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Domenico Monteforte

Articoli marcati con tag ‘Marco Solferini’

 


La Tomba di Alessandro - Valerio Massimo Manfredi

La Tomba di Alessandro: L’enigma

la-tomba-di-alessandroAutore: Valerio Massimo Manfredi

Genere. archeologia, storia.

“La tomba di Alessandro” è il nuovo, atteso, romanzo di Valerio Massimo Manfredi.

Scrittore e archeologo, di indiscutibile successo, ormai patrimonio letterario e culturale contemporaneo, l’Autore ci propone, dopo la precedente pubblicazione dedicata a Giulio Cesare, un altro grande del passato.

E’ Alessandro Magno: il conquistatore, il grande macedone.

Un uomo che, giovanissimo, morto a soli 33 anni, è riuscito in un impresa leggendaria, che ha trasformato il mito in realtà.

Il suo impero e le sue vittorie non conoscono eguali e la sua memoria si è tramandata nel tempo.

La sua tomba, il luogo cioè dove riposano le spoglie mortali dell’eroe epico, dell’imperatore e del guerriero, è un mistero ancora irrisolto, che l’Autore definisce “enigma”.

La considerazione da cui partire è che, ad oggi, in tanti hanno cercato la tomba di Alessandro, scavando nel passato polveroso dei libri, delle citazioni, delle pergamene e anche nella terra vera e propria, in Egitto come in Macedonia, Grecia e persino nel Vicino Oriente, ma della tomba nessuna traccia.

Manfredi, che è un abile archeologo, ma riesce a qualificare le sue esposizioni con lo stile dello storico, documenta in modo sensibile e nel contempo espositivo, le fonti.

Mette ordine e raziocinio fra le tante teorie e ci offre una sorta di indagine conoscitiva: appassionante, snella, ben organizzata, in modo che questa possa essere letta e condivisa da chiunque.

Tante sono le teorie, intriganti e a tratti misteriose, in particolare legate alla doppia natura dell’uomo Alessandro, che fu certo figlio di Rè, ma ricevette l’investitura divina in Egitto, presso l’oracolo di Menfi.

La storia della sua morte è anche la narrazione della fine di un mondo, in particolare del “come sarebbe stato” se questo geniale combattente, ma anche abile uomo, conoscitore della realtà e forse umanista del contemporaneo, avesse potuto governare un vastissimo impero, fatto di differenze profonde.

E’ naturalmente una testimonianza del passato che ci spiega anche la politica di palazzo, le ambizioni dei generali, la storia di una Famiglia imperiale, perchè la natura dell’uomo sempre accompagna l’evoluzione, dal passato fino ai giorni contemporanei.

L’epicentro è la morte di Alessandro, che nel testo è spiegata oltre il complotto, con ragioni assai rigorose e scientifiche: di natura medica.

Una tomba che fu, almeno fino al momento in cui se ne persero le tracce, quando cioè egli riposava in quel di Alessandria, la città che porta ancora oggi il suo nome e che fu lui stesso a fondare, oggetto di veri e propri pellegrinaggi, da parte dei grandi del passato. Imperatori che volevano omaggiare il grande Rè.

Molte sono le citazioni che l’Autore ci propone e leggerle è davvero un piacere.

Come altri scritti di Manfredi, anche questo si inserisce in quella che mi piace pensare come una biblioteca personale per quanti condividono il gusto di assaporare la storia come fonte di conoscenza, di indagine, ma anche come una compagna avventurosa: testimonianza di un passato avvincente.

E’ un libro da comperare, da regalare, sul quale appuntare forse quella comprensione che può essere un bagaglio culturale per noi tutti, allo scopo di elevarci dalla massificazione odierna che sterilizza le idee e rende superficiali gli ideali.


Marco Solferini.

mar

7

La Biblioteca dei morti - Glenn Cooper

biblioteca_dei_morti2344_imgAutore: Glenn Cooper.

Genere: mistero, drammatico, thriller.

“La Biblioteca dei morti” è un romanzo di Glenn Cooper, avvocato americano, scrittore esordiente, che firma la sua prima opera letteraria.

E’ un esordio di successo ed il sicuro prologo ad una carriera che arricchirà e appassionerà i lettori ed amanti della carta stampata.

La trama è suddivisa in due filoni narrativi, abilmente intrecciati.

Il primo, è contemporaneo: comincia con le misteriose cartoline che un presunto serial killer invia alle sue vittime e sulle quali è impresso il giorno della loro morte.

L’indagine è affidata ad un agente dell’FBI, di nome Will Piper che, se da un lato è un geniale profiler, si accompagna ad un passato autolesionista e distruttivo, che lo ha portato alle soglie della pensione tormentato da parecchi rimpianti e un problema con l’abuso di alcolici.

Accanto a lui, una giovane ed impeccabile agente di Quantico, Nancy che lo affiancherà, scoprendo l’uomo oltre il detective.

E’ un mistero quello che i protagonisti devono affrontare: le morti di uomini e donne che non si conoscevano e che vedono in quella cartolina anonima, il loro unico minimo comune denominatore.

Ma la risposta è concepita nel secondo filone narrativo che si snoda nel passato, sul finire dell’anno 700. In un isola dell’Inghilterra, presso un Monastero osservante la regola di San Benedetto, dove una profezia porta alla nascita di un bambino prodigio.

Le conseguenze di questa nascita, si sono tramandate nel tempo, fino ai giorni nostri, custodite nel luogo più impenetrabile: l’Area 51.

Nel testo si rivela la sua origine, a partire dal dopoguerra e l’Autore è veramente bravo nel saperla gestire, con il filo conduttore della passione, dell’intrigo, ma anche della ragione.

Un immagine realistica che non rinuncia al mistero, ma getta un orma solida di veritĂ , sulla natura della piĂą celebre fra le installazioni segrete contemporanee.

La storia tuttavia, non è l’epicentro di questo romanzo.

Ci sono infatti anche gli uomini e la vita.

I protagonisti, che sono condizionati dal fato, che sentono il peso ineluttabile del passato e agiscono spesso in preda alle emozioni. Forse schiavi di quelle circostanze che ci illudiamo, noi tutti, di poter controllare, ma che spesso ci guidano e ci osservano, facendoci sentire parte del destino, solo quando agiamo.

L’Autore è certamente un amante del fumetto, in quanto ci sono pregiate citazioni ai “comics” ed è probabilmente anche un conoscitore ed estimatore del cinema, specie quello classico americano, in quanto non pochi sono i riferimenti che si trovano nel testo e che sono sempre cordiali, dotti e davvero molto apprezzabili.

La narrazione è fluida: ben concepita. Non è mai pesante, anzi è scorrevole, esplicativa, dotata di un buon tenore descrittivo che non sottrae nulla ai dialoghi, molto ben congegnati, mai banali e ampiamente in grado di caratterizzare i personaggi.

E’ un romanzo certamente consigliato agli amanti del mistero, del thriller, ma anche, se non sopratutto, per quanti credono che un buon testo sia tale a prescindere dagli argomenti: da leggere.

Salutiamo con un caloroso benvenuto questo scrittore che ci ha regalato anche un sito internet da cui è possibile leggere che presto ci sarà un seguito alla Biblioteca dei Morti e noi tutti lo attendiamo con ansia.

Marco Solferini

mar

7

La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson

“La ragazza che giocava con il fuoco”


Autore: Stieg Larsson.

Genere: thriller, drammatico.


Il ritorno di Lisbeth Salander, l’anticonformista hacker dal passato drammatico, segnato dal dolore e da una tragedia che viene oggi svelata.

Il ritorno di Michael Blomqvist, amante delle donne e della verità, che non accetta compromessi e si batte per un idea del “bene” fragile quanto resistente.

Il ritorno della redazione di Millennium, dove si cerca di fare quello che oggi viene chiamato buon giornalismo e qualche volta, quando è troppo buono per i cattivi in circolazione, allora può anche uccidere.

copj131Ecco gli ingredienti del secondo capitolo, firmato da Stieg Larsson.

Tutti pronti ai nastri di partenza, per leggere un thriller dalle tonalitĂ  noir, a tratti sociopatico per la sua irriverenza caratteriale.

In questa realtĂ , sembra che l’uomo agisca spinto solo da istinti primordiali e che il futuro sia l’accettazione di una dramma che scriviamo, passo dopo passio, ogni giorno.

Lisbeth è cattiva perchè vuole sopravvivere, perchè è sfiduciata.

O è diventata così a causa del suo passato, che l’ha colpita così forte da renderla pronta alle sfide del presente?

Quante persone esistono che, non reagendo, come lei, appassiscono, schiacciate sotto il martello delle ingiustizie?

E’ il terrificante enigma che non prelude ad un lieto fine, perchè sconfiggere il male non è nell’ottica dell’Autore, combatterlo invece si.

Affrontarlo, con le armi della ragionevolezza matematica “azione uguale reazione”, in una narrazione contemporanea, lenta, che si snoda con una sorta di meticolosa calma.

Potremmo paragonare il susseguirsi dei capitoli, sotto forma di giorni, ad una danzatrice del ventre che si spoglia lentamente, rivelando le sue forme.

Il desiderio cresce con con lo scorrere della lettura, fino all’ultimo velo, quando tutto sarĂ  risolto e rivelato: la realtĂ  ci lascerĂ  con l’amaro in bocca o un pugno diritto nello stomaco.

Perchè nelle pagine di Larsson lo scontro decisivo è un grande campo aperto: dove in gioco c’è sempre la sopravvivenza.

Ma è il contorto animo umano, la sua negligente accettazione dell’oscuritĂ  interiore che l’Autore coltiva: dove c’è vendetta e rancore proliferano esseri spietati e ancor piĂą convinti che la morale sia una menzogna per la buonanotte.

Per questa ragione, in questo secondo capitolo della Trilogia, la centralitĂ  è tutta per Lisbeth. E’ lei, adesso, il vero conduttore della storia, il filo d’Arianna attorno al quale si svolgono trame contemporanee, seppure sganciate l’una dall’altra.

La sua indole diventa geniale e perfida, si scopre fragile, ma viene salvata da un istinto dal suo istinto di sopravvivenza.

Per questo i c.d. “cattivi” nel romanzo di Larsson, sono veramente spietati e posseggono una dimensione proprio del loro essere.

