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Il libro delle anime - Glenn Cooper
Genere: azione, avventura, mistero
Il Libro delle anime è il secondo romanzo di Glenn Cooper, l’Autore americano rivelazione del 2009 ed è anche il seguito de “La biblioteca dei morti”.
Ritorna l’ex. agente dell’FBI Will Piper che ha scoperto la Biblioteca custodita in Nevada, nella stazione militare segreta denominata Area 51.
Dai fatti narrati nel primo romanzo sapevamo che un solo libro mancava all’appello e che la data della fine del Mondo era fissata per il 2027.
Oggi, quel libro riappare in una casa d’asta di Londra e tanto i Sorveglianti, il corpo segreto di sicurezza dell’Area 51, quanto il Club 2027, formato dalle sole persone che conoscono il mistero della Biblioteca, vogliono impossessarsene.
Il destino vuole che Piper torni nuovamente in campo, per scoprire l’enigma nel mistero!
Perchè l’ultimo testo nasconde un segreto che lo porterĂ in Inghilterra, sulle tracce del grande William Shakespeare, per risolvere un indovinello che condurrĂ alla veritĂ sul destino dell’umanitĂ .
Will Piper indagherĂ in antica residenza di un Lord inglese, per scoprire che il Libro delle anime ha attraversato l’Europa e toccato nomi illustri e assai famosi, che in esso hanno intravisto la via per le loro opere e correnti di pensiero, da Clavino a Nostradamus!
Il gioco del destino o le semplici coincidenze del caso? Esiste una mano divina a muovere le fila, dalla nascita fino alla morte e siamo tutti solo piccoli byte di un programma ben piĂą vasto o è nella natura dell’uomo, conoscere delle coincidenze e trovarsi ad un bivio, ogni volta che il battito d’ali d’una farfalla può cambiare il futuro?
L’interrogativo di fondo pervade tutta la caccia al tesoro, ma la risposta a volte è ben piĂą originale della domanda.
La storia tuttavia, si svolge ancora una volta in contemporanea perchè nel lontano passato, dell’isoletta britannica di Vectis, il luogo dove i misteriosi uomini dai capelli rossi hanno inciso a mano l’intera Biblioteca, rimane ancora da scoprire la loro provenienza e il perchè di quell’opera, che contiene la vita e la morte di tutto il genere umano.
Un atto voluto da Dio o forse da una civiltĂ extraterrestre?
Will Piper sarĂ il train d’union di questa ricerca, che vedrĂ nuovamente in campo le forze dei servizi segreti dell’Area 51, piĂą risolute e spietate che mai nel voler mantenere il segreto sulla Biblioteca
Sullo sfondo inoltre, si profila anche l’operazione “halping hands” che vede al centro un ormai prossimo disastro che provocherĂ la morte di moltissime persone e l’ombra oscura delle macchinazioni politiche.
Ma non solo: questa volta anche i servizi segreti inglesi vogliono entrare in possesso delle veritĂ contenute nella Biblioteca.
SarĂ una corsa mortale contro il tempo, per scongiurare una fatalitĂ , risolvere un enigma antico e scoprire la veritĂ sul destino che vede avvicinarsi, inesorabile, la data del 2027.
Glenn Cooper riporta i suoi personaggi in azione e il ritmo è lo stesso, incalzante, del primo romanzo: enigmi, inseguimenti, sparatorie, colpi di scena e alta tecnologia.
Uno dopo l’altro, i tasselli del mosaico prendono forma, in un avvincente trama, ben organizzata e coinvolgente che appassiona dalla prima all’ultima pagina.
Come sempre l’Autore è bravissimo a rispettare il carattere dei personaggi, le loro debolezze e i punti forti, mentre le sue descrizioni dei luoghi e degli ambienti restano sempre concise e ricche di significato: una particolareggiata tecnica descrittiva che fa della sintesi logica il suo punto forte.
“Il libro delle anime” è un libro da leggere tutto d’un fiato perchè la veritĂ oltre il mistero non può piĂą attendere!
Marco Solferini
( http://amicideilibri.splinder.com/)
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Il labirinto d’acqua - Eric frattini
Autore: Eric frattini
Genere: narrativa, archeologia, thriller
“Il labirinto d’acqua” è un romanzo d’avventura, molto ben organizzato, che muove i suoi passi, in uno sfondo storico-archeologico, collocabile fra il contemporaneo e l’antico.
La narrazione è incentrata sul ritrovamento del Vangelo secondo Giuda.
L’apostolo, che secondo la tradizione cristiana, accettata dalla Chiesa cattolica, tradì Gesù, consegnandolo alle autorità del Tempio di Gerusalemme e per effetto, a Ponzio Pilato, Prefetto e massima autorità romana della regione, in questo Vangelo, viene riabilitato.
L’Autore, romanza una vicessitudine che si è effettivamente verificata, tanto è vero che la storia del ritrovamento del Vangelo di Giuda e la sua pubblicazione, ad opera della National Geographic Society, nel 2006, ha creato un caso sicuramente molto dibattuto fra gli innumerevoli studiosi dell’antichità e della storia delle religioni.
In particolare, la questione ancora oggi non del tutto chiarita, riguarda l’effettiva datazione del manoscritto, ed il presupposto, mai accertato, che sia stato, a sua volta la riproposizione, di un testo piĂą antico, di provenienza Greca (il Vangelo invece, è scritto in cristiano copto).
Il Romanzo quindi, prendendo spunto dall’attualità storica contemporanea, narra le vicende di questo ritrovamento, attraverso la storia di una Famiglia di archeologi e galleristi: i Brooks, la più giovane, Afdera, ereditiera di una cospicua fortuna Famigliare e di un nutrito numero di conoscenze, da parte di sua nonna, Crescentia Brooks.
