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Domenico Monteforte

Articoli marcati con tag ‘Marco Solferini’

 


Il Suggeritore (Donato Carrisi)

Il Suggeritore



Autore: Donato Carrisi
Genere: Thriller.


Il Suggeritore un romanzo intelligente.
La trama narra di una caccia al serial killer.
il-suggeritoreLa squadra della scientifica chiamata a catturare un omicida seriale di bambine capitanata dal criminologo Goran Gavila e affiancata, per le indagini, dallagente speciale Mila Vasquez, con un esperienza maturata sul campo nei casi di bambini scomparsi.
Lo svolgimento avvincente, lAutore riesce abilmente a fotografare mentalmente le scene allinterno delle quali si svolgono i fatti.
Il lettore non solo trasportato allinterno degli eventi, ma ne viene suggestionato da un contino ripetersi di colpi di scena: un vero e proprio crescendo Rossiniano.
Il testo non tralascia anche laspetto didattico espositivo, infatti, molteplici sono le spiegazioni comportamentali, che radicano consapevolezza ed un affezione per la criminologia e le scienze della psiche.
Il romanzo inoltre, si pone come un parallelo, da un lato vi la materialistica sfida che il killer lancia alle forze dellordine, un richiamo scandito dalle note degli omicidi, brutali, efferati, compiacenti con lanimo oscuro di una mente estraniatasi dalla realt.
Ma nel contempo, lazione rivela anche la fallacit dei nostri dogmi: proprio di quelle certezze che fondano il concetto di realt.
Ed su questa mezzaria che sorgono interrogativi di spessore, incertezze riflessive e argomenti di forte personalismo espositivo, pi capaci di provenire dal cuore del lettore piuttosto che dalla mente dellAutore.
Questa innata ricerca di certezze, che sono il tallone di Achille per ogni azione e sopportazione, allinterno dei cicli che compongono lagire quotidiano, ci mette di fronte allo smarrimento animalesco che si crea nel momento in cui il puzzle si frantuma e quel che resta sono frammenti non pi ricomponibili.
Scritto con attenta meticolosit al particolare, scioltezza lessicale e precisione grammaticale, le pagine scorrono affiatate, come maratoneti consapevoli del loro valore.
Testo, quindi, di eccellenza, con stile, grazia che non tralascia possanza e introspezione.
Il Suggeritore anzitutto un romanzo di qualit, che si impone con maestria nel vasto arcipelago del c.d. thriller allamericana.

Marco Solferini

mag

27

I Figli di Hurin (J.R.R. Tolkien)

I Figli di Hurin

“I Figli di Hurin” è un romanzo di J.R.R. Tolkien.

