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Domenico Monteforte

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Mostra - BREAKING SOULS


image Mostra d’Arte Contemporanea

BREAKING SOULS


Artisti: Angela Viola e Vincenzo Todaro

Curatrice: Martina Colajanni


Galleria: Spazio Cannatella


In agenda un appuntamento: ” Invito inaugurazione mostra Breaking Souls”.

Giungiamo nel centro storico di Palermo, in via Papireto 10, luogo in cui si trova lo Spazio Cannatella che ospita la mostra; entrati siamo subito avvolti dalle tante persone intervenute all’evento.

L’atmosfera è particolarmente familiare ma allo stesso tempo qualificata.

Entrando ci colpisce subito l’ imprinting espositivo, in special modo delle opere poste nella parete piĂą grande.     Per un attimo non ci sembra di essere , nel pur bellissimo  Spazio Cannatella, tra le alte pareti e  travi antiche,  ma in uno spazio da “Biennale di Venezia”.

Le opere di Angela Viola e Vincenzo Todaro sono molto belle, loro sono molto bravi, idem la curetala e la galleria, ma nella confusione non riusciamo a trovare la concentrazione necessaria per dar loro il giusto feedback.

La gente infatti commenta, chiede, si complimenta  e crea una piacevole bolla sonora che unita al rinfresco crea un piacevole momento aggregativo che ci distrae per una buona mezzora.

Tuttavia non dimentichiamo il perchè siamo lì e chiediamo alla curatrice Martina Colajanni di spiegarci le opere,  chiediamo a lei per evitare la naturale autoreferenzialità che ne avremmo avuto da un commento diretto di chi le ha fatte.

Capiamo subito che anche lei come tutti coloro che hanno collaborato all’evento, è troppo impegnata ad accogliere i visitatori, potrebbe dedicarci dieci minuti ma  a  noi serve almeno 1 ora!

Però ci da un opuscolo con la sua presentazione delle opere e degli artisti, promettendocci di dedicarci tutto il tempo necessario a fine serata.

Ecco come la curatrice Martina Colajanni descrive Opere ed Artisti: “Un percorso mirato alla riscoperta dell’identitĂ  in un epoca dove smarrimento e mancanza di ideali fanno da padroni. Pittura, collage ed installazione si alterneranno all’interno di un percorso empatico.
La mostra, dal titolo Breaking souls, proporrà una serie di lavori accomunati dalla medesima voglia di svelare i risvolti più inquietanti dell’essere umano.
Gli artisti decidono di intraprendere una ricerca mirata alla comprensione dell’individuo scegliendo un linguaggio che va dal disegno all’installazione.
Vincenzo Todaro, più vicino alla pittura e alla fotografia, crea un lavoro di sottrazione ritagliando i volti dei soggetti scelti. Angela Viola, attraverso i suoi collage, richiama la nostra attenzione creando piccole storie su tela all’interno di scenari surreali. Anche lei, come Vincenzo Todaro, percorre la strada della sottrazione, facendo di questa, un punto di forza più che una reale debolezza.
Una tenace riflessione sulla mancanza, propria dell’uomo moderno, ma anche sulle numerose possibilità che egli ha per cominciare ad esistere realmente, nonostante l’alienazione a cui va incontro.

“Breaking souls come anime in procinto di interrompersi, incapaci di potersi esprimere, ostacolate, distillate in un limbo dal quale è arduo poter sfuggire e nel quale, giĂ  morti, ne perdiamo l’Essenza. Il sentimento che percorre tutte le anime presenti in mostra è quello di totale alienazione, di implacabile congelamento, di morte apparente. Nostalgica, è invece, l’emozione con cui ci si appresta a guardare al passato di questi spettri, che di umano hanno ormai ben poco, e che vivono in una continua fase di “corto circuito”. Ma l’incapacitĂ  di esistere nel presente, non nasconde l’intima volontĂ  di poter esistere nel futuro, come se questo fosse uno dei buoni propositi prima di una morte inaspettata. (Martina Colajanni)”

Ecco che allora iniziamo ad entrare in confidenza con le opere, ne capiamo lo spessore, la natura,  l’obiettivo comunicativo e non possiamo che complimentarci con Angela Viola e Vincenzo Todaro per averci fatto riflettere, per aver richiamato nella nostra memoria ricordi passati ed essere riusciti a farci immedesimare in piacevoli stati d’animo.

