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La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson
“La ragazza che giocava con il fuoco”
Autore: Stieg Larsson.
Genere: thriller, drammatico.
Il ritorno di Lisbeth Salander, l’anticonformista hacker dal passato drammatico, segnato dal dolore e da una tragedia che viene oggi svelata.
Il ritorno di Michael Blomqvist, amante delle donne e della verità , che non accetta compromessi e si batte per un idea del “bene” fragile quanto resistente.
Il ritorno della redazione di Millennium, dove si cerca di fare quello che oggi viene chiamato buon giornalismo e qualche volta, quando è troppo buono per i cattivi in circolazione, allora può anche uccidere.
Ecco gli ingredienti del secondo capitolo, firmato da Stieg Larsson.
Tutti pronti ai nastri di partenza, per leggere un thriller dalle tonalitĂ noir, a tratti sociopatico per la sua irriverenza caratteriale.
In questa realtĂ , sembra che l’uomo agisca spinto solo da istinti primordiali e che il futuro sia l’accettazione di una dramma che scriviamo, passo dopo passio, ogni giorno.
Lisbeth è cattiva perchè vuole sopravvivere, perchè è sfiduciata.
O è diventata così a causa del suo passato, che l’ha colpita così forte da renderla pronta alle sfide del presente?
Quante persone esistono che, non reagendo, come lei, appassiscono, schiacciate sotto il martello delle ingiustizie?
E’ il terrificante enigma che non prelude ad un lieto fine, perchè sconfiggere il male non è nell’ottica dell’Autore, combatterlo invece si.
Affrontarlo, con le armi della ragionevolezza matematica “azione uguale reazione”, in una narrazione contemporanea, lenta, che si snoda con una sorta di meticolosa calma.
Potremmo paragonare il susseguirsi dei capitoli, sotto forma di giorni, ad una danzatrice del ventre che si spoglia lentamente, rivelando le sue forme.
Il desiderio cresce con con lo scorrere della lettura, fino all’ultimo velo, quando tutto sarĂ risolto e rivelato: la realtĂ ci lascerĂ con l’amaro in bocca o un pugno diritto nello stomaco.
Perchè nelle pagine di Larsson lo scontro decisivo è un grande campo aperto: dove in gioco c’è sempre la sopravvivenza.
Ma è il contorto animo umano, la sua negligente accettazione dell’oscuritĂ interiore che l’Autore coltiva: dove c’è vendetta e rancore proliferano esseri spietati e ancor piĂą convinti che la morale sia una menzogna per la buonanotte.
Per questa ragione, in questo secondo capitolo della Trilogia, la centralità è tutta per Lisbeth. E’ lei, adesso, il vero conduttore della storia, il filo d’Arianna attorno al quale si svolgono trame contemporanee, seppure sganciate l’una dall’altra.
La sua indole diventa geniale e perfida, si scopre fragile, ma viene salvata da un istinto dal suo istinto di sopravvivenza.
Per questo i c.d. “cattivi” nel romanzo di Larsson, sono veramente spietati e posseggono una dimensione proprio del loro essere.
E’ verso questi soggetti, privi di scrupoli, che sfruttano il sesso, usano la violenza e si fanno vanto del ricatto, che l’Autore compie un “j’accuse”, rivolto alla societĂ , a questo strano affamato bisonte che stancamente si muove, rumina il suo avido coraggio, fingendo, al solo scopo di dimenticare la paura che annida nelle scelte.
Una realtà fatta di spettri, uomini e donne che camminano accanto, senza ricordare, privi di consistenza, chiusi in una gabbia su misura, chiamata “vita”.
Questo condizionamento rende possibile il male, questa scelta tacita, fatta di compromessi silenziosi lo rende potente e quel che resta è la vita devastata di Lisbeth che ha solo imparato a non aver paura di se stessa.
La ragazza che gioca con il fuoco” è l’eccellente seguito de “Uomini che odiano le donne” e rappresenta il train d’union fra l’universo di Larsson e la veritĂ che accompagna la vita di chiunque: esiste una consapevolezza in tutto ciò che circonda l’agire e questa spinge noi tutti alla disperata ricerca della giustizia.
Marco Solferini
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Come una tempesta - Patterson - Roughan
“Come una tempesta”
Autore: James Patterson; Howard Roughan
Genere: thriller
James Patterson: il ré del thriller.