i-figli-di-hurinNella firma, c’è tutto ciò che è stato detto e scritto su un Autore ormai
mito e leggenda del genere Fantasy.
Straordinario cultore e studioso di letteratura, vero pozzo di scienza pensante, questo Maestro indiscusso ha creato un Mondo, la Terra di Mezzo, e narrato dell’uomo, del destino e del mistero che ci lega al fato.
I Figli di Hurin si colloca prima delle vicende de Lo Hobbit e del Signore degli Anelli: questa è un epoca oscura, in cui le forze del male vincono.
E’ il tempo della “Nirnaeth Arnoediad” la battaglia delle innumerevoli lacrime, in cui uomini, elfi e nani, cedono innanzi al potere di Melkor
originariamente il piĂą potente degli Ainur, in seguito meglio conosciuto come Morgoth.
Nei romanzi di Tolkien c’è sempre una grande metafora dell’animo umano.
Questo gigante del XX° secolo ha osservato il Mondo con gli occhi di chi riesce a mettere in prosa i concetti, prima ancora che si svolgano le
situazioni.
Egli parla della vita, dei grandi temi quali l’amore, la perdita, la rabbia,lo sconforto e per ciascuno di essi dipinge un affresco di parole, esaltate
da queste storie bellissime, coinvolgenti, ricche di completezza, nello stile quanto nell’elaborazione.
Noi tutti siamo stati, almeno una volta, Turin, figlio di Hurin e protagonista della sua battaglia con la vita.
Nelle sue scelte, nel compatimento, nella caparbietĂ  e infine, nella grande tragedia che aleggia imperturbabile, come se il fato stesso l’avesse voluta, in tutto questo c’è una parte della vita di ognuno di noi.
E’ l’insegnamento che dobbiamo imparare. La grande via che ognuno si aspetta, è una matrigna che sa essere spietata,
subdola, a volte arrogante nella sua onnipresenza.
Eccoci quindi, penitenti, come fuscelli che si credono tronchi inammovibili. Le nostre scelte, il condizionamento che usurpiamo al destino, nell’iraconda illusione di poter condizionare gli eventi, oggi, qui, in questo dramma letterario, si scoprono solo debolezze.
Tolkien è spietato, arricchisce tanto quanto è capace a svuotare di ogni sentimento e alla fine egli omaggia il grande Shakespeare, nel finale di
questa narrazione.
Leggerlo è un atto di coraggio, ritrovarlo dopo anni è un gesto di sapienza, di penitenza, ma anche di glorificazione interiore, perchè la saga che noi tutti conosciamo ed è rimasta impressa nelle menti è sempre lì: eterna, capace come non mai di assimilarsi alla nostra realtà.
Lo scrittore che non muore mai.
La Terra di Mezzo, i suoi drammi, la sua geografia, i popoli, il valore del guerriero, la fallacitĂ  del potere, la magia e la supremazia della volontĂ 
sono i temi che rendono forte ogni pagina.
“I Figli di Hurin”, come qualunque romanzo di Tolkien, merita di essere stretto fra le dita perchè questa è l’epica del Fantasy.

Marco Solferini

mag

27

I Libri di Luca (Mikkel Birkegaard)

I Libri di Luca



Autore: Mikkel Birkegaard
Genere: fantastico, thriller

“I Libri di Luca” è un romanzo originale ed entusiasmante.

libri-di-lucaLa storia narra di un gruppo di persone che, da tempo, ma in modo occulto,si adopera in una realtĂ  parallela a quella canonica che noi tutti
conosciamo, usando poteri associati all’arte della lettura.
Essi prendono il nome di “*lectores*” e fondano la SocietĂ  Bibliofila.
Posseggono capacitĂ  induttive che derivano dalla lettura e dall’identificazione che può nascere, nel lettore, con il testo.
Non sono veri e propri superpoteri nel senso classico dell’affermazione,bensì capacitĂ  che una parte di questa “elite” adopera per il bene
dell’umanitĂ .
All’interno di questo gruppo si sviluppa una trama che nasce con un omicidio, in parte inspiegabile e che comporta la scoperta, da un lato, di
questo mondo parallelo e dall’altra la rivisitazione dei suoi stessi contenuti da parte di un esterno, di colui cioè che, predestinato fin dalla
nascita, è figlio proprio della vittima.
E’ una lettura introspettiva, ben articolata in capitoli che rappresentano un evoluzione coinvolgente dei personaggi e del relativo ambito in cui
interagiscono.
Si tratta di uno sviluppo imprevedibile, spesso condito dai colpi di scena, che svelano i retroscena di un indagine e di una metafora di quello che è il carattere delle persone, dell’individuo. Persino in un mondo clandestino, parallelo, quasi costretto ad uniformarsi per sopravvivere alla segretezza e nel contempo in perenne lotta per non smarrire la vocazione sua propria.
La natura umana diventa padrona delle motivazioni che ardono nel cuore e condizionano la mente.
La storia è avvincente, per quanti hanno sempre desiderato calarsi oltre la carta stampata: vivere una sorta di realtà virtuale nei panni dei
protagonisti dei tanti romanzi che, come scrigni fatati, attendono di accompagnarci nel loro mondo.
L’arte dell’Autore nasce da un superbo dosaggio delle misure con le quali gestisce l’evolversi della trama, l’animo del protagonista, i rapporti con i personaggi che incontra e della credibilitĂ  a fondo di una storia, certamente di genere fantastico.
Ma è anche l’opera di chi riesce a sapersi, inventare con spirito creativo ed innovativo.
C’è infatti in Birkegaard un autocontrollo letterario, frutto di una preparazione stilisticamente completa che gli consente di prendere per mano
il lettore e, senza mai strattonarlo, condurlo, passo dopo passo, in questa avventura.
“I Libri di Luca” è un romanzo per quanti sanno appassionarsi alla lettura con rispetto e credono in quella parte della favole che rappresentano sempre il fondo di veritĂ .

