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Domenico Monteforte

Articoli marcati con tag ‘Marco Solferini’

 


Il pittore di battaglie - Arturo Pérez-Reverte


14Autore: Arturo Pérez-Reverte

Genere: Drammatico, storico, sentimentale


“Il pittore di battaglie” è un romanzo sulla guerra e sull’arte.

L’Autore è Perez Reverte, vero e proprio conquistatore del pubblico a suon di best sellers.

Il tema di fondo è quello di un fotografo che, dopo anni di attività nelle c.d. zone di guerra, decide di ritirarsi nella solitudine di una torre, antistante il mare, dove egli comincia un grande affresco pittorico.

In quest’opera, egli riversa la sua conoscenza dell’arte, ma altresì la competenza acquisita tramite il lavoro di anni. Il tema di fondo è un immagine di guerra, ma i colori e le emozioni rivelano ben altro.

In questo contesto, sopraggiunge una vittima, tanto della guerra quanto del fotografo. Colui che fu immortalato in una posa che gli valse il giro del mondo sulle prime pagine di innumerevoli riviste.

Colui che ritorna dall’inferno sulla terra, per uccidere l’autore di quella foto.

Il romanzo è un lungo confronto sui temi della vita e della morte, ma sopratutto sulla guerra ed in particolare quella dei Balkani, l’eccidio compiuto dai Serbi, la pulizia etnica dei più deboli, peggio armati, meno difesi e forse, persino più inascoltati.

La crudeltĂ  empirica, metodologica delle barbarie, compiute ai danni degli inermi.

La completa assenza di ogni diritto o qualsivoglia protezione che sembrano proiettare l’inutilità di un grido medioevale per il rispetto della natura umana.

E l’osservatore consapevole.

Questo Mondo della comunicazione, dei media che è così vicino eppure così lontano.

Degnamente rappresentato dagli scatti asettici, crudi, minimalisti, una sorta di odierno miniaturismo plastico della fotografia. Immagini che parlano il muto linguaggio dei gesti,

C’è questa alea di silenzio, che si sostituisce alle parole, che apporta lo straordinario sapore di una consapevolezza che oltrepassa i limiti della colpa.

Leggendo lo scempio rabbrividiamo e nel contempo osserviamo l’affresco delle battaglie. L’opera inaugurale che sembra anche il testamento epico e nel contempo asfittico di un uomo qualunque, che ha indossato i panni dell’ipocrisia, senza arte ne parte. L’uomo che in fondo, sopravvive in tutti noi.

Questo apprezzabile parallelismo, condito o meglio forse sarebbe, ornato dal sapiente linguaggio dell’Autore lascia il segno.

Romanzo dotto, appassionante di cultura e ricco di interrogativi etici.

Si fronteggiano, durante la lettura, l’arte intesa come pittura e la fotografia. E’ un lungo excursus di aneddoti, storici, logici, sociologici e persino tecnici in quella che potrebbe definirsi, metaforicamente, una partita “a tennis” fra questi due mondi che concepiscono la realtà.

Ma l’interpretazione chiama sempre in causa il carattere, lo stesso che porta l’uomo, sia esso il fotografo, pittore o il soldato di ventura, a concentrare la propria ragione sul significato delle proprie azioni.

La bellezza interiore annida nell’epopea dell’animo, come una Matrioska essa dispiega le proprie ali di farfalla, inevitabilmente, anche dopo una vita passata a rinchiudersi nel bocciolo.

Di qui la bellezza, persino di ciò che definiremmo brutto.

“Il pittore di battaglie” è un testo per quanti vogliono perforare il mallo della sobrietà e l’arroganza dell’informazione, dedicato certamente a chi crede che il celebre sonno della ragione genera mostri.

Marco Solferini

( Visionabile anche su http://amicideilibri.splinder.com/ )

giu

29

L’ipnotista - Lars Kaplan



12Autore: Lars Kaplan
Genere: Thriller

L’ipnotista è un thriller a tinte forti: audace, razionale, coinvolgente e travolgente.

Tutto ha inizio con un pluriomicidio brutale, consumato in una notte di sangue.

Una spietata efferatezza nell’uccidere, si mischia alla rabbia di colpi sferrati con insana ferocia.

Una mano mossa dall’odio ha sparso sangue innocente e gettato una sfida alle forze dell’ordine mossa dalla sua forza e dal rancore?

A raccoglierla sarĂ  un medico che pratica l’ipnotismo, da anni a riposo, perchè questa prassi apre le porte ad alcune veritĂ  che spesso non possono essere richiuse.