E’ verso questi soggetti, privi di scrupoli, che sfruttano il sesso, usano la violenza e si fanno vanto del ricatto, che l’Autore compie un “j’accuse”, rivolto alla societĂ , a questo strano affamato bisonte che stancamente si muove, rumina il suo avido coraggio, fingendo, al solo scopo di dimenticare la paura che annida nelle scelte.

Una realtà fatta di spettri, uomini e donne che camminano accanto, senza ricordare, privi di consistenza, chiusi in una gabbia su misura, chiamata “vita”.

Questo condizionamento rende possibile il male, questa scelta tacita, fatta di compromessi silenziosi lo rende potente e quel che resta è la vita devastata di Lisbeth che ha solo imparato a non aver paura di se stessa.

La ragazza che gioca con il fuoco” è l’eccellente seguito de “Uomini che odiano le donne” e rappresenta il train d’union fra l’universo di Larsson e la veritĂ  che accompagna la vita di chiunque: esiste una consapevolezza in tutto ciò che circonda l’agire e questa spinge noi tutti alla disperata ricerca della giustizia.

Marco Solferini

nov

7

Come una tempesta - Patterson - Roughan

“Come una tempesta”


Autore: James Patterson; Howard Roughan

Genere: thriller

James Patterson: il ré del thriller.

Con lui, azione e colpi di scena si fondono in mix senza precedenti.

La sua eleganza è una lama affilata, pronta a colpire da un momento all’altro.

copj14Inchiostro elettrico, su carta che scorre come le onde di una tempesta, la stessa che scarica la sua forza e prepotenza sulla Family Dunn, la nave dei protagonisti di questo romanzo.

Così si trasforma la gita di una Famiglia che vuole ritrovarsi, per ricominciare, in un odissea di intrighi e doppie verità.

Lo scenario non è mai consueto, perchè con Patterson tutto cambia, ogni cosa trasmuta e dal prevedibile scaturisce un altra realtà, quella che trascina il lettore attraverso un costante insieme di enigmi, alla velocità della luce.

Capitoli che corrono come fulmini dopo il rombo del tuono: due o tre pagine, al massimo, per scandire il ritmo di una lettura che non lascia molto spazio al respiro.

Personaggi caratterizzati e rapiti dalle emozioni: agiscono in una ragnatela straordinaria che si riassume in una sequenza aperta ad ogni possibile soluzione.

L’intrigo è la tavola degli scacchi da cui prende le mosse l’Autore e le mezze veritĂ  sono i pezzi che muovono verso un gran disegno: la cospirazione finalizzata all’omicidio.

Il movente è tutto nella mente dell’assassino, di colui che cerca il delitto perfetto, ma che dovrĂ  confrontarsi con la tenacia e l’ostinazione di una donna e del destino che non è mai così scontato.

La veritĂ  è che solo l’ultima pagina potrĂ  mettere la parola fine e permettere al cuore, di ricominciare il suo battito regolare.

“Come una tempesta” è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che lo si faccia su di una spiaggia, sorseggiando un Mojito o alla sera, in compagnia di una tazza di thĂ© caldo, in una notte d’inverno, non ha importanza, quel che è fondamentale è non perdersi quest’avventura.


Marco Solferini

nov

7

Diario di scuola (Daniel Pennac)

“Diario di scuola”


Genere: Narrativa.

Autore: Daniel Pennac.


Scrittore mitico.

Entrato nel Pantheon degli dei della letteratura contemporanea.

Pennac, ritorna sui banchi della scuola e narra di questo mondo da tutti così conosciuto e nel contempo ignoto. Mette a nudo le sue incongruenze: la vacuità delle aspettative, che si sciupano come i granelli di sabbia stretti nel pugno, il falso conformismo e perfino la ragione, che cede il passo alla illogicità.

E non manca lo spazio per un omaggio, una considerazione quasi estemporanea a quel tanto di pazzia irriverente che permette alle persone di crescere, come se fossero libere.

Immaginiamoci che esista una scuola dove gli individui non sono obbligati a capire e possano perfino avere qualche idea, magari originale.

diario_di_scuola

Ecco allora che Pennac diventa geometra e architetto di una scuola che, se presa in giro, nelle sue lacune, non è mai scartata o denigrata, anzi, per molti versi le osservazioni costrittive sono un modo per andare oltre la scuola, ma senza mai prescindere dal suo ruolo nella crescita di ogni individuo.

L’Autore usa l’intelligenza più sublime per trovare parole che sono note di stile ed è il genio del violino quando suona nelle frasi, che fuoriescono perfette.

Le sue riflessioni sono di una bellezza greca, fra il mito e la virtude. Possiedono quello spessore che può essere paragonato solo al primo bacio in quanto ad intensità.

Le aspettative, cosa sono se non i fantasmi dell’epoca moderna, del consumismo che centralizza la persona, imprigionandola, fra le mura invisibili delle città, denudandola della Fantasia. Arrivando addirittura a mettere paura all’uomo, per ogni suo tallone d’Achille, facendogli dimenticare quanto importante sia “vivere”.

Perché esiste un esperienza che può essere ereditata solo dalla vita stessa.

E allora rieccoli: i geometrici banchi della scuola, maestra di scienza, matematica, storia, ma non delle arti che furono liberali.

Qui, lo scrittore risalta l’arroganza del sapere ,quando esso si mischia alla superbia della rettitudine, all’eccesso della sapienza che, oltre la saggezza, addormenta i sogni e genera incubi.

L’umiltà della debolezza, la poesia delle cose semplici e l’efficacia di un senso comune che spinge ben oltre le Colonne d’Ercole, queste sono le grandi aspettative che il Sapere dovrebbe coltivare nel fanciullo.

Scorrendo queste pagine meravigliose troviamo pensieri che sono come le grandi canzoni, quelle che riescono ad aprire una finestra nel tempo e fanno sì che le emozioni diventino immortali.

E c’è l’abilità di uno scrittore che pone interrogativi dal sapore pleonastico laddove ci fanno partecipi dell’utopica ricerca di significati, quando il concetto di “esistenza” è in realtà molto più grande dell’uomo.

C’è anche un sentimento di compiutezza, un tacito assenso alla Natura dell’Evoluzione; noi, che dobbiamo riconoscere un limite nella conoscenza che è la capacità di vivere per ciò che siamo, liberandoci da quelle insulse regole che vorrebbero vederci sopravvissuti invece che uomini liberi.

Il grande scrittore cita la legge del cuore, del mito, di quel che resta dopo che il tempo è trascorso: ineffabile baluardo di ogni lotta, ultimo avversario della grande guerra che termina con la morte del corpo.

Pennac da una pagella alla distrazione dei singoli burattinaia che gestiscono la scuola come se fosse il loro Feudo e che è figlia della stupidità; apostrofa l’ignoranza dei dogmi quando non ammettono il verbo. E lo fa con spirito ironico, perché l’ineluttabilità del fato non può essere ingannata dal debole potere di convinzioni artificiose, fatte per mescolare le carte al destino.

Ci sono dei limiti, che possono e devono essere compresi, in mancanza: piĂą le cose cambiano e piĂą restano le stesse.

Diciamo grazie a Pennac, al suo genio e all’intuito coraggioso di questo Artista della letteratura.

“Diario di scuola” è un testo epico, da leggere ogni volta che le difficoltà sembrano impossibili da affrontare perché fornisce risposte nascoste in noi stessi. Libera l’animo e sorride alla verità, quella per cui vale la pena annotare certe frasi nel diario dell’adolescenza. E’ la prima e l’ultima lezione della vita.

Marco Solferini

ott

20

La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)

“La solitudine dei numeri primi”


lasolitudinedeinumeriprimiGenere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.

Autore: Paolo Giordano

La crudeltĂ  epica della coscienza.

Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età.

Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalitĂ .

La sensibilitĂ  matematica di due anime: gemelle nella difficoltĂ  di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.

L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.

L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.

Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.

Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.

Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali

Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.

E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.

Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.

Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.

L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.

Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.

E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.

Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essere”, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.

L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.

“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.

Marco Solferini

ott

19

“Rivelazioni con figure” Villa Beatrice (BO)

Mostra d’Arte

“Rivelazioni con figure”

Villa Beatrice (Comune di Funo di Argelato – Prov. Di Bologna).


dipinto-di-luigi-favalli-wince

Il tema di questa mostra è emblematica delle opere in esposizione.

L’ arte è rivelazione: della

bellezza, dell’emozione, della libertĂ , dell’impegno svincolato dai manierismi, della forma e del sentire di chi crea e rivela la sua visione della realtĂ .

Scrivere di arte contemporanea, cercarne il senso e l’eventuale storicitĂ , oggi non ci porta da nessuna parte , sarĂ  il futuro a decretare quali

scelte artistiche resisteranno al trascorrere del tempo e rappresenteranno la nostra realtĂ .

Oggi l’arte è essenzialmente banco di prova per nuove combinazioni e schemi, gli artisti sanno che riprodurre ciò che vedono è una dipinto-di-sauro-benassi-wince

contraddizione, ciò che vediamo è plasmato dalla nostra conoscenza, dalle nostre opinioni spesso costrette da un continuo riflettersi di immagini , provenienti da una moltitudine di informazioni.

Gli artisti sono inventori, viaggiano attraverso un marasma di sollecitudini, hanno a portata di mano migliaia di scelte diverse, passate e presenti, tra cui fare le loro scelte.

Adulti che giocano, che hanno intatto il senso della meraviglia che segue ogni scoperta, e di stupore si tratta quando si percorre l’ itinerario di questa mostra che in ogni sala ospita un artista riuscendo a coniugare il fascino del passato con il messaggio dell’arte contemporanea.

Nella Sala dell’Astronomo è la sensualitĂ  delle opere di Gil David.

scultura-di-daniela-rinaldi-winceNella Sala del messaggero degli dei, il dio alato Mercurio, troviamo le sculture di Halloumi Abdessamad, linee curve che generano un equilibrio mai scontato e simmetrico. Sculture Raku, ricordo di antichi idoli della fertilitĂ  che non soggiace ad alcun vincolo. Halloumi crea figure con materiali da riciclare, Veneri contemporanee che delle antiche statue hanno le menomazioni, legami forti per sottolineare il trascorrere del tempo: l’uomo del passato e quello del presente uniti nel messaggio universale dell’ arte, che in questo artista è particolarmente vivo, tanto da far credere in un suo brillante avvenire, giĂ  attestato da numerosi riconoscimenti in campo internazionale.