Con lui, azione e colpi di scena si fondono in mix senza precedenti.
La sua eleganza è una lama affilata, pronta a colpire da un momento all’altro.
Inchiostro elettrico, su carta che scorre come le onde di una tempesta, la stessa che scarica la sua forza e prepotenza sulla Family Dunn, la nave dei protagonisti di questo romanzo.
Così si trasforma la gita di una Famiglia che vuole ritrovarsi, per ricominciare, in un odissea di intrighi e doppie verità .
Lo scenario non è mai consueto, perchè con Patterson tutto cambia, ogni cosa trasmuta e dal prevedibile scaturisce un altra realtà , quella che trascina il lettore attraverso un costante insieme di enigmi, alla velocità della luce.
Capitoli che corrono come fulmini dopo il rombo del tuono: due o tre pagine, al massimo, per scandire il ritmo di una lettura che non lascia molto spazio al respiro.
Personaggi caratterizzati e rapiti dalle emozioni: agiscono in una ragnatela straordinaria che si riassume in una sequenza aperta ad ogni possibile soluzione.
L’intrigo è la tavola degli scacchi da cui prende le mosse l’Autore e le mezze veritĂ sono i pezzi che muovono verso un gran disegno: la cospirazione finalizzata all’omicidio.
Il movente è tutto nella mente dell’assassino, di colui che cerca il delitto perfetto, ma che dovrĂ confrontarsi con la tenacia e l’ostinazione di una donna e del destino che non è mai così scontato.
La verità è che solo l’ultima pagina potrĂ mettere la parola fine e permettere al cuore, di ricominciare il suo battito regolare.
“Come una tempesta” è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che lo si faccia su di una spiaggia, sorseggiando un Mojito o alla sera, in compagnia di una tazza di thĂ© caldo, in una notte d’inverno, non ha importanza, quel che è fondamentale è non perdersi quest’avventura.
Marco Solferini
7
LA SPOSA BAMBINA - PADMA VISWANATHAN
TITOLOÂ Â Â Â Â Â Â LA SPOSA BAMBINA
GENEREÂ Â Â Â Â Â NARRATIVA STRANIERA
AUTOREÂ Â Â Â Â Â PADMA VISWANATHAN
EDITOREÂ Â Â Â GARZANTI LIBRI
LA SPOSA BAMBINA
Questo romanzo è ambientato nel villaggio di Cholapatti, in India, dove la piccola Sivakami va ad abitare a soli tredici anni a seguito del matrimonio, combinato dai suoi genitori, secondo l’usanza dell’epoca, con l’anziano guaritore ed esperto di oroscopi Hanumarathnam.
Siamo nel 1896. Tutto è pronto per la prima notte di nozze della piccola, che ha lasciato fuori da quella porta i suoi giochi, i sogni, le fantasie tipiche di una bambina della sua età . Ora siede sul letto con lo sguardo pieno di paura e sta tremando sotto il sari e i gioielli. Ma i suoi genitori hanno deciso così e lei sa perfettamente che non potrà fare niente per impedirlo.
Da questo momento in poi nessuno si occuperà più di lei, ma dovrà essere lei a prendersi cura                                                                                              degli altri, prima come moglie, pronta a compiacere ogni desiderio del marito, poi come madre della enigmatica Thangam e del ribelle Vairum.
Ma la forza che Sivakami ha scoperto in sé nei primi anni di matrimonio forse non è abbastanza per affrontare quello che gli oroscopi  avevano ripetutamente previsto: la morte di Hanumarathnam. La ragazza scopre ora che la condizione di vedova è la peggiore per la casta brahmanica di cui fa parte e della quale deve accettare le rigide regole che il suo stato le impone: tenere i capelli tagliati a zero, indossare il sari bianco, non uscire di casa, non avere alcun rapporto con il sesso maschile e non toccare nessuno dall’alba al tramonto, neppure i sui figli.
In seguito alla morte di suo marito, si trasferisce dai suoi fratelli così come appare più consono: una vedova è una preda facile. Ma poi, per amore dei sui figli, decide di tornare al villaggio di suo marito, nella casa in cui, nonostante tutto, è stata felice con lui, per permettere loro di studiare ed avere una vita migliore. Anche se in questa condizione pare impossibile raggiungere la meta che si è prefissa, con caparbietà ed amore lei ci riesce, pur dovendo fronteggiare i conflitti inconciliabili della tradizione e la modernità che incalza giorno dopo giorno.
