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Domenico Monteforte

Archivi per la categoria ‘Romanzi’

 


L’eleganza del riccio (Muriel Barbery)

eleganza-riccio-coverL’eleganza del riccio



Titolo:  L’eleganza del riccio

Autore:  Muriel Barbery

Genere:  Letteratura internazionale
Editore:  E/O

“ Il riccio è un animale molto carino e il suo musetto ci ispira grande simpatia, ma ha gli aculei che ci consigliano di stare a distanza: tu lo osservi, lui ti osserva, ma da lontano”.
Renée è una portinaia che lavora in un palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Agli occhi degli altri appare grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente: niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia , la musica e la cultura giapponese: una vera intellettuale. Conosce Marx, Proust, Kant e si fa beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni, mostrandosi ciò che non è.
Nel palazzo vive Paloma, figlia di un ministro, dodicenne geniale e brillante, che ha capito troppo presto il senso dell’esistenza : è stanca di vivere,  tanto che  progetta di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Anche lei si nasconde come Renée, fingendo di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.
Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo nel palazzo di monsieur Kakuro Ozu, un giapponese ricco ma attento alle persone che gli stanno accanto, l’unico a comprendere l’eleganza del riccio. E così, grazie a lui, le due narrazioni si avvicinano e le due donne scoprono le loro affinità elettive.
“ Libro davvero molto bello. Le storie parallele dei due personaggi femminili, così lontani e così vicini tra loro, caratterizzano quest’opera, rendendola appassionante e coinvolgente. Interessanti  e stimolanti anche i continui riferimenti culturali alla filosofia, alla musica e al cinema”.

Franca Chicca

ott

22

La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)

“La solitudine dei numeri primi”


lasolitudinedeinumeriprimiGenere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.

Autore: Paolo Giordano

La crudeltĂ  epica della coscienza.

Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età.

Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalitĂ .

La sensibilitĂ  matematica di due anime: gemelle nella difficoltĂ  di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.

L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.

L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.

Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.

Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.

Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali

Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.

E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.

Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.

Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.

L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.

Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.

E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.

Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essere”, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.

L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.

“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.

Marco Solferini

ott

19

Rec. cong.di “Angeli e Demoni e Gli Illuminati di Baviera”

Recensione di: “Angeli e Demoni” e “Gli Illuminati di Baviera”



Genere: Avventura / romanzo storico

Autore: Dan Brown / Augustin Barruel


Angeli e Demoni è un romanzo d’avventura.

Gran parte di quello che è possibile scrivere, sull’opera letteraria, si mischia inevitabilmente con il nome dell’Autore, Dan Brown, a causa delle vicissitudini legate al Codice da Vinci.

angeli-e-demoniIn verità, Angeli e Demoni è stato scritto prima (nell’anno 2000) ed è certamente una narrazione dallo stile avvincente, e coinvolgente, ma in nessun caso archeologicamente blasfema.

Anzi, i rilievi storici ed artistici sono precisi ed entrano a far parte di quella che è o meglio vuole essere, la figura del protagonista: il Prof. Robert Langdon

Questo personaggio è una sorta di testamento vivente e biologico dell’Autore.

Infatti, il nome è anzitutto ispirato da una persona vivente, John Langdon: professore di tipografia alla Drexel University.

Costui crea degli “ambigrammi” e cioè delle scritte che possono essere lette sia da destra che da sinistra oppure sia da sopra che da sotto.

Il che li distingue dai c.d. palindromi, che invece possono essere letti solo, tanto da destra quanto da sinistra.

Il più famoso di quest’ultimi risale al Medioevo ed è un “semplice” indovinello latino: “In girum imus nocte, ecce, et consumimur igni” La frase può essere letta anche a ritroso ed il significato non cambia.

Nell’epoca passata si ipotizzava che le frasi c.d. palindrome avessero una valenza magica o meglio esoterica, e che fossero formule da pronunciare per poi bruciare il foglio sul quale erano scritte.

L’origine invece, si fonde con la leggende e si presume che l’inventore sarebbe stato il poeta greco Sotade, vissuto nel III secolo, in Alessandria d’Egitto.

