno nella realizzazione di una figura come nel ritrarre di un vaso di fiori; è un genere di arte che impegna il pittore anche sotto il profilo morale ed esistenziale: non si tratta di fare oggetti per il godimento del pubblico ma di scoprire e trasmettere una profonda vertigine che è quella del contatto con l’intimità del vero.

Anche nella psicanalisi ricorre il l’opinione che, di fronte ad una verità senza veli, l’essere umano tenda a ritrarsi e costruire degli adattamenti, a rivestirla in modo più accettabile per la sua sensibilità. Ciò che sembra così innocuo - l’indagare nel profondo della quotidianità - può invece riservare fortissime sorprese perché niente è come appare e la verità scoperta di nuovo è sempre sconvolgente.

Caravaggio diceva anche che la sua stima andava ai pittori che si riferissero, nel dipingere, al modello in posa, non al repertorio della fantasia. Anche questo è un aspetto tipico della pittura di Antonio Laglia. Dietro ai sui quadri ci sono lunghe sedute di posa nelle quali il rapporto umano con il modello (oppure di semplice contemplazione nel caso di oggetti) è stato determinante.

Lo spettatore poco esperto potrebbe essere portato a sottovalutare la densità di queste opere perché la nostra epoca ci ha abituati alla pittura di derivazione fotografica che, però, è tutt’altra cosa rispetto al lento e tenace lavoro di riscontro sul vero reale. La qualità che ne deriva penetra lentamente nella sensibilità di chi osserva il quadro ma tende a radicarsi profondamente ed a lasciare un segno indelebile.

Storico dell’Arte Gianluca Tedaldi

Alcune opere di Antonio Laglia

Per Info: Tiziana Di Bartolomeo www.espressionidarte.it

lug

6

Alessandra Carloni

ALESSANDRA CARLONI

Da alcune delle mostre in cui ha esposto ….


2006: Il linguaggio della decorazione collettiva degli studenti dell’Accademia Di Belle Arti Di Roma.

2006: “La decorazione per noi”, mostra d’Alessandra Carloni e Ilaria Meli.

2006: “Linoelumgrafieâ€, collettiva d’incisioni presso il comune di Formello.

2006: Personale presso il Bastione di Sant’Anna a Mondolfo (PU).

2006: “Visibile e Invisibile “ collettiva a San Benedetto Po’ (MT).

2009: “Adrenalinaâ€:collettiva di arti contemporanee organizzata dal Comune di Roma.

2009: “Identità mutanti†collettiva di fotografie, presso il Circolo Culturale Bertold Brecht a Milano.


Qualche dipinto…


giu

27

Mostra di Michela Lenzi

MICHELA LENZI

 

Nata a Roma nel 1967, dove vive e lavora. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione di Pittura con il professore Enzo Brunori e nel 2005-2006  si specializza nel Web Design.

Ha compiuto varie esperienze lavorative e collaborazioni nel mondo del restauro, del cinema, del Web Design.

Per visionare le sue mostre CLICCA QUI’

personale-michela-lenzi

Alcuni Dipinti

 Per Info: Tiziana Di Bartolomeo www.espressionidarte.it

giu

24

Roberto Mercoldi - Intro(pro)spettive

Titolo dell’evento: Intro(pro)spettive

 

 

 

 

Artista: Roberto Mercoldi

Spazio espositivo : Zenworld  Via degli Scipioni, 243  - 00192 Roma

Data di vernissage: 21 luglio

Data di chiusura: 31 agosto

Orari di apertura: Info orari  06.3213420 Info mostra 339.6625523

Ingresso libero
Orario di vernissage: 18,30-19,30

Curatrice : Tiziana Di Bartolomeo
Ufficio stampa:  
ufficiostampa@espressionidarte.it ;

www.espressionidarte.it

Testo critico di presentazione:
testo di Gianluca Tedaldi
www.zenworld.it     

www.robertomercoldi.it

 