Il Salone della Musica ospita le sculture di Elio Talon e i dipinti di Luigi Favali. Paesaggi dell’anima quelli di Luigi Favali, accenni sospesi nellascultura-di-elio-talon-wince loro incorporeitĂ , forme che da un principio figurativo sfumano nella leggerezza dell’informale. Orizzonti realizzati in dissolvenza che suggeriscono un’atmosfera onirica, la dimensione del sogno ottenuta con pennellate morbide e libere in una felice chiaritĂ  ed efficacia illuministica. Nel silenzio suggerito da questi dipinti possiamo udire i suoni di una natura idealizzata restituita a noi nella sua intatta bellezza.

Toni di silenziose presenze nelle sculture di Elio Talon che esprime con le sue opere un senso poetico dello spazio e attraverso esso ricerca di equilibri animati dalla leggerezza dell’essere.

Sculture in terracotta refrattaria spesso arricchite dall’inserimento di piume bianche ad esprimere il desiderio di staccarsi dalla terra da cui son nate in una sorta di ressurrezione mistica . ReligiositĂ  nella sua espressione piĂą arcana è quanto suggeriscono le opere di Talon e in un immaginario deja vu ci rimandano le note musicali che aleggiavano, nel passato, in questa sala.

Nella Sala Dei Lottatori i tessuti dipinti di Lara Farnè hanno la ricercatezza di certi manufatti antichi , colori e disegni che raccontano la ricerca della bellezza attraverso lo studio e la composizione di diversi tessuti e disegni, l’artista definisce la sua arte “ cellulare” perchè come cellula nasce e si arricchisce di elementi e figure, antichi simboli, geometrie razionali e improvvisi raggi luminosi nell’universo fantastico di Lara.

scultura-di-giusy-marchesini-winceNella Sala Degli Uccellatori le sculture di Giusy Marchesini sembrano voler racchiudere dentro di sè il senso del racconto di questa artista che esprime con la scultura la sua energia creativa, le sue figure si presentano morbide e sensuali, seduttive e si mostrano per il desiderio di piacere .

I simboli della femminilitĂ , scarpe plasmate per rivelare il passo di chi le indossa, colori opalescenti che catturano la luce e danno vita alla materia inerte. Ballerine formose e leggiadre nella cui realizzazione Giusy Marchesini ha enfatizzato la dinamicitĂ  della figura.La liricitĂ  del classico ben si sposa con l’uso dell’ antica lavorazione di origine giapponese detta “ Raku” che significa gioire il giorno, in queste sculture vive il mondo interiore e l’intima religiositĂ  del quotidiano raggiunti attraverso una rigorosa ricerca dell’essere artista.

La dinamicitĂ  delle tele di Sauro Benassi ci accoglie nella Sala Degli Uccelli Palustri, pittura esistenziale quella di Benassi, con un percorso che hascultura-di-halloumi-abdessamad-wince le sue radici nella sintesi della materia, come un moto perpetuo attraverso la definizione dello spazio. La superficie pittorica viene trattata matericamente, senza concessioni ad un facile lirismo l’artista evidenzia la vivacitĂ  cromatica e il carattere delle sue raffigurazioni attraverso la contrapposizione di tecniche. Gli accenni figurativi scomparsi sono la rivelazione di un mondo artisticoin continua tensione.

Nella Sala Dei Pesci pittura e scultura per Brunella Ranzetti: colori prorompenti in paesaggi immaginari, da una tela all’altra la Ranzetti ci conduce in luoghi incantati tanto improbabili quanto reali. Soggetti in movimento emergono da sfondi fantastici raccontano l’emozione suscitata dal rapimento dell’immagine poetica. Un paradiso terrestre cercato e creato attraverso l’amore per il colore che l’artista mette anche nelle sculture etniche.

Nella medesima sala la plasticitĂ  e la forza della scultura di Daniela Rinaldi, la forza primordiale della terra da cui sembra nascere una potente figura femminile, tema caro a quest’artista che testimonia la matrice biologica dell’istinto creativo evocando dal passato al presente il mito della dea terra. Nell’immagine scolpita c’è il senso di appartenenza ad una tradizione scultorea che dalla matrice antica sprigiona la forza stessa della scultura.

dipinto-di-brunella-ranzetti-winceLa scultura raffigurante una dolcissima sirena è l’opera di Silvia Pasquali, figlia di Brunella Ranzetti, allora dodicenne.

Nella Sala Del Fanciullo l’incontro con la fantasia e l’arte di Claudia Marchi, innumerevoli metamorfosi di colori in una composizione pittorica astratta, un ben riuscito connubio tra colorismo e astrattismo, in una capacitĂ  narrativa emozionale che è il substrato di una pittura tutta tesa ad una rappresentazione della realtĂ  concettuale fatta di elementi narrativi, di impulsi inconsci che danno vita ad immagini latenti che si risvegliano alla nostra lettura nel momento in cui attraverso l’automatismo pittorico vengono trasferiti sulla dipinto-di-claudia-marchi-wincetela.

Nella Sala Dell’ Eremita la simbologia e la maestria delle opere di Alessandra Stivani e di Evans Vivarelli aggiungono fascino alla magia di questo luogo.

Il percorso di questa mostra termina con le opere di Evans Vivarelli ceramista e ceramologo.

Struttura lineare e tecnica magistrale sono gli elementi che caratterizzano i lavori di questo maestro, gli oggetti da lui realizzati hanno la bellezza della essenzialitĂ , il semplice manufatto diventa una superiore espressione artistica grazie all’abilita e alla passione messe al servizio di questa arte.

Le forme pure ed antiche di Evans Vivarelli chiudono idealmente la nostra visita, il senso e il ritmo dei nostri passi alla ricerca della rivelazione dell’ arte “ una quotidiana creatura, da assaporare per conoscere di cosa sanno tutti i possibili mondi creati dagli artisti” .


Fiorella Sales

(Critico D’arte)

In Collaborazione con Marco Solferini


ago

31

Papi ( Gomez - Travaglio )


Autore: Peter Gomez; Marco Travaglio

Genere: attualitĂ 

papi_big2150_img“Papi” è l’ultimo testo di una linea editoriale proposta dalla casa editrice Chiare Lettere.

Il contenuto, esattamente come i predecessori della serie, è di stretta attualità e segue una narrazione dai toni, evidentemente, giornalistici-espositivi.

In effetti, data la natura delle informazioni riportate, gli Autori dovranno poter affermare, in replica a quanti potrebbero criticarle che: “si sono limitati a riportare fatti già noti”. Almeno, fino ad oggi, questa è stata la condotta difensiva adottata, con riferimento ai precedenti verificatisi.

Pertanto, sarebbe quantomeno superfluo, allo stato attuale, commentare i fatti proposti nel testo.
Va tuttavia sottolineato che, a discapito del titolo che lascerebbe intendere al lettore la presenza di un indagine sull’episodio di più recente cronaca rosa, il testo si presenta a partire dalla metà degli anni 80.

E’ bene aggiungere anche che, gran parte di quello che c’è scritto potrebbe interessare al limite i lettori dei giornali di gossip, ma non rappresenta un metro valutativo né dell’imprenditore né del politico, del resto gli stessi Autori non accostano mai ,palesemente, le vicende, ad una valutazione etica della persona

Infine, si può perlomeno pensare ad un celebre frase del noto personaggio televisivo Funari relativa alla televisione c.d. pubblica: “mamma Rai è una gran*****, perché ad ogni elezioni cambia marito..”

Infatti, gli Autori non scoprono niente di nuovo di quanto già non si sapesse ed anzi, di scandali al sole per quanto riguarda le carriere televisive del gentil sesso ce ne sono di molto più interessanti. Per esempio, un po’ di tempo fa scoppiò il teorema degli yacht fra Dubai e dintorni (e in un colpo solo spuntarono una lista di cognomi davvero molto nutrita), ma fu messo tutto a tecere, guarda caso, forse perché a giudicare delle signorine ospitate si sarebbero rotti i cocci bi- o forse tri-partisan, anzi, direi a tutto tondo.

Posto pertanto che le notizie sono a senso unico, in questo testo, riveste maggiore attenzione soffermarci sullo svolgimento, in sé, delle medesime.
Orbene, premessa l’evidenza del contenuto politico, il metodo seguito dagli Autori, è in buona sostanza quello di riassumere, nella vesta romanza, ma senza romanzare, fatti noti.
In buona sostanza è un opera di collage giornalistico che riprende, da fonti terze, argomenti di strettissima attualità.
La rilevanza, dal punto di vista sociopolitico ha creato due fronti, quello del “si” e quello del “no”.
Di fatto la curiositĂ , sembra il filo conduttore dei capitoli che si snodano sinuosi, quasi ruffiani, per un lettore certamente da gossip.
La scomoditĂ  dei fatti narrati, è frutto dell’illazione, subliminale, che accompagna come un Virgilio, il lettore, pagina dopo pagina.
In effetti, ciò che viene trasmesso, è una sorta di morale nazional cittadina, un sentimento critico e sospettoso, che sembra insinuarsi, con sibillina quanto camaleontica veste, nell’ambito del vasto arcipelago del c.d. scandalo.
La ricerca del quale, sembra ossessiva e tralascia che, in realtĂ , i fatti di cui trattasi sono tutt’altro che atipici, anzi statisticamente parlando, dall’epoca del senato romano ad oggi, hanno riguardato la piĂą gran parte dei personaggi noti, della politica, non solo Italiana, ma anche straniera e contemporanea.
Del resto, il potere, suscita un attrazione e l’amministrazione del medesimo, certamente ne riesce a captare alcuni aspetti che trovano poi sfogo in una realtĂ  dove valori e ideali, sono sempre piĂą contorti.
Questo filone narrativo, ha già visto illustri antecedenti proprio da parte della casa editrice Chiare Lettere, che, recentemente, hanno affrontato argomenti quali le “Raccomandazioni” e la Massoneria, sotto la denominazione di Baronato.