Tuttavia senza  una curatela così professionale non saremmo riusciti a capire fino in fondo il codice comunicativo di questi due bravissimi artisti e probabilmente una galleria meno accogliente avrebbe reso l’esperienza meno piacevole.

Siamo stati tra belle persone, avvolti da bellissime opere e cosa piĂą importante ci siamo sentiti a nostro agio, lontanissimi da quegli ambienti autoreferenziali, distanti dalla gente ed antipatici a pelle.

Nessuno degli organizzatori era infatti arroccato in alcun pulpito da cui declinava veritĂ  assolute, nessuno infatti si ergeva a portatore del verbo dell’arte.

Ci siamo sentiti tra amici; tra amici di talento.

COMPLIMENTI A TUTTI!

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mar

6

Mostre di Giuseppe Nubila e Claudia Rachele Giordano

Titolo dell’evento: Personale di Giuseppe Nubiladscn1474-wince1

Artista: Giuseppe Nubila

Spazio espositivo : Caffè emporio

Data di vernissage: 3 novembre Data di chiusura: 29 novembre

Inaugurazione 3 novembre ore 19, Piazza dell’Emporio, 2    00153 Roma

dscn1513-winceA cura di Tiziana Di Bartolomeo e Francesca Romana Afflitto

critica a cura di Gianluca Tedaldi


VISIONA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO


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Titolo dell’evento: La seduzione dell’immagineimg_0274mm-wince

Artista: Claudia Rachele Giordano

Spazio espositivo : Palazzo Abadessa

italiane_al_sole-winceData di vernissage: 7 novembre 2009 Data di chiusura: 6 dicembre 2009


VISIONA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO


nov

3

“Rivelazioni con figure” Villa Beatrice (BO)

Mostra d’Arte

“Rivelazioni con figure”

Villa Beatrice (Comune di Funo di Argelato – Prov. Di Bologna).


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Il tema di questa mostra è emblematica delle opere in esposizione.

L’ arte è rivelazione: della

bellezza, dell’emozione, della libertĂ , dell’impegno svincolato dai manierismi, della forma e del sentire di chi crea e rivela la sua visione della realtĂ .

Scrivere di arte contemporanea, cercarne il senso e l’eventuale storicitĂ , oggi non ci porta da nessuna parte , sarĂ  il futuro a decretare quali

scelte artistiche resisteranno al trascorrere del tempo e rappresenteranno la nostra realtĂ .

Oggi l’arte è essenzialmente banco di prova per nuove combinazioni e schemi, gli artisti sanno che riprodurre ciò che vedono è una dipinto-di-sauro-benassi-wince

contraddizione, ciò che vediamo è plasmato dalla nostra conoscenza, dalle nostre opinioni spesso costrette da un continuo riflettersi di immagini , provenienti da una moltitudine di informazioni.

Gli artisti sono inventori, viaggiano attraverso un marasma di sollecitudini, hanno a portata di mano migliaia di scelte diverse, passate e presenti, tra cui fare le loro scelte.

Adulti che giocano, che hanno intatto il senso della meraviglia che segue ogni scoperta, e di stupore si tratta quando si percorre l’ itinerario di questa mostra che in ogni sala ospita un artista riuscendo a coniugare il fascino del passato con il messaggio dell’arte contemporanea.

Nella Sala dell’Astronomo è la sensualitĂ  delle opere di Gil David.

scultura-di-daniela-rinaldi-winceNella Sala del messaggero degli dei, il dio alato Mercurio, troviamo le sculture di Halloumi Abdessamad, linee curve che generano un equilibrio mai scontato e simmetrico. Sculture Raku, ricordo di antichi idoli della fertilitĂ  che non soggiace ad alcun vincolo. Halloumi crea figure con materiali da riciclare, Veneri contemporanee che delle antiche statue hanno le menomazioni, legami forti per sottolineare il trascorrere del tempo: l’uomo del passato e quello del presente uniti nel messaggio universale dell’ arte, che in questo artista è particolarmente vivo, tanto da far credere in un suo brillante avvenire, giĂ  attestato da numerosi riconoscimenti in campo internazionale.