Marco Solferini

mag

26

Io e Dewey (Myron Vicki; Witter Bret)

“Io e Dewey”

 

Genere: Biografico

Autore: Myron Vicki; Witter Bret

“Dio ha creato il gatto per darci il piacere di accarezzare una piccola tigre” (Victor Hugo).

Il romanzo, noto per essere la storia di un gatto, rivela invece, una verità in parte diversa e difforme. Certo meno scontata di quanto pubblicamente presupponibile.

io-e-dewey2 Dewey è un si, un micio trovatello, in una notte fredda e tempestosa, ma è anche un amico per il domani.

Questa è la storia di ciò che un gatto è, o potrebbe essere, per tutti noi.

Il significato del suo giocare, delle fusa, degli atteggiamenti che lo rendono sempre unico. Tutto si fonde con lo stato d’animo: l’affetto che costruisce giorno per giorno, insieme al rispetto.

E certo, ci sono righe sornione e pensieri che sembrano leccarsi i baffi, ops pardon, le vibrisse, come se il piatto prelibato fosse da poco consumato. E sono queste intense parole che ci fanno sorridere, che riempiono il cuore di semplice amore per una creatura tenera e nel contempo fedele alla sua natura.

La storia del gatto da biblioteca, adottato da un intera città ne racconta infatti, l’amore, la capacità caratteriale di essere unico, come tutte le piccole tigri.

La straordinaria e mistica logica del felino, che costruisce, con perfezione meticolosa, il suo mondo e trasmette un sentimento assoluto, nella concezione del Sé.

Ma il libro è altrettanto, la testimonianza della vita coraggiosa di una donna, delle sue età, errori, amori, incomprensioni: le sfide di una vita comune, ma eroica.

Ed è la storia di una piccola città, di un intera contea, attraversata dalle stagioni della crisi economica, dalle difficoltà di crescere e adattarsi al Mondo, al contesto, che supera le scelte cittadine.

Leggendo, ci ritroviamo.

Scopriamo il valore di un amicizia fondata sul sentimento.

Scopriamo che la vita, per quanto unica, sa essere simile, nel proporci i grandi temi con i quali dobbiamo confrontarci.

Dewey è un gatto, ma non sarà mai “solo un gatto”, perchè chiunque li ami sa molto bene come essi sappiano essere padroni del loro mondo, interagendo, per fortuna altrui, anche con il nostro.

“Io e Dewey” è un romanzo di vita e di speranza.

 

Marco Solferini

 

mag

15

Uomini che odiano le donne (Stieg Larsson)

“Uomini che odiano le donne”


uomini-che-odiano-le-donneGenere: Romanzo giallo

Autore: Stieg Larsson

Dati: 2007, 676 p., brossura

Editore: Marsilio  (collana Farfalle)


Un testo di vera eccellenza.

Una narrazione di rara capacitĂ  espressiva.

Efficacia, dinamismo, classe espositiva e dialettica discorsiva, si fondono in un Opera che merita la maiuscola.

Un libro che riesce ad appassionare e coinvolgere il lettore, trascinandolo in un mondo perfetto, dove il pathos, diventa realtĂ .

Personaggi che sono anche autori di se stessi. Incontrano e scontrano le emozioni e le caratteristiche che ciascuno di loro rappresenta, nell’incolto territorio dei rapporti umani.

L’anticonformismo di Lisbeth Salander.

Il perfezionismo della ragione di Mikael Blomqvist.

L’anarchia signorile e feudataria di Henrik Vanger.

Ciascuno conosce l’irriverenza del fato, quando la predestinazione diventa una sorta di egemonia irrazionale e viola i dogmi dell’aspettativa, facendo sì che, il lettore, diventi un protagonista assoluto.

Nel compiacimento intellettuale di una trama avvincente.

Parole essenziali: frecce appuntite che colpiscono il bersaglio. Diventano immagini, trasmettono sensazioni, persino il gusto del ritmo, trasmuta, dalle prime pagine fino all’epilogo.