Anche in questi casi, non si visto niente di nuovo sotto il sole e la sensazione è che, a beneficiarne, siano più che altro le entrate dovute alle vendite o lo scalpore pubblicitario, ma certamente non la verità.
Infatti, il grave limite annida a livello concettuale, laddove lo scrivente il romanzo, fa si che il lettore presupponga chissĂ  quali rivelazioni, mentre, in definitiva, lo lascia piĂą che altro lavorare di fantasia, o meglio, ne alimenta quella parte irrazionale che passa sotto il comune denominatore della presupposizione.
La nostra societĂ , ha bisogno di ridurre sensibilmente le leggende metropolitane e per farlo, nella tempesta del malvezzo all’Italiana, certo assai presente in molteplici ambiti, necessita di aggrapparsi al salvagente del realismo.

Quest’ultimo, ci spinge a partire da una frase, assai celebre, oseri dire, biblica: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
Ebbene, viene da pensare che siamo un Paese di santi, perchè di pietrate ne volano, e parecchie!
Tuttavia, noi sappiamo, perchè abbiamo una coscienza del nostro Io, che i sette peccati capitali, appartengono a tutti. Ne siamo portatori. Io stesso, che scrivo queste righe, non posso e non oserei definirmi né buonissimo né cattivissimo, come credo accada per chiunque mi legga.

Semmai abbiamo, noi tutti, molto da migliorare nei rapporti umani e magari potremmo arrivare ad un lascito di insegnamento che mantenga inalterato il decoro e la dignitĂ  della persona, intesa come centro di interessi, ma essere troppo giudicati, onestamente credo sia la strada per un totalitarimo, mascherato da un paternalismo indagatore.
Che cosa ci piace di noi stessi? E che cosa ci spaventa? Sicuramente possiamo autogestirci nel vasto Pantheon della tendenza, razionale, a migliorare, specie se in condizioni di “tentazione”, ma questo, in definitiva, ci rende molto e semplicemente, umani.

Che interesse abbiamo, in concreto, a conoscere delle altrui attivittĂ  sessuali o della sfera di attenzioni che riserva al prossimo? Ciascuno darĂ  una risposta, a questo interrogativo, ma sarĂ  sempre e soltanto la propria.
Nessun testo o libro potrà mai davvero convincerci su un argomento che è personalissimo perchè, si tratta di dare un giudizio, molto sensibile alle proprie debolezze.
Probabilmente una parte dell’opinione pubblica sente il bisogno di confrontarsi con questi fatti, ma è anche certo che i medesimi lettori, potrebbero sviluppare una tendenza al timore riverenziale nei confronti di una societĂ  troppo pubblicizzata, nel rendere note le vicende personali o, se vogliamo, il “gossip” dei personaggi noti.

Quand’è che sarĂ  il nostro turno? Quando verremo additati come lascivi o perversi o peggio ancora? Quando entreremo a far parte della sfera dei colpevoli, ammesso che non lo siamo forse tutti?
Perchè il passo è bre e la storia insegna che ogni caccia alle streghe nasce dall’egoismo, falsitĂ  e meschina debolezza dell’incomprensione.

Che cos’è che rende un individuo un moralista? Ne esistono per certo, ma ci sono coloro che seguono una vocazione e chi invece, dopo avere tentato tutti gli escamotage, avendo trovato le porte sempre chiuse, decide di ripare dietro l’alea, o se vogliamo oltre l’apparenza della disfatta personale.
Per questa ragione si autoproclama un idealista.
In sintesi: chi non è riuscito a tagliare il traguardo, non si assume la responsabilitĂ  e preferisce sparlare o colpevolizzare quanti ce l’hanno fatta. “Non è colpa mia: è che purtroppo non avevo le spalle coperte”. Quante volte dobbiamo ascoltare questo ritornello?

Queste stesse persone hanno un affidabilitĂ  limitata nel commentare i fatti dell’attualitĂ .. se mentono a se stessi, come possono inseguire una veritĂ  sociologica e civica?

E’ chiaro che “Papi” si inserisce nell’ambito di un agorĂ  cittadina mediatica, che giudica senza appello i fatti, perchè sente la necessitĂ  di autoeleggersi a giudice e giuria. Il che potrebbe allontanare quello stesso sentimento di coesione popolare che la lettura populista notoriamente alimenta.

E’ giusto difendere, sempre e comunque, la libertĂ  di espressione e conseguentemente della stampa, ma altresì occorre tutelare le tendenze della cronaca, specie in ragione degli strumenti comunicativi che, potrebbero nascondere una microfrattura dei diritti inviolabili della persona, inizialmente impercettibile, ma successivamente letale.

Torniamo quindi al concetto di potere.

Molti lo desidarno e nel contempo lo temono. Ma è l’utilizzo che alcuni ne fanno a poter spaventare e la debolezza congestionante che l’animo umano non è in grado di somatizzare. La distorsione, in realtĂ  appartiene, al singolo che la veicola attraverso la collettivitĂ .
La stessa che non si fa problemi, indivuato e convinta del merito di un salvatore a eleggerlo, sostenerlo e a “tifare” per quest’ultimo. Poi che lo si chiami Presidente, Rè o altro è solo un dato storico ed esistenziale.
Per questo, occorre cercare di essere, sempre, ragionevoli.
“Papi” è un testo da leggere mantenendo saldamente i piedi per terra, riflettendo e cercando di evitare pregiudizi.

Dott. Marco Solferini

ago

30

Cani da guardia - David Baldacci

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“Cani da guardia”


Autore: David Baldacci

Genere: drammatico, spionaggio, avventura.

“Cani da Guardia” è un romanzo d’azione: un cardiopalma trasferito su carta stampata che segna anche il ritorno, in grande stile, di David Baldacci, giĂ  Autore di “Potere Assoluto”.

Protagonista della storia è la Cia, o meglio i soldati che ne fanno parte: le loro missioni, l’azione cui sono determinati ed addestrati e gli sbagli del passato.

Un eroe tormentato per la morte del genitore, diviso fra l’essere padre di Famiglia e il dovere di vendicare un’infanzia ingiusta, patita all’ombra della madre che, continuamente, chiedeva ristoro: il solo che possa giacere oltre la vendetta.

Una squadra di persone che, un tempo, erano eroi americani, oggi dormienti, aspettano la fine dei giorni: quel che resta dei vecchi guerrieri.

Uno dopo l’altro devono cadere, siano essi giĂ  diventati l’ombra di quel che furono, o pluridecorati politici della sicurezza nazionale.

Uno soltanto ha cambiato veramente il proprio destino, il fondatore di un club, il Camel Club, particolare come i suoi aderenti.

Sullo sfondo di questa vendetta un’altra storia intreccia il presente, rubandogli spazio, come se volesse scherzare con il destino: è la storia di un membro del Club che ha rubato a un boss della malavita una somma impensabile.

E il potente “malvagio” di turno, mobilita le sue forze, spostandosi dal lusso del casino di cui è proprietario, al solo scopo di riprendere quel che gli appartiene, oltre alla dignità che potrà ritrovare solo punendo il responsabile del furto che a sua volta ha agito per vendicare un omicidio del passato.

Ancora vendetta, ancora commistione con un sentimento distorto della giustizia.

Baldacci non è nuovo a questo genere di intrecci, perchè sa bene quanto sottile sia il filo d’Arianna che lega l’agire umano alle proprie convinzioni. Spesso le buone intenzioni nascono da propositi tutt’altro che onorevoli.

Il ritmo è denso di un letale scorrimento: parole e verbi vorticano nel proseguo di una narrazione che si snoda con veloce come la lama di un coltello e altrettanto affilata.

L’avvincente trama di una caccia senza tregua: due vendette che bramano di essere consumante, come la brace ormai destinata a consumarsi nelle fiamme.

E poi c’è un eroe, solitario, ormai placato nel corpo dal tempo trascorso, ma indomito nello spirito. Lui, che sintetizza l’animo e quel che resta del Camel Club, il decisionista che non vuole arrendersi ne indietreggiare.

Laddove c’è virtĂą nella saggezza, allora questi ne sintetizza la capacitĂ  di mettersi in gioco.

Un nemico temibile perchè “giusto” è possibile in uno scenario dove il concetto di giustizia è a misura d’uomo.

Sono questi i personaggi di Baldacci: temerari, umani, incoerenti

“Cani da guardia” è la storia di uomini, cacciatori di esperienze, in un mondo dove morire è facile, ma vivere può essere molto difficile, un mondo ricco di colpi di scena, dove il sospetto non è mai fine a se stesso e quel che appare, non resta.

Dott. Marco Solferini.

ago

9

PiĂą scuro di mezzanotte- Una storia di mafia

“Più scuro di mezzanotte- Una storia di mafia”


Autore: Salvo Sottile

Genere: Drammatico.


E’ un romanzo d’Autore.

piu-scuro-di-mezzanotteScritto con semplice dimestichezza, Salvo Sottile, conia uno stile narrativo intenso e nel contempo scorrevole: di facile comprensione.

Emozionante e affilato, cordiale, ma nel contempo abilmente ricamato su di una realtĂ  introversa.

L’Autore riporta la realtà di una vita concepita nel mallo della mafia, a stretto contatto con il mondo che circonda la realtà mafiosa.

La legittimitĂ  anarchica, autoritaria, di un sistema fatto di regole, codificate, prima e dopo la loro accettazione mortale: piccole determinanti per un vortice di situazioni, quasi predestinate.

I sentimenti, che noi, come lettori, ma anche in qualità di persone qualunque, conosciamo, per via della passione, vengono deturpati, quasi sfregiati nel loro profondo significato poetico, riducendoli ad un amalgama di secondo piano, rispetto alla realtà di un “appartenenza”.

La devozione meschina e a tratti iraconda di un Risiko spettrale, dove la vita è sempre in bilico fra la morte e l’oblio. Dove le rinunce sembrano traguardi fatti per poi essere dimenticati e questi soldati di “cosa nostra” appartengono a stereotipi di un Italia che vorremmo dimenticare, ma che inconsciamente non possiamo ignorare, quanto ci appartenga.

L’Autore non tralascia alcuna contrapposizione e sciorina, una dopo l’altra le ambiguitĂ  rituali della malavita organizzata, l’assurda connivenza con una morale che sembra spalmata su di una cognizione mentale, del tutto estemporanea rispetto alla realtĂ .

Questo è l’altro “quando”, dove cresce e matura la vita del malavitoso.

