Social Benefit Blog get adobe flash player
Cerca:

Social benefit su Facebook

Social benefit su YouTube

Social benefit su eBay

Social benefit

Domenico Monteforte

Articoli marcati con tag ‘Recensioni’

 


Recensione: “Basta che funzioni”

basta-che-funzioni1“Basta che funzioni

…non è che funzioni molto! L’Allen di un tempo deve essersi perso da qualche parte in Europa. Ci sono, è vero, parecchie battute e dialoghi in grado di lasciare il segno e che, in alcuni divertentissimi momenti, si susseguono così vorticosamente che non si fa in tempo a tenerli tutti a mente. Molto interessante il monologo iniziale. Il film tuttavia manca di ritmo e a tratti il filo narrativo si allenta e perde naturalezza e sincerità per fare spazio ad alcune deviazioni un po’ troppo artificiose del regista che sembra voler convincere lo spettatore ad assolvere dinamiche sentimentali sicuramente fuori dal comune e che non possono non ricordare le sue vicende personali. Il messaggio del film è però positivo: l’amore è per sempre ma non necessariamente il primo. Voto 6


Dott.ssa Barbara Cardella

ott

24

L’eleganza del riccio (Muriel Barbery)

eleganza-riccio-coverL’eleganza del riccio



Titolo:  L’eleganza del riccio

Autore:  Muriel Barbery

Genere:  Letteratura internazionale
Editore:  E/O

“ Il riccio è un animale molto carino e il suo musetto ci ispira grande simpatia, ma ha gli aculei che ci consigliano di stare a distanza: tu lo osservi, lui ti osserva, ma da lontanoâ€.
Renée è una portinaia che lavora in un palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Agli occhi degli altri appare grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente: niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia , la musica e la cultura giapponese: una vera intellettuale. Conosce Marx, Proust, Kant e si fa beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni, mostrandosi ciò che non è.
Nel palazzo vive Paloma, figlia di un ministro, dodicenne geniale e brillante, che ha capito troppo presto il senso dell’esistenza : è stanca di vivere,  tanto che  progetta di farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Anche lei si nasconde come Renée, fingendo di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.
Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo nel palazzo di monsieur Kakuro Ozu, un giapponese ricco ma attento alle persone che gli stanno accanto, l’unico a comprendere l’eleganza del riccio. E così, grazie a lui, le due narrazioni si avvicinano e le due donne scoprono le loro affinità elettive.
“ Libro davvero molto bello. Le storie parallele dei due personaggi femminili, così lontani e così vicini tra loro, caratterizzano quest’opera, rendendola appassionante e coinvolgente. Interessanti  e stimolanti anche i continui riferimenti culturali alla filosofia, alla musica e al cinemaâ€.

Franca Chicca

ott

22

Wagner a Neuschwanstein

NEUSCHWANSTEIN: TRA MUSICA E FOLLIA

Eretto su una roccia, sopra la gola di Pollat, dal 1869 il Castello Neuschwanstein domina e controlla tutto ciò che è intorno, sospeso e sorretto dalle nuvole che ne incrichard_wagner_by_caesar_willich_ca_1862orniciano la figura così da farlo apparire solo come una visione.

È qui che il re di Baviera Ludwig II creò il suo rifugio, lontano dai pettegolezzi di corte e da quel mondo che tanto disprezzava.

Neuschwanstein fu il primo castello che il Re fece edificare.

Il sovrano curò personalmente la scelta del luogo dove erigere la costruzione del castello, alla ricerca di un angolo nel quale ogni stagione evidenziasse la bellezza della fortezza e, il frequente fenomeno delle nuvole basse potesse ricreare un’atmosfera fiabesca ed impalpabile.

Ludwig concepì Neuschwanstein come un paradiso ultraterreno dove far rivivere i suoi sogni e rifugiarsi da una realtà che lo avrebbe voluto partecipe degli eventi politici del Paese.

Progettato dallo scenografo Cristian Jank, lo fece costruire nello stile dei castelli cavallereschi medievali, forte della sua ossessione di usare l’architettura come una scenografia di quelle saghe nordiche che lo appassionavano e che, il suo amico Richard Wagner, trasponeva superbamente in musica.