Anche gli ambigrammi sono stati tacciati avere significati esoterici, ma piĂą spesso per scopi commerciali, data la loro natura curiosa e accattivante.

Il Professore del romanzo, insegna presso l’Università di Harvard ed è un esperto di simbologia religiosa.

Portatore di un bagaglio di conoscenza, il Professore si scontra con una realtà da thriller all’americana, fatta di mistero, inseguimenti, uccisioni e personaggi ambigui, sullo sfondo della Città del Vaticano.

Ovviamente, lo stile è quello avventuroso, con rapidi cambi di scena ed un evoluzione vorticosa che punta al momento più drammatico: la rivelazione, metaforica, dell’ambivalenza del potere.

Da un lato infatti, la centralità del credo religioso sembra in conflitto con la natura umana della credenza intima e terrena dell’equilibrio.

La Chiesa, viene rappresentata non come un Istituzione che genera persone, bensì individui che ne entrano a far parte e certamente sviluppano un ego che non necessariamente è una simbiosi di natura teologica con le sacre scritture.

In altri termini, la natura umana prende il sopravvento, anche se si tratta di religiosi, ma l’Autore insinua il dubbio che questo accada solo nel gli-illuminati-di-bavieramomento di “vacanza” dall’ordine e dalla gerarchia cui la Chiesa è votata, infatti, la vicissitudine si svolge durante un Conclave, per l’elezione di un nuovo pontefice.

La c.d. setta degli Illuminati è un argomento assai più complesso e ci introduce al secondo testo di questa recensione.

Va detto che, è esistita veramente, e chiunque voglia leggerne in proposito può cercare in libreria il testo di Johann Adam Weishaupt che si intitola: “Gli illuminati di Baviera” (è tradotto anche in Italiano) oppure documentarsi tramite l’onnipresente wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Illuminati

L’origine risale al 1776, ma secondo alcuni studiosi la si potrebbe retrodatare di qualche anno per via del fatto che in precedenza era un semplice “progetto”.

La natura dell’organizzazione era di stampo Massonico, non a caso in quel periodo storico sorgevano innumerevoli Logge Massoniche in tutta Europa. Va rammentato che è del 1717 la costituzione della Gran Loggia D’Inghilterra.

Le società segrete, si potrebbe affermare, come fossero all’ordine del giorno o meglio, della notte, visto che buona parte dei riti erano officiati al calare del sole.

Il punto è che, a differenza di molte altre Istituzioni (termine comune, nel dialogo, per identificare la Massoneria, senza citarla), quella degli Illuminati, funzionò.

In che modo? Beh.. diciamo che riuscì a creare un forte corporativismo introducendo un concetto che successivamente le valse la nomea sinistra ed occultista: il sacrificio.

Non una banalità ritualistica o fisica, bensì una devozione che sfociava nell’apertura incondizionata dei cancelli del proprio “Io”: l’ego dell’uomo intimamente legato alla sua intrinseca ed interiore evoluzione.

Si potrebbe affermare che gli Illuminati sacrificano la ragione all’altare dell’evoluzione, la cui rinascita comporta la creazione di un individuo macchinoso e contorto che fa dell’incompletezza interiore una arma per il controllo di sé e della società, intesa come sistemi interagenti a matrice complessa.

In un certo senso gli Illuminati ebbero a considerare non tanto l’Obbedienza alle regole e allo stile, oltre che la segretezza finalizzata al concetto di Fratellanza, bensì la rottura di ognuno di questi elementi. In estrema sintesi, la principale debolezza umana: l’errore.

Cerco adesso di fare un breve excursus basandomi su innumerevoli letture e senza assumere il tono saccente della didattica.

Anzitutto, la Loggia degli Illuminati è esistita e, secondo fonti, non ufficiali, si è anche più volte ricostituita.

Recentemente, non pochi sono stati gli ex. aderenti al Grande Oriente Italiano (c.d. GOI, la prima Obbedienza d’Italia) al centro di una presunta ricostituzione degli Illuminati, secondo una stampa “underground”, peraltro con sede, niente di meno che, a P.zza di Spagna, in Roma!

Di fatto, pare che gran parte della documentazione relativa alle ricostruzioni dei tentativi di rifondazione della Loggia siano segreti.