L’avvincente mistero del manoscritto, tanto nella dinamica del ritrovamento quanto nel suo contenuto, si tramanda dall’anziana alla nipote, con carico di aspettative e ricco di drammatiche quanto sconvolgenti rivelazioni, che trasportano il lettore attraverso il mondo della cristianità , alla ricerca di un tesoro perduto: la conoscenza.
Afdera è un irriverente e spesso atipica studiosa, che si muove con caparbia, determinazione e un pizzico di egoismo, frutto della sua sete di verità .
E’ un personaggio difficile, che tuttavia l’Autore riesce a caratterizzare nel miglior modo, in quanto, rifuggendo dagli stereotipi (innumerevoli) dell’archeologo e del ricercatore, trova nella sua spesso imprescindibile indole caratteriale, volubile quanto poco prevedibile, una sorta di evoluzione costante, che cresce con lo scorrere delle pagine.
Da sottolineare, le innumerevoli testimonianze storiche che lo scrittore ci regala in piĂą momenti: sempre precise, puntuali e davvero gradevoli, che spaziano da alcune considerazioni sui luoghi, sacri o meno, fino alle architetture, cibi del posto e locali piĂą o meno noti.
La sensazione è effettivamente quella di spostarsi, insieme con i protagonisti, fra l’Italia, la Svizzera, l’Egitto, la Cina e via discorrendo.. fino a Venezia, il vero labirinto d’acqua, una cittĂ che l’Autore dimostra, di conoscere e amare profondamente.
C’è un patrimonio culturale, un retroscena di apprezzabili dettagli che donano un tocco di realismo alla storia.
Trattandosi, in buona sostanza, di una vicenda che abbraccia il crisma per eccellenza della cristianità e cioè la morte di Gesù, ovviamente c’è anche la Chiesa cattolica, nel romanzo presente tramite una sua istituzione: il Circolo Octagonus.
Un entità interna alla Chiesa, un emiciclo di potere e segreti, una sorta di braccio armato, senza scrupoli, vincolato ad un sodalizio estremo in difesa di quella verità che non può essere messa in discussione.
Comandato e capitanato da un potente Cardinale, questa sorta di prorettore letale della cristianità dipinge un quadro certamente fosco del potere di un Istituzione millenaria; il lato forse oscuro che, oggi, è diventato oggetto di un attualità particolarmente scandalistica e, a sua volta, spesso poco chiara, per non dire millantata, dietro alle disarmonie del qualunquismo moderno.
Va detto che, nella realtà la visione escatologica del testo apocrifo del Vangelo di Giuda è smaccatamente gnostica, il che confermerebbe, secondo alcuni, la faziosità stessa e per effetto la non autenticità , dello scritto.
In effetti, la lotta fra una autoreferenza della visione storica sembra una classica pillola di gnosi.
Come tale, comunque, in aperta contraddizione con la teologia cristiana.
Di questo aspetto nel testo non v’è una dichiarata traccia e pertanto è doveroso ritenere l’opera esente da una critica alla Chiesa, tanto meno ai cristiani.
Al limite, quel che resta, è una parziale testimonianza scritta di quella che oggi conosciamo essere una sorta di opulenza di cui alcuni, ma una netta minoranza, prelati e membri dell’istituzione cattolica beneficerebbero.
Tuttavia, anche questa sorta di agiatezza nel benessere, appare molto il retaggio di elementi soggettivi piuttosto che oggettivi e come tali sganciati dalla natura della Chiesa in sé, ma fedeli al patrimonio personale di superbia, del quale alcuni singoli, indipendentemente dalla professione o rango, si lasciano sedurre.
Tutto ciò comunque, non altera la struttura molecolare del romanzo che resta un buon testo di narrativa, molto appassionante, sicuramente dinamico e a tratti, dotto nella sua cultura del particolare.
Sicuramente un opera intelligente, che merita di essere letta e compresa.
Marco Solferini
http://amicideilibri.splinder.com/post/22399618/Il+labirinto+d%27acqua
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La Tomba di Alessandro - Valerio Manfredi
La Tomba di Alessandro: L’enigma
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere. archeologia, storia.
“La tomba di Alessandro” è il nuovo, atteso, romanzo di Valerio Massimo Manfredi.
Scrittore e archeologo, di indiscutibile successo, ormai patrimonio letterario e culturale contemporaneo, l’Autore ci propone, dopo la precedente pubblicazione dedicata a Giulio Cesare, un altro grande del passato.
E’ Alessandro Magno: il conquistatore, il grande macedone.
Un uomo che, giovanissimo, morto a soli 33 anni, è riuscito in un impresa leggendaria, che ha trasformato il mito in realtà .
Il suo impero e le sue vittorie non conoscono eguali e la sua memoria si è tramandata nel tempo.
La sua tomba, il luogo cioè dove riposano le spoglie mortali dell’eroe epico, dell’imperatore e del guerriero, è un mistero ancora irrisolto, che l’Autore definisce “enigma”.
La considerazione da cui partire è che, ad oggi, in tanti hanno cercato la tomba di Alessandro, scavando nel passato polveroso dei libri, delle citazioni, delle pergamene e anche nella terra vera e propria, in Egitto come in Macedonia, Grecia e persino nel Vicino Oriente, ma della tomba nessuna traccia.
Manfredi, che è un abile archeologo, ma riesce a qualificare le sue esposizioni con lo stile dello storico, documenta in modo sensibile e nel contempo espositivo, le fonti.
Mette ordine e raziocinio fra le tante teorie e ci offre una sorta di indagine conoscitiva: appassionante, snella, ben organizzata, in modo che questa possa essere letta e condivisa da chiunque.