Poi c’è la giustizia, presente, ossessiva, mai rinunciataria, seppure invasa da una serie di incongruenze sue proprie, straordinariamente umane e verosimili.

Ma anche meticolosa, fatta di persone che hanno consacrato le loro abitudini e stili di vita ad una lotta, forse senza fine, nel miraggio di arrivare al boss, al capo dei capi. Ma sullo sfondo c’è una terra la cui memoria partorisce sempre nuovi figli.

E’ una lotta prematura?

La risposta albeggia nella disumanitĂ  del comportamento mafioso, come descritto dall’Autore, frutto di scelte meccaniche, orchestrate senza il rispetto per la vita, ma sopratutto con un senso della dignitĂ  corrotto.

C’è una risposta, nelle pagine che scorrono, senza lasciare fiato al lettore, appassionandolo e nel contempo istruendolo, ed è rivolta ad un quesito silenzioso, ma assai comune: “la mafia non è mai onesta”.

Perchè in una terra abbandonata, a volte la sensazione che, sopratutto i piĂą giovani coltivano, è che tutto sommato questo male, può anche essere giusto, può persino arrivare ad essere un sinonimo di giustizia. Per le regole. Per l’onore.

Ma non è così. La mafia non punisce per sentito dire, colpisce i piĂą deboli e avvantaggia i forti. E’ una lotta elitaria, fatta di violenza e soprusi. Un campo di battaglia dove la guerra può avere un solo vincitore.

Tutto il resto non conta: le persone sono pedine sacrificabili.

E’ un romanzo ben organizzato, gestito in modo superbo, nella didascalia degli eventi, attraverso la spiegazione dei sentimenti che i protagonisti rilasciano, quasi fossero fiori sbocciati in primavera, pronti per il raccolto.

Con una maturitĂ  espositiva di elevata caratura, uno scrittore giovane possiede la destrezza tipica dell’anziana saggezza letteraria, con la quale riesce a sterzare su ogni rima, disegnando un originale opera d’arte.

“Più scuro di mezzanotte” è un romanzo avvincente, ricchissimo di contenuti, una meravigliosa e intensa finestra di verità, spalancata sulla contemporanea realtà della malavita, come intima essenza di un Italia che non dimentica.

Marco Solferini

ago

2

Rec. cong.di “Angeli e Demoni e Gli Illuminati di Baviera”

Recensione di: “Angeli e Demoni” e “Gli Illuminati di Baviera”



Genere: Avventura / romanzo storico

Autore: Dan Brown / Augustin Barruel


Angeli e Demoni è un romanzo d’avventura.

Gran parte di quello che è possibile scrivere, sull’opera letteraria, si mischia inevitabilmente con il nome dell’Autore, Dan Brown, a causa delle vicissitudini legate al Codice da Vinci.

angeli-e-demoniIn verità, Angeli e Demoni è stato scritto prima (nell’anno 2000) ed è certamente una narrazione dallo stile avvincente, e coinvolgente, ma in nessun caso archeologicamente blasfema.

Anzi, i rilievi storici ed artistici sono precisi ed entrano a far parte di quella che è o meglio vuole essere, la figura del protagonista: il Prof. Robert Langdon

Questo personaggio è una sorta di testamento vivente e biologico dell’Autore.

Infatti, il nome è anzitutto ispirato da una persona vivente, John Langdon: professore di tipografia alla Drexel University.

Costui crea degli “ambigrammi” e cioè delle scritte che possono essere lette sia da destra che da sinistra oppure sia da sopra che da sotto.

Il che li distingue dai c.d. palindromi, che invece possono essere letti solo, tanto da destra quanto da sinistra.

Il più famoso di quest’ultimi risale al Medioevo ed è un “semplice” indovinello latino: “In girum imus nocte, ecce, et consumimur igni” La frase può essere letta anche a ritroso ed il significato non cambia.

Nell’epoca passata si ipotizzava che le frasi c.d. palindrome avessero una valenza magica o meglio esoterica, e che fossero formule da pronunciare per poi bruciare il foglio sul quale erano scritte.

L’origine invece, si fonde con la leggende e si presume che l’inventore sarebbe stato il poeta greco Sotade, vissuto nel III secolo, in Alessandria d’Egitto.

Anche gli ambigrammi sono stati tacciati avere significati esoterici, ma piĂą spesso per scopi commerciali, data la loro natura curiosa e accattivante.

Il Professore del romanzo, insegna presso l’Università di Harvard ed è un esperto di simbologia religiosa.

Portatore di un bagaglio di conoscenza, il Professore si scontra con una realtà da thriller all’americana, fatta di mistero, inseguimenti, uccisioni e personaggi ambigui, sullo sfondo della Città del Vaticano.

Ovviamente, lo stile è quello avventuroso, con rapidi cambi di scena ed un evoluzione vorticosa che punta al momento più drammatico: la rivelazione, metaforica, dell’ambivalenza del potere.

Da un lato infatti, la centralità del credo religioso sembra in conflitto con la natura umana della credenza intima e terrena dell’equilibrio.

La Chiesa, viene rappresentata non come un Istituzione che genera persone, bensì individui che ne entrano a far parte e certamente sviluppano un ego che non necessariamente è una simbiosi di natura teologica con le sacre scritture.

In altri termini, la natura umana prende il sopravvento, anche se si tratta di religiosi, ma l’Autore insinua il dubbio che questo accada solo nel gli-illuminati-di-bavieramomento di “vacanza” dall’ordine e dalla gerarchia cui la Chiesa è votata, infatti, la vicissitudine si svolge durante un Conclave, per l’elezione di un nuovo pontefice.

La c.d. setta degli Illuminati è un argomento assai più complesso e ci introduce al secondo testo di questa recensione.

Va detto che, è esistita veramente, e chiunque voglia leggerne in proposito può cercare in libreria il testo di Johann Adam Weishaupt che si intitola: “Gli illuminati di Baviera” (è tradotto anche in Italiano) oppure documentarsi tramite l’onnipresente wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Illuminati

L’origine risale al 1776, ma secondo alcuni studiosi la si potrebbe retrodatare di qualche anno per via del fatto che in precedenza era un semplice “progetto”.

La natura dell’organizzazione era di stampo Massonico, non a caso in quel periodo storico sorgevano innumerevoli Logge Massoniche in tutta Europa. Va rammentato che è del 1717 la costituzione della Gran Loggia D’Inghilterra.

Le società segrete, si potrebbe affermare, come fossero all’ordine del giorno o meglio, della notte, visto che buona parte dei riti erano officiati al calare del sole.

Il punto è che, a differenza di molte altre Istituzioni (termine comune, nel dialogo, per identificare la Massoneria, senza citarla), quella degli Illuminati, funzionò.

In che modo? Beh.. diciamo che riuscì a creare un forte corporativismo introducendo un concetto che successivamente le valse la nomea sinistra ed occultista: il sacrificio.

Non una banalità ritualistica o fisica, bensì una devozione che sfociava nell’apertura incondizionata dei cancelli del proprio “Io”: l’ego dell’uomo intimamente legato alla sua intrinseca ed interiore evoluzione.

Si potrebbe affermare che gli Illuminati sacrificano la ragione all’altare dell’evoluzione, la cui rinascita comporta la creazione di un individuo macchinoso e contorto che fa dell’incompletezza interiore una arma per il controllo di sé e della società, intesa come sistemi interagenti a matrice complessa.

In un certo senso gli Illuminati ebbero a considerare non tanto l’Obbedienza alle regole e allo stile, oltre che la segretezza finalizzata al concetto di Fratellanza, bensì la rottura di ognuno di questi elementi. In estrema sintesi, la principale debolezza umana: l’errore.

Cerco adesso di fare un breve excursus basandomi su innumerevoli letture e senza assumere il tono saccente della didattica.

Anzitutto, la Loggia degli Illuminati è esistita e, secondo fonti, non ufficiali, si è anche più volte ricostituita.

Recentemente, non pochi sono stati gli ex. aderenti al Grande Oriente Italiano (c.d. GOI, la prima Obbedienza d’Italia) al centro di una presunta ricostituzione degli Illuminati, secondo una stampa “underground”, peraltro con sede, niente di meno che, a P.zza di Spagna, in Roma!

Di fatto, pare che gran parte della documentazione relativa alle ricostruzioni dei tentativi di rifondazione della Loggia siano segreti.

Soprattutto, per quanto concerne un potentato bancario internazionale che ebbe a coalizzarsi nei confronti del comune nemico socialista/comunista, del passato, e che avrebbe visto come partecipi i vertici di alcune delle più importanti e note case d’affari o c.d. marchant banks.

In effetti, la notizia che si fonde con la diceria, e che non ha fondamento di prova alcuna, vorrebbe le liste degli aderenti al sicuro, in una cassetta di sicurezza di una Banca Svizzera (Banque Piquet) o perlomeno, si sostiene, che ci siano stati.

Certo che, se il c.d. Vangelo secondo Giuda era custodito in una cassetta di sicurezza della Long Island (USA), non vedo perché, i Confratelli Illuminati, non possano starsene tranquillamente in Svizzera!

Tali liste sarebbero rigorosamente cartacee per il timore ossessivo di essere oggetto di atti di pirateria informatica, che potrebbero sottrarre tali nominativi.

Del resto questo tema è lungamente sostenuto da una copiosa bibliografia degli eventi legati alle Logge Massoniche, che prendono sempre come depositari delle liste o Professionisti, con i loro armadi chiusi a chiave, oppure altri soggetti con cassette di sicurezza oppure casseforti, stile film americano.

Ma ovviamente questa verità diventa un romanzo: è assai facile divagare su argomenti come questi e gli spunti per una narrazione non sono certo pochi.

Di veritiero c’è che praticamente tutte le Istituzioni Massoniche hanno, nel corso dei secoli, cercato di applicare i precetti di Johann Adam Weishaupt.

Addirittura, non molti sanno che, persino il celebre occultista inglese Aleister Crowley fu iniziato ad una Loggia Massonica, pesantemente ispirata ai contenuti degli Illiminati e non solo.

Sganciatosi dalla Fratellanza, l’occultista seguì altre pratiche, ma nel mentre della sua permanenza ebbe modo di conoscere un altro personaggio che non poco trasse dagli insegnamenti massonici illuminati, la sua ispirazione per creare un movimento: si trattava di Ron Hubbard, che creò Scientology.