Una forte ammirazione legava il sovrano al musicista delle saghe nordiche e, infatti, quando nel 1864 Maximilian II re di Baviera si spense, lasciando in eredità al figlio Ludwig II la corona, questo dichiarò che l’unico provvedimento urgente da prendere era quello di condurre Richard Wagner a Monaco.

Il “Divino mio unico Tuttoâ€, così era solito riferirsi al compositore, fu spesso ospite a Neuneuschwanstein_castleschwanstein e fu proprio il sovrano a garantirgli la serenità necessaria per comporre, data la pensione di ben 8000 fiorini che gli corrispondeva, fino a quando però fu costretto ad allontanarlo a causa delle lagnanze del Governo: Wagner era troppo costoso per le casse dello Stato.

Seppur lontano, Ludwig poteva continuare a rivivere le meraviglie del genio wagneriano solo passeggiando tra le stanze del suo incantevole castello.

Gli interni sono infatti sfarzosi omaggi alle opere ed al mondo ideale di Richard Wagner, dalla Sala dei Cantori ornata da raffigurazioni del Parsifal, alla stanza da letto dove primeggiano le scene del Tristano e Isotta.

Ed è tra queste mura, anche se solo per pochi mesi, che il sovrano alimentò il suo amore per la solitudine e nutrì gli stessi ideali che ispirarono il compositore di Lipsia: la libera individualità contrapposta alla società ed alle leggi del “dover essereâ€, l’umanità lancianormal_fairytalefantasyneuschwansteincastlebavariagermanyta in una sfida di morte, il mito inteso non più come chiave per interpretare la realtà, bensì come mondo fuori dal tempo e dalla volontà in cui per agire è necessario essere sapienti, puri e soprattutto folli, quella follia che porterà, così come Sigfrido, anche Ludwig alla morte.

Il cadavere del Re verrà trovato nelle acque del lago di Stanberg, forse tradito, come Sigfrido da Brunilde, dai suoi stessi ministri che lo credevano pazzo.

O forse che l’imperatrice Elisabetta di Baviera aveva ragione nel considerarlo non un folle, ma solo eccentrico amante dei sogni e dell’ideale romantico, di quello Sturm und Drang tanto caro ai tedeschi che è stato capace di consumare l’ultimo vero sovrano di Baviera, il Re che da Neuschwanstein poteva, con un solo sguardo dominare, illudendosi, l’indominabile: la Natura.


Avv. Elisa Lucarelli

ott

22

Recensione: Baarìa

locandina_del_film_baaria_la_porta_del_vento-01Baarìa


l’oscar probabilmente lo vincerà… In realtà il film è spesso eccessivo, un po’ barocco e sovraccarico nel tentativo del regista di affrescare il più possibile senza mai andare in profondità, con risulati spesso vicini al grottesco. Troppe e ripetute caricature (Lo Cascio, Placido con la sua acqua e Fiorello) e scene da spot pubblicitario. Belle le musiche e la fotografia anche se un po’ troppo calda.. Nel complesso è un film da vedere perché è curato e riporta magicamente indietro in un tempo e un luogo finora solo immaginati.

Dott.ssa Barbara Cardella

ott

21

Diario di scuola (Daniel Pennac)

“Diario di scuolaâ€


Genere: Narrativa.

Autore: Daniel Pennac.


Scrittore mitico.

Entrato nel Pantheon degli dei della letteratura contemporanea.

Pennac, ritorna sui banchi della scuola e narra di questo mondo da tutti così conosciuto e nel contempo ignoto. Mette a nudo le sue incongruenze: la vacuità delle aspettative, che si sciupano come i granelli di sabbia stretti nel pugno, il falso conformismo e perfino la ragione, che cede il passo alla illogicità.

E non manca lo spazio per un omaggio, una considerazione quasi estemporanea a quel tanto di pazzia irriverente che permette alle persone di crescere, come se fossero libere.