Tante sono le teorie, intriganti e a tratti misteriose, in particolare legate alla doppia natura dell’uomo Alessandro, che fu certo figlio di Rè, ma ricevette l’investitura divina in Egitto, presso l’oracolo di Menfi.
La storia della sua morte è anche la narrazione della fine di un mondo, in particolare del “come sarebbe stato” se questo geniale combattente, ma anche abile uomo, conoscitore della realtà e forse umanista del contemporaneo, avesse potuto governare un vastissimo impero, fatto di differenze profonde.
E’ naturalmente una testimonianza del passato che ci spiega anche la politica di palazzo, le ambizioni dei generali, la storia di una Famiglia imperiale, perchè la natura dell’uomo sempre accompagna l’evoluzione, dal passato fino ai giorni contemporanei.
L’epicentro è la morte di Alessandro, che nel testo è spiegata oltre il complotto, con ragioni assai rigorose e scientifiche: di natura medica.
Una tomba che fu, almeno fino al momento in cui se ne persero le tracce, quando cioè egli riposava in quel di Alessandria, la città che porta ancora oggi il suo nome e che fu lui stesso a fondare, oggetto di veri e propri pellegrinaggi, da parte dei grandi del passato. Imperatori che volevano omaggiare il grande Rè.
Molte sono le citazioni che l’Autore ci propone e leggerle è davvero un piacere.
Come altri scritti di Manfredi, anche questo si inserisce in quella che mi piace pensare come una biblioteca personale per quanti condividono il gusto di assaporare la storia come fonte di conoscenza, di indagine, ma anche come una compagna avventurosa: testimonianza di un passato avvincente.
E’ un libro da comperare, da regalare, sul quale appuntare forse quella comprensione che può essere un bagaglio culturale per noi tutti, allo scopo di elevarci dalla massificazione odierna che sterilizza le idee e rende superficiali gli ideali.
Marco Solferini.
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La Biblioteca dei morti - Glenn Cooper
Genere: mistero, drammatico, thriller.
“La Biblioteca dei morti” è un romanzo di Glenn Cooper, avvocato americano, scrittore esordiente, che firma la sua prima opera letteraria.
E’ un esordio di successo ed il sicuro prologo ad una carriera che arricchirà e appassionerà i lettori ed amanti della carta stampata.
La trama è suddivisa in due filoni narrativi, abilmente intrecciati.
Il primo, è contemporaneo: comincia con le misteriose cartoline che un presunto serial killer invia alle sue vittime e sulle quali è impresso il giorno della loro morte.
L’indagine è affidata ad un agente dell’FBI, di nome Will Piper che, se da un lato è un geniale profiler, si accompagna ad un passato autolesionista e distruttivo, che lo ha portato alle soglie della pensione tormentato da parecchi rimpianti e un problema con l’abuso di alcolici.
Accanto a lui, una giovane ed impeccabile agente di Quantico, Nancy che lo affiancherà , scoprendo l’uomo oltre il detective.
E’ un mistero quello che i protagonisti devono affrontare: le morti di uomini e donne che non si conoscevano e che vedono in quella cartolina anonima, il loro unico minimo comune denominatore.
Ma la risposta è concepita nel secondo filone narrativo che si snoda nel passato, sul finire dell’anno 700. In un isola dell’Inghilterra, presso un Monastero osservante la regola di San Benedetto, dove una profezia porta alla nascita di un bambino prodigio.
Le conseguenze di questa nascita, si sono tramandate nel tempo, fino ai giorni nostri, custodite nel luogo più impenetrabile: l’Area 51.
Nel testo si rivela la sua origine, a partire dal dopoguerra e l’Autore è veramente bravo nel saperla gestire, con il filo conduttore della passione, dell’intrigo, ma anche della ragione.
Un immagine realistica che non rinuncia al mistero, ma getta un orma solida di veritĂ , sulla natura della piĂą celebre fra le installazioni segrete contemporanee.
La storia tuttavia, non è l’epicentro di questo romanzo.
Ci sono infatti anche gli uomini e la vita.
I protagonisti, che sono condizionati dal fato, che sentono il peso ineluttabile del passato e agiscono spesso in preda alle emozioni. Forse schiavi di quelle circostanze che ci illudiamo, noi tutti, di poter controllare, ma che spesso ci guidano e ci osservano, facendoci sentire parte del destino, solo quando agiamo.
L’Autore è certamente un amante del fumetto, in quanto ci sono pregiate citazioni ai “comics” ed è probabilmente anche un conoscitore ed estimatore del cinema, specie quello classico americano, in quanto non pochi sono i riferimenti che si trovano nel testo e che sono sempre cordiali, dotti e davvero molto apprezzabili.
La narrazione è fluida: ben concepita. Non è mai pesante, anzi è scorrevole, esplicativa, dotata di un buon tenore descrittivo che non sottrae nulla ai dialoghi, molto ben congegnati, mai banali e ampiamente in grado di caratterizzare i personaggi.
E’ un romanzo certamente consigliato agli amanti del mistero, del thriller, ma anche, se non sopratutto, per quanti credono che un buon testo sia tale a prescindere dagli argomenti: da leggere.
Salutiamo con un caloroso benvenuto questo scrittore che ci ha regalato anche un sito internet da cui è possibile leggere che presto ci sarà un seguito alla Biblioteca dei Morti e noi tutti lo attendiamo con ansia.
Marco Solferini
7
La ragazza che giocava con il fuoco - Stieg Larsson
“La ragazza che giocava con il fuoco”
Autore: Stieg Larsson.
Genere: thriller, drammatico.