Questa decisione drastica, influenzerĂ il destino di tutti loro in modo sorprendente ed inaspettato.
“ La sposa bambina si svolge sullo sfondo dei sessant’anni più importanti e determinanti di tutta la storia dell’India, raccontando la storia di tradizione e di ribellione, di speranza e di forza, di amore e di sofferenza, conducendo il lettore all’interno dei costumi di una famiglia brahmanica, ma anche evocando le tensioni universali comuni a tutte le differenze generazionali ” .
Franca Chicca
25
L’eleganza del riccio (Muriel Barbery)
L’eleganza del riccio
Titolo: L’eleganza del riccio
Autore:Â Muriel Barbery
Genere:Â Letteratura internazionale
Editore:Â E/O
“ Il riccio è un animale molto carino e il suo musetto ci ispira grande simpatia, ma ha gli aculei che ci consigliano di stare a distanza: tu lo osservi, lui ti osserva, ma da lontano”.
Renée è una portinaia che lavora in un palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Agli occhi degli altri appare grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente: niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia , la musica e la cultura giapponese: una vera intellettuale. Conosce Marx, Proust, Kant e si fa beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni, mostrandosi ciò che non è.
Nel palazzo vive Paloma, figlia di un ministro, dodicenne geniale e brillante, che ha capito troppo presto il senso dell’esistenza : è stanca di vivere, tanto che progetta di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Anche lei si nasconde come Renée, fingendo di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.
Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo nel palazzo di monsieur Kakuro Ozu, un giapponese ricco ma attento alle persone che gli stanno accanto, l’unico a comprendere l’eleganza del riccio. E così, grazie a lui, le due narrazioni si avvicinano e le due donne scoprono le loro affinità elettive.
“ Libro davvero molto bello. Le storie parallele dei due personaggi femminili, così lontani e così vicini tra loro, caratterizzano quest’opera, rendendola appassionante e coinvolgente. Interessanti e stimolanti anche i continui riferimenti culturali alla filosofia, alla musica e al cinema”.
Franca Chicca
22
Diario di scuola (Daniel Pennac)
“Diario di scuola”
Genere: Narrativa.
Autore: Daniel Pennac.
Scrittore mitico.
Entrato nel Pantheon degli dei della letteratura contemporanea.
Pennac, ritorna sui banchi della scuola e narra di questo mondo da tutti così conosciuto e nel contempo ignoto. Mette a nudo le sue incongruenze: la vacuità delle aspettative, che si sciupano come i granelli di sabbia stretti nel pugno, il falso conformismo e perfino la ragione, che cede il passo alla illogicità .
E non manca lo spazio per un omaggio, una considerazione quasi estemporanea a quel tanto di pazzia irriverente che permette alle persone di crescere, come se fossero libere.
Immaginiamoci che esista una scuola dove gli individui non sono obbligati a capire e possano perfino avere qualche idea, magari originale.
Ecco allora che Pennac diventa geometra e architetto di una scuola che, se presa in giro, nelle sue lacune, non è mai scartata o denigrata, anzi, per molti versi le osservazioni costrittive sono un modo per andare oltre la scuola, ma senza mai prescindere dal suo ruolo nella crescita di ogni individuo.
L’Autore usa l’intelligenza più sublime per trovare parole che sono note di stile ed è il genio del violino quando suona nelle frasi, che fuoriescono perfette.
Le sue riflessioni sono di una bellezza greca, fra il mito e la virtude. Possiedono quello spessore che può essere paragonato solo al primo bacio in quanto ad intensità .
Le aspettative, cosa sono se non i fantasmi dell’epoca moderna, del consumismo che centralizza la persona, imprigionandola, fra le mura invisibili delle città , denudandola della Fantasia. Arrivando addirittura a mettere paura all’uomo, per ogni suo tallone d’Achille, facendogli dimenticare quanto importante sia “vivere”.
Perché esiste un esperienza che può essere ereditata solo dalla vita stessa.
E allora rieccoli: i geometrici banchi della scuola, maestra di scienza, matematica, storia, ma non delle arti che furono liberali.
Qui, lo scrittore risalta l’arroganza del sapere ,quando esso si mischia alla superbia della rettitudine, all’eccesso della sapienza che, oltre la saggezza, addormenta i sogni e genera incubi.