Immaginiamoci che esista una scuola dove gli individui non sono obbligati a capire e possano perfino avere qualche idea, magari originale.

diario_di_scuola

Ecco allora che Pennac diventa geometra e architetto di una scuola che, se presa in giro, nelle sue lacune, non è mai scartata o denigrata, anzi, per molti versi le osservazioni costrittive sono un modo per andare oltre la scuola, ma senza mai prescindere dal suo ruolo nella crescita di ogni individuo.

L’Autore usa l’intelligenza più sublime per trovare parole che sono note di stile ed è il genio del violino quando suona nelle frasi, che fuoriescono perfette.

Le sue riflessioni sono di una bellezza greca, fra il mito e la virtude. Possiedono quello spessore che può essere paragonato solo al primo bacio in quanto ad intensità.

Le aspettative, cosa sono se non i fantasmi dell’epoca moderna, del consumismo che centralizza la persona, imprigionandola, fra le mura invisibili delle città, denudandola della Fantasia. Arrivando addirittura a mettere paura all’uomo, per ogni suo tallone d’Achille, facendogli dimenticare quanto importante sia “vivereâ€.

Perché esiste un esperienza che può essere ereditata solo dalla vita stessa.

E allora rieccoli: i geometrici banchi della scuola, maestra di scienza, matematica, storia, ma non delle arti che furono liberali.

Qui, lo scrittore risalta l’arroganza del sapere ,quando esso si mischia alla superbia della rettitudine, all’eccesso della sapienza che, oltre la saggezza, addormenta i sogni e genera incubi.

L’umiltà della debolezza, la poesia delle cose semplici e l’efficacia di un senso comune che spinge ben oltre le Colonne d’Ercole, queste sono le grandi aspettative che il Sapere dovrebbe coltivare nel fanciullo.

Scorrendo queste pagine meravigliose troviamo pensieri che sono come le grandi canzoni, quelle che riescono ad aprire una finestra nel tempo e fanno sì che le emozioni diventino immortali.

E c’è l’abilità di uno scrittore che pone interrogativi dal sapore pleonastico laddove ci fanno partecipi dell’utopica ricerca di significati, quando il concetto di “esistenza†è in realtà molto più grande dell’uomo.

C’è anche un sentimento di compiutezza, un tacito assenso alla Natura dell’Evoluzione; noi, che dobbiamo riconoscere un limite nella conoscenza che è la capacità di vivere per ciò che siamo, liberandoci da quelle insulse regole che vorrebbero vederci sopravvissuti invece che uomini liberi.

Il grande scrittore cita la legge del cuore, del mito, di quel che resta dopo che il tempo è trascorso: ineffabile baluardo di ogni lotta, ultimo avversario della grande guerra che termina con la morte del corpo.

Pennac da una pagella alla distrazione dei singoli burattinaia che gestiscono la scuola come se fosse il loro Feudo e che è figlia della stupidità; apostrofa l’ignoranza dei dogmi quando non ammettono il verbo. E lo fa con spirito ironico, perché l’ineluttabilità del fato non può essere ingannata dal debole potere di convinzioni artificiose, fatte per mescolare le carte al destino.

Ci sono dei limiti, che possono e devono essere compresi, in mancanza: più le cose cambiano e più restano le stesse.

Diciamo grazie a Pennac, al suo genio e all’intuito coraggioso di questo Artista della letteratura.

“Diario di scuola†è un testo epico, da leggere ogni volta che le difficoltà sembrano impossibili da affrontare perché fornisce risposte nascoste in noi stessi. Libera l’animo e sorride alla verità, quella per cui vale la pena annotare certe frasi nel diario dell’adolescenza. E’ la prima e l’ultima lezione della vita.

Marco Solferini

ott

20

La solitudine dei numeri primi(Paolo Giordano)

“La solitudine dei numeri primiâ€


lasolitudinedeinumeriprimiGenere: Letteratura Italiana, sentimentale, drammatico, esistenziale.

Autore: Paolo Giordano

La crudeltà epica della coscienza.

Il racconto di eventi che, nella semplicità sterile di un fatto, fotografano l’istantanea di un età.