Il Salone della Musica ospita le sculture di Elio Talon e i dipinti di Luigi Favali. Paesaggi dell’anima quelli di Luigi Favali, accenni sospesi nellascultura-di-elio-talon-wince loro incorporeitĂ , forme che da un principio figurativo sfumano nella leggerezza dell’informale. Orizzonti realizzati in dissolvenza che suggeriscono un’atmosfera onirica, la dimensione del sogno ottenuta con pennellate morbide e libere in una felice chiaritĂ  ed efficacia illuministica. Nel silenzio suggerito da questi dipinti possiamo udire i suoni di una natura idealizzata restituita a noi nella sua intatta bellezza.

Toni di silenziose presenze nelle sculture di Elio Talon che esprime con le sue opere un senso poetico dello spazio e attraverso esso ricerca di equilibri animati dalla leggerezza dell’essere.

Sculture in terracotta refrattaria spesso arricchite dall’inserimento di piume bianche ad esprimere il desiderio di staccarsi dalla terra da cui son nate in una sorta di ressurrezione mistica . ReligiositĂ  nella sua espressione piĂą arcana è quanto suggeriscono le opere di Talon e in un immaginario deja vu ci rimandano le note musicali che aleggiavano, nel passato, in questa sala.

Nella Sala Dei Lottatori i tessuti dipinti di Lara Farnè hanno la ricercatezza di certi manufatti antichi , colori e disegni che raccontano la ricerca della bellezza attraverso lo studio e la composizione di diversi tessuti e disegni, l’artista definisce la sua arte “ cellulare” perchè come cellula nasce e si arricchisce di elementi e figure, antichi simboli, geometrie razionali e improvvisi raggi luminosi nell’universo fantastico di Lara.

scultura-di-giusy-marchesini-winceNella Sala Degli Uccellatori le sculture di Giusy Marchesini sembrano voler racchiudere dentro di sè il senso del racconto di questa artista che esprime con la scultura la sua energia creativa, le sue figure si presentano morbide e sensuali, seduttive e si mostrano per il desiderio di piacere .

I simboli della femminilitĂ , scarpe plasmate per rivelare il passo di chi le indossa, colori opalescenti che catturano la luce e danno vita alla materia inerte. Ballerine formose e leggiadre nella cui realizzazione Giusy Marchesini ha enfatizzato la dinamicitĂ  della figura.La liricitĂ  del classico ben si sposa con l’uso dell’ antica lavorazione di origine giapponese detta “ Raku” che significa gioire il giorno, in queste sculture vive il mondo interiore e l’intima religiositĂ  del quotidiano raggiunti attraverso una rigorosa ricerca dell’essere artista.

La dinamicitĂ  delle tele di Sauro Benassi ci accoglie nella Sala Degli Uccelli Palustri, pittura esistenziale quella di Benassi, con un percorso che hascultura-di-halloumi-abdessamad-wince le sue radici nella sintesi della materia, come un moto perpetuo attraverso la definizione dello spazio. La superficie pittorica viene trattata matericamente, senza concessioni ad un facile lirismo l’artista evidenzia la vivacitĂ  cromatica e il carattere delle sue raffigurazioni attraverso la contrapposizione di tecniche. Gli accenni figurativi scomparsi sono la rivelazione di un mondo artisticoin continua tensione.

Nella Sala Dei Pesci pittura e scultura per Brunella Ranzetti: colori prorompenti in paesaggi immaginari, da una tela all’altra la Ranzetti ci conduce in luoghi incantati tanto improbabili quanto reali. Soggetti in movimento emergono da sfondi fantastici raccontano l’emozione suscitata dal rapimento dell’immagine poetica. Un paradiso terrestre cercato e creato attraverso l’amore per il colore che l’artista mette anche nelle sculture etniche.

Nella medesima sala la plasticitĂ  e la forza della scultura di Daniela Rinaldi, la forza primordiale della terra da cui sembra nascere una potente figura femminile, tema caro a quest’artista che testimonia la matrice biologica dell’istinto creativo evocando dal passato al presente il mito della dea terra. Nell’immagine scolpita c’è il senso di appartenenza ad una tradizione scultorea che dalla matrice antica sprigiona la forza stessa della scultura.

dipinto-di-brunella-ranzetti-winceLa scultura raffigurante una dolcissima sirena è l’opera di Silvia Pasquali, figlia di Brunella Ranzetti, allora dodicenne.