invitozen1La riflessione sul rapporto fra il tempo e lo spazio fisico è una delle più significative avventure intellettuali della modernità. Le scienze, che hanno ottenuto nel secolo appena trascorso un prestigio straordinario, hanno molto indagato su questa inaspettata continuità che agli stessi filosofi lancia una sfida seria. Nelle arti figurative il Futurismo si è aperto alla velocità (e, quindi al movimento, al tempo-che-scorre) cercando di rappresentare tutto questo con i mezzi della pittura o della scultura. In apparenza, una battaglia perduta perché le forme immobili, fatte per l’eternità, delle arti figurative tradizionali sembrano non avere risorse per coronare l’aspirazione degli artisti ad esprimere l’attualità in trasformazione. Eppure, in Boccioni, Sironi, nella stessa Aeropittura quella che sembrava una difficoltà insormontabile è stata anche l’occasione per scoperte inattese. In effetti, la pittura (anche se si potrebbe dire lo stesso di tutte le arti) va cercando qualcosa di più che la pedissequa imitazione dei fenomeni, ne cerca lo spirito che li ha generati e li fa evolvere. Questo “spirito†che anima cose e avvenimenti non ha bisogno di rivestirsi di molta materia; basta quel minimo che serve ad articolare un linguaggio o, nella pittura, una figurazione. (G. Tedaldi)

Alcune opere di Roberto Mercoldi

 

  Per Info: Tiziana Di Bartolomeo www.espressionidarte.it 

giu

24

Sebastiano Messina - Lo sguardo del sacro

 Lo sguardo del sacro

 

 

Artista:Sebastiano Messina

Spazio espositivo : Castello Aldobrandesco Collacchioni

Data di vernissage: 14 luglio -Data di chiusura: 20 luglio

 Orari di apertura:10-12.30  e  17.30-23

 Ingresso libero

Orario di vernissage: 18,00

Curatrice : Tiziana Di Bartolomeo

Ufficio stampa:   ufficiostampa@espressionidarte.it ;

www.espressionidarte.it

Testo critico di presentazione:

testo di Gianluca Tedaldi

  

01-capLo Sguardo del Sacro

 L’arte fotografica con la crisi dei sistemi visivi e dell’espressività tradizionale (cioè delle tecniche storiche come la pittura da cavalletto), ha raggiunto nell’ultima decade un prestigio imprevedibile. La sua forza sta nell’obiettività, in quel suo accreditarsi come immagine “vera†in quanto ottenuta per via meccanica e con uno strumento non emozionato.

Come si vede, questa premessa mette in un certo senso avanti ragioni che sono opposte a quelle che garantiscono il successo delle fotografie di Sebastiano Messina.

L’artista, infatti, forza il mezzo riproduttivo proprio in direzione della visionarietà. Questo fatto, di cercare la “difficoltà†del proprio strumento o linguaggio e, dopo averla individuata, non fuggirla od aggirarla ma farne un mezzo di incremento della propria intensità creativa costituisce uno dei più affascinanti enigmi della storia artistica. Non è un mistero che proprio dal contrasto di durezza marmorea e cedevolezza epidermica che le sculture berniniane della Galleria Borghese ricevono eterna ammirazione.

Nel caso di Messina, la “durezza†sarebbe ciò che nella nostra esistenza sembra essere un’implacabile determinismo delle cose, una materialità04 senza riscatto di tutti gli oggetti inanimati. L’artista si ribella: vuole cavare vita da ciò che appare inerte o sfruttato o troppo noto, banale. Vuole recuperare il mistero come per indicare che la segreta linfa della vita è solo discesa un poco sotto la superficie, non è spenta.

Il mistero, ciò che spaventa e rigenera allo stesso tempo è quindi in agguato ma non si offre che all’attenzione di chi sia sufficientemente puro dall’insaziabile avidità del possedere e del consumare che ci fa trasformare ogni epifania dell’esistente in merce.

Messina riporta alla patria originaria, alla loro funzione evocatrice quelle cose che meglio si prestano a una simile rigenerazione; le va a cercare nei luoghi dove la stratificazione della vita è più forte, più spessa della polvere del moderno e agitato enciclopedismo turistico che si contenta di nozioni e non cerca apparizioni.

Le immagini di Sebastiano Messina sono parti di un tutto che non può essere contenuto nel limite fisico dell’obiettivo; le cose si danno per allusione, anche per enigmi: come vaticini che interrogano il ricevente ma anche gli svelano qualcosa che aveva sotto lo sguardo ma non sapeva osservare.  Storico dell’Arte Gianluca Tedaldi

 

 

 

Alcune opere di Sebastiano Messina

giu

24

Alcuni scatti dalla Biennale di Venezia

Alcuni veloci scatti di Martina Colajanni riguardanti la  Biennale di Venezia, in attesa del servizio completo che potrete visionare a breve.

giu

14

Disegni di Thierry Eilrich

Thierry Eilrich

 

il-faro-di-honefleur-1886Disegnatore autodidatta. Ha iniziato fin da bambino continuando,esplorando e studiando il mondo del disegno.