Il ritorno di Lisbeth Salander, l’anticonformista hacker dal passato drammatico, segnato dal dolore e da una tragedia che viene oggi svelata.
Il ritorno di Michael Blomqvist, amante delle donne e della verità , che non accetta compromessi e si batte per un idea del “bene” fragile quanto resistente.
Il ritorno della redazione di Millennium, dove si cerca di fare quello che oggi viene chiamato buon giornalismo e qualche volta, quando è troppo buono per i cattivi in circolazione, allora può anche uccidere.
Ecco gli ingredienti del secondo capitolo, firmato da Stieg Larsson.
Tutti pronti ai nastri di partenza, per leggere un thriller dalle tonalitĂ noir, a tratti sociopatico per la sua irriverenza caratteriale.
In questa realtĂ , sembra che l’uomo agisca spinto solo da istinti primordiali e che il futuro sia l’accettazione di una dramma che scriviamo, passo dopo passio, ogni giorno.
Lisbeth è cattiva perchè vuole sopravvivere, perchè è sfiduciata.
O è diventata così a causa del suo passato, che l’ha colpita così forte da renderla pronta alle sfide del presente?
Quante persone esistono che, non reagendo, come lei, appassiscono, schiacciate sotto il martello delle ingiustizie?
E’ il terrificante enigma che non prelude ad un lieto fine, perchè sconfiggere il male non è nell’ottica dell’Autore, combatterlo invece si.
Affrontarlo, con le armi della ragionevolezza matematica “azione uguale reazione”, in una narrazione contemporanea, lenta, che si snoda con una sorta di meticolosa calma.
Potremmo paragonare il susseguirsi dei capitoli, sotto forma di giorni, ad una danzatrice del ventre che si spoglia lentamente, rivelando le sue forme.
Il desiderio cresce con con lo scorrere della lettura, fino all’ultimo velo, quando tutto sarĂ risolto e rivelato: la realtĂ ci lascerĂ con l’amaro in bocca o un pugno diritto nello stomaco.
Perchè nelle pagine di Larsson lo scontro decisivo è un grande campo aperto: dove in gioco c’è sempre la sopravvivenza.
Ma è il contorto animo umano, la sua negligente accettazione dell’oscuritĂ interiore che l’Autore coltiva: dove c’è vendetta e rancore proliferano esseri spietati e ancor piĂą convinti che la morale sia una menzogna per la buonanotte.
Per questa ragione, in questo secondo capitolo della Trilogia, la centralità è tutta per Lisbeth. E’ lei, adesso, il vero conduttore della storia, il filo d’Arianna attorno al quale si svolgono trame contemporanee, seppure sganciate l’una dall’altra.
La sua indole diventa geniale e perfida, si scopre fragile, ma viene salvata da un istinto dal suo istinto di sopravvivenza.
Per questo i c.d. “cattivi” nel romanzo di Larsson, sono veramente spietati e posseggono una dimensione proprio del loro essere.
E’ verso questi soggetti, privi di scrupoli, che sfruttano il sesso, usano la violenza e si fanno vanto del ricatto, che l’Autore compie un “j’accuse”, rivolto alla societĂ , a questo strano affamato bisonte che stancamente si muove, rumina il suo avido coraggio, fingendo, al solo scopo di dimenticare la paura che annida nelle scelte.
Una realtà fatta di spettri, uomini e donne che camminano accanto, senza ricordare, privi di consistenza, chiusi in una gabbia su misura, chiamata “vita”.
Questo condizionamento rende possibile il male, questa scelta tacita, fatta di compromessi silenziosi lo rende potente e quel che resta è la vita devastata di Lisbeth che ha solo imparato a non aver paura di se stessa.
La ragazza che gioca con il fuoco” è l’eccellente seguito de “Uomini che odiano le donne” e rappresenta il train d’union fra l’universo di Larsson e la veritĂ che accompagna la vita di chiunque: esiste una consapevolezza in tutto ciò che circonda l’agire e questa spinge noi tutti alla disperata ricerca della giustizia.
Marco Solferini
7
Come una tempesta - Patterson - Roughan
“Come una tempesta”
Autore: James Patterson; Howard Roughan
Genere: thriller
James Patterson: il ré del thriller.
Con lui, azione e colpi di scena si fondono in mix senza precedenti.
La sua eleganza è una lama affilata, pronta a colpire da un momento all’altro.
Inchiostro elettrico, su carta che scorre come le onde di una tempesta, la stessa che scarica la sua forza e prepotenza sulla Family Dunn, la nave dei protagonisti di questo romanzo.
Così si trasforma la gita di una Famiglia che vuole ritrovarsi, per ricominciare, in un odissea di intrighi e doppie verità .
Lo scenario non è mai consueto, perchè con Patterson tutto cambia, ogni cosa trasmuta e dal prevedibile scaturisce un altra realtà , quella che trascina il lettore attraverso un costante insieme di enigmi, alla velocità della luce.
Capitoli che corrono come fulmini dopo il rombo del tuono: due o tre pagine, al massimo, per scandire il ritmo di una lettura che non lascia molto spazio al respiro.
Personaggi caratterizzati e rapiti dalle emozioni: agiscono in una ragnatela straordinaria che si riassume in una sequenza aperta ad ogni possibile soluzione.
L’intrigo è la tavola degli scacchi da cui prende le mosse l’Autore e le mezze veritĂ sono i pezzi che muovono verso un gran disegno: la cospirazione finalizzata all’omicidio.
Il movente è tutto nella mente dell’assassino, di colui che cerca il delitto perfetto, ma che dovrĂ confrontarsi con la tenacia e l’ostinazione di una donna e del destino che non è mai così scontato.
La verità è che solo l’ultima pagina potrĂ mettere la parola fine e permettere al cuore, di ricominciare il suo battito regolare.