Soprattutto, per quanto concerne un potentato bancario internazionale che ebbe a coalizzarsi nei confronti del comune nemico socialista/comunista, del passato, e che avrebbe visto come partecipi i vertici di alcune delle più importanti e note case d’affari o c.d. marchant banks.

In effetti, la notizia che si fonde con la diceria, e che non ha fondamento di prova alcuna, vorrebbe le liste degli aderenti al sicuro, in una cassetta di sicurezza di una Banca Svizzera (Banque Piquet) o perlomeno, si sostiene, che ci siano stati.

Certo che, se il c.d. Vangelo secondo Giuda era custodito in una cassetta di sicurezza della Long Island (USA), non vedo perché, i Confratelli Illuminati, non possano starsene tranquillamente in Svizzera!

Tali liste sarebbero rigorosamente cartacee per il timore ossessivo di essere oggetto di atti di pirateria informatica, che potrebbero sottrarre tali nominativi.

Del resto questo tema è lungamente sostenuto da una copiosa bibliografia degli eventi legati alle Logge Massoniche, che prendono sempre come depositari delle liste o Professionisti, con i loro armadi chiusi a chiave, oppure altri soggetti con cassette di sicurezza oppure casseforti, stile film americano.

Ma ovviamente questa verità diventa un romanzo: è assai facile divagare su argomenti come questi e gli spunti per una narrazione non sono certo pochi.

Di veritiero c’è che praticamente tutte le Istituzioni Massoniche hanno, nel corso dei secoli, cercato di applicare i precetti di Johann Adam Weishaupt.

Addirittura, non molti sanno che, persino il celebre occultista inglese Aleister Crowley fu iniziato ad una Loggia Massonica, pesantemente ispirata ai contenuti degli Illiminati e non solo.

Sganciatosi dalla Fratellanza, l’occultista seguì altre pratiche, ma nel mentre della sua permanenza ebbe modo di conoscere un altro personaggio che non poco trasse dagli insegnamenti massonici illuminati, la sua ispirazione per creare un movimento: si trattava di Ron Hubbard, che creò Scientology.

Hubbard infatti nel 1945 conobbe e frequentò (le ragioni sono oggetto di una lunga serie di opinioni divergenti) uno dei protetti di Crowley, tale Parsons.

Il meccanismo di apertura praticato da quest’ultima associazione, la c.d. confessione per scalare i gradi o, come sono definiti in questo caso gli “O.T.” è esattamente uno dei precetti applicati da Weishaupt.

Come sopra ho spiegato, infatti, il timore di Weishaupt era quello che, il legame iniziale cioè l’adesione attraverso l’iniziazione, si potesse, con il tempo, affievolire.

Questo sarebbe potuto accadere per molteplici ragioni: forse per scarsa adesione, ma anche per altri fattori, come per esempio una debolezza dovuta a un ricatto o magari il timore della morte che avrebbe avvicinato ad altre credenze, non ultima quella religiosa.

Di fatto Weishaupt aveva compreso quanto poteva essere inaffidabile l’animo umano e, in particolare ebbe a preoccuparsi di come le stesse società segrete si sarebbero potute spaccare per insidie del tutto interne.

Quindi, la confessione dei peccati, se pubblica, fungeva da arma di liberazione interiore, ma anche di potenziale ricatto.

Basti pensare, per esempio, cosa avrebbe potuto significare il rendere noti, magari anche producendo prove, certuni interessi sessuali o prassi di carriera.

Una considerevole applicazione di questi precetti degli Illuminati, fu fatta, poi, dalle giovani confraternite americane che ebbero a funzionare particolarmente meglio di quelle piĂą vecchie europee.

Infatti, mentre nel vecchio continente si affermava il flagello delle lotte intestine, spesso determinate da Logge che si trasformavano in veri e propri alveari di raccomandazioni e favoritismi per gli aderenti e la relativa prole, in America certune applicazioni dei precetti Illuminati, fondavano potenti e assai influenti confraternite.

In particolare, di provenienza universitaria che successivamente ebbero anche un riflesso notevole in alcuni ambiti della societĂ  americana.