L’umiltà della debolezza, la poesia delle cose semplici e l’efficacia di un senso comune che spinge ben oltre le Colonne d’Ercole, queste sono le grandi aspettative che il Sapere dovrebbe coltivare nel fanciullo.
Scorrendo queste pagine meravigliose troviamo pensieri che sono come le grandi canzoni, quelle che riescono ad aprire una finestra nel tempo e fanno sì che le emozioni diventino immortali.
E c’è l’abilità di uno scrittore che pone interrogativi dal sapore pleonastico laddove ci fanno partecipi dell’utopica ricerca di significati, quando il concetto di “esistenza” è in realtà molto più grande dell’uomo.
C’è anche un sentimento di compiutezza, un tacito assenso alla Natura dell’Evoluzione; noi, che dobbiamo riconoscere un limite nella conoscenza che è la capacità di vivere per ciò che siamo, liberandoci da quelle insulse regole che vorrebbero vederci sopravvissuti invece che uomini liberi.
Il grande scrittore cita la legge del cuore, del mito, di quel che resta dopo che il tempo è trascorso: ineffabile baluardo di ogni lotta, ultimo avversario della grande guerra che termina con la morte del corpo.
Pennac da una pagella alla distrazione dei singoli burattinaia che gestiscono la scuola come se fosse il loro Feudo e che è figlia della stupidità ; apostrofa l’ignoranza dei dogmi quando non ammettono il verbo. E lo fa con spirito ironico, perché l’ineluttabilità del fato non può essere ingannata dal debole potere di convinzioni artificiose, fatte per mescolare le carte al destino.
Ci sono dei limiti, che possono e devono essere compresi, in mancanza: piĂą le cose cambiano e piĂą restano le stesse.
Diciamo grazie a Pennac, al suo genio e all’intuito coraggioso di questo Artista della letteratura.
“Diario di scuola” è un testo epico, da leggere ogni volta che le difficoltà sembrano impossibili da affrontare perché fornisce risposte nascoste in noi stessi. Libera l’animo e sorride alla verità , quella per cui vale la pena annotare certe frasi nel diario dell’adolescenza. E’ la prima e l’ultima lezione della vita.
Marco Solferini
20
La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)
“La solitudine dei numeri primi”
Genere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.
Autore: Paolo Giordano
La crudeltĂ epica della coscienza.
Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età .
Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalitĂ .
La sensibilitĂ matematica di due anime: gemelle nella difficoltĂ di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.
L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.
L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.
Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.
Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.
Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali
Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.
E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.
Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.
Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.
L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.
Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.
E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.
Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essere”, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.
L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.
“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.
Marco Solferini
19
UNA PREGHIERA ESAUDITA ( DANIELLE STEEL )
UNA PREGHIERA ESAUDITA
TITOLOÂ Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â UNA PREGHIERA ESAUDITA
AUTOREÂ Â Â Â Â Â Â Â Â Â DANIELLE STEEL
EDITOREÂ Â Â Â Â Â Â Â Â SPERLING & Â KUPFER
GENEREÂ Â Â Â Â Â Â Â Â Â Â NARRATIVA STRANIERA
Faith, il cui nome vuol dire “fede”, è una donna profondamente religiosa che si rivolge spesso a Dio affinchè le doni la forza di affrontare la sua vita difficile.
Pur avendo sposato un importante banchiere di New York che le consente un tenore di vita agiata, ha un marito che è abituato a guardare dall’alto in basso chiunque, compresa sua moglie.
Le loro due figlie, ormai grandi, sono andate a vivere in altre cittĂ e questo rende Faith ancora piĂą infelice e sola.
Fortunatamente, a distanza di anni, incontra nuovamente un suo caro amico d’infanzia, Brad, con il quale si può confidare per telefono o scrivendogli lunghe email. Gli confessa così  che suo marito Alex la fa soffrire, che le nega la possibilità di trovarsi un lavoro e la deride davanti a tutti per il suo desiderio di riprendere gli studi interrotti e di tornare all’università . Al contrario, Brad la incita a non mollare e, in occasione di una sua visita a New York, le porta un regalo prezioso per dimostrarle il suo affetto e la sua stima.
A questo punto, Faith decide di confidare a Brad che suo marito la tradisce ormai da anni e che lei ha sempre rifiutato l’idea di sciogliere il matrimonio che ritiene un vincolo sacro…
Ma cosa farĂ adesso di fronte alla sua umiliante condizione coniugale?