“Come una tempesta” è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che lo si faccia su di una spiaggia, sorseggiando un Mojito o alla sera, in compagnia di una tazza di thĂ© caldo, in una notte d’inverno, non ha importanza, quel che è fondamentale è non perdersi quest’avventura.
Marco Solferini
7
Diario di scuola (Daniel Pennac)
“Diario di scuola”
Genere: Narrativa.
Autore: Daniel Pennac.
Scrittore mitico.
Entrato nel Pantheon degli dei della letteratura contemporanea.
Pennac, ritorna sui banchi della scuola e narra di questo mondo da tutti così conosciuto e nel contempo ignoto. Mette a nudo le sue incongruenze: la vacuità delle aspettative, che si sciupano come i granelli di sabbia stretti nel pugno, il falso conformismo e perfino la ragione, che cede il passo alla illogicità .
E non manca lo spazio per un omaggio, una considerazione quasi estemporanea a quel tanto di pazzia irriverente che permette alle persone di crescere, come se fossero libere.
Immaginiamoci che esista una scuola dove gli individui non sono obbligati a capire e possano perfino avere qualche idea, magari originale.
Ecco allora che Pennac diventa geometra e architetto di una scuola che, se presa in giro, nelle sue lacune, non è mai scartata o denigrata, anzi, per molti versi le osservazioni costrittive sono un modo per andare oltre la scuola, ma senza mai prescindere dal suo ruolo nella crescita di ogni individuo.
L’Autore usa l’intelligenza più sublime per trovare parole che sono note di stile ed è il genio del violino quando suona nelle frasi, che fuoriescono perfette.
Le sue riflessioni sono di una bellezza greca, fra il mito e la virtude. Possiedono quello spessore che può essere paragonato solo al primo bacio in quanto ad intensità .
Le aspettative, cosa sono se non i fantasmi dell’epoca moderna, del consumismo che centralizza la persona, imprigionandola, fra le mura invisibili delle città , denudandola della Fantasia. Arrivando addirittura a mettere paura all’uomo, per ogni suo tallone d’Achille, facendogli dimenticare quanto importante sia “vivere”.
Perché esiste un esperienza che può essere ereditata solo dalla vita stessa.
E allora rieccoli: i geometrici banchi della scuola, maestra di scienza, matematica, storia, ma non delle arti che furono liberali.
Qui, lo scrittore risalta l’arroganza del sapere ,quando esso si mischia alla superbia della rettitudine, all’eccesso della sapienza che, oltre la saggezza, addormenta i sogni e genera incubi.
L’umiltà della debolezza, la poesia delle cose semplici e l’efficacia di un senso comune che spinge ben oltre le Colonne d’Ercole, queste sono le grandi aspettative che il Sapere dovrebbe coltivare nel fanciullo.
Scorrendo queste pagine meravigliose troviamo pensieri che sono come le grandi canzoni, quelle che riescono ad aprire una finestra nel tempo e fanno sì che le emozioni diventino immortali.
E c’è l’abilità di uno scrittore che pone interrogativi dal sapore pleonastico laddove ci fanno partecipi dell’utopica ricerca di significati, quando il concetto di “esistenza” è in realtà molto più grande dell’uomo.
C’è anche un sentimento di compiutezza, un tacito assenso alla Natura dell’Evoluzione; noi, che dobbiamo riconoscere un limite nella conoscenza che è la capacità di vivere per ciò che siamo, liberandoci da quelle insulse regole che vorrebbero vederci sopravvissuti invece che uomini liberi.
Il grande scrittore cita la legge del cuore, del mito, di quel che resta dopo che il tempo è trascorso: ineffabile baluardo di ogni lotta, ultimo avversario della grande guerra che termina con la morte del corpo.
Pennac da una pagella alla distrazione dei singoli burattinaia che gestiscono la scuola come se fosse il loro Feudo e che è figlia della stupidità ; apostrofa l’ignoranza dei dogmi quando non ammettono il verbo. E lo fa con spirito ironico, perché l’ineluttabilità del fato non può essere ingannata dal debole potere di convinzioni artificiose, fatte per mescolare le carte al destino.
Ci sono dei limiti, che possono e devono essere compresi, in mancanza: piĂą le cose cambiano e piĂą restano le stesse.
Diciamo grazie a Pennac, al suo genio e all’intuito coraggioso di questo Artista della letteratura.
“Diario di scuola” è un testo epico, da leggere ogni volta che le difficoltà sembrano impossibili da affrontare perché fornisce risposte nascoste in noi stessi. Libera l’animo e sorride alla verità , quella per cui vale la pena annotare certe frasi nel diario dell’adolescenza. E’ la prima e l’ultima lezione della vita.
Marco Solferini
20
La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)
“La solitudine dei numeri primi”
Genere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.
Autore: Paolo Giordano
La crudeltĂ epica della coscienza.
Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età .
Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalitĂ .
La sensibilitĂ matematica di due anime: gemelle nella difficoltĂ di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.
L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.
L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.
Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.
Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.
Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali
Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.
E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.
Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.
Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.
L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.
Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.
E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.
Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essere”, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.
L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.
“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.
Marco Solferini
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“Rivelazioni con figure” Villa Beatrice (BO)
Mostra d’Arte
“Rivelazioni con figure”
Villa Beatrice (Comune di Funo di Argelato – Prov. Di Bologna).
Il tema di questa mostra è emblematica delle opere in esposizione.
L’ arte è rivelazione: della
bellezza, dell’emozione, della libertĂ , dell’impegno svincolato dai manierismi, della forma e del sentire di chi crea e rivela la sua visione della realtĂ .