In effetti, alcune organizzazioni relative ai servizi segreti, quali ad es. l’OSS, antecedente della più nota CIA, ebbero una fortissima infiltrazione massonica al loro interno, proprio da quelle Logge che applicavano i criteri degli Illuminati.

La crisi Massonica del vecchio continente, del resto, è stata ben sintetizzata nella lettera che Lord Northampton ha pubblicato nel 2008 e dalla cui lettura ci si può fare un idea interessante di come si lo stesso Lord a dichiarare che la Gran Loggia Unita d’Inghilterra sta attraversando una profonda crisi.

E’ veramente interessante, per lo studioso, comparare quello che è scritto nella lettera con i timori di Weishaupt: c’è coincidenza.

Per esempio, Lord Northampton critica apertamente il meccanismo di ingresso nella Massoneria e il poco tempo con cui si accede ai gradi superiori che non consente di acquisire un adeguata padronanza della ritualistica, la quale sembrerebbe decaduta a prassi giudicate noiose da molti Confratelli.

C’è una prevalenza del materialismo ad usufrutto carriera che inevitabilmente sfocia nel personalismo e come tale rende difficile la c.d. Obbedienza, portando alla creazione di vere e proprie correnti di pensiero, a volte talmente distanti da dequalificare il concetto stesso di fratellanza.

Weishaupt fu certo in anticipo sui tempi.

Tuttavia, va infine aggiunto che, a differenza del dato storico e dei riferimenti esoterici oltre che archeologici, la loggia degli Illuminati era particolarmente pratica e scarsamente interessata all’esattezza della ritualistica, che in effetti semplificava brutalmente.

Questo era dovuto al fatto che, secondo Weishaupt il miglior modo era sfruttare, o meglio controllare, i c.d. stolti, cioè persone facili da controllare perché amanti dei piaceri terreni e non abituati a coltivare l’intelligenza.

A quest’ultimi era il si il caso di insegnare, ma cose semplici e non troppo complesse.

Non a caso, le Logge piĂą giovani, che ne hanno adottato i precetti, oltreoceano, sono lontane dalla correttezza ritualistiche piĂą antica, che rappresenta un enorme bagaglio culturale massonico (troppo lungo per essere, anche solo sinteticamente espresso in questo ambito).

Si può pertanto concludere affermando che, gli Illuminati sono morti, sepolti e poi, proprio come vuole la tradizione Massonica, rinati! Ma ciò è accaduto attraverso gli scritti e l’interpretazione degli stessi.

Ovviamente, non tutto ciò che è stato, può considerarsi veritiero, nella ricostruzione, perlomeno non al 100%, peraltro, buona parte di questi argomenti sono stati spesso oggetto di teorie del complotto globale o altre fantasiose affermazioni.

Certamente il lettore potrà, se lo desidera, andare in biblioteca e libreria per leggere il libro su Weishaupt, scritto da Augustin Barruel: “Gli Illuminati di Baviera” e dopo, magari, “Angeli e Demoni”. Il primo per conoscere una parte della storia, il secondo per appassionarsi ad una trama avvincente.

Dott. Marco Solferini

lug

9

Il segreto di Itza Takil (Millaci)

Un giallo avventuroso scritto da Dora Millaci, una brava e sensibile autrice che collabora con la nostra associazione.

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l0opera narra con estrema semplicitĂ , un complicato intrigo.

Il romanzo si divide in due parti. La prima è ambientata a Los Angeles; la seconda sulla disabitata isola di Itzà Takil.

Proprio quest’isola, apparentemente senza valore è il punto cruciale di tutta la storia. Tanto che un affarista senza scrupoli arriva ad uccidere per riuscire ad averla.

Il proprietario di Itzà Takil, dopo la messa in vendita della sua proprietà, subisce degli attentati. In un primo momento vengono attribuiti alla maledizione di un’antica statuetta Maya acquistata ad un’asta. Solo successivamente, dopo il ritrovamento di una pergamena con la mappa dell’isola, vengono alla luce oscure verità.

I personaggi si susseguono nella storia, per aiutare il lettore nella scoperta del vero segreto di ItzĂ  Takil.

La lettura è scorrevole, mai noiosa, in alcuni tratti troviamo battute divertenti.