Nella Sala Del Fanciullo l’incontro con la fantasia e l’arte di Claudia Marchi, innumerevoli metamorfosi di colori in una composizione pittorica astratta, un ben riuscito connubio tra colorismo e astrattismo, in una capacitĂ  narrativa emozionale che è il substrato di una pittura tutta tesa ad una rappresentazione della realtĂ  concettuale fatta di elementi narrativi, di impulsi inconsci che danno vita ad immagini latenti che si risvegliano alla nostra lettura nel momento in cui attraverso l’automatismo pittorico vengono trasferiti sulla dipinto-di-claudia-marchi-wincetela.

Nella Sala Dell’ Eremita la simbologia e la maestria delle opere di Alessandra Stivani e di Evans Vivarelli aggiungono fascino alla magia di questo luogo.

Il percorso di questa mostra termina con le opere di Evans Vivarelli ceramista e ceramologo.

Struttura lineare e tecnica magistrale sono gli elementi che caratterizzano i lavori di questo maestro, gli oggetti da lui realizzati hanno la bellezza della essenzialitĂ , il semplice manufatto diventa una superiore espressione artistica grazie all’abilita e alla passione messe al servizio di questa arte.

Le forme pure ed antiche di Evans Vivarelli chiudono idealmente la nostra visita, il senso e il ritmo dei nostri passi alla ricerca della rivelazione dell’ arte “ una quotidiana creatura, da assaporare per conoscere di cosa sanno tutti i possibili mondi creati dagli artisti” .


Fiorella Sales

(Critico D’arte)

In Collaborazione con Marco Solferini


ago

31

Antonio Laglia

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Antonio Laglia

Frequenta il liceo Artistico a Roma dove incontra il Maestro Enrico Gaudenzi .

Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma al Corso di pittura del Maestro Alberto Ziveri, ed incisione con il maestro Arnaldo Ciarrocchi.

Per visionare il suo curriculum artistico CLICCA QUI’

CRITICA

La frequentazione dei maestri del Realismo del passato e del presente ha confermato Antonio Laglia nel suo percorso di fedele aderenza al mistero e alla ricchezza che deriva dal rapporto con il vero.

Come disse Caravaggio, per lui la pittura consiste nel mettere lo stesso impegno nella realizzazione di una figura come nel ritrarre di un vaso di fiori; è un genere di arte che impegna il pittore anche sotto il profilo morale ed esistenziale: non si tratta di fare oggetti per il godimento del pubblico ma di scoprire e trasmettere una profonda vertigine che è quella del contatto con l’intimità del vero.

Anche nella psicanalisi ricorre il l’opinione che, di fronte ad una verità senza veli, l’essere umano tenda a ritrarsi e costruire degli adattamenti, a rivestirla in modo più accettabile per la sua sensibilità. Ciò che sembra così innocuo - l’indagare nel profondo della quotidianità - può invece riservare fortissime sorprese perché niente è come appare e la verità scoperta di nuovo è sempre sconvolgente.

Caravaggio diceva anche che la sua stima andava ai pittori che si riferissero, nel dipingere, al modello in posa, non al repertorio della fantasia. Anche questo è un aspetto tipico della pittura di Antonio Laglia. Dietro ai sui quadri ci sono lunghe sedute di posa nelle quali il rapporto umano con il modello (oppure di semplice contemplazione nel caso di oggetti) è stato determinante.

Lo spettatore poco esperto potrebbe essere portato a sottovalutare la densità di queste opere perché la nostra epoca ci ha abituati alla pittura di derivazione fotografica che, però, è tutt’altra cosa rispetto al lento e tenace lavoro di riscontro sul vero reale. La qualità che ne deriva penetra lentamente nella sensibilità di chi osserva il quadro ma tende a radicarsi profondamente ed a lasciare un segno indelebile.

Storico dell’Arte Gianluca Tedaldi

Alcune opere di Antonio Laglia

Per Info: Tiziana Di Bartolomeo www.espressionidarte.it

lug

6

Roberto Mercoldi - Intro(pro)spettive

Titolo dell’evento: Intro(pro)spettive

 

 

 

 