Scrivere di arte contemporanea, cercarne il senso e l’eventuale storicitĂ , oggi non ci porta da nessuna parte , sarĂ il futuro a decretare quali
scelte artistiche resisteranno al trascorrere del tempo e rappresenteranno la nostra realtĂ .
Oggi l’arte è essenzialmente banco di prova per nuove combinazioni e schemi, gli artisti sanno che riprodurre ciò che vedono è una 
contraddizione, ciò che vediamo è plasmato dalla nostra conoscenza, dalle nostre opinioni spesso costrette da un continuo riflettersi di immagini , provenienti da una moltitudine di informazioni.
Gli artisti sono inventori, viaggiano attraverso un marasma di sollecitudini, hanno a portata di mano migliaia di scelte diverse, passate e presenti, tra cui fare le loro scelte.
Adulti che giocano, che hanno intatto il senso della meraviglia che segue ogni scoperta, e di stupore si tratta quando si percorre l’ itinerario di questa mostra che in ogni sala ospita un artista riuscendo a coniugare il fascino del passato con il messaggio dell’arte contemporanea.
Nella Sala dell’Astronomo è la sensualitĂ delle opere di Gil David.
Nella Sala del messaggero degli dei, il dio alato Mercurio, troviamo le sculture di Halloumi Abdessamad, linee curve che generano un equilibrio mai scontato e simmetrico. Sculture Raku, ricordo di antichi idoli della fertilitĂ che non soggiace ad alcun vincolo. Halloumi crea figure con materiali da riciclare, Veneri contemporanee che delle antiche statue hanno le menomazioni, legami forti per sottolineare il trascorrere del tempo: l’uomo del passato e quello del presente uniti nel messaggio universale dell’ arte, che in questo artista è particolarmente vivo, tanto da far credere in un suo brillante avvenire, giĂ attestato da numerosi riconoscimenti in campo internazionale.
Il Salone della Musica ospita le sculture di Elio Talon e i dipinti di Luigi Favali. Paesaggi dell’anima quelli di Luigi Favali, accenni sospesi nella
loro incorporeitĂ , forme che da un principio figurativo sfumano nella leggerezza dell’informale. Orizzonti realizzati in dissolvenza che suggeriscono un’atmosfera onirica, la dimensione del sogno ottenuta con pennellate morbide e libere in una felice chiaritĂ ed efficacia illuministica. Nel silenzio suggerito da questi dipinti possiamo udire i suoni di una natura idealizzata restituita a noi nella sua intatta bellezza.
Toni di silenziose presenze nelle sculture di Elio Talon che esprime con le sue opere un senso poetico dello spazio e attraverso esso ricerca di equilibri animati dalla leggerezza dell’essere.
Sculture in terracotta refrattaria spesso arricchite dall’inserimento di piume bianche ad esprimere il desiderio di staccarsi dalla terra da cui son nate in una sorta di ressurrezione mistica . ReligiositĂ nella sua espressione piĂą arcana è quanto suggeriscono le opere di Talon e in un immaginario deja vu ci rimandano le note musicali che aleggiavano, nel passato, in questa sala.
Nella Sala Dei Lottatori i tessuti dipinti di Lara Farnè hanno la ricercatezza di certi manufatti antichi , colori e disegni che raccontano la ricerca della bellezza attraverso lo studio e la composizione di diversi tessuti e disegni, l’artista definisce la sua arte “ cellulare” perchè come cellula nasce e si arricchisce di elementi e figure, antichi simboli, geometrie razionali e improvvisi raggi luminosi nell’universo fantastico di Lara.
Nella Sala Degli Uccellatori le sculture di Giusy Marchesini sembrano voler racchiudere dentro di sè il senso del racconto di questa artista che esprime con la scultura la sua energia creativa, le sue figure si presentano morbide e sensuali, seduttive e si mostrano per il desiderio di piacere .
I simboli della femminilitĂ , scarpe plasmate per rivelare il passo di chi le indossa, colori opalescenti che catturano la luce e danno vita alla materia inerte. Ballerine formose e leggiadre nella cui realizzazione Giusy Marchesini ha enfatizzato la dinamicitĂ della figura.La liricitĂ del classico ben si sposa con l’uso dell’ antica lavorazione di origine giapponese detta “ Raku” che significa gioire il giorno, in queste sculture vive il mondo interiore e l’intima religiositĂ del quotidiano raggiunti attraverso una rigorosa ricerca dell’essere artista.
La dinamicitĂ delle tele di Sauro Benassi ci accoglie nella Sala Degli Uccelli Palustri, pittura esistenziale quella di Benassi, con un percorso che ha
le sue radici nella sintesi della materia, come un moto perpetuo attraverso la definizione dello spazio. La superficie pittorica viene trattata matericamente, senza concessioni ad un facile lirismo l’artista evidenzia la vivacitĂ cromatica e il carattere delle sue raffigurazioni attraverso la contrapposizione di tecniche. Gli accenni figurativi scomparsi sono la rivelazione di un mondo artisticoin continua tensione.
Nella Sala Dei Pesci pittura e scultura per Brunella Ranzetti: colori prorompenti in paesaggi immaginari, da una tela all’altra la Ranzetti ci conduce in luoghi incantati tanto improbabili quanto reali. Soggetti in movimento emergono da sfondi fantastici raccontano l’emozione suscitata dal rapimento dell’immagine poetica. Un paradiso terrestre cercato e creato attraverso l’amore per il colore che l’artista mette anche nelle sculture etniche.
Nella medesima sala la plasticitĂ e la forza della scultura di Daniela Rinaldi, la forza primordiale della terra da cui sembra nascere una potente figura femminile, tema caro a quest’artista che testimonia la matrice biologica dell’istinto creativo evocando dal passato al presente il mito della dea terra. Nell’immagine scolpita c’è il senso di appartenenza ad una tradizione scultorea che dalla matrice antica sprigiona la forza stessa della scultura.