Puntellano la crescita, scrivono un tratto di DNA della personalità.

La sensibilità matematica di due anime: gemelle nella difficoltà di una esistenza, che rasenta i limiti della sopravvivenza.

L’attrazione delle similitudini, l’irriverenza del fato.

L’Autore, Giordano, scrive con maestra scienza la formula dell’esistenza: il senso comune di una rappresentazione enigmatica, ma straordinariamente vera.

Perché sappiamo che ci sono episodi della vita che sono come un pugno nello stomaco. E l’Autore ce li riporta per quello che sono, senza metafore.

Per questa ragione, nel romanzo, c’è un po’ di ognuno e per ciascuno, qualche grammo di un tempo passato, tanto in Alice, quanto in Mattia.

Tuttavia, è il minimo comune denominatore dell’originalità che va oltre persino all’inevitabilità delle similitudini: essi non possono e non sono mai uguali

Mattia e Alice non sono e non potrebbero mai essere come chiunque altro legga a loro storia.

E’ la distanza che avvicina: l’essenza di un abbandono che sembra il preludio ad un nuovo ritorno.

Il lettore non solo è affascinato da una scrittura potente, costante, elaborata secondo la regola dell’arte, ma altresì condotto per strade maestre e cunicoli nascosti della mente, che dominano il comportamento, seppure attraverso i dubbi dell’adolescenza.

Questo romanzo parla, con la voce dell’Io, di solitudine, ma anche di comprensione, atteggiamenti e di una vita che trascorre o, se vogliamo, secondo Eraclito, scorre.

L’apprendimento che se ne può trarre è un insegnamento sapiente: attraverso il fardello della consapevolezza nelle proprie responsabilità noi cresciamo simili ad una metafora inspiegabile, priva di sostanza e soltanto quando accettiamo quel che siamo, trasmutiamo in ciò che potremmo essere.

Coloro che hanno la fortuna di leggerlo ne rimangono impregnati, come se l’inchiostro diventasse il proprio sangue, e questo perché ci sono capitoli che non vanno via, che si attaccano addosso e ritornano, nella riflessione episodica.

E’ un opera d’arte letteraria. Scandita con realismo, sapienza anestetica e capacità di sintesi essenziale.

Dopo la lettura possiamo affermare: “noi siamo e potremmo essereâ€, coltivando l’intimo timore della debolezza e partorendo azioni che sono molto più figlie della paura piuttosto che della ragione. Eppure siamo i Figli della scienza illuminata.

L’Autore non è stato soltanto bravo dal punto di vista letterario, ma superbo per la testimonianza umana del suo scritto. Uno straordinario talento giovane che onora l’Italia di quanti scrivono con la mente e con il cuore, leggendo per passione e conoscenza personale.

“La solitudine dei numeri primi†è un romanzo d’eccellenza, da leggere, custodire, prestare e di cui discutere, con gli amici e conoscenti di sempre. E’ un omaggio all’intelligenza narrativa.

Marco Solferini

ott

19

Luci nel carnevale romano

LUCI NEL CARNEVALE ROMANO


“Il Carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo dà a se stesso. Il governo non fa né preparativi né spese.

Non illuminazioni, non 9876027-38287595-53089993-21389206fuochi artificiali, non processioni splendide, ma un semplice segnale che autorizza ciascuno ad essere pazzo e stravagante quanto gli pare e piace, ed annunzia che, salvo le bastonate, e le coltellate, tutto è permessoâ€.

Così scriveva Goethe nel 1788 per descrivere la meraviglia che Roma, tra i suoi tanti vicoli, offriva ai turisti nel periodo del Carnevale, un insieme di colori, luci, grida e risate.

Non il composto ed altero scenario delle calle veneziane, ma folla impazzita, cavalli in corsa e maschere stravaganti.

Il Carnevale romano, a partire dall’anno Mille divenne uno degli appuntamenti più desiderati.

Si attendeva l’editto papale e, solo allora, poteva avere inizio la grande festa.

Palcoscenico favorito, Piazza Navona con le corride e tornei cavallereschi, pparata20carnevale20romanooi si aggiunse il Monte Testaccio, allora quasi ai confini della città in direzione sud, dove i divertimenti erano più plebei e ridanciani.