Nato a Metz (Francia) è in Italia da circa 20 anni.
Ama definirsi un cosiddetto “artista di strada”.
Thierry disegna lasciandosi avvolgere dalle note musicali, che lo isolano dal mondo esteriore per entrare in una propria dimensione interiore.

Ama ricercare la perfezione dei dettagli nei sui lavori. I suoi disegni sono molto colorati e dai tratti decisi.
Tematiche figurative,realistiche,fantasy,animali.

 Tecniche

Miste: matite, gessi, acquarelli, china.

Concorsi

Classificato al 15° posto al concorso n. 16 Most Popular indetto da Gigarte
Classificato al 16° posto al concorso n. 3 Big Game, indetto da Gigarte
Classificato al 10° posto al concorso n. 4 Big Game , indetto da Gigarte

lisatramonto

giu

14

Guggenheim Museum di Frank Gehry

Una nave pronta a salpare


La strada che conduce dall’aeroporto al centro di Bilbao, città dei Paesi Vaschi nel nord della Spagna, permette una visuale dall’alto. Questa caratteristica potrebbe non destare alcun interesse, è vero. Ma se ci riferiamo alla città che ospita, dal 1997 uno degli esempi più alti e spettacolari d’arte contemporanea, allora vi assicuro che il particolare poc’anzi descritto fa la differenza. Quando ho attraversato quel ponte, mi trovavo in autobus, distrattamente guardavo il panorama ed a800px-guggenheim-bilbao-jan05mmiravo il sole che mi stava accogliendo, quando, improvvisamente e quasi per caso sentii che dovevo girarmi verso destra…non avevo sbagliato il momento…una barca scintillante e possente, simile ad una balena collodiana, maestosa ed elegante nel suo colore metallizzato era pronta a salpare. Stavo ammirando il Guggenheim Museum.

Una creatura liquida ed al tempo stesso ondeggiante, una serie di volumi interconnessi, un ammasso di 33.000 lamine in titanio, pietra calcarea e 2.500 lastre di cristallo per un contenitore d’opere d’arte che occupa una superficie di 24.000 metri quadri e che è diventato esso stesso opera d’arte.

Il museo venne inaugurato nel 1997 come parte di un piano di rivalutazione urbanistica intrapreso dalle autorità Vasche.

L’idea fu sin dall’inizio quella di una struttura che non solo si distinguesse nettamente dal contesto urbano, ma che si caratterizzasse per un aspetto provocatorio ed aggressivo.

L’edificio doveva essere motivo d’attrazione, indipendentemente da ciò che avrebbe poi ospitato. Sarebbe dovuto divenire il simbolo della rinascita della città, della rinnovata realtà artistica ed architettonica.

Il progetto venne realizzato da Frank O. Gehry, l’uomo dei sogni al titanio, capace di tramutare forme surreali ed oniriche in luoghi reali e funzionali. Costruito sul luogo di un vecchio terreno industriale, il Guggenheim si specchia sulle acque del fiume Nervìon che attraversa la città e su quelle di un laghetto artificiale posto ai suoi piedi, quasi ad indicare la volontà di integrazione della costruzione nella vita della città, un simbolo di continuazione ininterrotta tra l’esterno città e l’esterno/interno museo, un invito ad entrare negli spazi architettonici che ospitano le morbide forme dell’arte.

Però quelle del Guggenheim sono, per volontà dell’architetto, forme pure e disarticolate, asimmetriche e decomposte che si piegano senza alcuna precisa necessità, in un rincorrersi di ordine e disordine ove il caos funge da sublime elemento ordinatore, così com’è nella volontà del movimento decostruttivista.

Ed allora lo spettacolare spazio esterno prende vita e scivola quasi come una forma organica, come un pesce ricoperto di sottilissime squame di titanio. L’interno del museo, proprio in contrapposizione alla struttura esterna, appare più semplice e dalle tinte calde e neutre proprio per non distrarre il visitatore dalle opere in mostra ed accompagnarlo così alla scoperta delle 19 gallerie che si raccordano su questo spazio attraverso un sistema di passerelle sospese e curvilinee.

Il fulcro della costruzione è un enorme atrio che funge da cuore e spinge lo sguardo in due direzioni: verso il cielo se si guarda in alto e verso l’acqua se si guarda ai  pannelli di cristallo ove la vista si rilassa dinanzi al laghetto artificiale, anch’esso parte integrante dello spazio espositivo, ed al fiume. Ed è qui che forme sinuose ci avvolgono come in un ventre materno.