La scultura raffigurante una dolcissima sirena è l’opera di Silvia Pasquali, figlia di Brunella Ranzetti, allora dodicenne.
Nella Sala Del Fanciullo l’incontro con la fantasia e l’arte di Claudia Marchi, innumerevoli metamorfosi di colori in una composizione pittorica astratta, un ben riuscito connubio tra colorismo e astrattismo, in una capacitĂ narrativa emozionale che è il substrato di una pittura tutta tesa ad una rappresentazione della realtĂ concettuale fatta di elementi narrativi, di impulsi inconsci che danno vita ad immagini latenti che si risvegliano alla nostra lettura nel momento in cui attraverso l’automatismo pittorico vengono trasferiti sulla
tela.
Nella Sala Dell’ Eremita la simbologia e la maestria delle opere di Alessandra Stivani e di Evans Vivarelli aggiungono fascino alla magia di questo luogo.
Il percorso di questa mostra termina con le opere di Evans Vivarelli ceramista e ceramologo.
Struttura lineare e tecnica magistrale sono gli elementi che caratterizzano i lavori di questo maestro, gli oggetti da lui realizzati hanno la bellezza della essenzialitĂ , il semplice manufatto diventa una superiore espressione artistica grazie all’abilita e alla passione messe al servizio di questa arte.
Le forme pure ed antiche di Evans Vivarelli chiudono idealmente la nostra visita, il senso e il ritmo dei nostri passi alla ricerca della rivelazione dell’ arte “ una quotidiana creatura, da assaporare per conoscere di cosa sanno tutti i possibili mondi creati dagli artisti” .
Fiorella Sales
(Critico D’arte)
In Collaborazione con Marco Solferini
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Papi ( Gomez - Travaglio )
Autore: Peter Gomez; Marco Travaglio
Genere: attualitĂ
“Papi” è l’ultimo testo di una linea editoriale proposta dalla casa editrice Chiare Lettere.
Il contenuto, esattamente come i predecessori della serie, è di stretta attualità e segue una narrazione dai toni, evidentemente, giornalistici-espositivi.
In effetti, data la natura delle informazioni riportate, gli Autori dovranno poter affermare, in replica a quanti potrebbero criticarle che: “si sono limitati a riportare fatti già noti”. Almeno, fino ad oggi, questa è stata la condotta difensiva adottata, con riferimento ai precedenti verificatisi.
Pertanto, sarebbe quantomeno superfluo, allo stato attuale, commentare i fatti proposti nel testo.
Va tuttavia sottolineato che, a discapito del titolo che lascerebbe intendere al lettore la presenza di un indagine sull’episodio di più recente cronaca rosa, il testo si presenta a partire dalla metà degli anni 80.
E’ bene aggiungere anche che, gran parte di quello che c’è scritto potrebbe interessare al limite i lettori dei giornali di gossip, ma non rappresenta un metro valutativo né dell’imprenditore né del politico, del resto gli stessi Autori non accostano mai ,palesemente, le vicende, ad una valutazione etica della persona
Infine, si può perlomeno pensare ad un celebre frase del noto personaggio televisivo Funari relativa alla televisione c.d. pubblica: “mamma Rai è una gran*****, perché ad ogni elezioni cambia marito..”
Infatti, gli Autori non scoprono niente di nuovo di quanto già non si sapesse ed anzi, di scandali al sole per quanto riguarda le carriere televisive del gentil sesso ce ne sono di molto più interessanti. Per esempio, un po’ di tempo fa scoppiò il teorema degli yacht fra Dubai e dintorni (e in un colpo solo spuntarono una lista di cognomi davvero molto nutrita), ma fu messo tutto a tecere, guarda caso, forse perché a giudicare delle signorine ospitate si sarebbero rotti i cocci bi- o forse tri-partisan, anzi, direi a tutto tondo.
Posto pertanto che le notizie sono a senso unico, in questo testo, riveste maggiore attenzione soffermarci sullo svolgimento, in sé, delle medesime.
Orbene, premessa l’evidenza del contenuto politico, il metodo seguito dagli Autori, è in buona sostanza quello di riassumere, nella vesta romanza, ma senza romanzare, fatti noti.
In buona sostanza è un opera di collage giornalistico che riprende, da fonti terze, argomenti di strettissima attualità .
La rilevanza, dal punto di vista sociopolitico ha creato due fronti, quello del “si” e quello del “no”.
Di fatto la curiositĂ , sembra il filo conduttore dei capitoli che si snodano sinuosi, quasi ruffiani, per un lettore certamente da gossip.
La scomoditĂ dei fatti narrati, è frutto dell’illazione, subliminale, che accompagna come un Virgilio, il lettore, pagina dopo pagina.
In effetti, ciò che viene trasmesso, è una sorta di morale nazional cittadina, un sentimento critico e sospettoso, che sembra insinuarsi, con sibillina quanto camaleontica veste, nell’ambito del vasto arcipelago del c.d. scandalo.
La ricerca del quale, sembra ossessiva e tralascia che, in realtĂ , i fatti di cui trattasi sono tutt’altro che atipici, anzi statisticamente parlando, dall’epoca del senato romano ad oggi, hanno riguardato la piĂą gran parte dei personaggi noti, della politica, non solo Italiana, ma anche straniera e contemporanea.
Del resto, il potere, suscita un attrazione e l’amministrazione del medesimo, certamente ne riesce a captare alcuni aspetti che trovano poi sfogo in una realtĂ dove valori e ideali, sono sempre piĂą contorti.