Verità custodite oltre il carattere e persino al riparo dai ricordi, dove ciò che sembra non può essere né vero né tantomeno reale.

E’ notte quando una chiamata sveglia il Dott. Bark e lo richiama in servizio.

Il nostro protagonista è un sopravvissuto e quella che ci viene narrata è il suo compito è salvare una possibile vittima, ma per farlo occorre portare alla luce un mistero nascosto nei reconditi abissi della mente.

E’ l’inizio di una drammatica caccia all’assassino che a discapito dell’etĂ  sĂ  essere spietato come solo i predatori sanno essere.

Ed è la natura dell’animo piĂą primitivo quella che viene alla luce, quell’animo oscuro che la societĂ  è ancora in grado di coltivare.

Una societĂ  violenta, a tratti incompresa, dove la risposta sembra essere una psicotica sopravvivenza basata sull’affermazione dei propri istinti o di un perverso gioco che si sostituisce alla realtĂ  con la forza e l’autocoinvolgimento della fantasia.

L’Autore sa gestire in modo magistrale la contemporanea degli eventi, per ogni capitolo descrive passo dopo passo, quel che accade ed è maestro nell’utilizzo della descrizione, facendo appello ai dettagli.

Riesce ad essere coinvolgente, senza annoiare e senza mai cadere nel gioco della ripetizione, fornisce invece elementi, punti di vista, panoramiche, tanto degli ambienti quanto delle persone e alimenta con ciò la suspence di ogni capitolo.

Un attivitĂ  d’indagine che si snoda fra i segreti inconfessabili di una mente malata, nella violenza fisica e sessuale, e sullo sfondo il baratro della vita di un uomo con le sue ossessioni, sentimenti, storie di comune esperienza, che si traducono in un viaggio alla (ri)scoperta di quel che rimane.

Il Dott. Bark dovrĂ  combattere i demoni del passato e una mente criminale senza pietĂ : per sopravvivere, dovrĂ  fare appello a tutte le sue capacitĂ .

La realtĂ  degli eventi trascina la Famiglia del Dottore ai limiti delle sue giĂ  passate fratture, verso una rottura che sembra inevitabile quando il rapimento del Figlio getta un ombra sinistra e poco razionale sulle capacitĂ  omicide di una gioventĂą, forse malata, o magari solo mentalmente annoiata.

Lo scalpello narrativo è abile nel porre le basi della forma che assumerĂ  il thriller, ogni elemento sblocca le lancette dell’orologio nella corsa contro il tempo per salvare la vita del fanciullo, ma anche per chiudere i conti con il passato.

L’Autore racconta i dettagli e lascia che siano i dettagli a sviluppare la storia. Creando una sensazione di completo avvolgimento che narra al lettore con un senso di straordinaria partecipazione.

L’azione è “costruita”, “organizzata” e “gestita” come una partita a scacchi. Il suo sviluppo è sempre plausibile, equilibrato e nel contempo avvincente come solo il mistero sa essere.

Il successo di questo romanzo, che qualcuno, riferendosi al suo Autore ha paragonato all’erede di Larsson, è genuino e meritato, non solo perchè è scritto bene, ma sopratutto per l’attivitĂ  espositiva che rimane inalterata, sempre cioè all’altezza della storia e dei personaggi.

L’ipnotista è un romanzo dotato di una straordinaria carica introspettiva, che cresce con lo scorrere delle pagine, rincorrendo un finale mozzafiato.

Marco Solferini

( http://amicideilibri.splinder.com/ )
giu

29

Il libro delle anime - Glenn Cooper

11Autore: Glenn Cooper

Genere: azione, avventura, mistero

Il Libro delle anime è il secondo romanzo di Glenn Cooper, l’Autore americano rivelazione del 2009 ed è anche il seguito de “La biblioteca dei morti”.

Ritorna l’ex. agente dell’FBI Will Piper che ha scoperto la Biblioteca custodita in Nevada, nella stazione militare segreta denominata Area 51.

Dai fatti narrati nel primo romanzo sapevamo che un solo libro mancava all’appello e che la data della fine del Mondo era fissata per il 2027.

Oggi, quel libro riappare in una casa d’asta di Londra e tanto i Sorveglianti, il corpo segreto di sicurezza dell’Area 51, quanto il Club 2027, formato dalle sole persone che conoscono il mistero della Biblioteca, vogliono impossessarsene.

Il destino vuole che Piper torni nuovamente in campo, per scoprire l’enigma nel mistero!