Ospiti d’eccezione Rugantino, Meo Patacca e Pasquino, maschere ispirate al tipico popolano romano, spaccone ed arrogante, timorato di Dio ma non del papa che viveva sempre sul filo del processo e del rogo.

La Corsa dei Berberi era la manifestazione più attesa.

Cavalli lanciati senza fantino in mezzo alla folla, partivano da Piazza del Popolo, percorrevano il Corso per arrivare a tagliare il traguardoil_carnevale_large in Piazza Venezia tra l’eccitazione degli spettatori.

La manifestazione invece più suggestiva, era senza dubbio la Festa dei Moccoletti, nell’ultimo giorno del Carnevale. I romani uscivano di casa con una candela od una lanterna in mano, tante piccole luci si muovevano inondando le strade della città. T

ra la folla, ognuno doveva cercare di spegnere la candela alla persona di sesso opposto, chi aveva il moccoletto spento doveva togliersi la maschera, e così a poco a poco moriva il Carnevale ed i romani tornavano ad essere i cittadini di sempre.

Così Gioacchino Belli nel 1847 “…finarmente è spicciato carnovale, corze, balli, commedie ogni ariduno, so tornate le cennere e er digiuno. Er carnovale è morto e seppellito: li moccoli hanno chiuso la funzione, nun ze ne parla più, tutto è finito …â€.

Elisa Lucarelli

ott

19

UNA PREGHIERA ESAUDITA ( DANIELLE STEEL )

una-preghiera-esaudita-cover

UNA PREGHIERA ESAUDITA


TITOLO            UNA PREGHIERA ESAUDITA

AUTORE           DANIELLE STEEL

EDITORE          SPERLING &  KUPFER

GENERE            NARRATIVA STRANIERA


Faith, il cui nome vuol dire “fedeâ€, è una donna profondamente religiosa che si rivolge spesso a Dio affinchè le doni la forza di affrontare la sua vita difficile.

Pur avendo sposato un importante banchiere di New York che le consente un tenore di vita agiata, ha un marito che è abituato a guardare dall’alto in basso chiunque, compresa sua moglie.

Le loro due figlie, ormai grandi, sono andate a vivere in altre città e questo rende Faith ancora più infelice e sola.

Fortunatamente, a distanza di anni, incontra nuovamente un suo caro amico d’infanzia, Brad, con il quale si può confidare per telefono o scrivendogli lunghe email. Gli confessa così  che suo marito Alex la fa soffrire, che le nega la possibilità di trovarsi un lavoro e la deride davanti a tutti per il suo desiderio di riprendere gli studi interrotti e di tornare all’università. Al contrario, Brad la incita a non mollare e, in occasione di una sua visita a New York, le porta un  regalo prezioso per dimostrarle il suo affetto e la sua stima.

A questo punto, Faith decide di confidare a Brad che suo marito la tradisce ormai da anni e che lei ha sempre rifiutato l’idea di sciogliere il matrimonio che ritiene un vincolo sacro…

Ma cosa farà adesso di fronte alla sua umiliante condizione coniugale?

Scopriamolo leggendo questo appassionante romanzo di Danielle Steel che ci insegna a confidare sempre nella vita e nell’amore, perché solo così le nostre preghiere, anche quelle più segrete,  possono essere esaudite.

Franca Chicca

set

26

Papi ( Gomez - Travaglio )


Autore: Peter Gomez; Marco Travaglio

Genere: attualità

papi_big2150_img“Papi†è l’ultimo testo di una linea editoriale proposta dalla casa editrice Chiare Lettere.

Il contenuto, esattamente come i predecessori della serie, è di stretta attualità e segue una narrazione dai toni, evidentemente, giornalistici-espositivi.

In effetti, data la natura delle informazioni riportate, gli Autori dovranno poter affermare, in replica a quanti potrebbero criticarle che: “si sono limitati a riportare fatti già notiâ€. Almeno, fino ad oggi, questa è stata la condotta difensiva adottata, con riferimento ai precedenti verificatisi.