Hubbard infatti nel 1945 conobbe e frequentò (le ragioni sono oggetto di una lunga serie di opinioni divergenti) uno dei protetti di Crowley, tale Parsons.

Il meccanismo di apertura praticato da quest’ultima associazione, la c.d. confessione per scalare i gradi o, come sono definiti in questo caso gli “O.T.” è esattamente uno dei precetti applicati da Weishaupt.

Come sopra ho spiegato, infatti, il timore di Weishaupt era quello che, il legame iniziale cioè l’adesione attraverso l’iniziazione, si potesse, con il tempo, affievolire.

Questo sarebbe potuto accadere per molteplici ragioni: forse per scarsa adesione, ma anche per altri fattori, come per esempio una debolezza dovuta a un ricatto o magari il timore della morte che avrebbe avvicinato ad altre credenze, non ultima quella religiosa.

Di fatto Weishaupt aveva compreso quanto poteva essere inaffidabile l’animo umano e, in particolare ebbe a preoccuparsi di come le stesse società segrete si sarebbero potute spaccare per insidie del tutto interne.

Quindi, la confessione dei peccati, se pubblica, fungeva da arma di liberazione interiore, ma anche di potenziale ricatto.

Basti pensare, per esempio, cosa avrebbe potuto significare il rendere noti, magari anche producendo prove, certuni interessi sessuali o prassi di carriera.

Una considerevole applicazione di questi precetti degli Illuminati, fu fatta, poi, dalle giovani confraternite americane che ebbero a funzionare particolarmente meglio di quelle piĂą vecchie europee.

Infatti, mentre nel vecchio continente si affermava il flagello delle lotte intestine, spesso determinate da Logge che si trasformavano in veri e propri alveari di raccomandazioni e favoritismi per gli aderenti e la relativa prole, in America certune applicazioni dei precetti Illuminati, fondavano potenti e assai influenti confraternite.

In particolare, di provenienza universitaria che successivamente ebbero anche un riflesso notevole in alcuni ambiti della societĂ  americana.

In effetti, alcune organizzazioni relative ai servizi segreti, quali ad es. l’OSS, antecedente della più nota CIA, ebbero una fortissima infiltrazione massonica al loro interno, proprio da quelle Logge che applicavano i criteri degli Illuminati.

La crisi Massonica del vecchio continente, del resto, è stata ben sintetizzata nella lettera che Lord Northampton ha pubblicato nel 2008 e dalla cui lettura ci si può fare un idea interessante di come si lo stesso Lord a dichiarare che la Gran Loggia Unita d’Inghilterra sta attraversando una profonda crisi.

E’ veramente interessante, per lo studioso, comparare quello che è scritto nella lettera con i timori di Weishaupt: c’è coincidenza.

Per esempio, Lord Northampton critica apertamente il meccanismo di ingresso nella Massoneria e il poco tempo con cui si accede ai gradi superiori che non consente di acquisire un adeguata padronanza della ritualistica, la quale sembrerebbe decaduta a prassi giudicate noiose da molti Confratelli.

C’è una prevalenza del materialismo ad usufrutto carriera che inevitabilmente sfocia nel personalismo e come tale rende difficile la c.d. Obbedienza, portando alla creazione di vere e proprie correnti di pensiero, a volte talmente distanti da dequalificare il concetto stesso di fratellanza.

Weishaupt fu certo in anticipo sui tempi.

Tuttavia, va infine aggiunto che, a differenza del dato storico e dei riferimenti esoterici oltre che archeologici, la loggia degli Illuminati era particolarmente pratica e scarsamente interessata all’esattezza della ritualistica, che in effetti semplificava brutalmente.

Questo era dovuto al fatto che, secondo Weishaupt il miglior modo era sfruttare, o meglio controllare, i c.d. stolti, cioè persone facili da controllare perché amanti dei piaceri terreni e non abituati a coltivare l’intelligenza.

A quest’ultimi era il si il caso di insegnare, ma cose semplici e non troppo complesse.

Non a caso, le Logge piĂą giovani, che ne hanno adottato i precetti, oltreoceano, sono lontane dalla correttezza ritualistiche piĂą antica, che rappresenta un enorme bagaglio culturale massonico (troppo lungo per essere, anche solo sinteticamente espresso in questo ambito).

Si può pertanto concludere affermando che, gli Illuminati sono morti, sepolti e poi, proprio come vuole la tradizione Massonica, rinati! Ma ciò è accaduto attraverso gli scritti e l’interpretazione degli stessi.

Ovviamente, non tutto ciò che è stato, può considerarsi veritiero, nella ricostruzione, perlomeno non al 100%, peraltro, buona parte di questi argomenti sono stati spesso oggetto di teorie del complotto globale o altre fantasiose affermazioni.

Certamente il lettore potrà, se lo desidera, andare in biblioteca e libreria per leggere il libro su Weishaupt, scritto da Augustin Barruel: “Gli Illuminati di Baviera” e dopo, magari, “Angeli e Demoni”. Il primo per conoscere una parte della storia, il secondo per appassionarsi ad una trama avvincente.

Dott. Marco Solferini

lug

9

“ Gomorra ” di Roberto Saviano

“Gomorra”


Autore: Roberto Saviano

Genere: Drammatico

“Gomorra” si è legittimato sul campo come un caso editoriale.

E’ una storia di casa nostra, un testo autobiografico ed esperienziale, che trae spunto dalla realtĂ  di una malavita organizzata sinonimo di un espressione popolare, ma non populista.

gomorraL’Autore, comincia narrando eventi che si svolgono al porto di Napoli, esperienze vissute in prima linea e poi carica il Kalashnikov dell’informazione, come i camorristi, nel suo resoconto, caricano quelli veri, a mano armata.

E’ una raffica di nomi: luoghi associati a Famiglie malavitose.

E’ una storia che fa del dettaglio una sorta di spiegazione maniacale, come se, una volta aperto il Vaso di Pandora, niente deve rimanere al suo interno.

Nomi e cognomi, tecniche di spaccio, circostanze, situazioni.

Ogni cosa forma un grande puzzle che da Napoli, si propaga ai comuni limitrofi, alle realtĂ  meno conosciute. Un Mondo dove solo le forze dell’ordine resistono all’assuefazione, alla consapevolezza reale di una nuova vita.

Un disagio accettabile? Secondo l’Autore, no di certo. Saviano è giornalistico, ma non tralascia una critica di fondo, che attraversa la morale come la stoccata di un fioretto: questo è quello che è, ma non ciò che potrebbe essere. Il messaggio è chiaro.

Gomorra è un pedissequo ripetersi degli incubi conosciuti, perché in Italia la parola mafia la si impara sempre troppo presto. Alcuni poi, ci convivono fino al giorno in cui, diventano una cosa sola.

Eppure, quand’è che finalmente noi, la gente ci sveglieremo, quelli che pensano sempre “queste cose abitano lontano dai nostri problemi, perchè in fondo noi siamo diversi, non finiremo mai in un telegiornale alla voce :cronaca”. Quand’è che la misura è colma?

A questo interrogativo non c’è risposta, nemmeno quando leggi di omicidi così brutali, ingiusti e freddi, gelidi di violenza meccanica, nemmeno allora puoi avere la sensazione che qualcosa stia finendo perchè dietro ogni porta si nasconda un altro inganno.

E’ un romanzo di violenza, ma non sulla violenza, forse cita uno spaccato dell’animo umano, dove i ragazzini diventano grandi, quando si fanno scaricare colpi di pistola sul giubbotto antiproiettile.

Dove un mafioso pesta un tossico per cercare rianimarlo, dopo avergli dato una dose tagliata male.

E una ragazza, ha la sola colpa di essere fidanzata con la persona sbagliata, perciò deve morire di una morte orrenda, brutale, come la punizione per chi si oppone al potere.

Ed è un romanzo di soldi. Tanti. Partono dal cemento, finiscono ovunque: una marea oltre la diga dell’omertĂ  e della paura.

Infine, una domanda aleggia perpetua, ma lo Stato dov’è? Quando tutto tace e all’alba un nuovo giorno comincia, a Gomorra, uno come tanti che la maggior parte della gente si augura di non dover vivere mai.

“Gomorra” è un romanzo sui principi, etica e valori, il problema è che racconta di un mondo dove non esistono.

Marco Solferini

lug

7

Scritto nelle ossa ( Simon Beckett )

Scritto nelle ossa

 

 

 

Autore: Simon Beckett

Genere: Thriller

 

“Scritto nelle ossa” è il classico giallo, o per dirla citando il Maestro del dramma: così è il thriller se vi pare. 

scritto-nelle-ossaSeconda avventura per l’antropologo forense David Hunter (primo romanzo: “La chimica della morte”) 

Questa volta tutto accade nel vasto arcipelago della coincidenza. 

“Era una notte buia e tempestosa”, così potremmo definire l’avventura dell’ultimo minuto, che porta il Dottor Hunter su di un isola denominata Runa che ospita, oltre al cadavere da esaminare, apparentemente vittima di un incendio, anche una comunitĂ  molto chiusa. 

All’apparenza, le coincidenze condurrebbero verso un lavoro di routine, ma su quello spicchio di terra c’è molto di innominato ed il mistero aleggia nell’aria, tanto quanto la tempesta imperiosa che spazza via ogni possibilitĂ  di lasciare l’isola. 

Costretto a questa forzosa ospitalitĂ , vincolato al proprio ruolo e ad un lavoro che, per giustizia e sobrietĂ , riconosce solo la moneta della veritĂ , come unica merce di scambio.

 Quindi ecco che la storia dell’isola e dei suoi abitanti diventa il teatro di questa caccia all’assassino.

 E’ l’omicidio, con la maiuscola, che l’Autore descrive, quello dei grandi romanzieri, quello che si nasconde non solo dietro il volto dell’omicida, ma sopratutto, delle motivazioni che lo hanno spinto ad agire. 

Perchè le risposte più difficili provengono sempre da interrogativi semplici. 

Così, il Dottore dovrà agire fuori dagli schemi, privato del supporto logistico necessario, avvalendosi delle strutture locali e della coabitazione forzata con un apparato di giustizia assai limitato, opponendosi alla genialità del male. 

E’ una sfida a tutto campo, fra la forza della ragione, la mitica logica Baconiana della scienza, contro il pragmatismo della realtĂ  omicida.