Perchè l’ultimo testo nasconde un segreto che lo porterĂ  in Inghilterra, sulle tracce del grande William Shakespeare, per risolvere un indovinello che condurrĂ  alla veritĂ  sul destino dell’umanitĂ .

Will Piper indagherĂ  in antica residenza di un Lord inglese, per scoprire che il Libro delle anime ha attraversato l’Europa e toccato nomi illustri e assai famosi, che in esso hanno intravisto la via per le loro opere e correnti di pensiero, da Clavino a Nostradamus!

Il gioco del destino o le semplici coincidenze del caso? Esiste una mano divina a muovere le fila, dalla nascita fino alla morte e siamo tutti solo piccoli byte di un programma ben piĂą vasto o è nella natura dell’uomo, conoscere delle coincidenze e trovarsi ad un bivio, ogni volta che il battito d’ali d’una farfalla può cambiare il futuro?

L’interrogativo di fondo pervade tutta la caccia al tesoro, ma la risposta a volte è ben piĂą originale della domanda.

La storia tuttavia, si svolge ancora una volta in contemporanea perchè nel lontano passato, dell’isoletta britannica di Vectis, il luogo dove i misteriosi uomini dai capelli rossi hanno inciso a mano l’intera Biblioteca, rimane ancora da scoprire la loro provenienza e il perchè di quell’opera, che contiene la vita e la morte di tutto il genere umano.

Un atto voluto da Dio o forse da una civiltĂ  extraterrestre?

Will Piper sarĂ  il train d’union di questa ricerca, che vedrĂ  nuovamente in campo le forze dei servizi segreti dell’Area 51, piĂą risolute e spietate che mai nel voler mantenere il segreto sulla Biblioteca

Sullo sfondo inoltre, si profila anche l’operazione “halping hands” che vede al centro un ormai prossimo disastro che provocherĂ  la morte di moltissime persone e l’ombra oscura delle macchinazioni politiche.

Ma non solo: questa volta anche i servizi segreti inglesi vogliono entrare in possesso delle veritĂ  contenute nella Biblioteca.

SarĂ  una corsa mortale contro il tempo, per scongiurare una fatalitĂ , risolvere un enigma antico e scoprire la veritĂ  sul destino che vede avvicinarsi, inesorabile, la data del 2027.

Glenn Cooper riporta i suoi personaggi in azione e il ritmo è lo stesso, incalzante, del primo romanzo: enigmi, inseguimenti, sparatorie, colpi di scena e alta tecnologia.

Uno dopo l’altro, i tasselli del mosaico prendono forma, in un avvincente trama, ben organizzata e coinvolgente che appassiona dalla prima all’ultima pagina.

Come sempre l’Autore è bravissimo a rispettare il carattere dei personaggi, le loro debolezze e i punti forti, mentre le sue descrizioni dei luoghi e degli ambienti restano sempre concise e ricche di significato: una particolareggiata tecnica descrittiva che fa della sintesi logica il suo punto forte.

“Il libro delle anime” è un libro da leggere tutto d’un fiato perchè la veritĂ  oltre il mistero non può piĂą attendere!

Marco Solferini

( http://amicideilibri.splinder.com/)

giu

29

Il labirinto d’acqua - Eric frattini

frattini_labirinto-acqua2998_imgIl labirinto d’acqua

Autore: Eric frattini

Genere: narrativa, archeologia, thriller

“Il labirinto d’acqua” è un romanzo d’avventura, molto ben organizzato, che muove i suoi passi, in uno sfondo storico-archeologico, collocabile fra il contemporaneo e l’antico.

La narrazione è incentrata sul ritrovamento del Vangelo secondo Giuda.

L’apostolo, che secondo la tradizione cristiana, accettata dalla Chiesa cattolica, tradì Gesù, consegnandolo alle autorità del Tempio di Gerusalemme e per effetto, a Ponzio Pilato, Prefetto e massima autorità romana della regione, in questo Vangelo, viene riabilitato.

L’Autore, romanza una vicessitudine che si è effettivamente verificata, tanto è vero che la storia del ritrovamento del Vangelo di Giuda e la sua pubblicazione, ad opera della National Geographic Society, nel 2006, ha creato un caso sicuramente molto dibattuto fra gli innumerevoli studiosi dell’antichità e della storia delle religioni.

In particolare, la questione ancora oggi non del tutto chiarita, riguarda l’effettiva datazione del manoscritto, ed il presupposto, mai accertato, che sia stato, a sua volta la riproposizione, di un testo piĂą antico, di provenienza Greca (il Vangelo invece, è scritto in cristiano copto).