Scopriamolo leggendo questo appassionante romanzo di Danielle Steel che ci insegna a confidare sempre nella vita e nell’amore, perché solo così le nostre preghiere, anche quelle più segrete,  possono essere esaudite.
Franca Chicca
26
Papi ( Gomez - Travaglio )
Autore: Peter Gomez; Marco Travaglio
Genere: attualitĂ
“Papi” è l’ultimo testo di una linea editoriale proposta dalla casa editrice Chiare Lettere.
Il contenuto, esattamente come i predecessori della serie, è di stretta attualità e segue una narrazione dai toni, evidentemente, giornalistici-espositivi.
In effetti, data la natura delle informazioni riportate, gli Autori dovranno poter affermare, in replica a quanti potrebbero criticarle che: “si sono limitati a riportare fatti già noti”. Almeno, fino ad oggi, questa è stata la condotta difensiva adottata, con riferimento ai precedenti verificatisi.
Pertanto, sarebbe quantomeno superfluo, allo stato attuale, commentare i fatti proposti nel testo.
Va tuttavia sottolineato che, a discapito del titolo che lascerebbe intendere al lettore la presenza di un indagine sull’episodio di più recente cronaca rosa, il testo si presenta a partire dalla metà degli anni 80.
E’ bene aggiungere anche che, gran parte di quello che c’è scritto potrebbe interessare al limite i lettori dei giornali di gossip, ma non rappresenta un metro valutativo né dell’imprenditore né del politico, del resto gli stessi Autori non accostano mai ,palesemente, le vicende, ad una valutazione etica della persona
Infine, si può perlomeno pensare ad un celebre frase del noto personaggio televisivo Funari relativa alla televisione c.d. pubblica: “mamma Rai è una gran*****, perché ad ogni elezioni cambia marito..”
Infatti, gli Autori non scoprono niente di nuovo di quanto già non si sapesse ed anzi, di scandali al sole per quanto riguarda le carriere televisive del gentil sesso ce ne sono di molto più interessanti. Per esempio, un po’ di tempo fa scoppiò il teorema degli yacht fra Dubai e dintorni (e in un colpo solo spuntarono una lista di cognomi davvero molto nutrita), ma fu messo tutto a tecere, guarda caso, forse perché a giudicare delle signorine ospitate si sarebbero rotti i cocci bi- o forse tri-partisan, anzi, direi a tutto tondo.
Posto pertanto che le notizie sono a senso unico, in questo testo, riveste maggiore attenzione soffermarci sullo svolgimento, in sé, delle medesime.
Orbene, premessa l’evidenza del contenuto politico, il metodo seguito dagli Autori, è in buona sostanza quello di riassumere, nella vesta romanza, ma senza romanzare, fatti noti.
In buona sostanza è un opera di collage giornalistico che riprende, da fonti terze, argomenti di strettissima attualità .
La rilevanza, dal punto di vista sociopolitico ha creato due fronti, quello del “si” e quello del “no”.
Di fatto la curiositĂ , sembra il filo conduttore dei capitoli che si snodano sinuosi, quasi ruffiani, per un lettore certamente da gossip.
La scomoditĂ dei fatti narrati, è frutto dell’illazione, subliminale, che accompagna come un Virgilio, il lettore, pagina dopo pagina.
In effetti, ciò che viene trasmesso, è una sorta di morale nazional cittadina, un sentimento critico e sospettoso, che sembra insinuarsi, con sibillina quanto camaleontica veste, nell’ambito del vasto arcipelago del c.d. scandalo.
La ricerca del quale, sembra ossessiva e tralascia che, in realtĂ , i fatti di cui trattasi sono tutt’altro che atipici, anzi statisticamente parlando, dall’epoca del senato romano ad oggi, hanno riguardato la piĂą gran parte dei personaggi noti, della politica, non solo Italiana, ma anche straniera e contemporanea.
Del resto, il potere, suscita un attrazione e l’amministrazione del medesimo, certamente ne riesce a captare alcuni aspetti che trovano poi sfogo in una realtĂ dove valori e ideali, sono sempre piĂą contorti.
Questo filone narrativo, ha già visto illustri antecedenti proprio da parte della casa editrice Chiare Lettere, che, recentemente, hanno affrontato argomenti quali le “Raccomandazioni” e la Massoneria, sotto la denominazione di Baronato.