 Colpi di scena si susseguono al martellante ritmo di un tamburo battente, come la pioggia, scanditi dal sottofondo di una tempesta che sta per esplodere, in cielo, come in terra.

 Presto, i segreti di una intera comunità dovranno affrontare la sfida più grande.

 Il tempo è alfine giunto: il momento della verità si avvicina, fra pagine di inchiostro che sembrano voler chiudere ogni via di fuga, regalando al lettore un emozione senza fine.

 “Scritto nelle ossa” segna il ritorno del Dott. Hunter e l’inizio di una partita a scacchi con l’assassino, che potrĂ  concludersi con un solo vincitore.

 

Marco Solferini

giu

7

Il Vascello nero (Sánchez Vidal Agustín)

Il Vascello nero


 

Autore: Sánchez Vidal Agustín

Genere: storico, avventura.

 

“Il Vascello nero” è un romanzo storico: ambizioso e molto ben organizzato.

il-vascello-neroL’Autore riesce ad amalgamare, con sapienza intellettuale e rigore storico narrativo, una vicenda documentata, contestualizzandola in un thriller dalle tinte forti.

La conoscenza sembra il filo d’Arianna, come sempre conduttore, nella scoperta dell’affascinante Andalusia, terra di valore, ricca di bellezza ed esotericamente legata ad un fascino atavico, quanto la virtù.

Il Perù degli Inca, della grande storia che le popolazioni precolombiane condividono con il Mondo intero e che da anni sono avvolte da molti misteri. Si comincia con l’età dell’oro, le vicissitudini che vedono co-protagonisti gli Spagnoli, i c.d. conquistadores, ma anche una cultura che si intreccia con la religione.

Leggendo impariamo ad apprezzare i riti e le tradizioni.

L’abilità dell’Autore riesce a ricamare spazi dedicati all’apprendimento, tramite i quali, noi possiamo carpire di un epoca del passato che molto ha da rivelarci.

Pagina dopo pagina, passiamo dalla scoperta alla ricerca, rivelando colpi di scena inaspettati: trame ben ordite, fra il leggendario e il semplicemente occulto.

C’è una crescita nello svolgimento che denota una particolare sicurezza espositiva e chiarificatrice.

La scrittura come mezzo per tramandare la verità è al centro di un analisi didattica che, nello stile, rivive e si rinnova.

Questo crea un indubbio senso di piacevolezza e di coinvolgimento, da parte del lettore, che potrĂ  godersi spazi inaspettati: paesaggi godibili con gli occhi della mente.

Il tutto condito con dialoghi molto ben organizzati, personaggi che si sviluppano secondo una logica mai scontata, sempre originale, ma soprattutto credibile.

“Il Vascello nero” è un mix di avventura e mistero, certamente appassionante e intimamente legato all’animo dell’esploratore, che sopravvive ben oltre il bambino, che in tutti noi, diventa uomo.

 

Marco Solferini

giu

7

La formula di Pandora ( James Sheridan )

La formula di Pandora


Autore: James Sheridan
Genere: Azione, avventura

“La formula di Pandora” è un romanzo-evento


la-formula-di-pandoraInfatti, l’argomento trattato ha ingenerato una vera e propria Babele di polemiche, a tal punto che, un film, dapprima messo “in cantiere” è passato poi nella “soffitta di Pippo”, perchè giudicato “scomodo”.
Va subito detto, per quanti sono appassionati delle societĂ  segrete che, nel romanzo, troviamo il c.d. comitato Bildenberg, per la cui storia non ufficiale (ovviamente) rimandiamo alla pregiata enciclopedia Wikipedia.
Il romanzo affronta l’annosa questione: cura del cancro: il male del XXI° secolo.
Innanzitutto, occorre distinguere i fatti reali da quelli inventati.
E’ senz’altro vero che, l’oncologia e la c.d. prassi della chemioterapia, rappresentano, per un pool di societĂ  farmaceutiche, un business multimiliardario, su scala planetaria.
E’ altresì vero che, negli Stati Uniti d’America, intorno agli anni 70, cominciò ad affermarsi un movimento di medici, molto riservato, che prese il nome di “second opinion underground”, denominazione voluta per distinguersi dalla conformitĂ , con la quale la elite del mondo sanitario affrontava certi dogmi della medicina.
Rientra sempre nell’alveo del vero che, per un lungo periodo di tempo, la cura per il cancro fu battagliata intorno al farmaco denominato “laetrile”, ricavato, in effetti, dai semi delle albicocche.
I fatti narrati, intorno a questi tre eventi, sono veritieri.
La storia invece, parte dal presupposto che una fuga di notizie coinvolge lo stato maggiore del potere americano il quale, per il tramite delle sue agenzie di servizi piĂą o meno segreti, incomincia una caccia senza quartiere al destinatario inconsapevole di questo prezioso bagaglio di veritĂ 
Il protagonista è una sorta di professore/indagatore del poco probabile o, se vogliamo dello sconosciuto.
Permettendomi una citazione ad un grande del Fumetto, diciamo che si tratta di un “detective dell’impossibile”. Affiancato da una donna affascinante, quanto misteriora.
Romanzo dal ritmo incalzante.
Da leggere tutto d’un fiato, trascina il lettore in un vortice di colpi di scena: azione mozzafiato, ribaltamenti e situazioni ad alto contenuto di adrenalina.
Un mix esplosivo, di pregiatissima fattura.
Il significato a monte però, è angosciante, perchè l’Autore afferma, a chiare lettere, che il potere assume il controllo: brama la litania condizionante del decisionismo.
Questa è l’ammissione consapevole di quanti sono in grado di annullare la volontĂ  dell’Io.
E’ il sistema, quello Orwelliano, la parabola di Nixon o, se vogliamo del celebre film “I tre giorni del condor”.
L’anarchia decisionale di un allevamento comune, la crescita di un alveare controllato da una societĂ  segreta: un potentato di imperativi verbali e aggettivi assoluti.
L’Autore ci insegna la spietatezza della c.d. negazione plausibile e il ragionamento che è alla radice dell’annullamento.
Il profitto diventa il veicolo, ma non lo scopo.
Il mantenimento dello status quo, dell’ordine, come della gerarchia, questo è il Dna della coscienza asservitasi ad un impero categorico: l’accettazione ultima. Il plagio della razza umana che trasforma gli aderenti ad un Obbedienza in burattini, per il sostegno del loro benessere, a danno di tutto ciò che non lo rappresenta.
La disuguaglianza che solo il potere può creare.
Questo lo scenario, tutto il resto è azione allo stato puro.
“La formula di Pandora” è un atto di coraggio, attraverso una grande inquietudine di fondo, quasi fosse la freccia di cupido intrisa d’amore per la veritĂ : la sola in grado di renderci liberi.

Marco Solferini

giu

4

Gino Rocca (Acque tra cielo e terra)

GINO ROCCA


018p

Acque tra cielo e terra

Mostra personale

dal 23 Maggio al 7 Giugno 2009

www.ginorocca.it


Presso la Sala Rosa di Palazzo Meiosi Fracassati realizzata con il Patrocinio del Comune di Budrio e del Circolo Amici delle Arti di Budrio

Si può parlare di arte in svariati modi, con il rigore dello storico, con la conoscenza del critico, con la creativit del poeta, con la passione 047pdell’artista e della passione per l’arte oggi siamo qui per parlare di Gino Rocca.

Mi piace definire Gino Rocca il pittore della luce e del colore, questo artista riuscito a trovare, per mezzo della luce, lax505 sua capacità espressiva, perchè per mezzo della luce che i colori acquistano vita nei suoi dipinti.

Studiare e padroneggiare la luce come arrivare al cuore dell’arte pittorica.

C’ nei dipinti di Gino Rocca un senso di attesa luminosa, di solitudine sospesa, una misura del tempo tutta personale, in un mondo descritto da un pittore attento al variare dei cromatismi.

x504Gino Rocca si misura con il colore quasi in una maniera antica per ci che riguarda il rigore della ricerca colorista, nello stesso tempo ha brillantemente superato i limiti del realismo, riuscendo a sposare la perfezione dell’immagine realista con l’emozione dell’ informale.

L’acqua, che il tema di questa mostra, simile alla luce nel suo essere effimera e mai eguale a se stessa, e questa sfida che Rocca raccoglie diventa ricordo e metafisica del tempo.

Il silenzio e la grandiosità di certi suoi paesaggi sono vissuti in una dimensione concettuale, il bianco delle nuvole, il turchino del mare, si raccolgono in una dimensione vicina al sogno, ecco perchè, a noi che guardiamo, sembra di essere in questi dipinti che riflettono i nostri pensieri.x39

I riflessi di luce e ombra nell’acqua sono il rovescio della materialitĂ  del paesaggio, nel magico istante che contrappone la realtĂ  e l’irrealtĂ  del sogno.

Rocca rivisita gli sorci naturali, possiede una sicura tecnica e una vocazione innata a fissare sulla tela la multiforme ricchezza del colore.

La trasparenza delle acque, gli struggenti colori degli alberi, gli orizzonti, i mari nordici, quasi scolpiti sulla tela, sono elementi insostituibili nella sua pittura.

x06L’ impianto del quadro studiato ad arte, i primi piani catturano lo sguardo per condurlo a prospettive pi lontane, le pennellate sono veloci, materiche, vi si vede la volont di fare vibrare il colore ed evocare emozioni.

Dopo tanti anni di ricerche, successi,attenzione all’arte, dopo aver superato i traguardi che la sua stessa capacitĂ  gli poneva Gino Rocca può continuare l’emozionante cammino dell’arte che, come sappiamo, non conosce traguardi definitivi, ma lo aspetta per porre altre sfide.


Dott.ssa Fiorella Sales Solferini

Con la collaborazione di Marco Solferini

mag

27

Il Suggeritore (Donato Carrisi)

Il Suggeritore



Autore: Donato Carrisi
Genere: Thriller.