Il Romanzo quindi, prendendo spunto dall’attualità storica contemporanea, narra le vicende di questo ritrovamento, attraverso la storia di una Famiglia di archeologi e galleristi: i Brooks, la più giovane, Afdera, ereditiera di una cospicua fortuna Famigliare e di un nutrito numero di conoscenze, da parte di sua nonna, Crescentia Brooks.

L’avvincente mistero del manoscritto, tanto nella dinamica del ritrovamento quanto nel suo contenuto, si tramanda dall’anziana alla nipote, con carico di aspettative e ricco di drammatiche quanto sconvolgenti rivelazioni, che trasportano il lettore attraverso il mondo della cristianità, alla ricerca di un tesoro perduto: la conoscenza.

Afdera è un irriverente e spesso atipica studiosa, che si muove con caparbia, determinazione e un pizzico di egoismo, frutto della sua sete di verità.

E’ un personaggio difficile, che tuttavia l’Autore riesce a caratterizzare nel miglior modo, in quanto, rifuggendo dagli stereotipi (innumerevoli) dell’archeologo e del ricercatore, trova nella sua spesso imprescindibile indole caratteriale, volubile quanto poco prevedibile, una sorta di evoluzione costante, che cresce con lo scorrere delle pagine.

Da sottolineare, le innumerevoli testimonianze storiche che lo scrittore ci regala in piĂą momenti: sempre precise, puntuali e davvero gradevoli, che spaziano da alcune considerazioni sui luoghi, sacri o meno, fino alle architetture, cibi del posto e locali piĂą o meno noti.

La sensazione è effettivamente quella di spostarsi, insieme con i protagonisti, fra l’Italia, la Svizzera, l’Egitto, la Cina e via discorrendo.. fino a Venezia, il vero labirinto d’acqua, una cittĂ  che l’Autore dimostra, di conoscere e amare profondamente.

C’è un patrimonio culturale, un retroscena di apprezzabili dettagli che donano un tocco di realismo alla storia.

Trattandosi, in buona sostanza, di una vicenda che abbraccia il crisma per eccellenza della cristianità e cioè la morte di Gesù, ovviamente c’è anche la Chiesa cattolica, nel romanzo presente tramite una sua istituzione: il Circolo Octagonus.

Un entità interna alla Chiesa, un emiciclo di potere e segreti, una sorta di braccio armato, senza scrupoli, vincolato ad un sodalizio estremo in difesa di quella verità che non può essere messa in discussione.

Comandato e capitanato da un potente Cardinale, questa sorta di prorettore letale della cristianità dipinge un quadro certamente fosco del potere di un Istituzione millenaria; il lato forse oscuro che, oggi, è diventato oggetto di un attualità particolarmente scandalistica e, a sua volta, spesso poco chiara, per non dire millantata, dietro alle disarmonie del qualunquismo moderno.

Va detto che, nella realtà la visione escatologica del testo apocrifo del Vangelo di Giuda è smaccatamente gnostica, il che confermerebbe, secondo alcuni, la faziosità stessa e per effetto la non autenticità, dello scritto.

In effetti, la lotta fra una autoreferenza della visione storica sembra una classica pillola di gnosi.

Come tale, comunque, in aperta contraddizione con la teologia cristiana.

Di questo aspetto nel testo non v’è una dichiarata traccia e pertanto è doveroso ritenere l’opera esente da una critica alla Chiesa, tanto meno ai cristiani.

Al limite, quel che resta, è una parziale testimonianza scritta di quella che oggi conosciamo essere una sorta di opulenza di cui alcuni, ma una netta minoranza, prelati e membri dell’istituzione cattolica beneficerebbero.

Tuttavia, anche questa sorta di agiatezza nel benessere, appare molto il retaggio di elementi soggettivi piuttosto che oggettivi e come tali sganciati dalla natura della Chiesa in sé, ma fedeli al patrimonio personale di superbia, del quale alcuni singoli, indipendentemente dalla professione o rango, si lasciano sedurre.

Tutto ciò comunque, non altera la struttura molecolare del romanzo che resta un buon testo di narrativa, molto appassionante, sicuramente dinamico e a tratti, dotto nella sua cultura del particolare.

Sicuramente un opera intelligente, che merita di essere letta e compresa.

Marco Solferini

http://amicideilibri.splinder.com/post/22399618/Il+labirinto+d%27acqua

mar

28

La Tomba di Alessandro - Valerio Manfredi

La Tomba di Alessandro: L’enigma

la-tomba-di-alessandroAutore: Valerio Massimo Manfredi

Genere. archeologia, storia.

“La tomba di Alessandro” è il nuovo, atteso, romanzo di Valerio Massimo Manfredi.

