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Domenico Monteforte

Articoli marcati con tag ‘Musica’

 


Teatro La Fenice: LA ROMANIA A VENEZIA

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LA ROMANIA A VENEZIA


Un’occasione in cui lo scambio culturale diviene un valore da salvaguardare

Lo scorso 22 novembre il Teatro La Fenice di Venezia ha ospitato le celebrazioni della Festa Nazionale della Romania. Le personalità romene presenti in sala, hanno presentato gli artisti e la serata con discrezione e con grande orgoglio nazionale per lasciare poi spazio al padrone di casa, il Sindaco Massimo Cacciari che da buon veneziano, consapevole di quel sentimento d’identità condiviso da chi vive lontano dalla patria, ha inneggiato all’alto valore della cultura romena e alle sue influenze in tutto il mondo.
L’articolato programma musicale ha visto protagonisti il soprano Leontina Vaduva, il violinista Alexandru Tomescu ed il pianista Horia Mihall,majestic_la_fenice diretti dal gesto sicuro e determinato del giovane e già apprezzato M° Andrea Battistoni.
Il soprano, che gode di fama internazionale anche grazie alla collaborazione con Placido Domingo,
non godeva probabilmente della sua forma ideale: la voce risultava poco presente sia da un punto di vista volumetrico che timbrico. Una imprecisa gestione dei respiri creava dei rilevanti scompensi nella linea di canto e conseguentemente nella resa vocale soprattutto nel registro acuto, piuttosto spinto. In compenso il tutto è stato sapientemente ammortizzato da un’accattivante interpretazione e da un’abile e comprovata presenza scenica.


Discutibile senz’altro la scelta del programma da parte della Vaduva che, pur avendo a disposizione la pregevolissima Orchestra del Teatro La Fenice, ha proposto al pubblico la più intima Regata veneziana di Rossini e poi ancora il toccante e tradizionale Doina, Eu mă duc codrul rămâne con il pianista: certamente apprezzabili omaggi a due civiltà
la-fenice290unite per l’occasione, ma a mio avviso riduttivi per il contesto.
Bravo il violinista Alexandru Tomescu, estremamente intonato e sensibile nell’interpretazione della Meditation della Thäis di Massenet, come preciso e cristallino nella virtuosistica esecuzione dell’Introduzione e Rondò capriccioso di Camille Saint-Saëns. Certo, ci si sarebbe aspettato uno strumento di ben altra qualità da chi come Tomescu è avvezzo a far vibrare le corde di uno Stradivari e soprattutto, ha tutte le carte per farlo!


Il pianista Horia Mihall ha rivelato una buona tecnica ed anche una forte carica interpretativa, ma la caratteristica che gli va indiscutibilmente riconosciuta è la sua versatilità negli stili musicali e nella lettura delle pagine musicali proposte.
Eccellenti i maestri dell’Orchestra del Teatro diretti magistralmente dal M° Battistoni che ha saputo colorare il tessuto orchestrale in maniera inequivocabile, ora come delicato sostegno ai solisti, ora come vigoroso insieme.


Le note vellutate dell’assolo della Thäis sono state riprese in un bis conclusivo durante il quale è stata eseguita l’Ave Maria di Massenet che, per l’appunto, riprende il tema della Meditation: un regalo che tutti e tre i solisti hanno dedicato agli intervenuti come anticipazione delle feste natalizie.

Gemma Donati

dic

10

Wagner a Neuschwanstein

NEUSCHWANSTEIN: TRA MUSICA E FOLLIA

Eretto su una roccia, sopra la gola di Pollat, dal 1869 il Castello Neuschwanstein domina e controlla tutto ciò che è intorno, sospeso e sorretto dalle nuvole che ne incrichard_wagner_by_caesar_willich_ca_1862orniciano la figura così da farlo apparire solo come una visione.

È qui che il re di Baviera Ludwig II creò il suo rifugio, lontano dai pettegolezzi di corte e da quel mondo che tanto disprezzava.

Neuschwanstein fu il primo castello che il Re fece edificare.

Il sovrano curò personalmente la scelta del luogo dove erigere la costruzione del castello, alla ricerca di un angolo nel quale ogni stagione evidenziasse la bellezza della fortezza e, il frequente fenomeno delle nuvole basse potesse ricreare un’atmosfera fiabesca ed impalpabile.