Pertanto, sarebbe quantomeno superfluo, allo stato attuale, commentare i fatti proposti nel testo.
Va tuttavia sottolineato che, a discapito del titolo che lascerebbe intendere al lettore la presenza di un indagine sull’episodio di più recente cronaca rosa, il testo si presenta a partire dalla metà degli anni 80.

E’ bene aggiungere anche che, gran parte di quello che c’è scritto potrebbe interessare al limite i lettori dei giornali di gossip, ma non rappresenta un metro valutativo né dell’imprenditore né del politico, del resto gli stessi Autori non accostano mai ,palesemente, le vicende, ad una valutazione etica della persona

Infine, si può perlomeno pensare ad un celebre frase del noto personaggio televisivo Funari relativa alla televisione c.d. pubblica: “mamma Rai è una gran*****, perché ad ogni elezioni cambia marito..â€

Infatti, gli Autori non scoprono niente di nuovo di quanto già non si sapesse ed anzi, di scandali al sole per quanto riguarda le carriere televisive del gentil sesso ce ne sono di molto più interessanti. Per esempio, un po’ di tempo fa scoppiò il teorema degli yacht fra Dubai e dintorni (e in un colpo solo spuntarono una lista di cognomi davvero molto nutrita), ma fu messo tutto a tecere, guarda caso, forse perché a giudicare delle signorine ospitate si sarebbero rotti i cocci bi- o forse tri-partisan, anzi, direi a tutto tondo.

Posto pertanto che le notizie sono a senso unico, in questo testo, riveste maggiore attenzione soffermarci sullo svolgimento, in sé, delle medesime.
Orbene, premessa l’evidenza del contenuto politico, il metodo seguito dagli Autori, è in buona sostanza quello di riassumere, nella vesta romanza, ma senza romanzare, fatti noti.
In buona sostanza è un opera di collage giornalistico che riprende, da fonti terze, argomenti di strettissima attualità.
La rilevanza, dal punto di vista sociopolitico ha creato due fronti, quello del “si†e quello del “noâ€.
Di fatto la curiosità, sembra il filo conduttore dei capitoli che si snodano sinuosi, quasi ruffiani, per un lettore certamente da gossip.
La scomodità dei fatti narrati, è frutto dell’illazione, subliminale, che accompagna come un Virgilio, il lettore, pagina dopo pagina.
In effetti, ciò che viene trasmesso, è una sorta di morale nazional cittadina, un sentimento critico e sospettoso, che sembra insinuarsi, con sibillina quanto camaleontica veste, nell’ambito del vasto arcipelago del c.d. scandalo.
La ricerca del quale, sembra ossessiva e tralascia che, in realtà, i fatti di cui trattasi sono tutt’altro che atipici, anzi statisticamente parlando, dall’epoca del senato romano ad oggi, hanno riguardato la più gran parte dei personaggi noti, della politica, non solo Italiana, ma anche straniera e contemporanea.
Del resto, il potere, suscita un attrazione e l’amministrazione del medesimo, certamente ne riesce a captare alcuni aspetti che trovano poi sfogo in una realtà dove valori e ideali, sono sempre più contorti.
Questo filone narrativo, ha già visto illustri antecedenti proprio da parte della casa editrice Chiare Lettere, che, recentemente, hanno affrontato argomenti quali le “Raccomandazioni†e la Massoneria, sotto la denominazione di Baronato.

Anche in questi casi, non si visto niente di nuovo sotto il sole e la sensazione è che, a beneficiarne, siano più che altro le entrate dovute alle vendite o lo scalpore pubblicitario, ma certamente non la verità.
Infatti, il grave limite annida a livello concettuale, laddove lo scrivente il romanzo, fa si che il lettore presupponga chissà quali rivelazioni, mentre, in definitiva, lo lascia più che altro lavorare di fantasia, o meglio, ne alimenta quella parte irrazionale che passa sotto il comune denominatore della presupposizione.
La nostra società, ha bisogno di ridurre sensibilmente le leggende metropolitane e per farlo, nella tempesta del malvezzo all’Italiana, certo assai presente in molteplici ambiti, necessita di aggrapparsi al salvagente del realismo.