Scrittore e archeologo, di indiscutibile successo, ormai patrimonio letterario e culturale contemporaneo, l’Autore ci propone, dopo la precedente pubblicazione dedicata a Giulio Cesare, un altro grande del passato.

E’ Alessandro Magno: il conquistatore, il grande macedone.

Un uomo che, giovanissimo, morto a soli 33 anni, è riuscito in un impresa leggendaria, che ha trasformato il mito in realtà.

Il suo impero e le sue vittorie non conoscono eguali e la sua memoria si è tramandata nel tempo.

La sua tomba, il luogo cioè dove riposano le spoglie mortali dell’eroe epico, dell’imperatore e del guerriero, è un mistero ancora irrisolto, che l’Autore definisce “enigma”.

La considerazione da cui partire è che, ad oggi, in tanti hanno cercato la tomba di Alessandro, scavando nel passato polveroso dei libri, delle citazioni, delle pergamene e anche nella terra vera e propria, in Egitto come in Macedonia, Grecia e persino nel Vicino Oriente, ma della tomba nessuna traccia.

Manfredi, che è un abile archeologo, ma riesce a qualificare le sue esposizioni con lo stile dello storico, documenta in modo sensibile e nel contempo espositivo, le fonti.

Mette ordine e raziocinio fra le tante teorie e ci offre una sorta di indagine conoscitiva: appassionante, snella, ben organizzata, in modo che questa possa essere letta e condivisa da chiunque.

Tante sono le teorie, intriganti e a tratti misteriose, in particolare legate alla doppia natura dell’uomo Alessandro, che fu certo figlio di Rè, ma ricevette l’investitura divina in Egitto, presso l’oracolo di Menfi.

La storia della sua morte è anche la narrazione della fine di un mondo, in particolare del “come sarebbe stato” se questo geniale combattente, ma anche abile uomo, conoscitore della realtà e forse umanista del contemporaneo, avesse potuto governare un vastissimo impero, fatto di differenze profonde.

E’ naturalmente una testimonianza del passato che ci spiega anche la politica di palazzo, le ambizioni dei generali, la storia di una Famiglia imperiale, perchè la natura dell’uomo sempre accompagna l’evoluzione, dal passato fino ai giorni contemporanei.

L’epicentro è la morte di Alessandro, che nel testo è spiegata oltre il complotto, con ragioni assai rigorose e scientifiche: di natura medica.

Una tomba che fu, almeno fino al momento in cui se ne persero le tracce, quando cioè egli riposava in quel di Alessandria, la città che porta ancora oggi il suo nome e che fu lui stesso a fondare, oggetto di veri e propri pellegrinaggi, da parte dei grandi del passato. Imperatori che volevano omaggiare il grande Rè.

Molte sono le citazioni che l’Autore ci propone e leggerle è davvero un piacere.

Come altri scritti di Manfredi, anche questo si inserisce in quella che mi piace pensare come una biblioteca personale per quanti condividono il gusto di assaporare la storia come fonte di conoscenza, di indagine, ma anche come una compagna avventurosa: testimonianza di un passato avvincente.

E’ un libro da comperare, da regalare, sul quale appuntare forse quella comprensione che può essere un bagaglio culturale per noi tutti, allo scopo di elevarci dalla massificazione odierna che sterilizza le idee e rende superficiali gli ideali.


Marco Solferini.

mar

7

La Biblioteca dei morti - Glenn Cooper

biblioteca_dei_morti2344_imgAutore: Glenn Cooper.

Genere: mistero, drammatico, thriller.

“La Biblioteca dei morti” è un romanzo di Glenn Cooper, avvocato americano, scrittore esordiente, che firma la sua prima opera letteraria.

E’ un esordio di successo ed il sicuro prologo ad una carriera che arricchirà e appassionerà i lettori ed amanti della carta stampata.

La trama è suddivisa in due filoni narrativi, abilmente intrecciati.

Il primo, è contemporaneo: comincia con le misteriose cartoline che un presunto serial killer invia alle sue vittime e sulle quali è impresso il giorno della loro morte.

L’indagine è affidata ad un agente dell’FBI, di nome Will Piper che, se da un lato è un geniale profiler, si accompagna ad un passato autolesionista e distruttivo, che lo ha portato alle soglie della pensione tormentato da parecchi rimpianti e un problema con l’abuso di alcolici.

Accanto a lui, una giovane ed impeccabile agente di Quantico, Nancy che lo affiancherà, scoprendo l’uomo oltre il detective.

