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Opere di Alessandro Iacopelli
I materiali utilizzati sono: alluminio 6/10, Â legno di abete il quale si presta molto bene alla modellazione pur mantenedo un ottima resistenza, la stuccatura, per poi finire con una verniciatura a spruzzo sintetica.
Il risultato lo lasciamo giudicare a voi
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“Rivelazioni con figure” Villa Beatrice (BO)
Mostra d’Arte
“Rivelazioni con figure”
Villa Beatrice (Comune di Funo di Argelato – Prov. Di Bologna).
Il tema di questa mostra è emblematica delle opere in esposizione.
L’ arte è rivelazione: della
bellezza, dell’emozione, della libertĂ , dell’impegno svincolato dai manierismi, della forma e del sentire di chi crea e rivela la sua visione della realtĂ .
Scrivere di arte contemporanea, cercarne il senso e l’eventuale storicitĂ , oggi non ci porta da nessuna parte , sarĂ il futuro a decretare quali
scelte artistiche resisteranno al trascorrere del tempo e rappresenteranno la nostra realtĂ .
Oggi l’arte è essenzialmente banco di prova per nuove combinazioni e schemi, gli artisti sanno che riprodurre ciò che vedono è una 
contraddizione, ciò che vediamo è plasmato dalla nostra conoscenza, dalle nostre opinioni spesso costrette da un continuo riflettersi di immagini , provenienti da una moltitudine di informazioni.
Gli artisti sono inventori, viaggiano attraverso un marasma di sollecitudini, hanno a portata di mano migliaia di scelte diverse, passate e presenti, tra cui fare le loro scelte.
Adulti che giocano, che hanno intatto il senso della meraviglia che segue ogni scoperta, e di stupore si tratta quando si percorre l’ itinerario di questa mostra che in ogni sala ospita un artista riuscendo a coniugare il fascino del passato con il messaggio dell’arte contemporanea.
Nella Sala dell’Astronomo è la sensualitĂ delle opere di Gil David.
Nella Sala del messaggero degli dei, il dio alato Mercurio, troviamo le sculture di Halloumi Abdessamad, linee curve che generano un equilibrio mai scontato e simmetrico. Sculture Raku, ricordo di antichi idoli della fertilitĂ che non soggiace ad alcun vincolo. Halloumi crea figure con materiali da riciclare, Veneri contemporanee che delle antiche statue hanno le menomazioni, legami forti per sottolineare il trascorrere del tempo: l’uomo del passato e quello del presente uniti nel messaggio universale dell’ arte, che in questo artista è particolarmente vivo, tanto da far credere in un suo brillante avvenire, giĂ attestato da numerosi riconoscimenti in campo internazionale.
Il Salone della Musica ospita le sculture di Elio Talon e i dipinti di Luigi Favali. Paesaggi dell’anima quelli di Luigi Favali, accenni sospesi nella
loro incorporeitĂ , forme che da un principio figurativo sfumano nella leggerezza dell’informale. Orizzonti realizzati in dissolvenza che suggeriscono un’atmosfera onirica, la dimensione del sogno ottenuta con pennellate morbide e libere in una felice chiaritĂ ed efficacia illuministica. Nel silenzio suggerito da questi dipinti possiamo udire i suoni di una natura idealizzata restituita a noi nella sua intatta bellezza.
Toni di silenziose presenze nelle sculture di Elio Talon che esprime con le sue opere un senso poetico dello spazio e attraverso esso ricerca di equilibri animati dalla leggerezza dell’essere.
Sculture in terracotta refrattaria spesso arricchite dall’inserimento di piume bianche ad esprimere il desiderio di staccarsi dalla terra da cui son nate in una sorta di ressurrezione mistica . ReligiositĂ nella sua espressione piĂą arcana è quanto suggeriscono le opere di Talon e in un immaginario deja vu ci rimandano le note musicali che aleggiavano, nel passato, in questa sala.