Il Suggeritore un romanzo intelligente.
La trama narra di una caccia al serial killer.
il-suggeritoreLa squadra della scientifica chiamata a catturare un omicida seriale di bambine capitanata dal criminologo Goran Gavila e affiancata, per le indagini, dallagente speciale Mila Vasquez, con un esperienza maturata sul campo nei casi di bambini scomparsi.
Lo svolgimento avvincente, lAutore riesce abilmente a fotografare mentalmente le scene allinterno delle quali si svolgono i fatti.
Il lettore non solo trasportato allinterno degli eventi, ma ne viene suggestionato da un contino ripetersi di colpi di scena: un vero e proprio crescendo Rossiniano.
Il testo non tralascia anche laspetto didattico espositivo, infatti, molteplici sono le spiegazioni comportamentali, che radicano consapevolezza ed un affezione per la criminologia e le scienze della psiche.
Il romanzo inoltre, si pone come un parallelo, da un lato vi la materialistica sfida che il killer lancia alle forze dellordine, un richiamo scandito dalle note degli omicidi, brutali, efferati, compiacenti con lanimo oscuro di una mente estraniatasi dalla realt.
Ma nel contempo, lazione rivela anche la fallacit dei nostri dogmi: proprio di quelle certezze che fondano il concetto di realt.
Ed su questa mezzaria che sorgono interrogativi di spessore, incertezze riflessive e argomenti di forte personalismo espositivo, pi capaci di provenire dal cuore del lettore piuttosto che dalla mente dellAutore.
Questa innata ricerca di certezze, che sono il tallone di Achille per ogni azione e sopportazione, allinterno dei cicli che compongono lagire quotidiano, ci mette di fronte allo smarrimento animalesco che si crea nel momento in cui il puzzle si frantuma e quel che resta sono frammenti non pi ricomponibili.
Scritto con attenta meticolosit al particolare, scioltezza lessicale e precisione grammaticale, le pagine scorrono affiatate, come maratoneti consapevoli del loro valore.
Testo, quindi, di eccellenza, con stile, grazia che non tralascia possanza e introspezione.
Il Suggeritore anzitutto un romanzo di qualit, che si impone con maestria nel vasto arcipelago del c.d. thriller allamericana.

Marco Solferini

mag

27

I Figli di Hurin (J.R.R. Tolkien)

I Figli di Hurin

“I Figli di Hurin” è un romanzo di J.R.R. Tolkien.

i-figli-di-hurinNella firma, c’è tutto ciò che è stato detto e scritto su un Autore ormai
mito e leggenda del genere Fantasy.
Straordinario cultore e studioso di letteratura, vero pozzo di scienza pensante, questo Maestro indiscusso ha creato un Mondo, la Terra di Mezzo, e narrato dell’uomo, del destino e del mistero che ci lega al fato.
I Figli di Hurin si colloca prima delle vicende de Lo Hobbit e del Signore degli Anelli: questa è un epoca oscura, in cui le forze del male vincono.
E’ il tempo della “Nirnaeth Arnoediad” la battaglia delle innumerevoli lacrime, in cui uomini, elfi e nani, cedono innanzi al potere di Melkor
originariamente il piĂą potente degli Ainur, in seguito meglio conosciuto come Morgoth.
Nei romanzi di Tolkien c’è sempre una grande metafora dell’animo umano.
Questo gigante del XX° secolo ha osservato il Mondo con gli occhi di chi riesce a mettere in prosa i concetti, prima ancora che si svolgano le
situazioni.
Egli parla della vita, dei grandi temi quali l’amore, la perdita, la rabbia,lo sconforto e per ciascuno di essi dipinge un affresco di parole, esaltate
da queste storie bellissime, coinvolgenti, ricche di completezza, nello stile quanto nell’elaborazione.
Noi tutti siamo stati, almeno una volta, Turin, figlio di Hurin e protagonista della sua battaglia con la vita.
Nelle sue scelte, nel compatimento, nella caparbietĂ  e infine, nella grande tragedia che aleggia imperturbabile, come se il fato stesso l’avesse voluta, in tutto questo c’è una parte della vita di ognuno di noi.
E’ l’insegnamento che dobbiamo imparare. La grande via che ognuno si aspetta, è una matrigna che sa essere spietata,
subdola, a volte arrogante nella sua onnipresenza.
Eccoci quindi, penitenti, come fuscelli che si credono tronchi inammovibili. Le nostre scelte, il condizionamento che usurpiamo al destino, nell’iraconda illusione di poter condizionare gli eventi, oggi, qui, in questo dramma letterario, si scoprono solo debolezze.
Tolkien è spietato, arricchisce tanto quanto è capace a svuotare di ogni sentimento e alla fine egli omaggia il grande Shakespeare, nel finale di
questa narrazione.
Leggerlo è un atto di coraggio, ritrovarlo dopo anni è un gesto di sapienza, di penitenza, ma anche di glorificazione interiore, perchè la saga che noi tutti conosciamo ed è rimasta impressa nelle menti è sempre lì: eterna, capace come non mai di assimilarsi alla nostra realtà.
Lo scrittore che non muore mai.
La Terra di Mezzo, i suoi drammi, la sua geografia, i popoli, il valore del guerriero, la fallacitĂ  del potere, la magia e la supremazia della volontĂ 
sono i temi che rendono forte ogni pagina.
“I Figli di Hurin”, come qualunque romanzo di Tolkien, merita di essere stretto fra le dita perchè questa è l’epica del Fantasy.

Marco Solferini

mag

27

I Libri di Luca (Mikkel Birkegaard)

I Libri di Luca



Autore: Mikkel Birkegaard
Genere: fantastico, thriller

“I Libri di Luca” è un romanzo originale ed entusiasmante.

libri-di-lucaLa storia narra di un gruppo di persone che, da tempo, ma in modo occulto,si adopera in una realtĂ  parallela a quella canonica che noi tutti
conosciamo, usando poteri associati all’arte della lettura.
Essi prendono il nome di “*lectores*” e fondano la SocietĂ  Bibliofila.
Posseggono capacitĂ  induttive che derivano dalla lettura e dall’identificazione che può nascere, nel lettore, con il testo.
Non sono veri e propri superpoteri nel senso classico dell’affermazione,bensì capacitĂ  che una parte di questa “elite” adopera per il bene
dell’umanitĂ .
All’interno di questo gruppo si sviluppa una trama che nasce con un omicidio, in parte inspiegabile e che comporta la scoperta, da un lato, di
questo mondo parallelo e dall’altra la rivisitazione dei suoi stessi contenuti da parte di un esterno, di colui cioè che, predestinato fin dalla
nascita, è figlio proprio della vittima.
E’ una lettura introspettiva, ben articolata in capitoli che rappresentano un evoluzione coinvolgente dei personaggi e del relativo ambito in cui
interagiscono.
Si tratta di uno sviluppo imprevedibile, spesso condito dai colpi di scena, che svelano i retroscena di un indagine e di una metafora di quello che è il carattere delle persone, dell’individuo. Persino in un mondo clandestino, parallelo, quasi costretto ad uniformarsi per sopravvivere alla segretezza e nel contempo in perenne lotta per non smarrire la vocazione sua propria.
La natura umana diventa padrona delle motivazioni che ardono nel cuore e condizionano la mente.
La storia è avvincente, per quanti hanno sempre desiderato calarsi oltre la carta stampata: vivere una sorta di realtà virtuale nei panni dei
protagonisti dei tanti romanzi che, come scrigni fatati, attendono di accompagnarci nel loro mondo.
L’arte dell’Autore nasce da un superbo dosaggio delle misure con le quali gestisce l’evolversi della trama, l’animo del protagonista, i rapporti con i personaggi che incontra e della credibilitĂ  a fondo di una storia, certamente di genere fantastico.
Ma è anche l’opera di chi riesce a sapersi, inventare con spirito creativo ed innovativo.
C’è infatti in Birkegaard un autocontrollo letterario, frutto di una preparazione stilisticamente completa che gli consente di prendere per mano
il lettore e, senza mai strattonarlo, condurlo, passo dopo passo, in questa avventura.
“I Libri di Luca” è un romanzo per quanti sanno appassionarsi alla lettura con rispetto e credono in quella parte della favole che rappresentano sempre il fondo di veritĂ .

Marco Solferini

mag

26

Io e Dewey (Myron Vicki; Witter Bret)

“Io e Dewey”

 

Genere: Biografico

Autore: Myron Vicki; Witter Bret

“Dio ha creato il gatto per darci il piacere di accarezzare una piccola tigre” (Victor Hugo).

Il romanzo, noto per essere la storia di un gatto, rivela invece, una verità in parte diversa e difforme. Certo meno scontata di quanto pubblicamente presupponibile.

io-e-dewey2 Dewey è un si, un micio trovatello, in una notte fredda e tempestosa, ma è anche un amico per il domani.

Questa è la storia di ciò che un gatto è, o potrebbe essere, per tutti noi.

Il significato del suo giocare, delle fusa, degli atteggiamenti che lo rendono sempre unico. Tutto si fonde con lo stato d’animo: l’affetto che costruisce giorno per giorno, insieme al rispetto.

E certo, ci sono righe sornione e pensieri che sembrano leccarsi i baffi, ops pardon, le vibrisse, come se il piatto prelibato fosse da poco consumato. E sono queste intense parole che ci fanno sorridere, che riempiono il cuore di semplice amore per una creatura tenera e nel contempo fedele alla sua natura.

La storia del gatto da biblioteca, adottato da un intera città ne racconta infatti, l’amore, la capacità caratteriale di essere unico, come tutte le piccole tigri.

La straordinaria e mistica logica del felino, che costruisce, con perfezione meticolosa, il suo mondo e trasmette un sentimento assoluto, nella concezione del Sé.

Ma il libro è altrettanto, la testimonianza della vita coraggiosa di una donna, delle sue età, errori, amori, incomprensioni: le sfide di una vita comune, ma eroica.

Ed è la storia di una piccola città, di un intera contea, attraversata dalle stagioni della crisi economica, dalle difficoltà di crescere e adattarsi al Mondo, al contesto, che supera le scelte cittadine.

Leggendo, ci ritroviamo.

Scopriamo il valore di un amicizia fondata sul sentimento.

Scopriamo che la vita, per quanto unica, sa essere simile, nel proporci i grandi temi con i quali dobbiamo confrontarci.

Dewey è un gatto, ma non sarà mai “solo un gatto”, perchè chiunque li ami sa molto bene come essi sappiano essere padroni del loro mondo, interagendo, per fortuna altrui, anche con il nostro.

“Io e Dewey” è un romanzo di vita e di speranza.

 

Marco Solferini

 

mag

15

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