Quel che era, non è ciò che rimane.

Più che l’inizio di una saga l’Autore, Stieg Larsson, ha posato una pietra miliare sul concetto di giallo nella narrativa o, se vogliamo, nel thriller all’americana.

Uno straordinario affresco che riesce a mettere sulla bilancia, il bene, che si presenta con le sue debolezze, i dubbi, persino le irritualitĂ  e i difetti che ogni uomo o donna, in cerca del giusto, reca nel suo bagaglio culturale. E il male: atavico, profondo, cosciente del suo potere padronale, che logora e corrode, sfociando nella mitomania superba di un odio spaventoso, per intensitĂ  ed autogiustificazione.

Con Larsson rivive il romanzo, quello vero, che vuoi conservare in bella mostra nella libreria di casa.

L’Autore è maestro d’orchestra e gioca abilmente a scacchi con il lettore, usando tutte le arti liberali, mescolando le carte con la retorica e applicando una dialettica che riesce, nella sintesi espositiva, a stimolare una riflessione di fondo.

Non una qualunque bensì, la condivisione alla base delle scelte, quelle che, per intenderci, noi tutti possiamo e dobbiamo compiere, per confrontarci con il nostro Io.

“Uomini che odiano le donne” è un ottimo romanzo, per tutte le età.

Marco Solferini

mag

15

Quattrocento (Susana Fortes)

nord-quattrocento“Quattrocento”


Autore: Susana Fortes

Genere: storico, drammatico, thriller.


Gli antichi segreti che si nascondono nel passato, possono uccidere.

“Quattrocento” libera l’indagine dello studioso e dell’appassionato di storia, dell’arte.

L’indagine scientifica, fedele solo alla veritĂ .

Ma è una verità scomoda, imbarazzante.

Una veritĂ  che un organizzazione, abbastanza potente da avere tempi e mezzi per ottenere che certe risposte rimangano dei quesiti, ha deciso di occultare.

Il romanzo è ambientato in parallelo nella grande e affascinante Firenze.

Da una parte il passato, il Quattrocento, fatto di intrighi politici, giochi di potere nella cittĂ  della Famiglia Pazzi e, sopratutto, dell’uomo forte per eccellenza, Lorenzo de Medici. E’ la narrazione di un epoca in cui il Vaticano esprimeva interessi ben oltre il potere spirituale e cercava di controllare i Comuni piĂą importanti. Ma è anche la storia dell’artista di strada, del giovane che arriva in questa grande cittĂ , dove tutto sembra piĂą avanti rispetto al resto del Mondo. Attraverso gli occhi del fanciullo il lettore è spettatore di una delle piĂą grandi mattanze: la congiura dei Pazzi, consumata davanti a Dio.

Specularmente, a distanza di 600 anni, si muove una studentessa che porta avanti il suo dottorato, con passione e spirito critico.

La sua ricerca riguarda un pittore che ha nascosto, nella sua arte, una rivelazione.

I suoi dubbi, le ansie, ma anche la passione e sensualitĂ  di una giovane che dai libri di storia verrĂ  trascinata in un vortice di sospetti, insinuazioni, all’ombra dei poteri forti.

Una sfida millenaria che si rinnova.

Testi che devono rimanere segreti, studi che non dovrebbero essere fatti, ipotesi troppo azzardate per non essere inquisite.

Capitolo dopo capitolo il romanzo, avvincente, appassiona il lettore e alimenta il fuoco della sua curiositĂ .

Il mistero finale sembra vicino, fra personaggi intriganti e ambientazioni suggestive. Una descrizione ben fatta, accurata, precisa, ma mai appesantita.

Uno stile di scrittura generoso, audace e ambizioso, contraddistinguono questa bravissima Autrice spagnola che ci regala un testo prezioso, ricchissimo di contenuti, anche didattici, riscontri approfonditi e teorie verosimili.

Non è “un romanzo da spiaggia” bensì un romanzo “per chi ama leggere”, per quanti prendono la copia dai bordi perfettamente intatti, si sincerano che non vi siano inaccettabili violazioni al contenuto cartaceo e decidono di trascorrere qualche ora immersi in un thriller, dallo stile impeccabile. E’ un romanzo da prestare ogni mese dell’anno e magari da consultare visto che ci sono dei veri e propri “cammei” di letteratura, che molti certo ignorano.