Anche in questi casi, non si visto niente di nuovo sotto il sole e la sensazione è che, a beneficiarne, siano più che altro le entrate dovute alle vendite o lo scalpore pubblicitario, ma certamente non la verità .
Infatti, il grave limite annida a livello concettuale, laddove lo scrivente il romanzo, fa si che il lettore presupponga chissĂ quali rivelazioni, mentre, in definitiva, lo lascia piĂą che altro lavorare di fantasia, o meglio, ne alimenta quella parte irrazionale che passa sotto il comune denominatore della presupposizione.
La nostra societĂ , ha bisogno di ridurre sensibilmente le leggende metropolitane e per farlo, nella tempesta del malvezzo all’Italiana, certo assai presente in molteplici ambiti, necessita di aggrapparsi al salvagente del realismo.
Quest’ultimo, ci spinge a partire da una frase, assai celebre, oseri dire, biblica: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
Ebbene, viene da pensare che siamo un Paese di santi, perchè di pietrate ne volano, e parecchie!
Tuttavia, noi sappiamo, perchè abbiamo una coscienza del nostro Io, che i sette peccati capitali, appartengono a tutti. Ne siamo portatori. Io stesso, che scrivo queste righe, non posso e non oserei definirmi né buonissimo né cattivissimo, come credo accada per chiunque mi legga.
Semmai abbiamo, noi tutti, molto da migliorare nei rapporti umani e magari potremmo arrivare ad un lascito di insegnamento che mantenga inalterato il decoro e la dignitĂ della persona, intesa come centro di interessi, ma essere troppo giudicati, onestamente credo sia la strada per un totalitarimo, mascherato da un paternalismo indagatore.
Che cosa ci piace di noi stessi? E che cosa ci spaventa? Sicuramente possiamo autogestirci nel vasto Pantheon della tendenza, razionale, a migliorare, specie se in condizioni di “tentazione”, ma questo, in definitiva, ci rende molto e semplicemente, umani.
Che interesse abbiamo, in concreto, a conoscere delle altrui attivittĂ sessuali o della sfera di attenzioni che riserva al prossimo? Ciascuno darĂ una risposta, a questo interrogativo, ma sarĂ sempre e soltanto la propria.
Nessun testo o libro potrà mai davvero convincerci su un argomento che è personalissimo perchè, si tratta di dare un giudizio, molto sensibile alle proprie debolezze.
Probabilmente una parte dell’opinione pubblica sente il bisogno di confrontarsi con questi fatti, ma è anche certo che i medesimi lettori, potrebbero sviluppare una tendenza al timore riverenziale nei confronti di una societĂ troppo pubblicizzata, nel rendere note le vicende personali o, se vogliamo, il “gossip” dei personaggi noti.
Quand’è che sarĂ il nostro turno? Quando verremo additati come lascivi o perversi o peggio ancora? Quando entreremo a far parte della sfera dei colpevoli, ammesso che non lo siamo forse tutti?
Perchè il passo è bre e la storia insegna che ogni caccia alle streghe nasce dall’egoismo, falsitĂ e meschina debolezza dell’incomprensione.
Che cos’è che rende un individuo un moralista? Ne esistono per certo, ma ci sono coloro che seguono una vocazione e chi invece, dopo avere tentato tutti gli escamotage, avendo trovato le porte sempre chiuse, decide di ripare dietro l’alea, o se vogliamo oltre l’apparenza della disfatta personale.
Per questa ragione si autoproclama un idealista.
In sintesi: chi non è riuscito a tagliare il traguardo, non si assume la responsabilitĂ e preferisce sparlare o colpevolizzare quanti ce l’hanno fatta. “Non è colpa mia: è che purtroppo non avevo le spalle coperte”. Quante volte dobbiamo ascoltare questo ritornello?
Queste stesse persone hanno un affidabilitĂ limitata nel commentare i fatti dell’attualitĂ .. se mentono a se stessi, come possono inseguire una veritĂ sociologica e civica?
E’ chiaro che “Papi” si inserisce nell’ambito di un agorĂ cittadina mediatica, che giudica senza appello i fatti, perchè sente la necessitĂ di autoeleggersi a giudice e giuria. Il che potrebbe allontanare quello stesso sentimento di coesione popolare che la lettura populista notoriamente alimenta.