E’ un mistero quello che i protagonisti devono affrontare: le morti di uomini e donne che non si conoscevano e che vedono in quella cartolina anonima, il loro unico minimo comune denominatore.

Ma la risposta è concepita nel secondo filone narrativo che si snoda nel passato, sul finire dell’anno 700. In un isola dell’Inghilterra, presso un Monastero osservante la regola di San Benedetto, dove una profezia porta alla nascita di un bambino prodigio.

Le conseguenze di questa nascita, si sono tramandate nel tempo, fino ai giorni nostri, custodite nel luogo più impenetrabile: l’Area 51.

Nel testo si rivela la sua origine, a partire dal dopoguerra e l’Autore è veramente bravo nel saperla gestire, con il filo conduttore della passione, dell’intrigo, ma anche della ragione.

Un immagine realistica che non rinuncia al mistero, ma getta un orma solida di veritĂ , sulla natura della piĂą celebre fra le installazioni segrete contemporanee.

La storia tuttavia, non è l’epicentro di questo romanzo.

Ci sono infatti anche gli uomini e la vita.

I protagonisti, che sono condizionati dal fato, che sentono il peso ineluttabile del passato e agiscono spesso in preda alle emozioni. Forse schiavi di quelle circostanze che ci illudiamo, noi tutti, di poter controllare, ma che spesso ci guidano e ci osservano, facendoci sentire parte del destino, solo quando agiamo.

L’Autore è certamente un amante del fumetto, in quanto ci sono pregiate citazioni ai “comics” ed è probabilmente anche un conoscitore ed estimatore del cinema, specie quello classico americano, in quanto non pochi sono i riferimenti che si trovano nel testo e che sono sempre cordiali, dotti e davvero molto apprezzabili.

La narrazione è fluida: ben concepita. Non è mai pesante, anzi è scorrevole, esplicativa, dotata di un buon tenore descrittivo che non sottrae nulla ai dialoghi, molto ben congegnati, mai banali e ampiamente in grado di caratterizzare i personaggi.

E’ un romanzo certamente consigliato agli amanti del mistero, del thriller, ma anche, se non sopratutto, per quanti credono che un buon testo sia tale a prescindere dagli argomenti: da leggere.

Salutiamo con un caloroso benvenuto questo scrittore che ci ha regalato anche un sito internet da cui è possibile leggere che presto ci sarà un seguito alla Biblioteca dei Morti e noi tutti lo attendiamo con ansia.

Marco Solferini

mar

7

La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson

“La ragazza che giocava con il fuoco”


Autore: Stieg Larsson.

Genere: thriller, drammatico.


Il ritorno di Lisbeth Salander, l’anticonformista hacker dal passato drammatico, segnato dal dolore e da una tragedia che viene oggi svelata.

Il ritorno di Michael Blomqvist, amante delle donne e della verità, che non accetta compromessi e si batte per un idea del “bene” fragile quanto resistente.

Il ritorno della redazione di Millennium, dove si cerca di fare quello che oggi viene chiamato buon giornalismo e qualche volta, quando è troppo buono per i cattivi in circolazione, allora può anche uccidere.

copj131Ecco gli ingredienti del secondo capitolo, firmato da Stieg Larsson.

Tutti pronti ai nastri di partenza, per leggere un thriller dalle tonalitĂ  noir, a tratti sociopatico per la sua irriverenza caratteriale.

In questa realtĂ , sembra che l’uomo agisca spinto solo da istinti primordiali e che il futuro sia l’accettazione di una dramma che scriviamo, passo dopo passio, ogni giorno.

Lisbeth è cattiva perchè vuole sopravvivere, perchè è sfiduciata.

O è diventata così a causa del suo passato, che l’ha colpita così forte da renderla pronta alle sfide del presente?

Quante persone esistono che, non reagendo, come lei, appassiscono, schiacciate sotto il martello delle ingiustizie?

E’ il terrificante enigma che non prelude ad un lieto fine, perchè sconfiggere il male non è nell’ottica dell’Autore, combatterlo invece si.

Affrontarlo, con le armi della ragionevolezza matematica “azione uguale reazione”, in una narrazione contemporanea, lenta, che si snoda con una sorta di meticolosa calma.

Potremmo paragonare il susseguirsi dei capitoli, sotto forma di giorni, ad una danzatrice del ventre che si spoglia lentamente, rivelando le sue forme.

Il desiderio cresce con con lo scorrere della lettura, fino all’ultimo velo, quando tutto sarĂ  risolto e rivelato: la realtĂ  ci lascerĂ  con l’amaro in bocca o un pugno diritto nello stomaco.