Nella Sala Dei Lottatori i tessuti dipinti di Lara Farnè hanno la ricercatezza di certi manufatti antichi , colori e disegni che raccontano la ricerca della bellezza attraverso lo studio e la composizione di diversi tessuti e disegni, l’artista definisce la sua arte “ cellulare” perchè come cellula nasce e si arricchisce di elementi e figure, antichi simboli, geometrie razionali e improvvisi raggi luminosi nell’universo fantastico di Lara.
Nella Sala Degli Uccellatori le sculture di Giusy Marchesini sembrano voler racchiudere dentro di sè il senso del racconto di questa artista che esprime con la scultura la sua energia creativa, le sue figure si presentano morbide e sensuali, seduttive e si mostrano per il desiderio di piacere .
I simboli della femminilitĂ , scarpe plasmate per rivelare il passo di chi le indossa, colori opalescenti che catturano la luce e danno vita alla materia inerte. Ballerine formose e leggiadre nella cui realizzazione Giusy Marchesini ha enfatizzato la dinamicitĂ della figura.La liricitĂ del classico ben si sposa con l’uso dell’ antica lavorazione di origine giapponese detta “ Raku” che significa gioire il giorno, in queste sculture vive il mondo interiore e l’intima religiositĂ del quotidiano raggiunti attraverso una rigorosa ricerca dell’essere artista.
La dinamicitĂ delle tele di Sauro Benassi ci accoglie nella Sala Degli Uccelli Palustri, pittura esistenziale quella di Benassi, con un percorso che ha
le sue radici nella sintesi della materia, come un moto perpetuo attraverso la definizione dello spazio. La superficie pittorica viene trattata matericamente, senza concessioni ad un facile lirismo l’artista evidenzia la vivacitĂ cromatica e il carattere delle sue raffigurazioni attraverso la contrapposizione di tecniche. Gli accenni figurativi scomparsi sono la rivelazione di un mondo artisticoin continua tensione.
Nella Sala Dei Pesci pittura e scultura per Brunella Ranzetti: colori prorompenti in paesaggi immaginari, da una tela all’altra la Ranzetti ci conduce in luoghi incantati tanto improbabili quanto reali. Soggetti in movimento emergono da sfondi fantastici raccontano l’emozione suscitata dal rapimento dell’immagine poetica. Un paradiso terrestre cercato e creato attraverso l’amore per il colore che l’artista mette anche nelle sculture etniche.
Nella medesima sala la plasticitĂ e la forza della scultura di Daniela Rinaldi, la forza primordiale della terra da cui sembra nascere una potente figura femminile, tema caro a quest’artista che testimonia la matrice biologica dell’istinto creativo evocando dal passato al presente il mito della dea terra. Nell’immagine scolpita c’è il senso di appartenenza ad una tradizione scultorea che dalla matrice antica sprigiona la forza stessa della scultura.
La scultura raffigurante una dolcissima sirena è l’opera di Silvia Pasquali, figlia di Brunella Ranzetti, allora dodicenne.
Nella Sala Del Fanciullo l’incontro con la fantasia e l’arte di Claudia Marchi, innumerevoli metamorfosi di colori in una composizione pittorica astratta, un ben riuscito connubio tra colorismo e astrattismo, in una capacitĂ narrativa emozionale che è il substrato di una pittura tutta tesa ad una rappresentazione della realtĂ concettuale fatta di elementi narrativi, di impulsi inconsci che danno vita ad immagini latenti che si risvegliano alla nostra lettura nel momento in cui attraverso l’automatismo pittorico vengono trasferiti sulla
tela.
Nella Sala Dell’ Eremita la simbologia e la maestria delle opere di Alessandra Stivani e di Evans Vivarelli aggiungono fascino alla magia di questo luogo.
Il percorso di questa mostra termina con le opere di Evans Vivarelli ceramista e ceramologo.
Struttura lineare e tecnica magistrale sono gli elementi che caratterizzano i lavori di questo maestro, gli oggetti da lui realizzati hanno la bellezza della essenzialitĂ , il semplice manufatto diventa una superiore espressione artistica grazie all’abilita e alla passione messe al servizio di questa arte.
