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Domenico Monteforte

Archivi per la categoria ‘Letteratura’

 


La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)

“La solitudine dei numeri primiâ€


lasolitudinedeinumeriprimiGenere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.

Autore: Paolo Giordano

La crudeltà epica della coscienza.

Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età.

Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalità.

La sensibilità matematica di due anime: gemelle nella difficoltà di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.

L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.

L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.

Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.

Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.

Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali

Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.

E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.

Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.

Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.

L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.

Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.

E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.

Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essereâ€, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.

L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.

“La solitudine dei numeri primi†è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.

Marco Solferini

ott

19

Luci nel carnevale romano

LUCI NEL CARNEVALE ROMANO


“Il Carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo dà a se stesso. Il governo non fa né preparativi né spese.

Non illuminazioni, non 9876027-38287595-53089993-21389206fuochi artificiali, non processioni splendide, ma un semplice segnale che autorizza ciascuno ad essere pazzo e stravagante quanto gli pare e piace, ed annunzia che, salvo le bastonate, e le coltellate, tutto è permessoâ€.

Così scriveva Goethe nel 1788 per descrivere la meraviglia che Roma, tra i suoi tanti vicoli, offriva ai turisti nel periodo del Carnevale, un insieme di colori, luci, grida e risate.

Non il composto ed altero scenario delle calle veneziane, ma folla impazzita, cavalli in corsa e maschere stravaganti.

Il Carnevale romano, a partire dall’anno Mille divenne uno degli appuntamenti più desiderati.

Si attendeva l’editto papale e, solo allora, poteva avere inizio la grande festa.

Palcoscenico favorito, Piazza Navona con le corride e tornei cavallereschi, pparata20carnevale20romanooi si aggiunse il Monte Testaccio, allora quasi ai confini della città in direzione sud, dove i divertimenti erano più plebei e ridanciani.

Ospiti d’eccezione Rugantino, Meo Patacca e Pasquino, maschere ispirate al tipico popolano romano, spaccone ed arrogante, timorato di Dio ma non del papa che viveva sempre sul filo del processo e del rogo.

La Corsa dei Berberi era la manifestazione più attesa.

Cavalli lanciati senza fantino in mezzo alla folla, partivano da Piazza del Popolo, percorrevano il Corso per arrivare a tagliare il traguardoil_carnevale_large in Piazza Venezia tra l’eccitazione degli spettatori.

La manifestazione invece più suggestiva, era senza dubbio la Festa dei Moccoletti, nell’ultimo giorno del Carnevale. I romani uscivano di casa con una candela od una lanterna in mano, tante piccole luci si muovevano inondando le strade della città. T

ra la folla, ognuno doveva cercare di spegnere la candela alla persona di sesso opposto, chi aveva il moccoletto spento doveva togliersi la maschera, e così a poco a poco moriva il Carnevale ed i romani tornavano ad essere i cittadini di sempre.

Così Gioacchino Belli nel 1847 “…finarmente è spicciato carnovale, corze, balli, commedie ogni ariduno, so tornate le cennere e er digiuno. Er carnovale è morto e seppellito: li moccoli hanno chiuso la funzione, nun ze ne parla più, tutto è finito …â€.

Elisa Lucarelli

ott

19

Un Ricordo

Un ricordo


Il vento soffia,
spoglia gli alberi e giace,
io mi tormento,
penso e non ho pace.

E il mio pensiero
che vola lontano,
mi fa tremare,
poi muore piano piano …

E torna indietro,
molto indietro nel tempo,
un lampo, un giorno,
un felice momento.

Chi tanto amavo
è ormai così lontano,
ma ecco, lo vedo
e stringo la sua mano.

E’ qui, è tornato,
ora mi siede accanto,
chissà perché
lo vedo così stanco!

E mi guarda, sorride
e cerca di parlare:
quanti baci, quante carezze
io gli vorrei dare…

Sono così felice!
Lo guardo ansiosamente,
ma lui tentenna il capo,
non vuole dirmi niente.

La tristezza lo prende,
lo so, non è contento,
sa che deve lasciarmi,
tra poco, in un momento.