Quest’ultimo, ci spinge a partire da una frase, assai celebre, oseri dire, biblica: “chi è senza peccato, scagli la prima pietraâ€.
Ebbene, viene da pensare che siamo un Paese di santi, perchè di pietrate ne volano, e parecchie!
Tuttavia, noi sappiamo, perchè abbiamo una coscienza del nostro Io, che i sette peccati capitali, appartengono a tutti. Ne siamo portatori. Io stesso, che scrivo queste righe, non posso e non oserei definirmi né buonissimo né cattivissimo, come credo accada per chiunque mi legga.

Semmai abbiamo, noi tutti, molto da migliorare nei rapporti umani e magari potremmo arrivare ad un lascito di insegnamento che mantenga inalterato il decoro e la dignità della persona, intesa come centro di interessi, ma essere troppo giudicati, onestamente credo sia la strada per un totalitarimo, mascherato da un paternalismo indagatore.
Che cosa ci piace di noi stessi? E che cosa ci spaventa? Sicuramente possiamo autogestirci nel vasto Pantheon della tendenza, razionale, a migliorare, specie se in condizioni di “tentazioneâ€, ma questo, in definitiva, ci rende molto e semplicemente, umani.

Che interesse abbiamo, in concreto, a conoscere delle altrui attivittà sessuali o della sfera di attenzioni che riserva al prossimo? Ciascuno darà una risposta, a questo interrogativo, ma sarà sempre e soltanto la propria.
Nessun testo o libro potrà mai davvero convincerci su un argomento che è personalissimo perchè, si tratta di dare un giudizio, molto sensibile alle proprie debolezze.
Probabilmente una parte dell’opinione pubblica sente il bisogno di confrontarsi con questi fatti, ma è anche certo che i medesimi lettori, potrebbero sviluppare una tendenza al timore riverenziale nei confronti di una società troppo pubblicizzata, nel rendere note le vicende personali o, se vogliamo, il “gossip†dei personaggi noti.

Quand’è che sarà il nostro turno? Quando verremo additati come lascivi o perversi o peggio ancora? Quando entreremo a far parte della sfera dei colpevoli, ammesso che non lo siamo forse tutti?
Perchè il passo è bre e la storia insegna che ogni caccia alle streghe nasce dall’egoismo, falsità e meschina debolezza dell’incomprensione.

Che cos’è che rende un individuo un moralista? Ne esistono per certo, ma ci sono coloro che seguono una vocazione e chi invece, dopo avere tentato tutti gli escamotage, avendo trovato le porte sempre chiuse, decide di ripare dietro l’alea, o se vogliamo oltre l’apparenza della disfatta personale.
Per questa ragione si autoproclama un idealista.
In sintesi: chi non è riuscito a tagliare il traguardo, non si assume la responsabilità e preferisce sparlare o colpevolizzare quanti ce l’hanno fatta. “Non è colpa mia: è che purtroppo non avevo le spalle coperteâ€. Quante volte dobbiamo ascoltare questo ritornello?

Queste stesse persone hanno un affidabilità limitata nel commentare i fatti dell’attualità.. se mentono a se stessi, come possono inseguire una verità sociologica e civica?

E’ chiaro che “Papi†si inserisce nell’ambito di un agorà cittadina mediatica, che giudica senza appello i fatti, perchè sente la necessità di autoeleggersi a giudice e giuria. Il che potrebbe allontanare quello stesso sentimento di coesione popolare che la lettura populista notoriamente alimenta.

E’ giusto difendere, sempre e comunque, la libertà di espressione e conseguentemente della stampa, ma altresì occorre tutelare le tendenze della cronaca, specie in ragione degli strumenti comunicativi che, potrebbero nascondere una microfrattura dei diritti inviolabili della persona, inizialmente impercettibile, ma successivamente letale.

Torniamo quindi al concetto di potere.