Ludwig concepì Neuschwanstein come un paradiso ultraterreno dove far rivivere i suoi sogni e rifugiarsi da una realtà che lo avrebbe voluto partecipe degli eventi politici del Paese.

Progettato dallo scenografo Cristian Jank, lo fece costruire nello stile dei castelli cavallereschi medievali, forte della sua ossessione di usare l’architettura come una scenografia di quelle saghe nordiche che lo appassionavano e che, il suo amico Richard Wagner, trasponeva superbamente in musica.

Una forte ammirazione legava il sovrano al musicista delle saghe nordiche e, infatti, quando nel 1864 Maximilian II re di Baviera si spense, lasciando in eredità al figlio Ludwig II la corona, questo dichiarò che l’unico provvedimento urgente da prendere era quello di condurre Richard Wagner a Monaco.

Il “Divino mio unico Tuttoâ€, così era solito riferirsi al compositore, fu spesso ospite a Neuneuschwanstein_castleschwanstein e fu proprio il sovrano a garantirgli la serenità necessaria per comporre, data la pensione di ben 8000 fiorini che gli corrispondeva, fino a quando però fu costretto ad allontanarlo a causa delle lagnanze del Governo: Wagner era troppo costoso per le casse dello Stato.

Seppur lontano, Ludwig poteva continuare a rivivere le meraviglie del genio wagneriano solo passeggiando tra le stanze del suo incantevole castello.

Gli interni sono infatti sfarzosi omaggi alle opere ed al mondo ideale di Richard Wagner, dalla Sala dei Cantori ornata da raffigurazioni del Parsifal, alla stanza da letto dove primeggiano le scene del Tristano e Isotta.

Ed è tra queste mura, anche se solo per pochi mesi, che il sovrano alimentò il suo amore per la solitudine e nutrì gli stessi ideali che ispirarono il compositore di Lipsia: la libera individualità contrapposta alla società ed alle leggi del “dover essereâ€, l’umanità lancianormal_fairytalefantasyneuschwansteincastlebavariagermanyta in una sfida di morte, il mito inteso non più come chiave per interpretare la realtà, bensì come mondo fuori dal tempo e dalla volontà in cui per agire è necessario essere sapienti, puri e soprattutto folli, quella follia che porterà, così come Sigfrido, anche Ludwig alla morte.

Il cadavere del Re verrà trovato nelle acque del lago di Stanberg, forse tradito, come Sigfrido da Brunilde, dai suoi stessi ministri che lo credevano pazzo.

O forse che l’imperatrice Elisabetta di Baviera aveva ragione nel considerarlo non un folle, ma solo eccentrico amante dei sogni e dell’ideale romantico, di quello Sturm und Drang tanto caro ai tedeschi che è stato capace di consumare l’ultimo vero sovrano di Baviera, il Re che da Neuschwanstein poteva, con un solo sguardo dominare, illudendosi, l’indominabile: la Natura.


Avv. Elisa Lucarelli

ott

22

Conservatorio “ V. Bellini †affronta Beethoven e Liszt

L’Orchestra del Conservatorio “V. Bellini†di Palermo
affronta gli audaci Beethoven e Liszt

Sabato 13 giugno alle ore 21 presso la sala Scarlatti del Conservatorio “V. Bellini†di Palermo ha avuto luogo un concerto come pochi a cui si può assistere oggi.
L’Orchestra Sinfonica “Vincenzo Belliniâ€, formata da 70 elementi tra maestri e giovani musicisti, è stata abilmente diretta dal M° Carmelo Caruso nell’esecuzione del Coriolano, Ouverture in do minore op. 62 e della Sinfonia n.1 di L.V.Beethoven.
Le sonorità raggiunte dall’Orchestra per mano del direttore sono state notevolmente apprezzate dal pubblico che non ha mancato di rimarcare la continua maturazione dell’orchestra ed il crescente affinamento delle varie sezioni.
Il concerto è stato impreziosito anche dalla partecipazione di un solista d’eccezione quale Vito Lattuarulo, giovane pianista palermitano di formazione italo-austriaca. La sua esecuzione del Totentanz di F. Liszt è stata, oltre che cristallina, anche molto sensibile ed incisiva da un punto di vista interpretativo.
Il M° Caruso, Direttore del Conservatorio, ha saputo selezionare un programma che, pur essendo molto impegnativo, non ha mancato un solo istante di creare seducenti tensioni emotive nel pubblico.
Un concerto certamente da ricordare soprattutto in un momento non proprio felice per l’arte e la musica e da assumere come esempio: è possibile realizzare qualcosa di veramente valido con i talenti locali. L’amore per la musica ed il desiderio di condividere la magia attraverso essa si propaga, non possono affievolirsi se affidati alla volontà e alla costanza dei più volenterosi. Una grande prova che va assolutamente riconosciuta al Conservatori di musica “V. Bellini†di Palermo.