La mia mano ora è vuota,
chiamo, mi guardo intorno:
resta solo un ricordo,
un luogo, un’ora, un giorno.


(Dedicata a mio Padre)

Franca Chicca

ott

11

Poesie in Video di Juan De Kuriakè

Video realizzato da un estratto della raccolata di poesie adolescenziali :

” Solitudini d’Amore” di Juan De Kuriakè



set

22

Racconto di Dora Milleci: ” Una Nuova Vita “

Una nuova vita


Le cose capitano per caso, oppure accadono per un motivo ben preciso a noi sconosciuto, ma stabilito dal destino?

Ricordo la musica e la gente, tanta gente. Era una festa e poi……..

gabbianiLa casa della zia era come la ricordavo. Grande, accogliente, tranquilla e soprattutto isolata. Era proprio quello che cercavo. Quello di cui avevo bisogno dopo la tragedia. Era primavera inoltrata. La natura era nel pieno del suo risveglio ed io, mi ritrovai catapultata in quel mondo, per riscoprire me stessa. Non è facile accettare la morte, tanto più quella della tua migliore amica. Per uno stupido incidente in macchina, una ragazza vitale e solare di venticinque anni, era scomparsa.
“Cerca di uscire, ragazza mia†mi incitava la zia “Devi muoverti e superare la cosaâ€. Queste frasi ripetute più volte, rimbombavano nella mia testa.
Mi ero chiusa, come in un guscio. In una strana dimensione, nella quale non facevo entrare nessuno.
Un giorno, in tarda mattinata, come spinta da una forza invisibile, uscii a fare una passeggiata. Camminavo lentamente lungo il vialetto che costeggiava la casa, inspirando a pieni polmoni quell’aria fresca ed un vento caldo mi accarezzava dolcemente la pelle. Come dal nulla apparve lui, con la sua radiolina che suonava vecchie canzoni country.
Mi fermai ad osservarlo.
“Qualcosa non va?†domandò fissandomi a sua volta.
“No. Certo che no†risposi imbarazzata.
“Mi chiamo Anthony†continuò allungando la mano.
“Piacere, sono Lisa†contraccambiai con un sorriso.
Era un bell’uomo. Affascinante, con capelli scuri ed occhi verdi come smeraldi, sui quarant’anni circa e… sulla sedia a rotelle.
“Si chiederà da dove arrivo?†riprese abbassando la radio.albero
“Sì, pensavo non abitasse nessuno in zonaâ€.
“Sono qui da poco. Vivo in una casetta non molto lontana da quella di sua zia. Mi piace uscire tutti i giorni per fare una passeggiataâ€.
Scambiammo ancora qualche parola, poi con una scusa tornai a casa.
Domandai incuriosita a mia zia di quell’uomo, ma rispose di non averlo mai notato.
L’indomani mattina, mi preparai come una scolaretta ed andai fuori nella bizzarra speranza d’incontrarlo ancora. C’era qualcosa in lui che mi attirava e che mi faceva star bene. Lo vidi e gli corsi incontro. Iniziammo a parlare. Più conversavamo e più mi sembrava di conoscerlo.
Mi raccontò del suo incidente in moto e di come la sua vita di colpo, era cambiata. Io gli confidai del dolore che provavo per la perdita della mia amica. Anthony cercava di confortarmi ed io facevo lo stesso con lui.
Oramai avevamo un appuntamento fisso giornaliero.
Era una persona dolce, sensibile e l’incidente lo aveva segnato, non solo nel fisico. Era stata molto dura per lui, accettare questa nuova realtà. Anthony stava attraversando un periodo molto brutto, nel quale era arrabbiato con il mondo intero che, a suo dire, lo aveva tradito.
“Che cosa potrò fare adesso?â€
alassio_lalba“Non devi pensare che sia la fine†mi sentii di suggerirgli “Ma l’inizio di una nuova vita. Diversa certo, ma comunque una vitaâ€.
I giorni passavano velocemente e mi sembrava che i discorsi fatti con quell’estraneo, facessero molto bene anche a me. No, non mi stavo innamorando di lui, per quanto non mi dispiacesse. Provavo però molto affetto.
Arrivò l’estate e con Anthony avevo instaurato un gran bel rapporto.
Una mattina, mi disse “Grazie per avermi aiutato, senza di te non sarei riuscito a venir fuori da questo brutto momento. Sei una donna forte, altruista e piena di vitaâ€.
“Grazie a te†risposi “Sai, penso sia giunto il tempo per me, di tornare a casaâ€. Volli lasciargli prima di partire un ricordo. Una medaglietta a forma di quadrifoglio “Portala sempre con te, ti porterà fortunaâ€.