Questo filone narrativo, ha già visto illustri antecedenti proprio da parte della casa editrice Chiare Lettere, che, recentemente, hanno affrontato argomenti quali le “Raccomandazioni” e la Massoneria, sotto la denominazione di Baronato.
Anche in questi casi, non si visto niente di nuovo sotto il sole e la sensazione è che, a beneficiarne, siano più che altro le entrate dovute alle vendite o lo scalpore pubblicitario, ma certamente non la verità .
Infatti, il grave limite annida a livello concettuale, laddove lo scrivente il romanzo, fa si che il lettore presupponga chissĂ quali rivelazioni, mentre, in definitiva, lo lascia piĂą che altro lavorare di fantasia, o meglio, ne alimenta quella parte irrazionale che passa sotto il comune denominatore della presupposizione.
La nostra societĂ , ha bisogno di ridurre sensibilmente le leggende metropolitane e per farlo, nella tempesta del malvezzo all’Italiana, certo assai presente in molteplici ambiti, necessita di aggrapparsi al salvagente del realismo.
Quest’ultimo, ci spinge a partire da una frase, assai celebre, oseri dire, biblica: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.
Ebbene, viene da pensare che siamo un Paese di santi, perchè di pietrate ne volano, e parecchie!
Tuttavia, noi sappiamo, perchè abbiamo una coscienza del nostro Io, che i sette peccati capitali, appartengono a tutti. Ne siamo portatori. Io stesso, che scrivo queste righe, non posso e non oserei definirmi né buonissimo né cattivissimo, come credo accada per chiunque mi legga.
Semmai abbiamo, noi tutti, molto da migliorare nei rapporti umani e magari potremmo arrivare ad un lascito di insegnamento che mantenga inalterato il decoro e la dignitĂ della persona, intesa come centro di interessi, ma essere troppo giudicati, onestamente credo sia la strada per un totalitarimo, mascherato da un paternalismo indagatore.
Che cosa ci piace di noi stessi? E che cosa ci spaventa? Sicuramente possiamo autogestirci nel vasto Pantheon della tendenza, razionale, a migliorare, specie se in condizioni di “tentazione”, ma questo, in definitiva, ci rende molto e semplicemente, umani.
Che interesse abbiamo, in concreto, a conoscere delle altrui attivittĂ sessuali o della sfera di attenzioni che riserva al prossimo? Ciascuno darĂ una risposta, a questo interrogativo, ma sarĂ sempre e soltanto la propria.
Nessun testo o libro potrà mai davvero convincerci su un argomento che è personalissimo perchè, si tratta di dare un giudizio, molto sensibile alle proprie debolezze.
Probabilmente una parte dell’opinione pubblica sente il bisogno di confrontarsi con questi fatti, ma è anche certo che i medesimi lettori, potrebbero sviluppare una tendenza al timore riverenziale nei confronti di una societĂ troppo pubblicizzata, nel rendere note le vicende personali o, se vogliamo, il “gossip” dei personaggi noti.
Quand’è che sarĂ il nostro turno? Quando verremo additati come lascivi o perversi o peggio ancora? Quando entreremo a far parte della sfera dei colpevoli, ammesso che non lo siamo forse tutti?
Perchè il passo è bre e la storia insegna che ogni caccia alle streghe nasce dall’egoismo, falsitĂ e meschina debolezza dell’incomprensione.
Che cos’è che rende un individuo un moralista? Ne esistono per certo, ma ci sono coloro che seguono una vocazione e chi invece, dopo avere tentato tutti gli escamotage, avendo trovato le porte sempre chiuse, decide di ripare dietro l’alea, o se vogliamo oltre l’apparenza della disfatta personale.
Per questa ragione si autoproclama un idealista.
In sintesi: chi non è riuscito a tagliare il traguardo, non si assume la responsabilitĂ e preferisce sparlare o colpevolizzare quanti ce l’hanno fatta. “Non è colpa mia: è che purtroppo non avevo le spalle coperte”. Quante volte dobbiamo ascoltare questo ritornello?
Queste stesse persone hanno un affidabilitĂ limitata nel commentare i fatti dell’attualitĂ .. se mentono a se stessi, come possono inseguire una veritĂ sociologica e civica?
E’ chiaro che “Papi” si inserisce nell’ambito di un agorĂ cittadina mediatica, che giudica senza appello i fatti, perchè sente la necessitĂ di autoeleggersi a giudice e giuria. Il che potrebbe allontanare quello stesso sentimento di coesione popolare che la lettura populista notoriamente alimenta.
E’ giusto difendere, sempre e comunque, la libertĂ di espressione e conseguentemente della stampa, ma altresì occorre tutelare le tendenze della cronaca, specie in ragione degli strumenti comunicativi che, potrebbero nascondere una microfrattura dei diritti inviolabili della persona, inizialmente impercettibile, ma successivamente letale.
Torniamo quindi al concetto di potere.
Molti lo desidarno e nel contempo lo temono. Ma è l’utilizzo che alcuni ne fanno a poter spaventare e la debolezza congestionante che l’animo umano non è in grado di somatizzare. La distorsione, in realtĂ appartiene, al singolo che la veicola attraverso la collettivitĂ .
La stessa che non si fa problemi, indivuato e convinta del merito di un salvatore a eleggerlo, sostenerlo e a “tifare” per quest’ultimo. Poi che lo si chiami Presidente, Rè o altro è solo un dato storico ed esistenziale.
Per questo, occorre cercare di essere, sempre, ragionevoli.
“Papi” è un testo da leggere mantenendo saldamente i piedi per terra, riflettendo e cercando di evitare pregiudizi.
Dott. Marco Solferini
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