Gemma Donati

giu

15

Mozart e Salieri: Il destino di due protagonisti

MOZART E SALIERI: IL DESTINO DI DUE PROTAGONISTI

Quando Milos Forman, regista cecoslovacco, negli anni ’80 decise di girare il film Amadeus trovò che l’ambientazione migliore fosse quella della Praga in cui vigeva il rifiuto di ogni forma di progresso tecnologico, accompagnato dalla negligenza e dalla trascuratezza dell’allora regime comunista. Questo aveva permesso di conservare i monumenti così come lo erano sempre stati, evitando ogni pur necessaria forma di restauro e finendo per far apparire Praga, mozartantica, vetusta e decadente, così come lo era la Vienna del 1781. Il film di Milos Forman racconta la vita di Wolfgang Amadeus Mozart, enfant prodige alle corti di mezza Europa, compositore d’incomparabile talento, capace di lasciare un corpus di circa settecento opere nonostante la morte precoce a trentacinque anni.

Amadeus rilegge la parabola del giovane autore salisburghese dalla prospettiva del suo rivale, Antonio Salieri, compositore di corte presso l’imperatore austriaco Giuseppe II. Attraverso una narrazione basata su flashbacks dal 1823 un Salieri ormai anziano, ospite del manicomio di Vienna, ci riporta ai suoi anni giovanili per confessare il suo tremendo segreto ad un incredulo giovane prete, quando riconobbe nello spontaneo genio musicale di Mozart, volgare e libertino, la dimostrazione incontrovertibile della propria mediocrità, e decise di votare i propri sforzi alla distruzione dell’antagonista (fatto mai provato storicamente), odiato ed apprezzato allo stesso tempo.

L’opera del regista cecoslovacco prende avvio da una leggenda secondo cui Mozart sarebbe stato avvelenato per gelosia da Antonio Salieri. Già il poeta e scrittore russo Aleksandr Sergeevic Puskin credette a queste voci, e nel 1830 scrisse Mozart e Salieri, un brevissimo dramma in versi, in cui un Salieri roso dalla gelosia commissiona all’odiato rivale Mozart un Requiem, con l’intento di rubarglielo, una volta avvelenato, e spacciarlo per suo. Per la trovata, l’autore russo si ispirò probabilmente al fatto che il Requiem di Mozart fu commissionato dal conte Franz von Walsegg, che infatti voleva spacciarlo per proprio durante le esequie della propria consorte.

È del 1978 un successivo adattamento della vicenda mozartiana: Amadeus, del drammaturgo Peter Shaffer.

La vicenda prende le basi dal lavoro di PuÅ¡kin e ne amplia la portata. Rimane l’invidia di Salieri e il Requiem commissionato da un uomo vestito di nero (Salieri mascherato), ma il tutto viene approfondito e, soprattutto, la narrazione avviene ad opera di Salieri stesso. Nel 1984 il dramma di Shaffer viene antonio-salieri-1portato al cinema da MiloÅ¡ Forman con Amadeus, dove però vengono ammorbiditi i lati negativi del personaggio di Salieri anche se quest’ultimo viene comunque raffigurato, contrariamente a quanto emerge dalle biografie, come un vanaglorioso prigioniero della propria pochezza. Antonio Salieri in verità, fu un valente compositore, finanche maestro di Beethoven e Liszt.

Ad ogni modo, a parte alcune licenze storiche, tutto nell’opera di Forman è superbamente in equilibrio, dalla sceneggiatura di Peter Shaffer, alla ricostruzione accurata e minuziosa della scenografia delle opere rappresentate in quell’epoca a Vienna. In maniera perfetta è descritto il percorso che porta Salieri dal paradiso della notorietà, all’inferno dell’autoriconoscimento della sua mediocrità. Alla fine più che Mozart è proprio Salieri a suscitare maggior pena; infatti la storia finirà per dare ragione al grande Wolfgang, rendendo sempre eterna la sua musica ed elevandolo ad artista supremo; il povero Salieri, invece finirà per essere completamente dimenticato, con le sue opere che subiranno il più supremo degli affronti che ad un musicista possa essere riservato: quello di annegare nell’oblio. Registicamente ineccepibile, Forman torna nella “sua” Praga trasformandola nella Vienna settecentesca. Splendidi gli esterni dove Mozart torna a casa all’alba muovendosi incerto nei vicoli innevati; le scene dell’opera in cui Salieri esulta per l’insuccesso ma è intimamente schiacciato dalla forza della musica; gli sfarzosi, curatissimi interni delle case signorili e il lento scivolare del film in una dimensione più intima, in un’atmosfera avvolta nella penombra che annuncia la morte del giovane Mozart.