“Buongiorno ragazza mia†mi salutò la zia con le lacrime agli occhi.
“Perché piangi?â€
“Perché sei tornata a casaâ€.
Non capivo che cosa volesse dire. Poi mi guardai attorno e una terribile sensazione mi assalì. Ero in un letto d’ospedale.
Una voce a me nota mi salutò con enfasi. Mi voltai riconoscendola: Anthony.
Spalancai gli occhi nel vederlo. Non era sulla sedia a rotelle ma lì, di fronte a me in piedi e con un camice da dottore.
In quell’istante mi riaffiorò tutto. Nell’incidente assieme alla mia amica c’ero anch’io, che fortunatamente mi ero salvata. Dopo mesi di coma, adesso mi aspettava una vita sulla sedia a rotelle.
“Non è la fine†pensai “E’ l’inizio di una nuova vitaâ€.
Prima di uscire dalla stanza quell’uomo a me noto, mi prese la mano e me la strinse forte. Sentii qualcosa ed aprii il pugno. Era una medaglietta a forma di quadrifoglio.

Racconto di Dora Milleci
Vincitore del premio:”Giornalisti per 1 giorno” della testata Di Tutto.


set

7

Audio Poesia: Non t’amo se non perché t’amo

Non t’amo se non perché t’amo

( Pablo Neruda - Recitata da Paola Gassman)

Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.


PER ASCOLTARE LA POESIA CLICCA QUI’


set

4

Audio Poesia: Se mi dimentichi ( Pablo Neruda )

Se mi dimentichi

( Pablo Neruda - Recitata da Ferruccio Amendola)

Voglio che tu sappia una cosa.

Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti a poco a poco.
Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.


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set

4

Audio Poesia: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Pavese )

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

(Cesare Pavese - Recitata da Gassman)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

PER ASCOLTARE LA POESIA CLICCA QUI’

set

1

Poesie di Vincenzo Russo

Vincenzo Russo è nato il 7 novembre 1965, tra gli storici vicoli della Napoli dei Borboni, i “Quartieri Spagnoli”. Ora risiede nel paese che fu di Massimo Troisi, S. Giorgio a Cremano.

È impegnato nel campo sociale, offrendo il suo contributo nell’assistenza ai portatori di Handicap, lasciando immutato lo “scugnizzo” che è in lui.

Una delle ragioni di vita è la solidarietà espressa nei confronti di chi vive uno stato di inferiorità.

- Socio Benemerito dell’Arma dei Carabinieri Sezione di San Giorgio a Cremano (NA)
“Carlo Alberto Dalla Chiesa”

- Presidente Associazione Artistico Culturale “Talenti Vesuviani†di San Giorgio a Cremano (Na)

- Socio A.N.PO.S.DI. (Associazione Nazionale Poeti Scrittori Dialettali)

- Socio SNS (Sindacato Nazionale Scrittori)

- Barelliere Associazione A.M.A.M.I. per il trasporto degli ammalati a Lourdes

- Socio Onorario “AISW Sez. Campania”


SITO INTERNER: http://www.vincenzo-russo.com

Per il curriculum letterario CLICCA QUI’

Leggi le sue poesie:

Per leggere: ” la culla” CLICCA QUI’

Per leggere “Il Generale” CLICCA QUI’

Per leggere: ” La StradaCLICCA QUI’

ago

20

l’Infinito di Leopardi recitato da Gasman

Clicca quì per ascoltare l’Infinito di Giacomo Leoprdi recitato da Gasman

L’INFINITO

( Giacomo Leopardi)


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo escude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

lug

24

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