Perchè nelle pagine di Larsson lo scontro decisivo è un grande campo aperto: dove in gioco c’è sempre la sopravvivenza.

Ma è il contorto animo umano, la sua negligente accettazione dell’oscuritĂ  interiore che l’Autore coltiva: dove c’è vendetta e rancore proliferano esseri spietati e ancor piĂą convinti che la morale sia una menzogna per la buonanotte.

Per questa ragione, in questo secondo capitolo della Trilogia, la centralitĂ  è tutta per Lisbeth. E’ lei, adesso, il vero conduttore della storia, il filo d’Arianna attorno al quale si svolgono trame contemporanee, seppure sganciate l’una dall’altra.

La sua indole diventa geniale e perfida, si scopre fragile, ma viene salvata da un istinto dal suo istinto di sopravvivenza.

Per questo i c.d. “cattivi” nel romanzo di Larsson, sono veramente spietati e posseggono una dimensione proprio del loro essere.

E’ verso questi soggetti, privi di scrupoli, che sfruttano il sesso, usano la violenza e si fanno vanto del ricatto, che l’Autore compie un “j’accuse”, rivolto alla societĂ , a questo strano affamato bisonte che stancamente si muove, rumina il suo avido coraggio, fingendo, al solo scopo di dimenticare la paura che annida nelle scelte.

Una realtà fatta di spettri, uomini e donne che camminano accanto, senza ricordare, privi di consistenza, chiusi in una gabbia su misura, chiamata “vita”.

Questo condizionamento rende possibile il male, questa scelta tacita, fatta di compromessi silenziosi lo rende potente e quel che resta è la vita devastata di Lisbeth che ha solo imparato a non aver paura di se stessa.

La ragazza che gioca con il fuoco” è l’eccellente seguito de “Uomini che odiano le donne” e rappresenta il train d’union fra l’universo di Larsson e la veritĂ  che accompagna la vita di chiunque: esiste una consapevolezza in tutto ciò che circonda l’agire e questa spinge noi tutti alla disperata ricerca della giustizia.

Marco Solferini

nov

7

Come una tempesta - Patterson - Roughan

“Come una tempesta”


Autore: James Patterson; Howard Roughan

Genere: thriller

James Patterson: il ré del thriller.

Con lui, azione e colpi di scena si fondono in mix senza precedenti.

La sua eleganza è una lama affilata, pronta a colpire da un momento all’altro.

copj14Inchiostro elettrico, su carta che scorre come le onde di una tempesta, la stessa che scarica la sua forza e prepotenza sulla Family Dunn, la nave dei protagonisti di questo romanzo.

Così si trasforma la gita di una Famiglia che vuole ritrovarsi, per ricominciare, in un odissea di intrighi e doppie verità.

Lo scenario non è mai consueto, perchè con Patterson tutto cambia, ogni cosa trasmuta e dal prevedibile scaturisce un altra realtà, quella che trascina il lettore attraverso un costante insieme di enigmi, alla velocità della luce.

Capitoli che corrono come fulmini dopo il rombo del tuono: due o tre pagine, al massimo, per scandire il ritmo di una lettura che non lascia molto spazio al respiro.

Personaggi caratterizzati e rapiti dalle emozioni: agiscono in una ragnatela straordinaria che si riassume in una sequenza aperta ad ogni possibile soluzione.

L’intrigo è la tavola degli scacchi da cui prende le mosse l’Autore e le mezze veritĂ  sono i pezzi che muovono verso un gran disegno: la cospirazione finalizzata all’omicidio.

Il movente è tutto nella mente dell’assassino, di colui che cerca il delitto perfetto, ma che dovrĂ  confrontarsi con la tenacia e l’ostinazione di una donna e del destino che non è mai così scontato.

La veritĂ  è che solo l’ultima pagina potrĂ  mettere la parola fine e permettere al cuore, di ricominciare il suo battito regolare.

“Come una tempesta” è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che lo si faccia su di una spiaggia, sorseggiando un Mojito o alla sera, in compagnia di una tazza di thĂ© caldo, in una notte d’inverno, non ha importanza, quel che è fondamentale è non perdersi quest’avventura.


Marco Solferini

nov

7

Diario di scuola (Daniel Pennac)

“Diario di scuola”


Genere: Narrativa.

Autore: Daniel Pennac.


Scrittore mitico.

Entrato nel Pantheon degli dei della letteratura contemporanea.