Molti lo desidarno e nel contempo lo temono. Ma è l’utilizzo che alcuni ne fanno a poter spaventare e la debolezza congestionante che l’animo umano non è in grado di somatizzare. La distorsione, in realtà appartiene, al singolo che la veicola attraverso la collettività.
La stessa che non si fa problemi, indivuato e convinta del merito di un salvatore a eleggerlo, sostenerlo e a “tifare†per quest’ultimo. Poi che lo si chiami Presidente, Rè o altro è solo un dato storico ed esistenziale.
Per questo, occorre cercare di essere, sempre, ragionevoli.
“Papi†è un testo da leggere mantenendo saldamente i piedi per terra, riflettendo e cercando di evitare pregiudizi.

Dott. Marco Solferini

ago

30

Cani da guardia - David Baldacci

copertina-cani-da-guardia

“Cani da guardiaâ€


Autore: David Baldacci

Genere: drammatico, spionaggio, avventura.

“Cani da Guardia†è un romanzo d’azione: un cardiopalma trasferito su carta stampata che segna anche il ritorno, in grande stile, di David Baldacci, già Autore di “Potere Assolutoâ€.

Protagonista della storia è la Cia, o meglio i soldati che ne fanno parte: le loro missioni, l’azione cui sono determinati ed addestrati e gli sbagli del passato.

Un eroe tormentato per la morte del genitore, diviso fra l’essere padre di Famiglia e il dovere di vendicare un’infanzia ingiusta, patita all’ombra della madre che, continuamente, chiedeva ristoro: il solo che possa giacere oltre la vendetta.

Una squadra di persone che, un tempo, erano eroi americani, oggi dormienti, aspettano la fine dei giorni: quel che resta dei vecchi guerrieri.

Uno dopo l’altro devono cadere, siano essi già diventati l’ombra di quel che furono, o pluridecorati politici della sicurezza nazionale.

Uno soltanto ha cambiato veramente il proprio destino, il fondatore di un club, il Camel Club, particolare come i suoi aderenti.

Sullo sfondo di questa vendetta un’altra storia intreccia il presente, rubandogli spazio, come se volesse scherzare con il destino: è la storia di un membro del Club che ha rubato a un boss della malavita una somma impensabile.

E il potente “malvagio†di turno, mobilita le sue forze, spostandosi dal lusso del casino di cui è proprietario, al solo scopo di riprendere quel che gli appartiene, oltre alla dignità che potrà ritrovare solo punendo il responsabile del furto che a sua volta ha agito per vendicare un omicidio del passato.

Ancora vendetta, ancora commistione con un sentimento distorto della giustizia.

Baldacci non è nuovo a questo genere di intrecci, perchè sa bene quanto sottile sia il filo d’Arianna che lega l’agire umano alle proprie convinzioni. Spesso le buone intenzioni nascono da propositi tutt’altro che onorevoli.

Il ritmo è denso di un letale scorrimento: parole e verbi vorticano nel proseguo di una narrazione che si snoda con veloce come la lama di un coltello e altrettanto affilata.

L’avvincente trama di una caccia senza tregua: due vendette che bramano di essere consumante, come la brace ormai destinata a consumarsi nelle fiamme.

E poi c’è un eroe, solitario, ormai placato nel corpo dal tempo trascorso, ma indomito nello spirito. Lui, che sintetizza l’animo e quel che resta del Camel Club, il decisionista che non vuole arrendersi ne indietreggiare.

Laddove c’è virtù nella saggezza, allora questi ne sintetizza la capacità di mettersi in gioco.

Un nemico temibile perchè “giusto†è possibile in uno scenario dove il concetto di giustizia è a misura d’uomo.

Sono questi i personaggi di Baldacci: temerari, umani, incoerenti

“Cani da guardia†è la storia di uomini, cacciatori di esperienze, in un mondo dove morire è facile, ma vivere può essere molto difficile, un mondo ricco di colpi di scena, dove il sospetto non è mai fine a se stesso e quel che appare, non resta.

Dott. Marco Solferini.

ago

9

Copyright © 2009 Socialbenefit. Tutti i diritti riservati - Tutte le immagini e i testi sono dei relativi proprietari - Blog by Os2 Creazione siti internet