Tutti i riferimenti storico-geografici sono reali. Frutto di accurate ricerche. La storia invece è di natura totalmente fantastica.

Il lettore iniziate le prime pagine, si appassionerà al romanzo, parteggiando per uno o per l’altro dei tanti personaggi. Nella mente dell’autrice, hanno assunto caratteristiche uniche, ma così palpabili che ci si può addirittura immedesimare in uno di loro. Immergendosi nella storia, fino a vivere in prima persona questa straordinaria avventura. Tanti colpi di scena fanno sì, che è sconsigliato ai deboli di cuore.

Personalmente ci sentiamo di consigliarlo ai nostri utenti.

E’ possibile acquistarlo:

www.akkuaria.org/doramillaci

www.ibs.it

www.qlibri.it

www.libreriauniversitaria.it

giu

6

Profumo dell’anima (Gigliola Biagini)

dscn10051Profumo dell’anima

Titolo: Profumo dell’anima
Autore: Gigliola Biagini
Editore: Sovera

La normale vita di una donna può trasformarsi all’improvviso in una micidiale spirale di caos esistenziale che tenta di risucchiarne l’anima.
Si può sfuggire? Sì, si può.
Bianca, la protagonista, donna caratterialmente contraddittoria,non si farĂ  stritolare dalle avversitĂ  e dal dolore, ma sarĂ  capace di darsi una serenitĂ  interiore in un rinnovato equilibrio.”

mag

24

Gli anni rubati (R.La Paglia)

Gli anni rubati di Roberto La Paglia


Un bambino prigioniero di se stesso, in una realtà che non riesce a comprendere; per diventare uomo dovrà inventarsi ogni volta, dare vita a gli-anni-rubatimille personaggi, per ritrovarsi alla fine sempre di fronte allo stesso bambino che si è lasciato indietro.

Da questa immagine prende vita gli Anni Rubati, accompagnandoci nelle molte vite del protagonista, nel viaggio interiore di una adolescenza travagliata che cerca a tutti i costi di non uniformarsi alle regole del sistema, pur sapendo che questo suo atteggiamento lo porterĂ  alla completa esclusione.

Una infanzia difficile raccontata con il ritmo serrato del male quotidiano che incalza e lo stile letterario tipico di un adolescente in cerca della propria identitĂ .

Ancora una volta Roberto La Paglia ci trascina nel suo mondo onirico, dove fantasia e realtĂ  lavorano spesso in stretta sinergia, creando un universo nel quale le certezze diventano misteri e i misteri incerte probabilitĂ .

Tra le pagine di questo libro sarà facile incontrare nuovamente quel bambino che da sempre vive in noi, che ci trasciniamo dietro dall’infanzia, costretti a nasconderlo per uniformarci alle regole sociali, per dare di volta in volta l’immagine di noi che viene richiesta; in molti quel bambino grida ancora, reclama i propri spazi e, molto spesso, rischia di perdersi.

In questo viaggio incontreremo pochi personaggi, spesso sfuggenti così come la vita del protagonista, ma incontreremo anche tante emozioni che pensavamo appartenessero ormai al passato, pensieri espressi nell’immensa solitudine di una infanzia vissuta a metà tra il sogno e il bisogno di trovare un senso alla propria esistenza.

Giunti alla fine, avremo ancora voglia di voltarci indietro, di riprendere per mano quel bambino, e insieme a lui ritornare sui nostri passi, anche noi alla ricerca dei nostri Anni Rubati.

Disponibile su www.ibs.it -   www.libreriauniversitaria.it

ISBN 9788863540062

mag

16

Uomini che odiano le donne (Stieg Larsson)

“Uomini che odiano le donne”


uomini-che-odiano-le-donneGenere: Romanzo giallo

Autore: Stieg Larsson

Dati: 2007, 676 p., brossura

Editore: Marsilio  (collana Farfalle)


Un testo di vera eccellenza.

Una narrazione di rara capacitĂ  espressiva.

Efficacia, dinamismo, classe espositiva e dialettica discorsiva, si fondono in un Opera che merita la maiuscola.

Un libro che riesce ad appassionare e coinvolgere il lettore, trascinandolo in un mondo perfetto, dove il pathos, diventa realtĂ .