Ed anche il film segue visivamente e musicalmente il destino del compositore, passando dalla luce dell’inizio alle atmosfere cupe del finale. Man mano che il film avanza si incupisce, portando alla luce tristezza e solitudine, che rendono simili i destini dei due protagonisti. Salieri non è visto quindi come un uomo cattivo, ma piuttosto come un uomo disperato, incapace di fare fronte alla realtà, di rassegnarsi ai successi di Corte che ora gli sembrano modesti, resi tali da una giuria di incapaci senza orecchio, e Mozart d’altra parte non è un genio strafottente, ma un ragazzo ingenuo e dai modi fanciulleschi, senza la diplomazia necessaria per introdursi negli ambienti giusti, che si rifiuta di correggere la sua musica per seguire le sciocche leggi della diplomazia, perché la vede per ciò che è ovvero Musica.

Anch’egli quindi prigioniero del proprio genio. E questi mondi si toccheranno senza integrarsi, nella magistrale parte finale dove Mozart morente detta il Requiem K. 626 a Salieri, interdetto dalla facilità con la quale escono un insieme di note che compongono sulla carta una melodia perfetta, che dentro di sé legge con ammirazione, mentre la musica fisicamente accompagna il tardivo ritorno della carrozza della moglie di Mozart a casa, e sottolineano il suo funerale senza che il Requiem abbia visto la fine, dove il corpo di Mozart viene gettato senza nessun onore in una fossa comune. L’ultima segreta sconfitta di Salieri, beffato ancora da Dio che gli strappa dalle mani lo strumento della propria vendetta.

Per l’epilogo si fa ritorno in manicomio, che Forman identifica come luogo di verità inascoltate, dove l’animo umano si mostra in tutta la sua semplice fragilità, dove si perdono le ultime parole di Salieri: “Dio ha ucciso Mozart, perché non fosse intaccato da nemmeno un barlume di mediocrità, e ha costretto me ad assistere al mio disfacimento. La mia musica che diventava ogni istante più sbiadita…â€

Elisa Lucarelli

giu

3

Esperienza Sensoriale (F.Giuffrè)

Talvolta un suono può evocarci molteplici emozioni , anche le più stranianti ,sino ad indurci ad entrare proprio dentro dsc_0679 quella precisa vibrazione.

Ed e’ così che “suono†può diventare tutto, dalla carta strappata a qualche corda pizzicata al ripetitivo motivetto emesso da un giocattolo , di cui solo i bambini potrebbero rimanerne esterefatti. E invece c’e’ chi, oltre al semplice uso  ludico di questo piccolo oggetto, ne “ fa un’arte†, ne esercita una pratica.

Questo e’ il lavoro di Filippo Giuffré , che insieme al Laboratorio Saccardi , deciderà di regalare al pubblico dell’EXPA un’esperienza multi-sensoriale , raramente indagata nella città di Palermo. La collaborazione con il Laboratorio Saccardi nasce innanzitutto da una forte amicizia che li unisce da anni ma anche da una non indifferente stima nei confronti dei reciproci progetti portati avanti da entrambi.

Se il Laboratorio Saccardi nasce come un gruppo di artisti palermitani , i quali pongono alla base della loro ricerca artistica il tema dell’ironia e della ludicità, Filippo Giuffrè si colloca paradossalmente molto vicino ad una simile ricerca, proprio per il suo modo di creare e di mettere in scena perfomance musicali , o più precisamente “improvvisazioni musicaliâ€, generalmente mirate ad un pubblico d’elite , ma che lui magistralmente riesce a “smontare†e “rimontare†in qualsiasi contesto, di fronte a qualsiasi pubblico. Consiste proprio in questa schematizzazione del lavoro , la voglia di non prendersi sul serio e quindi la necessità di utilizzare l’ironia.