“Quattrocento” è l’enigma che nasconde la veritĂ , ma è anche la testimonianza evidente di come la conoscenza rappresenta, ancora oggi, un bene prezioso.


Marco Solferini

mag

15

Il labirinto del tempo (M. Fermine)

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“Il labirinto del tempo”

Genere: Fantastico, esistenziale, drammatico.

Autore: Maxence Fermine

Testo visionario, esperienza di vita.

L’Autore ci scrive che la semplicità del sapere si tramanda attraverso una metafora ricchissima di insegnamenti.

Il romanzo è ambientato nel 1803 e ha come protagonista l’archimandrita Vassili Evangelisto, uomo attorno alle cui convinzioni si diramano una labirintica schiera di personaggi

Il tutto attraverso l’espressività di una storia fatta di misteri.

Il lettore viene esposto alle radiazioni contagiose di un enigma che è all’apparenza inspiegabile ed inaspettato.

Ambientato su di un Isola concepita per ospitare il tempo, ma anche le leggi che vincolano l’uomo alla Terra e al suo ideale concepimento.

La scrittura è agevole, fantasiosa e nel contempo particolarmente ricca di aneddoti che lasciano il segno, costringono, riga dopo riga, a gustare questo piccolo, ma geniale trattato sulla conoscenza.

Mai banale, sempre interessante.

Una narrazione dinamica, a tratti divertente, sempre intrigante.

Lettura coinvolgente e stimolante: per mentalitĂ  che amano porsi gli interrogativi, evadendo dalla fattualitĂ  empirica delle circostanze.

L’Archimandrita è l’uomo del sapere, intellettuale, ma saldamente unito dalla incrollabile volontà della fede. Egli si ritrova in un luogo dove il tempo, la più grande legge che domina il fato e l’evoluzione, non ha significato e dove l’incanto rende possibile anche l’improbabile, per concepire l’inverosimile.

Incontra personaggi che sono la storia del Mondo che cresce, nel tempo che si è fermato, ma che rappresentano anche le passioni, le debolezze, l’indomito spirito e tutto ciò che attraversa i secoli nella figura di persone che fanno la storia tramite le loro gesta.

Il minimo comune denominatore, quasi dogmatico, che vuole l’uomo dominato dal carattere.

Il conflitto interiore, determinante per comprendere i ruoli di una comunitĂ , le avversitĂ  e nel contempo la capacitĂ  di ritrovarsi.

Durante la lettura, nascono gli interrogativi più spontanei e si mischiano con una trama avvincente, fatta di metafore che nel loro “ritornare” denotano espressività, come se il dipinto prendesse vita e si sedesse accanto all’Autore, cominciando, a poco, a poco, a dipingere se stesso. Il lettore infatti, diventa tutt’uno con la storia, e mentre legge riesce a viverla in prima persona.

Questa è la grande magia che la bravura di questo Autore riesce a concepire.

“Il labirinto del tempo” è un romanzo per tutte le età, ma soprattutto per coloro che cercano la creatività come metodo per esprimere la libertà dell’Io. E’ un segreto svelato agli occhi della ragione.

Marco Solferini

mag

14

Il manoscritto dell’Imperatore (V.Montaldi)

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“Il manoscritto dell’Imperatore”

Genere: Storico, narrativa

Autore: Valeria Montaldi

Valeria Montaldi è una scrittrice eccezionale.

Ci narra il passato con meticolosa correttezza e amore per i particolari.

Nella sua trama c’è un disegno eccelso, ricco di rifiniture simili a merletti e ambientazioni degne di una intensa scenografia.

I personaggi sono reali, tanto quanto le date e gli eventi: il loro pensare è incredibilmente certo, tanto che il lettore è affascinato e rapito dagli odori, dai colori e dalle riflessioni di questi protagonisti del passato.