Tutto ha inizio dalla creazione e per questo è d’obbligo passare nell’accogliente e familiare atrio ogni qual volta si voglia visitare una delle gallerie che si snodano attorno a questo fulcro. Inizia così un viaggio alla scoperta di installazioni ed opere d’arte contemporanea quasi cullati dalla luce che filtra e si diffonde attraverso il cristallo di quest’enorme contenitore creato dalla mente di chi come Frank O. Gehry è in grado di decostruire ciò che è costruito, “…accartocciare edifici, sgretolare la forma reinventandola per darle nuova vita, adagiare gigantesche balene in piazze di cemento…†e che rimane inconsciamente legato al soprannome del passato, quando povero ed emarginato veniva chiamato “pesceâ€.

Elisa Lucarelli

giu

3

Gino Rocca (Acque tra cielo e terra)

GINO ROCCA


018p

Acque tra cielo e terra

Mostra personale

dal 23 Maggio al 7 Giugno 2009

www.ginorocca.it


Presso la Sala Rosa di Palazzo Meiosi Fracassati realizzata con il Patrocinio del Comune di Budrio e del Circolo Amici delle Arti di Budrio

Si può parlare di arte in svariati modi, con il rigore dello storico, con la conoscenza del critico, con la creativit del poeta, con la passione 047pdell’artista e della passione per l’arte oggi siamo qui per parlare di Gino Rocca.

Mi piace definire Gino Rocca il pittore della luce e del colore, questo artista riuscito a trovare, per mezzo della luce, lax505 sua capacità espressiva, perchè per mezzo della luce che i colori acquistano vita nei suoi dipinti.

Studiare e padroneggiare la luce come arrivare al cuore dell’arte pittorica.

C’ nei dipinti di Gino Rocca un senso di attesa luminosa, di solitudine sospesa, una misura del tempo tutta personale, in un mondo descritto da un pittore attento al variare dei cromatismi.

x504Gino Rocca si misura con il colore quasi in una maniera antica per ci che riguarda il rigore della ricerca colorista, nello stesso tempo ha brillantemente superato i limiti del realismo, riuscendo a sposare la perfezione dell’immagine realista con l’emozione dell’ informale.

L’acqua, che il tema di questa mostra, simile alla luce nel suo essere effimera e mai eguale a se stessa, e questa sfida che Rocca raccoglie diventa ricordo e metafisica del tempo.

Il silenzio e la grandiosità di certi suoi paesaggi sono vissuti in una dimensione concettuale, il bianco delle nuvole, il turchino del mare, si raccolgono in una dimensione vicina al sogno, ecco perchè, a noi che guardiamo, sembra di essere in questi dipinti che riflettono i nostri pensieri.x39

I riflessi di luce e ombra nell’acqua sono il rovescio della materialità del paesaggio, nel magico istante che contrappone la realtà e l’irrealtà del sogno.

Rocca rivisita gli sorci naturali, possiede una sicura tecnica e una vocazione innata a fissare sulla tela la multiforme ricchezza del colore.

La trasparenza delle acque, gli struggenti colori degli alberi, gli orizzonti, i mari nordici, quasi scolpiti sulla tela, sono elementi insostituibili nella sua pittura.

x06L’ impianto del quadro studiato ad arte, i primi piani catturano lo sguardo per condurlo a prospettive pi lontane, le pennellate sono veloci, materiche, vi si vede la volont di fare vibrare il colore ed evocare emozioni.

Dopo tanti anni di ricerche, successi,attenzione all’arte, dopo aver superato i traguardi che la sua stessa capacità gli poneva Gino Rocca può continuare l’emozionante cammino dell’arte che, come sappiamo, non conosce traguardi definitivi, ma lo aspetta per porre altre sfide.


Dott.ssa Fiorella Sales Solferini

Con la collaborazione di Marco Solferini

mag

27

Carloluigi Colombo

Carloluigi Colombo tramite la sua arte da lui stesso definita Onirica, vuole gridare al mondo le sue angoscie di uomo contemporaneo,tramite la vasta attività onirica che assedia da tempo, il sonno e l’animus aeternum dell’artista.
Studiando le sue opere pittoriche si può infatti evincere un colorismo feroce e bestiale ma allo stesso tempo piacevole e spesso sensuale.


mag

26

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