Personaggi che sono anche autori di se stessi. Incontrano e scontrano le emozioni e le caratteristiche che ciascuno di loro rappresenta, nell’incolto territorio dei rapporti umani.

L’anticonformismo di Lisbeth Salander.

Il perfezionismo della ragione di Mikael Blomqvist.

L’anarchia signorile e feudataria di Henrik Vanger.

Ciascuno conosce l’irriverenza del fato, quando la predestinazione diventa una sorta di egemonia irrazionale e viola i dogmi dell’aspettativa, facendo sì che, il lettore, diventi un protagonista assoluto.

Nel compiacimento intellettuale di una trama avvincente.

Parole essenziali: frecce appuntite che colpiscono il bersaglio. Diventano immagini, trasmettono sensazioni, persino il gusto del ritmo, trasmuta, dalle prime pagine fino all’epilogo.

Quel che era, non è ciò che rimane.

Più che l’inizio di una saga l’Autore, Stieg Larsson, ha posato una pietra miliare sul concetto di giallo nella narrativa o, se vogliamo, nel thriller all’americana.

Uno straordinario affresco che riesce a mettere sulla bilancia, il bene, che si presenta con le sue debolezze, i dubbi, persino le irritualitĂ  e i difetti che ogni uomo o donna, in cerca del giusto, reca nel suo bagaglio culturale. E il male: atavico, profondo, cosciente del suo potere padronale, che logora e corrode, sfociando nella mitomania superba di un odio spaventoso, per intensitĂ  ed autogiustificazione.

Con Larsson rivive il romanzo, quello vero, che vuoi conservare in bella mostra nella libreria di casa.

L’Autore è maestro d’orchestra e gioca abilmente a scacchi con il lettore, usando tutte le arti liberali, mescolando le carte con la retorica e applicando una dialettica che riesce, nella sintesi espositiva, a stimolare una riflessione di fondo.

Non una qualunque bensì, la condivisione alla base delle scelte, quelle che, per intenderci, noi tutti possiamo e dobbiamo compiere, per confrontarci con il nostro Io.

“Uomini che odiano le donne” è un ottimo romanzo, per tutte le età.

Marco Solferini

mag

15

Singolare femminile (Sveva Casati Modignani)

“Singolare femminile”

copertina-singolare-femminileRomanzo rosa

Autore  Sveva Casati Modignani

Editore Sperling

“Singolare femminile” è una vibrante affermazione della maternità.

Le donne di questo romanzo, pur appartenendo a tre generazioni diverse,  vivono le passioni in modo spregiudicato e spontaneo, assecondando più l’istinto che la ragione. La figura predominante è Martina, che  come la mamma Vienna e la nonna Ines, rifiuta il conformismo e nutre la profonda consapevolezza della più autentica vocazione della donna: quella di generare la vita. Mette al mondo tre figlie, Giuliana, Maria e Osvalda, con tre uomini diversi ma, per scelta o per destino, non ne sposa nemmeno uno.

Le cresce da sola, sfidando le convenzioni e i pregiudizi nei confronti di una ragazza-madre.

Soltanto al momento della prematura morte di Martina, si verrĂ  a conoscenza che la protagonista ha sposato segretamente il suo primo amore e questa notizia instaurerĂ  una discussione, che porterĂ  le donne della famiglia a riconoscere e rivalutare finalmente il ruolo maschile e paterno dei propri compagni.

Solitamente, questi romanzi vengono etichettati come “rosa” o “al femminile”, a significare  un non so che di riduttivo e nascondono una sorta di snobismo intellettuale. Tuttavia, proprio perché sono libri  poco impegnati, si possono leggere tranquillamente di sera, dopo una faticosa giornata di lavoro; in essi si riconoscono luoghi familiari, personaggi già incontrati nella vita reale, sentimenti e vicende capitati magari alla migliore amica.

Chicca Franca

mag

15

Controvento (Donna Morrissey)

Controvento

Genere          Saga letteraria

Autore           Donna Morrissey

Editore          Cairo

Controvento è uncontrovento-copertina emozionante romanzo della scrittrice canadese Donna Morrissey, che colpisce profondamente il cuore del lettore.