Artista: Roberto Mercoldi

Spazio espositivo : Zenworld  Via degli Scipioni, 243  - 00192 Roma

Data di vernissage: 21 luglio

Data di chiusura: 31 agosto

Orari di apertura: Info orari  06.3213420 Info mostra 339.6625523

Ingresso libero
Orario di vernissage: 18,30-19,30

Curatrice : Tiziana Di Bartolomeo
Ufficio stampa:  
ufficiostampa@espressionidarte.it ;

www.espressionidarte.it

Testo critico di presentazione:
testo di Gianluca Tedaldi
www.zenworld.it     

www.robertomercoldi.it

 

invitozen1La riflessione sul rapporto fra il tempo e lo spazio fisico è una delle più significative avventure intellettuali della modernità. Le scienze, che hanno ottenuto nel secolo appena trascorso un prestigio straordinario, hanno molto indagato su questa inaspettata continuità che agli stessi filosofi lancia una sfida seria. Nelle arti figurative il Futurismo si è aperto alla velocità (e, quindi al movimento, al tempo-che-scorre) cercando di rappresentare tutto questo con i mezzi della pittura o della scultura. In apparenza, una battaglia perduta perché le forme immobili, fatte per l’eternità, delle arti figurative tradizionali sembrano non avere risorse per coronare l’aspirazione degli artisti ad esprimere l’attualità in trasformazione. Eppure, in Boccioni, Sironi, nella stessa Aeropittura quella che sembrava una difficoltà insormontabile è stata anche l’occasione per scoperte inattese. In effetti, la pittura (anche se si potrebbe dire lo stesso di tutte le arti) va cercando qualcosa di più che la pedissequa imitazione dei fenomeni, ne cerca lo spirito che li ha generati e li fa evolvere. Questo “spirito” che anima cose e avvenimenti non ha bisogno di rivestirsi di molta materia; basta quel minimo che serve ad articolare un linguaggio o, nella pittura, una figurazione. (G. Tedaldi)

Alcune opere di Roberto Mercoldi

 

  Per Info: Tiziana Di Bartolomeo www.espressionidarte.it 

giu

24

Sebastiano Messina - Lo sguardo del sacro

 Lo sguardo del sacro

 

 

Artista:Sebastiano Messina

Spazio espositivo : Castello Aldobrandesco Collacchioni

Data di vernissage: 14 luglio -Data di chiusura: 20 luglio

 Orari di apertura:10-12.30  e  17.30-23

 Ingresso libero

Orario di vernissage: 18,00

Curatrice : Tiziana Di Bartolomeo

Ufficio stampa:   ufficiostampa@espressionidarte.it ;

www.espressionidarte.it

Testo critico di presentazione:

testo di Gianluca Tedaldi

  

01-capLo Sguardo del Sacro

 L’arte fotografica con la crisi dei sistemi visivi e dell’espressività tradizionale (cioè delle tecniche storiche come la pittura da cavalletto), ha raggiunto nell’ultima decade un prestigio imprevedibile. La sua forza sta nell’obiettività, in quel suo accreditarsi come immagine “vera” in quanto ottenuta per via meccanica e con uno strumento non emozionato.

Come si vede, questa premessa mette in un certo senso avanti ragioni che sono opposte a quelle che garantiscono il successo delle fotografie di Sebastiano Messina.

L’artista, infatti, forza il mezzo riproduttivo proprio in direzione della visionarietà. Questo fatto, di cercare la “difficoltà” del proprio strumento o linguaggio e, dopo averla individuata, non fuggirla od aggirarla ma farne un mezzo di incremento della propria intensità creativa costituisce uno dei più affascinanti enigmi della storia artistica. Non è un mistero che proprio dal contrasto di durezza marmorea e cedevolezza epidermica che le sculture berniniane della Galleria Borghese ricevono eterna ammirazione.

Nel caso di Messina, la “durezza” sarebbe ciò che nella nostra esistenza sembra essere un’implacabile determinismo delle cose, una materialità04 senza riscatto di tutti gli oggetti inanimati. L’artista si ribella: vuole cavare vita da ciò che appare inerte o sfruttato o troppo noto, banale. Vuole recuperare il mistero come per indicare che la segreta linfa della vita è solo discesa un poco sotto la superficie, non è spenta.

Il mistero, ciò che spaventa e rigenera allo stesso tempo è quindi in agguato ma non si offre che all’attenzione di chi sia sufficientemente puro dall’insaziabile avidità del possedere e del consumare che ci fa trasformare ogni epifania dell’esistente in merce.