Pennac, ritorna sui banchi della scuola e narra di questo mondo da tutti così conosciuto e nel contempo ignoto. Mette a nudo le sue incongruenze: la vacuità delle aspettative, che si sciupano come i granelli di sabbia stretti nel pugno, il falso conformismo e perfino la ragione, che cede il passo alla illogicità.

E non manca lo spazio per un omaggio, una considerazione quasi estemporanea a quel tanto di pazzia irriverente che permette alle persone di crescere, come se fossero libere.

Immaginiamoci che esista una scuola dove gli individui non sono obbligati a capire e possano perfino avere qualche idea, magari originale.

diario_di_scuola

Ecco allora che Pennac diventa geometra e architetto di una scuola che, se presa in giro, nelle sue lacune, non è mai scartata o denigrata, anzi, per molti versi le osservazioni costrittive sono un modo per andare oltre la scuola, ma senza mai prescindere dal suo ruolo nella crescita di ogni individuo.

L’Autore usa l’intelligenza più sublime per trovare parole che sono note di stile ed è il genio del violino quando suona nelle frasi, che fuoriescono perfette.

Le sue riflessioni sono di una bellezza greca, fra il mito e la virtude. Possiedono quello spessore che può essere paragonato solo al primo bacio in quanto ad intensità.

Le aspettative, cosa sono se non i fantasmi dell’epoca moderna, del consumismo che centralizza la persona, imprigionandola, fra le mura invisibili delle città, denudandola della Fantasia. Arrivando addirittura a mettere paura all’uomo, per ogni suo tallone d’Achille, facendogli dimenticare quanto importante sia “vivere”.

Perché esiste un esperienza che può essere ereditata solo dalla vita stessa.

E allora rieccoli: i geometrici banchi della scuola, maestra di scienza, matematica, storia, ma non delle arti che furono liberali.

Qui, lo scrittore risalta l’arroganza del sapere ,quando esso si mischia alla superbia della rettitudine, all’eccesso della sapienza che, oltre la saggezza, addormenta i sogni e genera incubi.

L’umiltà della debolezza, la poesia delle cose semplici e l’efficacia di un senso comune che spinge ben oltre le Colonne d’Ercole, queste sono le grandi aspettative che il Sapere dovrebbe coltivare nel fanciullo.

Scorrendo queste pagine meravigliose troviamo pensieri che sono come le grandi canzoni, quelle che riescono ad aprire una finestra nel tempo e fanno sì che le emozioni diventino immortali.

E c’è l’abilità di uno scrittore che pone interrogativi dal sapore pleonastico laddove ci fanno partecipi dell’utopica ricerca di significati, quando il concetto di “esistenza” è in realtà molto più grande dell’uomo.

C’è anche un sentimento di compiutezza, un tacito assenso alla Natura dell’Evoluzione; noi, che dobbiamo riconoscere un limite nella conoscenza che è la capacità di vivere per ciò che siamo, liberandoci da quelle insulse regole che vorrebbero vederci sopravvissuti invece che uomini liberi.

Il grande scrittore cita la legge del cuore, del mito, di quel che resta dopo che il tempo è trascorso: ineffabile baluardo di ogni lotta, ultimo avversario della grande guerra che termina con la morte del corpo.

Pennac da una pagella alla distrazione dei singoli burattinaia che gestiscono la scuola come se fosse il loro Feudo e che è figlia della stupidità; apostrofa l’ignoranza dei dogmi quando non ammettono il verbo. E lo fa con spirito ironico, perché l’ineluttabilità del fato non può essere ingannata dal debole potere di convinzioni artificiose, fatte per mescolare le carte al destino.

Ci sono dei limiti, che possono e devono essere compresi, in mancanza: piĂą le cose cambiano e piĂą restano le stesse.

Diciamo grazie a Pennac, al suo genio e all’intuito coraggioso di questo Artista della letteratura.

“Diario di scuola” è un testo epico, da leggere ogni volta che le difficoltà sembrano impossibili da affrontare perché fornisce risposte nascoste in noi stessi. Libera l’animo e sorride alla verità, quella per cui vale la pena annotare certe frasi nel diario dell’adolescenza. E’ la prima e l’ultima lezione della vita.

Marco Solferini

ott

20

La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)

“La solitudine dei numeri primi”


lasolitudinedeinumeriprimiGenere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.

Autore: Paolo Giordano

La crudeltĂ  epica della coscienza.

Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età.

Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalitĂ .

La sensibilitĂ  matematica di due anime: gemelle nella difficoltĂ  di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.

L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.

L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.

Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.

Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.

Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali

Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.

E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.

Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.

Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.

L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.

Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.

E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.

Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essere”, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.

L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.

“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.

Marco Solferini

ott

19

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