Ambientata ai margini di un povero villaggio sulla costa canadese di Terranova degli anni Cinquanta, la storia si incentra su tre ineguagliabili protagoniste: la quattordicenne Kit, narratrice della vicenda; sua madre Josie, una donna che ha la mente di una bambina,  rimasta incinta di Kit senza sapere chi sia il padre; Lizzy, la nonna, che riesce a tenere insieme la famiglia con coraggio e determinazione, impedendo che Josie finisca in manicomio e Kit in orfanotrofio.

Questa famiglia così diversa, è guardata con ostilità dal villaggio, in modo particolare dal reverendo Ropson. Poi, un giorno, arriva dal mare una nuova minaccia per le donne: un assassino misterioso di nome Shine. Ma Kit, Josie e Lizzy riescono a farcela, potendo fare affidamento su pochi amici che vigilano su di loro come angeli custodi.

E uno di loro è a conoscenza del segreto della misteriosa nascita di Kit…

Chicca Franca

mag

15

Quattrocento (Susana Fortes)

nord-quattrocento“Quattrocento”


Autore: Susana Fortes

Genere: storico, drammatico, thriller.


Gli antichi segreti che si nascondono nel passato, possono uccidere.

“Quattrocento” libera l’indagine dello studioso e dell’appassionato di storia, dell’arte.

L’indagine scientifica, fedele solo alla veritĂ .

Ma è una verità scomoda, imbarazzante.

Una veritĂ  che un organizzazione, abbastanza potente da avere tempi e mezzi per ottenere che certe risposte rimangano dei quesiti, ha deciso di occultare.

Il romanzo è ambientato in parallelo nella grande e affascinante Firenze.

Da una parte il passato, il Quattrocento, fatto di intrighi politici, giochi di potere nella cittĂ  della Famiglia Pazzi e, sopratutto, dell’uomo forte per eccellenza, Lorenzo de Medici. E’ la narrazione di un epoca in cui il Vaticano esprimeva interessi ben oltre il potere spirituale e cercava di controllare i Comuni piĂą importanti. Ma è anche la storia dell’artista di strada, del giovane che arriva in questa grande cittĂ , dove tutto sembra piĂą avanti rispetto al resto del Mondo. Attraverso gli occhi del fanciullo il lettore è spettatore di una delle piĂą grandi mattanze: la congiura dei Pazzi, consumata davanti a Dio.

Specularmente, a distanza di 600 anni, si muove una studentessa che porta avanti il suo dottorato, con passione e spirito critico.

La sua ricerca riguarda un pittore che ha nascosto, nella sua arte, una rivelazione.

I suoi dubbi, le ansie, ma anche la passione e sensualitĂ  di una giovane che dai libri di storia verrĂ  trascinata in un vortice di sospetti, insinuazioni, all’ombra dei poteri forti.

Una sfida millenaria che si rinnova.

Testi che devono rimanere segreti, studi che non dovrebbero essere fatti, ipotesi troppo azzardate per non essere inquisite.

Capitolo dopo capitolo il romanzo, avvincente, appassiona il lettore e alimenta il fuoco della sua curiositĂ .

Il mistero finale sembra vicino, fra personaggi intriganti e ambientazioni suggestive. Una descrizione ben fatta, accurata, precisa, ma mai appesantita.

Uno stile di scrittura generoso, audace e ambizioso, contraddistinguono questa bravissima Autrice spagnola che ci regala un testo prezioso, ricchissimo di contenuti, anche didattici, riscontri approfonditi e teorie verosimili.

Non è “un romanzo da spiaggia” bensì un romanzo “per chi ama leggere”, per quanti prendono la copia dai bordi perfettamente intatti, si sincerano che non vi siano inaccettabili violazioni al contenuto cartaceo e decidono di trascorrere qualche ora immersi in un thriller, dallo stile impeccabile. E’ un romanzo da prestare ogni mese dell’anno e magari da consultare visto che ci sono dei veri e propri “cammei” di letteratura, che molti certo ignorano.

“Quattrocento” è l’enigma che nasconde la veritĂ , ma è anche la testimonianza evidente di come la conoscenza rappresenta, ancora oggi, un bene prezioso.


Marco Solferini

mag

15

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