Messina riporta alla patria originaria, alla loro funzione evocatrice quelle cose che meglio si prestano a una simile rigenerazione; le va a cercare nei luoghi dove la stratificazione della vita è più forte, più spessa della polvere del moderno e agitato enciclopedismo turistico che si contenta di nozioni e non cerca apparizioni.

Le immagini di Sebastiano Messina sono parti di un tutto che non può essere contenuto nel limite fisico dell’obiettivo; le cose si danno per allusione, anche per enigmi: come vaticini che interrogano il ricevente ma anche gli svelano qualcosa che aveva sotto lo sguardo ma non sapeva osservare.  Storico dell’Arte Gianluca Tedaldi

 

 

 

Alcune opere di Sebastiano Messina

giu

24

Alcuni scatti dalla Biennale di Venezia

Alcuni veloci scatti di Martina Colajanni riguardanti la  Biennale di Venezia, in attesa del servizio completo che potrete visionare a breve.

giu

14

Gino Rocca (Acque tra cielo e terra)

GINO ROCCA


018p

Acque tra cielo e terra

Mostra personale

dal 23 Maggio al 7 Giugno 2009

www.ginorocca.it


Presso la Sala Rosa di Palazzo Meiosi Fracassati realizzata con il Patrocinio del Comune di Budrio e del Circolo Amici delle Arti di Budrio

Si può parlare di arte in svariati modi, con il rigore dello storico, con la conoscenza del critico, con la creativit del poeta, con la passione 047pdell’artista e della passione per l’arte oggi siamo qui per parlare di Gino Rocca.

Mi piace definire Gino Rocca il pittore della luce e del colore, questo artista riuscito a trovare, per mezzo della luce, lax505 sua capacità espressiva, perchè per mezzo della luce che i colori acquistano vita nei suoi dipinti.

Studiare e padroneggiare la luce come arrivare al cuore dell’arte pittorica.

C’ nei dipinti di Gino Rocca un senso di attesa luminosa, di solitudine sospesa, una misura del tempo tutta personale, in un mondo descritto da un pittore attento al variare dei cromatismi.

x504Gino Rocca si misura con il colore quasi in una maniera antica per ci che riguarda il rigore della ricerca colorista, nello stesso tempo ha brillantemente superato i limiti del realismo, riuscendo a sposare la perfezione dell’immagine realista con l’emozione dell’ informale.

L’acqua, che il tema di questa mostra, simile alla luce nel suo essere effimera e mai eguale a se stessa, e questa sfida che Rocca raccoglie diventa ricordo e metafisica del tempo.

Il silenzio e la grandiosità di certi suoi paesaggi sono vissuti in una dimensione concettuale, il bianco delle nuvole, il turchino del mare, si raccolgono in una dimensione vicina al sogno, ecco perchè, a noi che guardiamo, sembra di essere in questi dipinti che riflettono i nostri pensieri.x39

I riflessi di luce e ombra nell’acqua sono il rovescio della materialitĂ  del paesaggio, nel magico istante che contrappone la realtĂ  e l’irrealtĂ  del sogno.

Rocca rivisita gli sorci naturali, possiede una sicura tecnica e una vocazione innata a fissare sulla tela la multiforme ricchezza del colore.

La trasparenza delle acque, gli struggenti colori degli alberi, gli orizzonti, i mari nordici, quasi scolpiti sulla tela, sono elementi insostituibili nella sua pittura.

x06L’ impianto del quadro studiato ad arte, i primi piani catturano lo sguardo per condurlo a prospettive pi lontane, le pennellate sono veloci, materiche, vi si vede la volont di fare vibrare il colore ed evocare emozioni.

Dopo tanti anni di ricerche, successi,attenzione all’arte, dopo aver superato i traguardi che la sua stessa capacitĂ  gli poneva Gino Rocca può continuare l’emozionante cammino dell’arte che, come sappiamo, non conosce traguardi definitivi, ma lo aspetta per porre altre sfide.


Dott.ssa Fiorella Sales Solferini

Con la collaborazione di Marco Solferini

mag

27

Mostra:”Lo Spirito del Tempo”

SICILIA

1968/2008

“LO SPIRITO DEL TEMPO”

“Lo Spirito del Temdsc_0558po” e’ il titolo della mostra di apertura della sede del nuovo Museo d’Arte Contemporanea di Palermo , il quale ci propone di evidenziare i 40 anni di storia della nostra Sicilia ma anche di presentarci un’ampia selezione di opere acquisite dal 1968 al 2008 nelle collezioni pubbliche e private siciliane.