Sfogliare queste pagine è un po’ come prendere un teletrasporto e scegliere di visitare la Parma del del 1200, una sorta di brughiera nostrana, attraverso un avvincente storia. Ecco allora che scopriremo pagine di intensi dialoghi, sempre organizzati secondo una tecnica impeccabile: logica ed appassionante. Mai banali o noiosi.

Il lettore si immedesima e si appassiona ad una narrazione che non tralascia il mistero, che si scopre lentamente, capitolo dopo capitolo e riesce a lasciare qualcosa di sé. Un moto di conoscenza e di consapevolezza, per arricchirci, dopo averci appassionato.

Scrittrice organizzata e precisa nella documentazione, di grande padronanza dialettica e lessicale, riesce a semplificare i contenuti, pur mantenendone inalterato lo stile e la ritualità. E’ testimonianza del rispetto storico con il quale Ella ci conduce e dell’abilità letteraria che solo la cultura e la ricerca, a monte di una vita spesa a coltivare la propria conoscenza intellettuale, è in grado di offrire.

“Il manoscritto dell’Imperatore” è un romanzo per chi ama la lettura, per coloro che credono nella cultura come arma vincente contro la metastasi dell’ignoranza e per quanti ancora sono convinti, a ragione, che il nostro passato abbia sempre qualcosa da insegnarci.

Marco Solferini

mag

14

La bambina di sabbia(Bashir Halima)

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“La bambina di sabbia”

Autrice: Bashir Halima

Genere: Drammatico, narrativa, diritti umani.

“La bambina di sabbia” è un libro particolarmente coraggioso e obbligatoriamente “duro”.

La realtà, purtroppo, è affrontata con piglio giornalistico di estrema evidenza, quindi: meno parole e più fatti. Inutile ricorrere alle metafore o alle sofisticazioni burocratiche per descrivere quello che accade in alcune regioni dell’Africa, nello specifico, il Darfur.

Omicidi, violenze, stupri, ritorsioni.

I diritti umani non sono semplicemente violati, sono trattati con sadismo irriverente.

L’unica legge è quella del più forte che, come nel medioevo, può compiere deliberatamente qualunque azione. Restando impunito.

Per una donna è ovviamente peggio.

La riduzione in schiavitù, fisica e psicologica, è una delle costanti del testo, che narra di abusi, soprusi, ma soprattutto la disumanizzazione dell’essere umano.

E’ impossibile inoltre, non prendere atto anche del pesante “j’accuse” che, pur senza nominarlo mai, viene riferito ai membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e in particolare a questi spettatori distratti quali sono i Paesi Industrializzati.

L’autrice vuole sollevare delle domande. Ci chiede: “visto che sapete, perché ignorate?”.

E che genere di civiltĂ  potrĂ  mai essere la nostra, quando rammenta solo a tratti, fra una spesa al supermercato, un aperitivo e una giornata di lavoro, nel mezzo di un fine settimana, oppure nel momento in cui scuotiamo la testa per qualche secondo di fronte ad una pubblicitĂ  o un programma televisivo. Per poi tornare ai nostri affari, fra pensieri, sorrisi e storie di vita privilegiate, per essere nati nella parte buona del pianeta.

Abbiamo sempre la scusa nel cassato, c’è sempre un “non posso”. Ma sappiamo fin troppo bene che spesso è solo un “non voglio”.

E’ inevitabile affrontare l’ipocrisia di quanti desiderano sentirsi buoni e allora compiono una sorta di donazione a se stessi: la carità dell’opportunismo, per comprarsi la demotivazione delle coscienze.

L’Autrice invece, ci narra come stanno le cose. Come funzionano, persino adesso, mentre stai leggendo queste righe.

La consapevolezza non si annulla, ha una costante, che accompagna la crescita, possiamo unicamente addormentarla usando tutte e sette le arti liberali che ci hanno reso schiavi coscienti all’interno di queste gabbie senza sbarre: le nostre città. Il mallo dell’ipocrisia e dell’avarizia, della falsità e nel contempo dell’avidità. Volontari carnefici per l’indifferenza.

La più grande opera delle nostre generazioni è avere dato forma e consistenza alla scarsa onestà intellettuale che nega la natura stessa dello studio e del ricordo. Quella memoria ad intermittenza che dobbiamo apprendere dai libi di sucuola, ma forse solo per questioni di comodo, e non per esprimere un sentimento di libertà che oggi, più che mai, passa attraverso la solidarietà e la fratellanza.