Le forme pure ed antiche di Evans Vivarelli chiudono idealmente la nostra visita, il senso e il ritmo dei nostri passi alla ricerca della rivelazione dell’ arte “ una quotidiana creatura, da assaporare per conoscere di cosa sanno tutti i possibili mondi creati dagli artisti” .
Fiorella Sales
(Critico D’arte)
In Collaborazione con Marco Solferini
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Alcuni scatti dalla Biennale di Venezia
Alcuni veloci scatti di Martina Colajanni riguardanti la Biennale di Venezia, in attesa del servizio completo che potrete visionare a breve.
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I Maman di Louise Bourgeois
LA PAZIENZA TESSISTRICE DI QUEI RAGNI CHE SI CHIAMANO “MAMAN”
Maman, è questo il nome degli enormi ragni di bronzo creati da Louise Bourgeois, artista enigmatica e tormentata considerata un’icona della modernità , una delle più importanti scultrici contemporanee. Nata a Parigi nel 1911, si stabilisce nel 1938 a New York.
Nella Grande Mela inizia la carriera artistica, spaziando nell’uso di tecniche diverse, ma sempre rivolta alla creazione di forme scultoree che coniugano la riflessione poetica e le convinzioni perso
nali con le tendenze delle avanguardie artistiche. La sua ricerca è tesa a scandagliare i traumi, le paure, le sofferenze.
L’artista porterĂ sempre con se un senso di solitudine, di abbandono e di ricerca del ricordo che dominerĂ la sua arte. “A farmi lavorare è la rabbia”, dice oggi l’artista. “E la memoria mi aiuta a capire perchĂ© mi sento come mi sento e faccio quello che faccio”.
Gli anni infantili nella Francia rurale sono caratterizzati dal complicato rapporto col padre che abbandona la famiglia per arruolarsi nella Prima guerra mondiale e, negli anni successivi, tradisce la moglie con la tutrice inglese della giovane Bourgeois, colpendo fortemente la sensibilitĂ di Louise stessa.
Le emozioni della sua infanzia si trasferiscono nell’oggettività di piccole e grandi sculture. L’artista non accetterà mai il suo passato ed oserà un viaggio pericoloso e folle nella propria psiche, esumando immagini che nessun altro artista è mai riuscito a disseppellire.
Visioni in continuo cambiamento, emozioni sempre nuove, nel tentativo di comunicare con il mondo. Ed è attraverso il recupero del passato e dei ricordi che emerge la figura della madre, forse unica presenza rassicurante nell’orizzonte dell’artista.
Un’amica che come un ragno, dopo aver dato la vita, protegge dai pericoli in una visione a volte oppressiva e a volte estremamente delicata. Si ergono allora negli spazi espositivi del Guggenheim di Bilbao e New York, della Tate Modern di Londra, del Centre Pompidou di Parigi enormi ragni di bronzo, sottili e dispotici, dominatori delle scene. “Maman” s’impadronisce degli spazi, prepotente e bellissima. Al primo incontro con questa strana creatura lo spettatore rimane intimorito, difficilmente si avvicina.
Ma basta sapere che il ragno, per l’artista francese rappresenta la madre e repentinamente l’approccio cambia. Si è disposti ad esplorare da vicino la “Maman”, finanche a camminare sotto le sue sottili e lunghe zampe ed osservare  da questa diversa prospettiva gli spazi circostanti. Alzando lo sguardo si possono scorgere le numerose uova di marmo di Carrara bianche: appaiono dentro la sacca che l’artista ha forgiato con delicatezza, una rete robusta e nera che protegge quelle uova candide e fragili.
La “Maman” dell’artista era una tessitrice ed in quel ragno, Louise Bourgeois vede la sua mamma, paziente, delicata, un’amica in cui cercare protezione. “Il ragno è un’ode a mia madre. Lei era la mia migliore amica.
Come un ragno mia madre era una tessitrice. Come i ragni, mia madre era molto brava. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Così i ragni sono al contempo protettivi e pazienti ma anche predatori implacabili. Una sintesi di delicatezza e forza, di pericolo e di protezione, proprio come mia madre”.
“La forza di un artista è il risultato più profondo delle sue fragilità ” .
Avv.Elisa Lucarelli
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