I numeri non ingannano e anzi al contrario , ci fanno captare l’importanza del passare del tempo in relazione al numero delle opere presenti, per la precisione 43 , che spaziano enormemente all’interno della Storia dell’Arte Contemporanea.

Ed e’ alla luce di ciò che troviamo la presenza di numerosi e svariati movimenti artistici  quali Espressionismo-astratto , Arte Concettuale ,New Dada , Minimal Art e ancora Arte Povera , Informale e quante sono le tendenze artistiche , tanti sono gli artisti che le hanno rappresentate .

Numerosi sondsc_0599o anche gli avvenimenti storici che vengono accennati in modo ben poco silenzioso nell’ambito de “Lo Spirito del Tempo” , quali i Movimenti Pacifisti  a Comiso , la Sentenza dei maxi processi contro la Mafia e ancora la Giunta Orlando a Palermo , la Gara d’appalto per il ponte sullo stretto di Messina sino ad arrivare all’Operazione antimafia “Old Bridge”, ma andiamo in ordine.

L’opera d’apertura e’ quella di Fernando De Filippi intitolata “Le ambiguità apparenti” 3 acquisita nel 1968 ,per l’appunto , nella quale si intravede perfettamente la sua volontà di evidenziare, nel corso degli anni ’60 , proprio la realtà quotidiana . Ma il 1968 risulta essere storicamente , una data rilevante  in quanto rappresenta il dramma di Avola e dal tumulto dei suoi braccianti agricoli .

Sempre al primo piano del Museo di Palazzo Riso emerge la vasta opera in raso dell’artista Alighiero Boetti , artista che esordisce alla fine degli anni ’60 all’interno del movimento Arte Povera e il quale lavoro viene  acquisito nel 1985 e coincidente con i fatti che hanno interessato i contrasti italo-americani a Sigonella.

Ma oltre a queste opere sopra citate , i nostri sensi possono godere di lavori altrettanto considerevoli da quelli di Stefano Arienti, Renato Guttuso, Gianni Colombo a quelli  di Joseph Beuys e Mario Schifano.

dsc_0476Avanzando fra le trame di questo ricco corollario composto da significativi elementi creativi , ci si può addentrare in un affascinante spazio all’interno del quale alloggia un allestimento delle opere studiato in contrasto al materiale povero di cui le pareti sono realizzate .

Mi riferisco in questo caso all’installazione di Luca Vitone intitolata “Memorabilia”, la quale e’ composta da 15 fotografie a colori posizionate al di sopra di una parete , che grazie al suo stato grezzo , fa emergere i punti più salienti dell’esperienza palermitana dello stesso Vitone ,all’interno del Gruppo ’63, attorno al quale ruotavano intellettuali e scrittori come Gillo Dorfles e Renato Barilli.

Opera più mastodontica ed evocativa proprio per le sue dimensioni , e’ l’installazione senza titolo dell’artista Concettuale Jannis Kounellis , acquisita proprio nel 2008 , la quale si estende all’interno di un vasto spazio e servendosi di massicci armadi di legno permette al visitatore di poter ammirare dal basso quello scenario “decorativo”.

Ma Kounellis e Vitone sono solo due degli artisti che hanno caratterizzato questo lungo viaggio volto a terminare nell’ultimo piano di questa vasta collezione. Uguale attenzione meritano i “Turisti” di Maurizio Cattelan , le sculture di Tony Cragg  e  la “ridente” opera di Lara Favaretto.

Un capitolo a parte va dedicato alla scelta mirata e molto accurata dell’allestimento dei pannelli esplicativi grazie ai quali il pubblico può, oltre che usufruire della lettura delle chiare didascalie , attingere circa le relative notizie di ogni opera e il momento storico al momento dell’acquisizione , attraverso delle colonne di carta a strappo ,dalle quali lo spettatore può prelevare i fogli.

Un’esposizione di tutto rispetto che attraversa le più significative tappe delle nostra Terra  , molto spesso denigrata dagli avvenimenti storici , ma altrettanto valorizzata dalle autorità che hanno creduto in Essa , il tutto avvolto da una luminosa aurea che delinea egregiamente l’avvicendarsi del tempo, all’interno delle più differenziate ed emblematiche ricerche artistiche.

Martina Colajanni

mag

14

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