L’abuso delle frasi giornalistiche e dei parlatoi politici sono la firma della disonestà del nostro tempo, del intellettuale meschino, pietoso, afrodisiaco e adulterino, innamorato del suono della propria voce.

Domandiamoci quali sono i valori a mezzo dei quali si misurano le persone, in questa specie di civiltĂ  ragionata, piĂą che della ragione.

Una costante del possesso, della proprietà intesa come trasformismo “fra ciò che si è, attraverso quel che si ha”. Questi mostri del menefreghismo moderno e contemporaneo, sono i principali alleati di quei mostri che, nel testo, commettono crimini senza alcuna pietà.

“La bambina di sabbia” è un atto di denuncia sociale ed umanitario che non vuole essere una parentesi, bensì il prologo per un coinvolgimento emotivo che parte dal singolo, senza scusanti e senza mezzi termini.


Marco Solferini

mag

14

“ Idi di Marzo ” ( Valerio Massimo Manfredi )

“Idi di Marzo”


Autore: Valerio Massimo Manfredi

Genere: Storico

“Idi di Marzo” è il romanzo di una Roma che appartenne ad un sogno di grandezza come solo l’animo di un uomo, che divenne un guerriero e seppe indossare le vesti dell’Imperatore, fu in grado di concepire.

idi-di-marzoE’ la storia dell’uomo che noi tutti conosciamo, dai libri che giacciono impenitenti sui banchi della scuola: Caio Giulio Cesare.

Forse l’ultimo vero imperatore dei romani. Dell’impero.

I suoi ultimi giorni sono costellati di eventi, ricchi di impeto e nel contempo floridi di dubbi: atavici come la virtù cui un ré non può sottrarsi.

La debolezza del corpo, la forza dello spirito. Un alternanza che è conflitto e desiderio di ribellione.

L’intrigo del potere, la perenne lotta fra l’equilibrio e la perdizione.

Questi sono gli elementi che tacciono rumorosamente nel cuore del conquistatore. Colui che ha piegato avversari invincibili, che ha vissuto l’amore con passione e le decisioni con dolore, ma senso della ragione.

L’Autore conia l’effige indelebile di un personaggio che appartiene alla Storia d’Italia, la cui vita ha ispirato poeti, scrittori, sociologi, persino filosofi. Ma c’è sapienza espositiva nella narrazione. Realismo e logica si fondono, mettendo d’accordo persino Aristotele e Bacone. Questa è l’indiscutibile arte di Manfredi.

Uno scrittore senza età che riesce a realizzare ciò che desidera con la mano del pensiero e il dotto linguaggio della letteratura.

Padroneggia un infinitĂ  di esperienza e una conoscenza che fa della consapevolezza il martello con il quale forgiare ogni vicissitudine, attribuendole spessore e possanza.

LinearitĂ  espositiva, semplicitĂ  e sintesi nella descrizione efficace dei grandi paesaggi del passato, di una Roma, oggi, forse piĂą mitica che archeologica.

Il lettore non potrà che rimanere piacevolmente soddisfatto come dopo aver assaporato un buon vino: una degustazione che lascia il segno, rinvigorisce l’indole della conoscenza e spinge oltre il baratro della banalità.

Indubbiamente, Manfredi è un ottimo antidoto contro la superficialità e il crogiuolo di piccole e grandi follie che albergano nella grande piazza della quotidianità.

Avvincente la descrizione storica del tradimento. Sottile, infida, celata per quanto resa evidente da un egoismo presuntuoso, ecco come si presenta la mano che muove, sulla scacchiera degli eventi, l’omicidio.

L’arroganza del fato, ineluttabile come certamente il lettore potrà percepire nello scorrere di questa clessidra di carta, dove le parole sono granelli di inesorabile sabbia.. fino al momento ultimo. Per viverlo, come se stesse accadendo.

Le “Idi di Marzo” sono gli ultimi giorni di Cesare, colui che scrisse la storia, leggiamole con penitente ammirazione e coraggio.

Marco Solferini

mag

7

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