La “Libera improvvisazione musicaleâ€,definita tale dallo stesso Giuffrè, diventa così colonna sonora delle Immagini/Simbolo  montate dal Laboratorio Saccardi, le quali vengono precedentemente prelevate perlopiù da Internet e che hanno probabilmente come fine quello di schierarsi contro  L’appiattimento mentale causato dall’incessante litania ostentata dai mass-media, e come mira a precisare il Laboratorio Saccardi, si collocano ideologicamente a favore del simbolo come elemento capace di possedere un “valore sempre più esoterico e religioso oltre che commercialeâ€.

Dunque e’ così che Musica e Immagini, entrambi unite inesorabilmente da sempre , sembrano ora influenzarsi e ,quasi per un volere al di sopra di ogni tipo di intervento umano, comunicare tra di loro.

Ed e’ proprio di fronte a questo spettacolo di “stranezze†o di come potrebbero definire in molti di “assurdità†, che si genera questo progetto, che non ha niente da invidiare alle sperimentazioni già messe in atto dai Futuristi o dallo stesso John Cage , il quale aveva reagito volutamente al “tradizionalismo musicale†immettendo nelle sue composizioni “rumori di cose e atti di persone†, facendole diventare in un secondo momento esperienza nevralgica , dal 1950 in poi , della scuola americana “ Black Mountain Collegeâ€.

Ed e’ proprio da quelle prime sperimentazioni praticate da artisti di matrice americana e non , che il performer Giuffrèdsc_0719 prende ispirazione e ne reputa fondamentali gli insegnamenti , insegnamenti che lo inducono a divenire un versatile “cultore del suono†che giunge nei luoghi più disparati , con una chitarra alle spalle ed una modesta valigia al cui interno sono contenuti una serie di oggetti soprannominati “extra musicaliâ€, i quali vengono privati della loro originaria funzione per lasciare campo alla loro vera anima , quella del suono che possono essere in grado di generare.

Da questa singolare genesi , emerge un altro elemento essenziale , il pubblico , unico in grado di poter accogliere questa Esperienza , proclamando così una totale adesione che lo porterà a compiere un’entrata trionfale verso Quel mondo immaginario, nel quale non occorrerà  accedervi attraverso nulla fuorchè una buona dose di sensiblità/sensitività percettiva.

E’ partendo proprio da quest’ultima ,che lo spettatore ne diventa il protagonista indiscusso , l’elemento capace di determinare il fine stesso di questo progetto in quanto , proprio perchè attento e perspicace , e’indotto durante la performance , ad osservare delle immagini proiettate su una parete e nel mentre invitato ad ascoltare molteplici suoni, emessi dallo stesso Filippo Giuffrè , con una maestria e soprattutto con un personale coinvolgimento, senza in quale nessuna melodia potrebbe essere generata.

Questo ultimo passo risulta essere fondamentale per la ricerca di questo eclettico performer , il quale trova ispirazione dall’ “ambiente acustico†o dal  “paesaggio sonoro†da lui citati per l’appunto, come luoghi della conoscenza sonora che non tutti si preoccupano più di esplorare accuratamente.

Esplorazione che ora diventa coinvolgimento visivo , ora coinvolgimento auditivo , i quali risultano essere presupposti base per una ottimale comprensione globale di questa opera , attua a far vibrare le ormai troppo arrugginite corde del nostro inconscio.

Daniela Colajanni

mag

14

Intervista a Serenella

Serenella è una cantante italo-francese che certamente non soffre di esterofilia viste alcune sue composizioni che abbandonano l’italiano, l’inglese o il francese per donarsi al dialetto siciliano.
Una cantante che non dimentica le proprie origini e che ci ha incuriosito tanto da volerla intervistare.

Servizio curato dalla Dott.ssa Federica Messina

mag

14

Intervista a Lello Analfino dei Tinturia

Una piacevole chiacchierata pomeridiana con Lello Analfino il leader del gruppo musicale Tinturia, un’artista che si è distinto per la sua sensibilità verso le problematiche sociali.
L’intento è di dare un messaggio positivo ai giovani artisti.
Ci auguriamo che questa piccola chiacchierata possa servire come esempio positivo ed incoraggiante verso tutti quei giovani che sognano di affermarsi artisticamente  ed ancora crediamo che sia emerso un approccio alla notorietà ed al talento che dovrebbe far riflettere coloro che pur avendone, perdono l’umiltà allontanandosi dalla realtà.



mag

11

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