E’ giusto difendere, sempre e comunque, la libertĂ di espressione e conseguentemente della stampa, ma altresì occorre tutelare le tendenze della cronaca, specie in ragione degli strumenti comunicativi che, potrebbero nascondere una microfrattura dei diritti inviolabili della persona, inizialmente impercettibile, ma successivamente letale.
Torniamo quindi al concetto di potere.
Molti lo desidarno e nel contempo lo temono. Ma è l’utilizzo che alcuni ne fanno a poter spaventare e la debolezza congestionante che l’animo umano non è in grado di somatizzare. La distorsione, in realtĂ appartiene, al singolo che la veicola attraverso la collettivitĂ .
La stessa che non si fa problemi, indivuato e convinta del merito di un salvatore a eleggerlo, sostenerlo e a “tifare” per quest’ultimo. Poi che lo si chiami Presidente, Rè o altro è solo un dato storico ed esistenziale.
Per questo, occorre cercare di essere, sempre, ragionevoli.
“Papi” è un testo da leggere mantenendo saldamente i piedi per terra, riflettendo e cercando di evitare pregiudizi.
Dott. Marco Solferini
30
Cani da guardia - David Baldacci
“Cani da guardia”
Autore: David Baldacci
Genere: drammatico, spionaggio, avventura.
“Cani da Guardia” è un romanzo d’azione: un cardiopalma trasferito su carta stampata che segna anche il ritorno, in grande stile, di David Baldacci, giĂ Autore di “Potere Assoluto”.
Protagonista della storia è la Cia, o meglio i soldati che ne fanno parte: le loro missioni, l’azione cui sono determinati ed addestrati e gli sbagli del passato.
Un eroe tormentato per la morte del genitore, diviso fra l’essere padre di Famiglia e il dovere di vendicare un’infanzia ingiusta, patita all’ombra della madre che, continuamente, chiedeva ristoro: il solo che possa giacere oltre la vendetta.
Una squadra di persone che, un tempo, erano eroi americani, oggi dormienti, aspettano la fine dei giorni: quel che resta dei vecchi guerrieri.
Uno dopo l’altro devono cadere, siano essi giĂ diventati l’ombra di quel che furono, o pluridecorati politici della sicurezza nazionale.
Uno soltanto ha cambiato veramente il proprio destino, il fondatore di un club, il Camel Club, particolare come i suoi aderenti.
Sullo sfondo di questa vendetta un’altra storia intreccia il presente, rubandogli spazio, come se volesse scherzare con il destino: è la storia di un membro del Club che ha rubato a un boss della malavita una somma impensabile.
E il potente “malvagio” di turno, mobilita le sue forze, spostandosi dal lusso del casino di cui è proprietario, al solo scopo di riprendere quel che gli appartiene, oltre alla dignità che potrà ritrovare solo punendo il responsabile del furto che a sua volta ha agito per vendicare un omicidio del passato.
Ancora vendetta, ancora commistione con un sentimento distorto della giustizia.
Baldacci non è nuovo a questo genere di intrecci, perchè sa bene quanto sottile sia il filo d’Arianna che lega l’agire umano alle proprie convinzioni. Spesso le buone intenzioni nascono da propositi tutt’altro che onorevoli.
Il ritmo è denso di un letale scorrimento: parole e verbi vorticano nel proseguo di una narrazione che si snoda con veloce come la lama di un coltello e altrettanto affilata.
L’avvincente trama di una caccia senza tregua: due vendette che bramano di essere consumante, come la brace ormai destinata a consumarsi nelle fiamme.
E poi c’è un eroe, solitario, ormai placato nel corpo dal tempo trascorso, ma indomito nello spirito. Lui, che sintetizza l’animo e quel che resta del Camel Club, il decisionista che non vuole arrendersi ne indietreggiare.
Laddove c’è virtĂą nella saggezza, allora questi ne sintetizza la capacitĂ di mettersi in gioco.
Un nemico temibile perchè “giusto” è possibile in uno scenario dove il concetto di giustizia è a misura d’uomo.
Sono questi i personaggi di Baldacci: temerari, umani, incoerenti
“Cani da guardia” è la storia di uomini, cacciatori di esperienze, in un mondo dove morire è facile, ma vivere può essere molto difficile, un mondo ricco di colpi di scena, dove il sospetto non è mai fine a se stesso e quel che appare, non resta.
Dott. Marco Solferini.
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